Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”




Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


Thursday, January 29, 2015

Isola Pulita: LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESANTI PER LO SMOG IMPUTAZIONE COATTA PER ANZA’ SPARMA E TOLOMEO

LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESANTI PER LO SMOG IMPUTAZIONE COATTA PER ANZA’ SPARMA E TOLOMEO
















GHE PENSI MI 7 ASSESSORI   Cascio,   Interlandi,  Sorbello    Di Mauro Milone,  Parlavecchio e   Sparma 3 PRESIDENTI DI REGIONE Lombardo Cuffaro   Crocetta DIRIGENTI ASSESSORATO AMBIENTE TOLOMEO ANZA’ 













Inquinamento. Si complica la posizione processuale degli accusati. Ecco perché.

PALERMO - Si complica la posizione processuale degli ex presidenti della Regione siciliana, Raffaele Lombardo e Salvatore Cuffaro e di quattro exassessori regionali all'Ambiente: Francesco Cascio,Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Giovanni Di Mauro, tutti accusati di omissione di atti d'ufficio perché non avrebbero adottato misure per contrastare lo smog, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell'aria. Il pm di Palermo Gery Ferrara ha modificato il capo di imputazione all'udienza di oggi in cui era prevista la requisitoria. Agli ex amministratori, sulla base della legge regionale 15 del 2000, è stato contestato il non avere diffidato i dirigenti regionali a disporre i provvedimenti idonei a diminuire l'inquinamento e successivamente, vista la loro inerzia, di non avere nominato un commissario ad acta come impone la normativa.

Nella vicenda vennero coinvolti anche gli ex assessori Mario Milone, Mario Parlavecchio e Calogero Sparma e i dirigenti regionali Salvatore Anzà e Pietro Tolomeo per i quali, però, la Procura aveva chiesto l'archiviazione. Per Sparma, Ansà e Tolomeo il gip Marina Petruzzella ha disposto l'imputazione

coatta.
I livelli del biossido di azoto avrebbero oltrepassato il limite annuale per la protezione della salute umana a Palermo tra il 2002 e il 2009, a Caltanissetta e Gela tra il 2007 e il 2009, a Catania tra il 2003 e il 2009 a Messina nel 2008 e nel 2009 e a Siracusa negli anni 2007 e 2009.


(Fonte ANSA)


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IN ARRIVO LA CONDANNA DELL’UE PER LA QUALITÀ DELL’ARIA
IN SICILIA

Il Piano regionale è stato copiato
in buona parte da quello del VenetoINDAGINI della
magistratura e anche un rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di
Palermo per tre dirigenti, uno dei quali ha ricoperto anche la carica di
assessore
di Paolo Pataria
Polemiche. Lettere di fuoco
dell’Unione europea. Un Piano della Regione siciliana copiato in buona parte dalla Regione VenetoINDAGINI della
magistratura. Lo spettro di una pesante condanna da parte di Bruxelles che lo Stato farà
di certo pagare alle Regioni inadempienti, Sicilia in testa. E adesso anche un
rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di Palermo per tre dirigenti
regionali, uno dei quali ha ricoperto anche la carica di assessore regionale.

C’è di tutto e di più nella
telenovela dei controlli sulla qualità dell’aria nella nostra Isola. Verifiche
che le Pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto effettuare per tutelare la
salute di chi vive dalle nostre parti. Controlli che, invece, sono rimasti sulla carta,
alla faccia della salute pubblica. Tutto questo senza informare minimamente gli
ignari abitanti della Sicilia. Che rischiano una doppia fregatura. La prima
l’hanno già scontata, se è vero che, in molti casi, respirano l’aria inquinata. A questo
si aggiungerebbe la beffa di pagare, con un ulteriore aumento della tasse, la
multa – molto probabile – dell’Unione europea.

E dire che, nel luglio scorso,
Bruxelles ha inviato una lettera
al Governo italiano sottolineando
che alcune Regioni del nostro Paese, su questo delicato settore, sono fuori
legge. E tra queste, neanche a dirlo, c’è la Sicilia. Adesso l’avvertimento si
potrebbe trasformare in una procedura d’infrazione e, di conseguenza, in una condanna pecuniaria
piuttosto salata per l’Italia
. Che il Governo nazionale farebbe
pagare alle Regioni inadempienti, Sicilia in testa, se è vero che la nostra
regione, in materia di controlli sulla qualità dell’aria, è messa malissimo.
E mentre infuriano le polemiche
sulla pesante contravvenzione che verrebbe e gravare sui bilanci già disastrati
della Regione siciliana, arriva anche la notizia del rinvio a giudizio formulato dal Gip del
Tribunale di Palermo
, dottoressa Marina Pitruzzella, nei riguardi
dei dirigenti regionali Salvatore Anzà, Pietro Tolomeo (quest’ultimo ha
ricoperto la carica di dirigente generale all’assessorato al Territorio e
Ambiente) e dell’ex assessore regionale e dirigente generale, Gianmaria Sparma.
Il reato contestato è l’omissione di atti di ufficio in relazione, appunto, ad
atti amministrativi legati alle verifiche sulla qualità dell’aria e, quindi,
alla mancata tutela della salute pubblica.

Qui si apre, in modo molto più
ampio, il capitolo già oggetto di un processo: le inadempienze della Regione
siciliana in materia di controlli della qualità dell’aria. In questa storia non
c’è soltanto la copiatura
di ampi stralci, da parte di qualche dirigente dell’Amministrazione regionale,
del Piano della Regione Veneto.
Ci sono altre incredibili mancanze.
Si scopre che, a tutt’oggi, mancano ancora i Piani di azione, ovvero le schede
che dovrebbero contenere le indicazioni, zona per zona della Sicilia, sugli
agenti inquinanti, e sulle azioni da intraprendere per tutelare i cittadini. In pratica, nella
nostra Isola non è stato fatto nulla.

Insomma, la Regione è recidiva. E
questo potrebbe rendere ancora più pesante (soprattutto per le “casse”
regionali) la condanna di Bruxelles. Concetto, questo, che è stato espresso con
chiarezza dal parlamentare europeo siciliano, Ignazio Corrao (Movimento 5
Stelle): “In Sicilia il piano ambientale è copiato
da quello della Regione Veneto ed cittadini pagheranno di tasca propria
l’inadempienza degli uffici regionali dato che l’Europa ha già avviato le
procedure di infrazione”.
Corrao ha rilasciato questa dichiarazione
quando ha presentato, su tale vicenda, un’interrogazione alla Commissione
europea. Oggi la storia si presenta in termini più gravi. Si sa, ad esempio,
che nelle aree a rischio della Sicilia solo Milazzo ha messo a punto qualche
azione che potrebbe porre questa cittadina al di fuori della procedura
d’infrazione comunitaria. Per il resto, con riferimento a Gela, Melilli, Priolo
e Augusta sarebbe stato fatto poco o nulla.

Il problema non riguarda solo le
aree a rischio, ma un po’ tutta la Sicilia. Soprattutto per ciò che riguarda le
Pm 10, cioè la presenza, nell’aria, di polveri con diametro inferiore a 10
micron (con riferimento alle automobili diesel e agli euro 4 che presentano
problemi di particolato, cioè delle particelle di piccolissime dimensioni
sospese nell’aria). Agenti inquinanti che sono considerati tra i più pericolosi
in assoluto per la salute umana. Su questo tema non mancano gli interrogativi:
queste polveri presenti in tante città dell’Isola sono prevalentemente
terrigene (arrivano, cioè, grazie a giornate ventose) e quindi sono comunque
dannose, ma con produzione di danni limitati? Oppure nella presenza di Pm 10
c’è una notevole componente di incobusti da traffico urbano? In questo secondo
caso il problema sarebbe più grave.

Ancora: la concentrazione degli
ossidi d’azoto segue l’andamento di quella delle polveri, oppure, a causa del
vento, è bassa perché soggetta a maggiore dispersione? Da non sottovalutare,
poi, l’inquinamento che si registra nei porti della Sicilia, quando i motori
rimangono in funzione.

Insomma riguarda le aree urbane
siciliane con intenso traffico automobilistico. L’esempio di Palermo potrebbe
essere rappresentato dalla Circonvallazione, dove l’inquinamento è notevole.





PIANO RISANAMENTO QUALITA' DELL'ARIA CONSULENZA CTU SANNA PROCEDIMENTO 17603 2012 EX 9963 2009 PROCESSO ASSESSORI E DIRIGENTI PARTE PRIMA 












PIANO RISANAMENTO QUALITA' DELL'ARIA CONSULENZA CTU SANNA PROCEDIMENTO 17603 2012 EX 9963 2009 PROCESSO ASSESSORI E DIRIGENTI PARTE SECONDA







Cambiamo Aria

Isola Pulita: LOMBARDO, CUFFARO ED EX ASSESSORI: ACCUSE PIÙ PESANTI PER LO SMOG IMPUTAZIONE COATTA PER ANZA’ SPARMA E TOLOMEO

Wednesday, January 21, 2015

Isola Pulita: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: 'UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE' LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO

IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI
MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE"










La verità sulla scomparsa di Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano è sepolta dentro il residence che stavano realizzando a Isola delle Femmine. L'ultimo pentito di Cosa nostra, Vito Galatolo, svela ai magistrati di Palermo che i due imprenditori sarebbero stati uccisi per pesanti contrasti nella gestione di quel cantiere. E fa il nome di un uomo, sarebbe lui il mandante dell'omicidio. È un imprenditore che si muove nella zona grigia fra mafia e colletti bianchi. Il suo nome è top secret, il pool coordinato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha già avviato nuove INDAGINI sul giallo dell'estate 2007.

Così, Galatolo ha già riaperto uno dei misteri di Palermo. Non è l'unico di cui si stanno occupando in questi giorni i pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia. L'ex boss dell'Acquasanta sta raccontando i retroscena di tanti altri omicidi avvenuti negli ultimi anni in città. Omicidi messi in campo dalle cosche. Uno dei più efferati fu quello di Davide Romano, rampollo in ascesa del Borgo Vecchio: attirato in una trappola, interrogato, picchiato e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Era l'aprile del 2011. "È stato Calogero Lo Presti", mette a verbale Galatolo. E spiega il motivo dell'esecuzione: "Romano, appena uscito dal carcere, comprava la droga fuori dalla borgata e voleva comandare". E al capo del mandamento non stava bene.

"Vito Galatolo appare soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile", scrivono i giudici del Tribunale del riesame, che hanno ribadito il carcere per uno dei capimafia citati dal pentito, Vincenzo Graziano. È la prima importante attestazione di attendibilità per il boss che due mesi fa ha saltato il fosso rivelando un progetto di attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo.

Galatolo è un fiume in piena. Parla degli insospettabili complici dei boss e dei loro ultimi affari. Parla soprattutto delle strategie di Cosa nostra palermitana, che sembra tutt'altro che fiaccata da arresti e processi. È il presente della Palermo criminale. Poi, c'è il recente passato. E un anno in particolare, il 2007, la stagione in cui i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano i padroni di Palermo. Sembra però che loro non abbiano avuto alcun ruolo nella scomparsa dei Maiorana, come già altri pentiti avevano detto, facendo scattare l'archiviazione del caso. Chi ha ucciso allora gli imprenditori Maiorana? Chi poteva avere tanta forza da organizzare il sequestro e l'assassinio di due persone? Galatolo indica una pista ben precisa. In Cosa nostra qualcuno seppe, e probabilmente autorizzò




http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/21/news/il_pentito_galatolo_riapre_il_giallo_dei_maiorana_uccisi_per_contrasti_all_interno_del_loro_cantiere-105405608/





LA SCOMPARSA DEI MAIORANA:  IL
PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO


L’imprenditore edile scompare insieme al figlio Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Adesso il pentito dell’Acquasanta ha raccontato ai pm che l’omicidio dei due fu ordinato per motivi d’affari. E fa un nome
di Patrizio Maggio

Stefano e Antonio Maiorana 
Il motivo della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana è da ricercare negli affari, nella gestione del cantiere aperto a Isola della Femmine. A rivelarlo ai pm della procura di Palermo è Vito Galatolo, il picciotto dell’Acquasanta che da alcuni mesi ha deciso di collaborare con la magistratura. L’imprenditore edile Antonio Maiorana scompare insieme al figlio ventiduenne Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Galatolo ha invece raccontato ai pm, coordinati dal procuratore aggiuntoVittorio Teresi, che il sequestro e l’omicidio de due è stato ordinato da un imprenditore, che era entrato in contrasto con Maiorana per motivi d’affari. Il nome del mandante del duplice omicidio, come racconta l’edizione locale di Repubblica, è ancora rimasto top secret.
Soltanto ieri il tribunale del Riesame aveva giudicato Galatolo “soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile”, nell’ordinanza con cui rigetta la richiesta di Vincenzo Graziano, considerato il reggente del mandamento dell’Acquasanta e  arrestato il 16 dicembre 2014. Graziano è l’uomo che custodiva il tritolo che doveva essere utilizzato per eliminare il pm che indaga sulla Trattativa Stato mafia: suo principale accusatore era  proprio Galatolo.
“Le dichiarazioni medesime, proprio per la loro rilevantissima valenza, non solo sono in grado di aggiungere elementi ulteriori a carico di Vincenzo Graziano ma -scrivono  i giudici del Riesame – consentono anche di chiarire, di valorizzare e di attribuire maggiore forza dimostrativa agli elementi già acquisiti che quindi ormai assumono ben altro ‘spessore’ una volta ‘illuminati’ da quanto desumibile dalle dichiarazione di Galatolo“. Per i giudici del Riesame, dunque: “Le dichiarazioni di Vito Galatolo descrivono in modo ampio, preciso e circostanziato un ruolo di assoluto rilievo e direttivo di Vincenzo Graziano nelle dinamiche di cosa nostra, anche in tempi recenti e successivi alla scarcerazione, avvenuta nel gennaio 2012″.
Galatolo è il pentito che ha rivelato l’ esistenza dell’attentato organizzato a fine 2012 per eliminare il pm Nino Di Matteo: un piano di morte ordinato da Matteo Messina Denaro.


Mafia, il pentito Galatolo parla della
scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana




Contrasti nel mondo della droga avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare anche l'omicidio del boss di Borgo Vecchio Davide Romano, ha detto il pentito


 - Il pentito di mafia Vito Galatolo avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le INDAGINI sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, (padre e figlio di 47 e 23 anni), spariti a Palermo il 3 agosto 2007. A ottobre il gip archiviò l'indagine sui due uomini scomparsi dopo aver lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine dove stavano realizzando degli immobili. La loro auto venne trovata nel parcheggio dell'aeroporto
Rossella Accardo, madre di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana che da anni  si batte per far luce sul caso, ha appreso dai giornali le rivelazioni fatte dal pentito. Contattata da Tgcom24, la signora non ha potuto rilasciare alcun commento visto che stamattina è stata colpita da un malore. Le indiscrezioni trapelate oggi sull'interrogatorio di Galatolo sono infatti la prima conferma ufficiale della morte dei due congiunti, nonché la conferma implicita a quanto da lei sempre sospettato: pure il suicidio del figlio minore, Marco, sarebbe da imputare alla Mafia.




Galatolo avrebbe svelato anche retroscena dell'omicidio di Davide Romano, trovato nudo e incaprettato in un'auto a Palermo il 6 aprile 2011. Il pentito parlerebbe di contrasti nel mondo della droga che avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare l'assassinio di Romano e anche quello di Giuseppe Ruggeri genero del mafioso Antonino Lauricella che si sarebbe messo in società con Romano per vendere la droga al di fuori dai circuiti decisi da Cosa nostra.

La sera in cui Romano venne ucciso la polizia arrestò Nicolò Pecoraro in un condominio di corso dei Mille con una pistola in pugno. Subito vene ipotizzato che Romano fosse lì per minacciare o uccidere qualcuno. In quell'edificio abita Ruggeri. Quest'ultimo e Romano vennero arrestati insieme nel 2008 in un'operazione antidroga.




http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/mafia-il-pentito-galatolo-parla-della-scomparsa-di-antonio-e-stefano-maiorana_2090819-201502a.shtml





IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE" LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO

LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO,LOPEZ DARIO, LO CICERO, Francesco Paolo Alamia, Gaspare Pulizzi, CALLIOPE,ACCARDO,