CRONACA/INTERNO/POLITICA/TOMMASO MERLO

Grazie Luigi

(Tommaso Merlo) – Luigi Di Maio si toglie la cravatta e si fa da parte con lo stile che lo ha sempre contraddistinto. Quello della persona perbene, sobria, semplice. Un uomo d’azione e di talento. A 5 stelle. La parola chiave del discorso di Luigi è stata fiducia. Quella che il Movimento ha riversato in lui proiettandolo a vertici repubblicani da giovanissimo, quella che gli ha consentito di prendere le redini del Movimento e condurlo alla storica vittoria elettorale e poi a ben due esperienze governative dal puzzo ideologico opposto. Una fiducia ampiamente ripagata. Ma l’Italia è marcia. Fino al midollo. Ed egocentrica. Il Movimento ha macinato risultati. Decine di leggi approvate. Alcune storiche. Gran parte del programma realizzato in brevissimo tempo. In un paese normale sarebbero scattati gli applausi, in Italia non è mai cessato il lancio di letame contro Luigi e contro tutti gli impestati del Movimento. L’Italia è un paese culturalmente mafioso e lacerato ad un egoismo devastante. Un paese ancora in mano a caste e lobby che non hanno smesso un attimo di boicottare il cambiamento e sabotare quello proposto dai 5 stelle. Perché non lo vogliono. Perché non gli conviene. Mafiosità ed egoismo. Dei nemici di sempre. Criminalità, giornalai, politicanti. Ma anche dei nemici intestini. Infami voltagabbana. Gentaglia in cerca di passerelle al sole e più soldi a fine mese. Luigi Di Maio li cita, ma la sua parabola paga anche problemi politici di fondo del Movimento. L’idea del “capo politico” ereditata non aveva senso e andava superata prima. Il Movimento è sempre stato eterogeneo. Ha sfondato quando la squadra degli storici portavoce ne rappresentava le diverse anime. E l’organizzazione interna e la comunicazione non erano all’altezza. Luigi lo ammette tra le righe. Paga anche colpe non sue e sui nodi politici importanti il Movimento fatica ancora a trovare una sintesi unitaria. Oggi si va verso una gestione più collegiale. Vedremo se i cittadini saranno pronti a questa novità. Nell’egocrazia italiana la politica l’hanno sempre fatta le primedonne. Basta osservare la cronaca emiliano romagnola. La Lega non esiste, esiste solo Salvini e il suo ego balordo. La solita vecchia politica, la solita vecchia Italia. Luigi dice che non molla, dice che ci sarà nelle prossime settimane come del resto c’è sempre stato. In prima linea. A sostenere i candidati, sul territorio. Luigi non si è mai risparmiato. Ha ricevuto tanto ma anche dato tanto. Tutto. Forse doveva lasciare dopo la legnata alle europee, forse doveva evitare troppe cariche insieme. Forse. Ottimo ministro, capo politico incerto. Forse. Ma nel giorno delle sue dimissioni i riflettori sono tutti per quel giovane cittadino dalla provincia campana che si è ritrovato giovanissimo ai vertici della Repubblica e a capo di un movimento storico. Grandi responsabilità. Problemi complessi. Pressioni inaudite. Eppure Luigi Di Maio si è sempre dimostrato all’altezza. Oltre a dimostrare tutto il suo talento politico, ha sempre lottato con serietà ed onestà per gli ideali del Movimento e per la collettività. Una persona davvero perbene che meritava la fiducia ricevuta. Oggi Luigi Di Maio si toglie la cravatta e a lui va un grazie di cuore.

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

 

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.