Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”




Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


Wednesday, August 01, 2007

IL PIANO REGOLATORE DI ISOLA DELLE FEMMINE SOTTO LA SCURE DEL COMMISSARIO AD ACTA



Isola delle Femmine 25.7.2007

Bliblioteca Comunale Adunata del Consiglio Comunale

Ordine del Giorno Piano Regolatore Generale

Presentazione e discussione degli emendamenti presentati dai gruppi consiliari rappresentati in Consiglio

A proposito dell'emendamento atto a reperire un'area da destinare a strutture scolastiche, Il Sindaco Professor Portobello in mancanza dell'Assessore alla Famiglia ha ritenuto opportuno lanciare un appello al pubblico presente in aula (in maggioranza aderenti a Isola Pulita ed inoltre "palermitani".
(Signor Sindaco , che non siano proprio i "palermitani" a far scendere l'indice di popolarità della Sua Giunta? I numeri del nostro sondaggio sono veramente impietosi. Qualcosa dovrà pur dirLe. O no?)



Al fine di non vedere in futuro le strutture scolastiche DESERTE (aggiungiamo noi forse, probabilmente, anzi per essere sinceri ed in considerazione di quanto già successo: SONO SOLO SOGNI! Qualche artifizio e la destinazione d'uso può cambiare)

"ADESSO POTETE FARE FIGLI"

http://isolapulita.splinder.com


Il Consigliere Rubino intervistato sul Piano Regolatore del Porto
il servizio a 27,22

RUSH FINALE AL CONSIGLIO COMUNALE SU PIANO REGOLATORE

Presentati discussi e votati gli emendamenti dei consiglieri comunali

Do ut des: frase latina, dal significato letterale: «io do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita».

Il TOUR DE FORCE per i consiglieri comunali inizia martedì mattino alle ore 10 si decide di andare avanti ad oltranza sino allo stremo delle forze.

Complimenti! Dopodichè permetteteci qualche piccola osservazione metodologica e comportamentale.

L'Arch D'arpa esordisce col dire che il misterioso PROGETTISTA del Piano regolatore, come sempre, non parteciperà ai lavori, i consiglieri possono presentare gli emendamenti e dal suo studio il PROGETTISTA provvedera' a calare gli emendamenti se questi non hanno sforato i parametri previsti.

C'è da ipotizzare che una parte del lavoro dei consiglieri forse non potrà essere utilizzato dal PROGETTISTA perchè non compatibili con i parametri.

Abbiamo capito Bene? Perchè così fosse, alla Comunità ne deriverebbe un danno economico in quanto comunque e giustamente i gettoni presenza dovrano essere liquidati.

Ci chiediamo comunque quale può essere la legittimità dell'egregio lavoro fatto dai consiglieri vista l'assenza del PROGETTISTA. (Non vorremo aver capito male ma vi sono sentenza in merito).


Non vorremo ricordare male. L'ultima volta che i consiglieri sono stati confortati e SUPPORTATI dalla presenza del PROGETTISTA in aula, ebbe a fare una dichiarazione ".....il progetto redatto era mancante di tutte le costruzioni e variazioni urbanistiche intervenute negli ultimi due anni ...".
Qualche consigliere ebbe a rammentare l'esempio costruzioni " Cooperativa la Calliope".

Se ciò dovesse risultare vero, ci chiediamo quale era per i Consiglieri Comunali la conoscenza della Situazione Reale del Territorio?
Si è vero il Paese è piccolo e si fa in fretta a girarlo ed ossservare ciò che in realtà mancava al Piano elaborato dal Progettista.

Quindi i Consiglieri hanno avuto modo di notare se a Isola delle Femmine vi è dell'abusivismo edilizio? Del resto già negli anni scorsi era stato denuciato ciò dall'U.T.C.

Ci chiedevamo se nella elaborazione progettazione e pianificazione del nuovo Piano Regolatore Generale si è previsto o immaginato (non diciamo studiato) quello che nei prossimi anni sarà il flusso migratorio (la sua composizione sociale, economica e culturale) non solo verso il nostro paese ma in tutto il comprensorio.
Considerato ormai la occupazione selvaggia e totale che si è operata del territorio.

Allora, la domanda, che si pone come qualitativamente e quantitativamente possiamo affrontare il futuro.

Quale puo' essere l'elemento distintivo che porterà a scegliere Isola delle Femmine come residenza?


Il dilemma alla Catalana potrebbe essere:

VOGLIAMO ABITARE IL TERRITORIO oppure FARCI ABITARE DAL TERRITORIO?

Di fronte a queste semplici considerazioni sentiamo già le obiezioni:

ma di cosa parlate?

Scusateci! E' vero Voi Signori siete al: Do ut des.

Comunque noi stiamo lavorando!


Comitato Cittadino Isola Pulita

Venuti a conoscenza della Nomina ed insediamento del Commissario ad acta per l’adozione del P.R.G. questo Comitato Cittadino Isola Pulita ha fatto regolare richiesta di incontro per rappresentare al Signor Commissario Metodo Regole e Contenuti delle discussioni che hanno preceduto la Sua nomina sull’adozione del P.R.G.

http://www.isolapulita.it

VALE LA PENA INIZIARE AD INFORMARE I CITTADINI SUI PERCORSI TORTUOSI DEL PIANO REGOLATORE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Il P.R.G. viene adottato dal Consiglio Comunale, il 1994 ed PROGETTISTA era Ing. Enrico Mangiardi,. Si deve attendere il 1997 affinchè Il Consiglio Comunale approvi le prescrizioni esecutive (Piani Particolareggiati zone B – D – E) e li trasmetta all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente.

Il 1999 Il Sindaco di allora con una sua ordinanza rende efficace “ope legis” (per il dettato della legge) il P.R.G. redatto dall’Ing. Enrico Mangiardi per decorrenza dei termini (più di 270 giorni dalla trasmissione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ai sensi dell’art. 4 comma 1 L.R. n. 71/78).

ED E’ PROPRIO IN QUESTO PERIODO DI VALIDITA’ DI QUESTO P.R.G. CHE VENGONO RILASCIATE CONCESSIONI EDILIZIE PER EDIFICARE IMMOBILI SU AREE DA “non edificabili” AD AREE “edificabili”.

Nello stesso anno 1999 perviene al Comune di Isola delle Femmine il voto del Comitato Regionale Urbanistico con il quale viene restituito il P.R.G. “reso esecutivo” per la rielaborazione totalesecondo le indicazioni riportate in detto documento.

L’allora progettista L’Ing. Enrico Mangiardi si dichiara disponibile a provvedere alla rielaborazione del P.R.G., secondo le direttive del C.R.U., sen’altro onere (senza soldi) per il Comune.

La Giunta si affida ad un legale per accertare se la “bocciatura” del P.R.G. fosse imputabile all’Ing. Enrico Mangiardi e quindi avviare nei confronti di tale progettista un’azione risarcitoria.

L’esito dell’accertamento non lo si conosce, forse può spiegarcelo qualcuno, visto la esosa parcella pagata al professionista.

N.B. : ad oggi non si conosce l’esito di tale accertamento.

Il Consiglio Comunale investito dal suo Presidente per discutere sulla restituzione del P.R.G. da parte dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, impegna il Sindaco e Giunta a conferire incarico ad un legale per impugnare il voto del C.R.U..

Il Sindaco e la Giunta disattendono “volutamente” l’indirizzo del Consiglio Comunale, e pensano bene di conferire un “nuovo” incarico all’Arch. Angelo Aliquò per la rielaborazione del P.R.G. con una spesa a carico del Comune.

L’Arch. Angelo Aliquò, dopo ben 16 mesi dall’incarico e quindi in difformità a quanto previstonell’art. 3 del disciplinare d’incarico, trasmette al Comune lo schema di massima del P.R.G..

Signori qualcuno può dirci del motivo di tanto ritardo? Forse si era in attesa di completarel’acquisto di tutte le aree agricole al fine di farle diventare edificabili, con qualche artifizio degno della migliore scuola di ingegneria urbanistica?

Nell’anno 2003 Il Consiglio Comunale approva lo schema di massima del P.R.G. inviando al progettista Arch. Angelo Aliquò, per le valutazioni di competenza, tutti gli emendamenti presentati dai gruppi consiliari.Sui mezzi di informazioni il Sindaco pro-tempore dichiara : “lo schema di massima del P.R.G. tradue mesi, dal 12.08.2003, dovrebbe tornare in aula per l’approvazione definitiva in virtù degli emendamenti presentati.

Tale dichiarazione non è stata mai seguita dai fatti.

Dichiara inoltre : “Contiamo di arrivare alla definizione dell’iter entro il 31.12.2003”.

Arriviamo intanto al 2006 e siamo in alto mare.

Perché ?

Forse per proteggere gli speculatori ?

E’ giusto far sapere ai cittadini di Isola delle Femmine che, grazie al comportamento ostativo del Presidente del C.C., i Consiglieri non hanno mai potuto vedere lo schema di massima del P.R.G. e l’esito degli emendamenti presentati, mentre al Presidente del C.C. venivano rilasciate dal Sindaco e dal Capo dell’Ufficio Tecnico i seguenti atti più o meno illegittimi :

§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;

§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);

§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.

ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA

Ecco per sommi capi gli antefatti del Piano Regolatore di Isola delle Femmine.

A questo punto ci resta solo da capire quale sarà il gruppo politico all'interno del Consiglio Comunale che rovescerà la situazione con una possibile ritirata, perche' all'interno del proprio GRUPPO DI SOSTEGNO non sono state soddisfatte del tutto le richieste avanzate.
La nostra ipotesi trova una sua spiegazione nel comportamento alquanto remissivo del gruppo politico "ISOLA PER TUTTI". (l'impressione che se ne ricava "lavorate, lavorate alla fine saremo noi a........)







http://la-rinascita-a-isola-delle-femmine.blogspot.com/

10 comments:

Anonymous said...

Un assordante silenzio avvolge l'aumento del 30% della tariffa dello smaltimento dei rifiuti in discarica voluto dalla Regione Siciliana

Mentre i cittadini di Agrigento assistono disincantati alle ridondanti quanto retoriche soddisfazioni di molti estimatori circa le elemosine del Presidente della Regione Cuffaro (mi riferisco alla riduzione del costo del dissalatore, tra l'altro un atto dovuto o meglio la riparazione di un torto), nessuna voce di dissenso fino ad oggi si è levata contro l'aumento della tariffa dello smaltimento dei rifiuti in discarica, aumento del 30% voluto dalla Regione Siciliana con decreto (D.R.S.). n. 616 del 12 luglio 2007.
Nella sostanza la Regione se con una mano da l'elemosina, l'altra, in silenzio, la infila nelle tasche dei cittadini!
Un fatto così grave non merita un silenzio così assordante!!!
Eppure sono convinto che quanto prima il silenzio lascerà il posto alla sagra della ipocrisie e delle passerelle televisive di tutte le istituzioni interessate.
Da diversi anni lo scrivente mette in guardia tutti coloro che a parole hanno contestato l'aumento delle bollette Tarsu (ora TIA), ma nei fatti non hanno alzato come si deve gli scudi contro le randellate fiscali della Regione, tali aumenti non sono stati mai denunciati come causa principale dell'aumento delle bollette dei rifiuti. Se da un lato si è ingigantito l'aumento dei costi del servizio derivato dalle spese di gestione dell'Ato, dall'altro si è minimizzato sul reale ed eccessivo aumento del costo dello smaltimento in discarica, conferimento che da solo rappresenta un terzo dell'effettivo costo complessivo del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento. L'ultimo aumento della tariffa dello smaltimento in discarica risale all'agosto del 2004, allora si era applicata una tariffa provvisoria di 65,27 euro a tonnellata più Iva, invece, con l'aumento del 12 luglio scorso, si passa a 79,18 euro a tonnellata più Iva, fermo restando il tributo speciale di euro 12,36 a tonnellata a favore della Regione Siciliana.
Ma gli aumenti non finiscono qui!
A questo è stata aggiunta un'altra voce di spesa a carico dei cittadini, stabilita in euro 11,90 più Iva: un balzello relativo alla "quota per la gestione post-operativa", volgarmente chiamato "post mortem", a favore del comune di Siculiana nel cui territorio, in contrada Matarano, insiste la discarica gestita da una ditta privata, La Catanzaro costruzioni, socio che ha fatto da battistrada all'operazione o al bissines dell'inceneritore di Casteltermini e della maxi discarica di Aragona.
Quindi, complessivamente la vecchia tariffa da 85 euro a tonnellata, con il decreto 616/07 passa a 113 euro a tonnellata, con un aumento netto di circa 29 euro a tonnellata e con effetto retroattivo a partire dall'ottobre 2004!!!
E' evidente che i vari comuni che hanno conferito i rifiuti nella discarica di contrada Matarano, dovranno sborsare milioni di euro a favore della ditta Catanzaro, che gestisce la discarica, compreso il comune di Siculiana, che inoltre dovrà successivamente provvedere alla mitigazione ambientale, tutte comunque spese queste che saranno per legge caricate (e come se saranno caricate!!!) successivamente sui poveri e tartassati cittadini a partire dalla bolletta Tia 2007.
Inoltre l'incremento di spesa per l'anno 2004 e 2005 sarà a carico dei comuni che hanno conferito e che continuano a conferire.
Per il comune di Agrigento un tale aumento sarà una ulteriore vera mazzata, dato che già questo comune si trova nel dissesto (anche se non è stato ancora ufficializzato!) mentre per l'Ato, indebitata anch'essa, sarà un disastro finanziario.
No! Io non ci sto, io mi ribello a questo vergognoso stillicidio di aumenti tariffari, aumenti che hanno lo scopo, oltre che di ingrassare più del dovuto gli incenitoristi e gestori di discariche, di creare una situazione simile a quella napoletana, col rischio che i cittadini sfiduciati non pagheranno le salate bollette, con la conseguenza di spingere verso la paralisi finanziaria e amministrativa gli Ato e i Comuni, mirando così politicamente a giustificare la costruzione di 4 termovalorizzatori in Sicilia che, se realizzati, affosseranno la speranza di una vera politica ambientale centrata sulla raccolta differenziata: la sola che può sconfiggere i fautori della politica dei termovalorizzatori e delle discariche.

Agrigento 01 Agosto 2007
Calogero Miccichè
Assessore al comune di Agrigento

Anonymous said...

Grazie, Andrea, la situazione nella circonvallazione dev'essere stata proprio drammatica...senza il tuo coraggioso intervento il lavoro di tutti si sarebbe perso!!! Sono contenta che anche le ben scritte osservazioni di Massimiliano sono state inoltrate grazie a te.

Il lavoro è frutto della collaborazione di 9 persone - che hanno scelto il nome Comitato Mondo Pulito aderente alla Rete per la Difesa dei Beni Comuni - di cui un esperto per i SIC e uno per la situazione dell'aria a Palermo. E' vero che l'impegno è stato notevole. Molti di noi hanno partecipato anche alle altre iniziative in corso, il lavoro ha avuto inizio con un incontro il 16 luglio e procedeva dapprima timidamente e poi sempre più intensamente con le notti lavorative finali...Sicuramente molti aspetti delle numerose osservazioni contenute nel lavoro di Mondo Pulito e dell'altrettanto notevole lavoro di Cobas PDCI sono da approfondire per avere una solida e efficace opposizione in sede della conferenza dei servizi - per dirla con poche parole: c'è bisogno di esperti che sono disposti ad approfondire le questioni sollevate e a partecipare a questa prossima conferenza dei servizi, legali, geologi, biologi, medici, ingegneri. Contattate i vostri amici e conoscenti....è importante

Metto nel database di http://groups.google.it/group/benicomuni_no_inc?hl=it le osservazioni pervenute e anche il prezioso lavoro fatto dal Comitato Bellolampo. Spero che ci perverranno anche le osservazioni degli altri gruppi

Anonymous said...

FORUM REGIONALE SICILIA PER I MOVIMENTI PER L’ACQUA
>Report
>Il Giorno 28 luglio 2007 si è riunito a Villarosa (EN) il Forum Regionale
>Sicilia dei Movimenti per l’Acqua, che volutamente abbiamo desiderato
>chiamare il giorno della “festa dell’acqua”.
>E’ stata una gioiosa giornata dedicata a tutti quelli che lottano contro la
>privatizzazione dell’acqua.
>Erano presenti rappresentanti dei Comitati provenienti da tutte le
>Province siciliane, Consiglieri Provinciali, Consiglieri Comunali e la CGIL
>FP.
>E’ stata certamente una giornata d’incontro per fare il punto della
>situazione di ogni provincia ma accompagnata dalla felicità per lo
>straordinario risultato raggiunto dalla Sicilia per la quantità delle firme
>raccolte per la legge d’iniziativa popolare.
>A completare la nostra giornata le tre splendide lettere che si allegano
>al report inviate per l’occasione da Rita Borsellino, Padre Alex Zanotelli
>ed Emilio Molinari, unitamente ai complimenti, alle congratulazioni e
>l’appoggio nella lotta da parte di Leoluca Orlando.
>La giornata è stata organizzata al fine di fare un bilancio sulla campagna
>della raccolta delle firme per la “proposta di legge di iniziativa popolare
>per la ripubblicizzazione dell’acqua” , per elaborare le iniziative
>operative che si renderanno necessarie da settembre prossimo e per iniziare
>a discutere sulla prossima campagna che ci vedrà impegnati “contro le
>acque minerali”.
>Relativamente alla campagna raccolta firme per la proposta di legge
>d’iniziativa popolare.
>La campagna si è appena conclusa e il Forum Nazionale dei Movimenti per
>l’Acqua ha consegnato nelle mani del Presidente della Camera dei Deputati,
>Fausto Bertinotti, 406.626 firme.
>Il primo dato che occorre evidenziare è che ai sensi della nostra Carta
>Costituzionale, le oltre 53.000 firme raccolte nel solo territorio
>siciliano, sono sufficienti per legittimare la proposta di legge di
>iniziativa popolare presentata al Parlamento Italiano.
>Il secondo dato è che il risultato del Forum Regionale Sicilia è il secondo
>a livello Nazionale in termini assoluti, dopo il Forum Regionale Lombardia.
>Il terzo dato che emerge è che tra gli obbiettivi prefissati all’inizio
>della campagna da tutti i Forum Regionali, quello del Forum Regionale
>Sicilia è il solo che è stato ampiamente raggiunto e superato, avendo
>mantenuto un alto numero di firme raccolte.
>Questi dati vanno interpretati all’interno dell’unitaria vertenza nazionale
>lanciata dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, dove importante è
>stato il contributo dei Comitati provinciali che hanno operato in stretta
>sinergia ed in coordinamento con la Funzione Pubblica CGIL Sicilia che ha
>messo a disposizione tutte le sedi provinciali quali sedi logistiche ed
>organizzative.
>La battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua in Sicilia, ha assunto da
>subito toni che alla vigilia non erano previsti.
>La compagine politica che governa la Regione Siciliana, la mirata
>operazione di asfissia gestionale compiuta ai danni dell’Ente Acquedotti
>Siciliano, con numerose richieste dei propri tecnici per la manutenzione
>dei bacini, la costituzione di Siciliacque Spa, voluta dal Governatore
>Cuffaro e la lentezza con cui si compiono queste operazioni in Sicilia,
>sono stati gli elementi che hanno fatto da sfondo alla nostra battaglia di
>civiltà.
>Relativamente all’applicazione della legge Galli, gli Ato siciliani avevano
>accumulato un forte ritardo rispetto allo scenario nazionale, e molti
>Comitati Provinciali siciliani, sono stati posti dinanzi a molteplici
>impegni.
>Alla raccolta di firme dei cittadini consapevoli degli aspetti della
>proposta di legge di iniziativa popolare, si sono aggiunte le iniziative di
>mobilitazione atte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle vicende
>specifiche di ogni territorio e, i tentativi di persuasione dei pubblici
>amministratori ad opporsi al processo di privatizzazione dell’acqua,
>incoraggiandoli ad assumere posizioni pubbliche e visibili ai loro
>cittadini.
>Lo sforzo profuso dai comitati provinciali in queste direzioni sono stati
>estremi, ma i risultati raggiunti per contrastare i processi di
>privatizzazione dell’acqua nei singoli territori, allo stato attuale, sono
>dipesi anche da fattori specifici ad ogni realtà.
>
>Dopo la moratoria agli affidamenti a soggetti privati, approvata alla
>Camera dei deputati, il 30 maggio 2007, si aspetta che il Senato della
>Repubblica, si auspica entro settembre, possa licenziare il provvedimento
>che è collegato al Decreto Bersani.
>Ma il Forum Regionale Sicilia non può permettersi di aspettare inerme che
>il legislatore ci consegni dapprima una moratoria agli affidamenti del
>Servizio idrico integrato a soggetti privati, anche quelli in corso, e poi
>una norma di revisione del governo e della gestione pubblica delle acque.
>Si è stabilito di creare un dossier sull'acqua in Sicilia, atto a
>dimostrare l'intreccio dei gruppi di interessi che speculano sull'acqua.
>Ogni comitato provinciale formulerà un dossier sul proprio Ato con
>approfondimenti sia sull’aspetto giuridico che ha caratterizzato
>l’affidamento ai privati, sia sull’aspetto tecnico del sistema idrico
>locale, corredandolo di una raccolta di documentazione relativa e dalle
>iniziative messe in campo a livello territoriale.
>E’ stato presentato il dossier elaborato dal Forum Provinciale dei
>movimenti per l’acqua di Ragusa : “Oro Blu: Storia di una lotta civile e
>sociale contro la mercificazione dell’acqua”.
>Sono state condivise fatte proprie le iniziative lanciate dal Forum
>Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, quali l’assemblea degli amministratori
>locali del 7 settembre ad Asti, e la grande assemblea nazionale dei
>movimenti per l'acqua, l’8 settembre a Milano, al fine di fare il punto
>dell'iniziativa politica e di costruire l'appuntamento di mobilitazione
>nazionale con la grande manifestazione nazionale a Roma per il prossimo 20
>ottobre. A tal fine si propone una riunione regionale i primi giorni di
>settembre al fine di programmare ed organizzare i suddetti appuntamenti.
>
>In ultimo si trasmettono nuovamente le modalità per iscriversi alle liste
>del forum dei movimenti per l’acqua regionale e nazionale.
>
>Per iscriversi alla lista del forum dei movimenti regionale basta mandare
>una mail all'indirizzo:
>
>ACQUAinSICILIA-subscribe@yahoogroups.com
>
>una volta iscritti per inviare messaggi bisogna scrivere a questo
>indirizzo:
>ACQUAinSICILIA@yahoogroups.com
>
>Per iscriversi alla lista per la costituzione del Forum Italiano sull’Acqua
>(HYPERLINK )inviare una e.mail a
>
>fconsalvi@gmail.com con oggetto “lista acqua”
>Per cancellarsi : inviare un'email vuota a
>hyperlink-unsubscribe@lists.riseup.net
>
>
>Siracusa 30 luglio 2007
>
> Josè Sudano
> Funzione Pubblica CGIL
>
>Seguono lettere
>
>28 luglio 2007
>La strada è ancora lunga. Ma in questi ultimi due anni, da quando abbiamo
>iniziato il nostro percorso comune per la pubblicizzazione dell’acqua, di
>passi in avanti ne abbiamo fatti tanti. Leggevo l’invito che Barbara ha
>inviato per questa giornata: “La Sicilia è stata grande, ha scritto”. Ed è
>vero: non solo perché da qui alla volta di Roma e a favore del ddl di
>iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sono arrivate 53
>mila delle 402 mila firme consegnate a Bertinotti da tutta Italia, ma
>perché le cose che insieme denunciavamo già in campagna elettorale, oggi
>sono riconosciute dagli organismi di sorveglianza. Come la partecipazione
>di un solo concorrente alle gare d’appalto per l’aggiudicazione degli Ato.
>Ed ancora, le ricorrenti improprietà di percorso procedurale ed i tentativi
>di infiltrazioni mafiose per cui sono stati bloccati l’affidamento dell’Ato
>a Ragusa e quello di Trapani.
>Ma da due anni fa ad oggi, grazie all’opera di denuncia e di informazione
>dei comitati sparsi sul territorio, è cresciuto anche il fronte di chi si
>schiera contro la privatizzazione. Ricordo la difficoltà iniziale di fare
>di questo tema un caposaldo del programma elettorale. Oggi dentro il
>centrosinistra le posizioni sono invece pressoché univoche ed anzi a
>pensarla così sono anche alcuni amministratori dell’altra coalizione.
>Dunque sì, ha ragione chi ha organizzato questa giornata. Oggi è una
>festa. Una festa per tracciare bilanci e preparare il lavoro che verrà. Una
>festa a cui avrei voluto essere presente per parlarvi di persona anche
>dell’iniziativa che Un’Altra storia sta mettendo a punto per la ripresa
>autunnale. Una campagna itinerante sui diritti negati della Sicilia. Tra
>questi, naturalmente, ci sarà anche l’acqua. Buona festa e buon lavoro a
>tutti voi, A tutti noi.
>Rita Borsellino
>--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
>
>28 luglio 2007-07
>
>Prima di tutto grazie a Voi tutti per avere avuto questa brillante idea di
>fare la festa dell’acqua ad Enna.
>Questo in Italia è un momento importante per l’acqua.
>Abbiamo appena consegnato la proposta di legge d’iniziativa popolare con
>più di 400.000 firme e c’è alla Camera in ballo la moratoria contro la
>privatizzazione dell’acqua.
>Sono due vittorie importanti del movimento nazionale contro la
>privatizzazione dell’acqua, ma siamo solo all’inizio.
>Stiamo premendo sul Ministero dell’Ambiente , su Pecoraro Scanio perché al
>più presto esca con una lettera d’indirizzo sul problema acqua.
>Sarebbe un segnale importante mentre attendiamo dal Parlamento la moratoria
>sull’acqua.
>Grazie alla Sicilia per il grande contributo dato sia per la raccolta firme
>sia per la lotta portata avanti in ogni Provincia.
>Congratulazioni.
>Congratulazioni per l’ultima vittoria, quella ottenuta dagli amici del
>comitato di Siracusa che hanno lottato e che non molleranno la lotta per
>questo bene fondamentale.
>E’importante adesso tenere alta la pressione , perché solo così possiamo
>salvare uno dei doni più belli che il signore ci ha dato: “Sorella Acqua”.
>Diamoci da fare perché l’acqua diventi diritto fondamentale umano gestito
>dalle comunità locali con totale gestione pubblica al minimo costo per
>l’utente senza essere S.p.A.
>Questo è il nostro obiettivo.
>Buon lavoro a tutti.
>Padre Alex Zanotelli
>----------------------------------------------------------------------------
>28 luglio 2007
>
>Cari amici,
>vorrei essere con voi in Sicilia e sapete il perché.
>La vostra regione mi è particolarmente cara.
>Vorrei essere con voi per festeggiare tutti i passi avanti che abbiamo
>fatto, in particolare con questa ultima raccolta di firme per la legge
>d’iniziativa popolare.
>Mi sto accorgendo, girando per l’Italia, di quanto la cultura dell’acqua
>stia cambiando il modo di pensare di molte persone e di come sia riuscita a
>modificare anche il loro modo di consumare e subire la pubblicità,
>allontanandole da quella dimensione della politica che li rende tifosi di
>questo o di quello schieramento, di questo o di quel personaggio.
>Stanno diventando cittadini partecipanti, consapevoli, e l’acqua, la
>difesa dei beni comuni e l’impegno di tutti noi sembra produrre questo
>“miracolo”.
>Sono convinto che l’acqua e questa nuova coscienza del bene pubblico e
>della cittadinanza saprà sconfiggere anche la mafia.
>A settembre abbiamo nuove campagne da lanciare: quella dell’acqua del
>rubinetto contro l’acqua minerale.
>E’ la campagna più matura oggi, e la dovremo fare insieme tutti coloro che
>hanno fatto la raccolta delle firme, insieme a quegli esponenti della
>politica come Rita Borsellino che alla campagna aggiungono il senso di una
>politica pulita per questo nostro Paese.
>C’è poi da organizzare i Sindaci perché diventino attivi nei confronti del
>Parlamento nel pretendere che la legge d’iniziativa popolare venga discussa
>rapidamente.
>C’è ancora da contattare le imprese pubbliche per fare dei soggetti attivi
>per la ripubblicizzazione dell’acqua e per la fuoriuscita dalla logica
>della S.p.A.
>Ora ci sono centinaia di Comitati in tutta Italia , c’è una rete, una
>realtà di persone che pensano ed agiscono. Ci sono relazioni di amicizia e
>di affetto che si sono costituite dal nord al sud.
>C’è in definitiva un popolo dell’acqua che ha cominciato a camminare.
>Buona festa dell’acqua , un abbraccio a tutti
>
>Emilio Molinari (Presidente del Comitato Italiano per un Contratto
>Mondiale sull’acqua)

Anonymous said...

All'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente - Regione Siciliana
Servizio 2 VAS - VIA Valutazione Impatto Ambientale
Via Ugo La Malfa, 169
90146 PALERMO

e p.c.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Direzione generale per la salvaguardia ambientale
V. Cristoforo Colombo, 44 – 00147 Roma


OGGETTO: Osservazioni e proposte sulla richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale presentata dalla ditta P.E.A., Palermo Energia Ambiente S.c.p.a. per la realizzazione del “Sistema di gestione integrato per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani al netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni della regione siciliana” per gli Ambiti Territoriali Ottimali PA1, PA2, PA3, PA4 Nord, PA5, TP1.


INDICE
1 Termovalorizzatore o inceneritore? 3
2 Violazioni di leggi e norme comunitarie, nazionali e regionali 6
3 Inquinanti e malattie 10
4 La qualità dell’aria a Palermo. 20
5 Diossine e CO2 26
6 "In natura nulla si crea e nulla si distrugge" 29
7 Siti di Importanza Comunitaria e loro tutela 31
8 Nuove discariche di rifiuti tossici 36
9 Normativa europea e internazionale 38
10 Un altro piano è possibile 44
11 Conclusioni: 47


1 Termovalorizzatore o inceneritore?

Preliminarmente l’autorizzazione integrata ambientale deve accertare la vera natura dell’impianto, se trattasi di impianto per lo smaltimento dei rifiuti o per la produzione di energia elettrica.

Infatti:
L’O.P.C.M. n. 2983 del 1999 , e successive modificazioni, prevede la termoutilizzazione intesa come modo di utilizzo dei rifiuti e non come impianto specifico e di conseguenza il punto 1.11 dell’art.3 cosi recita:
“la realizzazione in ciascuna provincia regionale, in collaborazione con il presidente della provincia medesima, di sistemi di trasporto della frazione dei rifiuti urbani residuale dalla raccolta differenziata agli impianti di termoutilizzazione che consentano la massima economicità e il minor inquinamento”

All’articolo 5 comma 8 dello stesso decreto si dice che :
“….Il commissario delegato – presidente della regione siciliana predispone ed attua, su siti anche diversi dalle relative localizzazioni già programmate, iniziative pilota finalizzate ad individuare, sperimentare e promuovere, soluzioni tecnologiche innovative nel recupero di materie, nei trasporti e per la produzione di energia dai rifiuti, da estendere su scala regionale. Saranno privilegiate le iniziative caratterizzate da una più forte valenza ambientale, sociale ed economica, che siano capaci di valorizzare i prodotti di recupero in filiere di riuso o in processi industriali di utilizzo di tipo integrato a sviluppo verticale in grado di produrre un valore aggiunto e di limitare il ricorso alle discariche, anche per lo smaltimento dei sovvalli”

Per l’approvazione di impianti di smaltimento rifiuti l’art.9 comma 1 così riporta:
“ Il commissario delegato – presidente della regione siciliana, provvede all’approvazione dei progetti ed all’autorizzazione all’esercizio degli impianti di recupero e smaltimento ai sensi degli articoli 27 e 28 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.22, in deroga al procedimento amministrativo dagli stessi disciplinato, salva la competenza attribuita ai prefetti in materia di discariche. L’approvazione dei progetti da parte del commissario delegato sostituisce ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori”

In conseguenza di quanto sopra esposto il Commissario straordinario emetteva il Bando nel quale veniva ribadita la possibilità di utilizzare impianti esistenti ai fini della termoutilizzazione dei rifiuti, introducendo il termine termovalorizzazione, privo di riscontro giuridico e letterale:

“ Il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, in ottemperanza a quanto disposto dall’art.4 dell’ O.P.C.M. n. 2983 del 31 maggio 1999 e successivi aggiornamenti, così come modificato dall’art. 5 dell’ O.P.C.M. n. 3190 del 22 marzo 2002, invita , con la seguente procedura ad evidenza pubblica, alla presentazione di proposte da parte di operatori industriali che, in previsione della stipula di convenzioni per la durata massima di venti anni, si impegnino, a far tempo dal 31 marzo 2004, a trattare in appositi impianti la frazione residuale dei rifiuti a valle della raccolta differenziata, e destinarla ad essere utilizzata in impianti di termovalorizzazione con recupero di energia da realizzarsi in siti idonei ovvero in impianti industriali propri o di cui abbiano la disponibilità gestionale, esistenti nel territorio della regione siciliana, ivi compresi quelli per la produzione di energia elettrica, in sostituzione totale o parziale di combustibili ora impiegati”

L’aggiudicatario doveva garantire:

5.4) la produzione della frazione secca in modo che i suoi requisiti quantitativi e qualitativi possano essere pienamente rispondenti alle esigenze tecniche e ambientali del termovalorizzatore;

L’art.3 dell’ Ordinanza con cui il Commissario delegato per i rifiuti approva l’impianto di Bellolampo così dispone:

“Ai sensi dell'art. 28 del decreto legislativo n. 22/97, la società Palermo Energia Ambiente s.c.p.a. (P.E.A.), con sede legale in Palermo, via Pietro Nenni n. 28, è autorizzata alla gestione degli impianti approvati ai sensi del precedente articolo e di seguito elencati:
- impianto di termovalorizzazione con produzione di energia elettrica, per le operazioni R1 ed R13 dell'allegato C al decreto legislativo n. 22/97, impianto di inertizzazione delle ceneri provenienti dal termovalorizzatore per le operazioni D9 e D15 dell’ allegatoB al decreto legislativo n. 22/97; impianto di selezione e biostabilizzazione per le operazioni D8, D9 e D15;

Tutto ciò premesso:

a) l’autorizzazione alla gestione dell’impianto di Bellolampo è per il recupero di energia e l’impianto non è stato autorizzato ad incenerire ( si noti che l’autorizzazione ad incenerire è classificato D10 mentre l’operazione R1 corrisponde a recupero di energia.)


b) la stessa ordinanza richiama in premessa la direttiva 2000/76/CE, e quindi alla data di emissione la differenza tra coincenerimento ed incenerimento era nota riportando la Ordinanza di cui sopra “Vista la direttiva n. 2000/76/CE del Parlamento europeo, recante i valori limite di emissione e le norme tecniche riguardanti le caratteristiche e le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti”

c) la termoutilizzazione dei rifiuti,è definita nelle sentenze di Corte di Giustizia europea ed in particolare nella Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 13 febbraio 2003 (Commissione della Comunità europea contro Repubblica federale di Germania. Inadempimento di uno Stato - Art.7, nn.2 e 4, del regolamento (CEE) n.259/93 - Classificazione della finalità di una spedizione di rifiuti (recupero o smaltimento) - Rifiuti inceneriti - PuntoR1 dell'allegato IIB della direttiva 75/442/CE ). La Corte di Giustizia precisa che la nozione di recupero si ha quando i rifiuti devono essere utilizzati principalmente come combustibile o altro mezzo per produrre energia, il che implica che la maggior parte dei rifiuti deve essere consumata durante l'operazione e che la maggior parte dell'energia sviluppata deve essere recuperata e utilizzata.”;

d) gli impianti proposti rispetto ai possibili impianti esistenti di produzione di energia elettrica hanno rendimenti inferiori del 100% rispetto ai tradizionali impianti termici di produzione di energia elettrica e inferiori sino al 400% se confrontati con moderni impianti a ciclo combinato;

e) per effetto della localizzazione la massima energia recuperabile dalla scelta intrinseca del sito e del tipo di impianto ( forno a griglia ) non supera il 20% del totale recuperabile essendo così ben lontani da quella maggior parte di energia recuperata di cui alla sentenza della Corte di Giustizia europea;

f) la differenza tra coincenerimento ed incenerimento comporta differenze nei limiti e nelle prescrizioni applicabili ai sensi della Direttiva 2000/76/CE come trasposta nell’ordinamento attraverso il D.lgs 133/05;


g) ai fini della qualificazione della differenza tra coincenerimento ed incenerimento, ancorché si abbia un recupero energetico tale da soddisfare i requisiti di razionale utilizzo dell’energia, è la finalità. Se la finalità dell’impianto è lo smaltimento rifiuti allora esso deve essere classificato come inceneritore con codice di approvazione D10 e non R1;

h) il Ministero dell’ Ambiente non ha sottoposto a V.I.A. tali impianti, ma a procedura diversa e difforme;

i) l’Italia, in diverse circostanze, è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per mancanza di V.I.A. Non ultima quella della CORTE DI GIUSTIZIA DELLA COMUNITA' EUROPEA, Sez. II, 23 novembre 2006, causa C-486/04 relativa ai Rifiuti - Valutazione dell’impatto ambientale di taluni progetti - Recupero dei rifiuti - Impianto di produzione di energia elettrica mediante incenerimento di combustibili derivati da rifiuti e di biomasse sito in Massafra (Taranto);

j) a tutt’oggi il Ministro dell’ Ambiente non ha promulgato alcun atto idoneo a definire la linea di separazione tra effettivo recupero teso al risparmio di risorse combustibili fossili e mera produzione assistita di energia elettrica pur in presenza di preciso obbligo comunitario sancito dalla DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 20 febbraio 2006 relativa al questionario da utilizzare per le relazioni concernenti l’applicazione della direttiva 2000/76/CE, premettendo che in Italia si utilizzi il termine ambiguo e privo di qualsiasi codifica tecnica e/o giuridica di termovalorizzatore;

k) che l’utilizzo di termini non riscontrabili giuridicamente, produce come effetto l’annullamento di quel processo di conoscenza e partecipazione del cittadino che sta alla base dell’ A.I.A. e della VIA;


PERTANTO:
A parere dei sottoscrittori delle presenti osservazioni, se si tratta di un impianto per la produzione di energia elettrica, si deve accertare se la maggior parte dell'energia sviluppata e’ recuperata ed utilizzata.
Il Commissario straordinario ha mancato il suo mandato ad individuare, sperimentare e promuovere, soluzioni tecnologiche innovative nel recupero di materie, nei trasporti e per la produzione di energia dai rifiuti,aggiudicando un bando sulla base di una tecnologia manifestamente poco idonea ad un recupero energetico razionale e significativo.
Il recupero di rifiuti e’ una operazione non sottoposta a privativa e quindi non era nei poteri del Commissario straordinario fare convenzioni su tale operazione, anche per semplice alterazione del livello di concorrenza, impedendo ad altri impianti di recuperare il contenuto termico dei rifiuti.
I comuni non hanno alcun obbligo ad effettuare l’operazione di smaltimento rifiuti in tali impianti in quanto gli stessi non sono autorizzati a tale operazione.
Si debba ritenere responsabile dei danni in solido la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la quale il Commissario opera, per aver aggiudicato a soggetti privi dei requisiti la realizzazione di una operazione di recupero che si caratterizza quale smaltimento finale.

Nel caso in cui si accerti che si tratta di un inceneritore non si può procedere al rilascio dell’ A.I.A. per carenza di V.I.A. in quanto valutata difformemente per una centrale termoelettrica.
Gli impianti sono privi di qualsiasi autorizzazioni per errata classificazione degli stessi.




2 Violazioni di leggi e norme comunitarie, nazionali e regionali


In Italia, la produzione di energia elettrica tramite incenerimento dei rifiuti è indirettamente sovvenzionata dallo Stato per sopperire alla sua antieconomicità: infatti questa modalità di produzione è considerata impropriamente, come "da fonte rinnovabile" alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico. Pertanto chi gestisce l'inceneritore può vendere all'Enel la propria produzione elettrica ad un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone. I costi di tali incentivi ricadono naturalmente sulle bollette e ciò spiega l’attuale corsa alla costruzione degli inceneritori, nonostante la loro impopolarità.
L'Unione Europea ha inviato una infrazione all'Italia per gli incentivi dati dal governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici e considerandola come "fonte rinnovabile": “La Commissione Europea conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”.

Il fatto che una legge nazionale (Legge 39 del 1.3.2002, art. 43) proponga di includere, nell’atto di recepimento italiano della Direttiva 2001/77, i "rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili, ivi compresi i rifiuti non biodegradabili", non rende meno grave la palese violazione di quanto dettato dalla direttiva europea.

In seguito a tale normativa – è stata emanata l'ordinanza di Protezione civile n. 3190 del 2002 firmata dal ministro degli Interni Scajola d'intesa col Presidente della Regione Sicilia, la quale disattende completamente sia l'impianto che le previsioni del decreto legislativo 22/1997, sia le direttive europee che tale decreto recepisce, nonché infine le previsioni sulla raccolta differenziata contenute nel Documento-PIER, ipotizzando invece che ad essere avviato alla termovalorizzazione non sia il CDR, privo di sostanze pericolose e prodotto secondo le caratteristiche specificate dal decreto ministeriale del 5 febbraio 1998, bensì i rifiuti indifferenziati con la conseguenza inevitabile di un aumento considerevole del rischio ambientale e dei rischi per la tutela della salute dei cittadini.
L’Avviso per la stipula di convenzione per l’utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani al netto della raccolta differenziata invitava le imprese a presentare proposte (in previsione di stipula di convenzioni fino ad una durata massima di venti anni) affinché si impegnassero, a far tempo dal 31.3.2004, a trattare in appositi impianti la frazione residuale dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata, e destinarla ad essere utilizzata in impianti di incenerimento con recupero di energia da realizzarsi in siti idonei, ovvero in impianti industriali propri o di cui avessero la disponibilità gestionale. Questa clausola ha di fatto impedito una concorrenza sulla scelta tecnologica e sulla migliore ubicazione degli impianti, favorendo di fatto chi aveva già intese con imprese locali, a prescindere dall’acquisizione dell’informativa antimafia. (vedi osservazioni della Corte dei Conti punto 15). Inoltre alle imprese veniva demandata la responsabilità del dimensionamento degli impianti. Le imprese sono state indotte a sovradimensionare gli impianti: hanno stimato un tetto di raccolta differenziata del 20% e una crescita della produzione dei rifiuti non in linea con il reale andamento registrato in Sicilia.
Gli aggiudicatari della gara gestiranno il servizio di incenerimento dei rifiuti per 20 anni, cinque in più rispetto al tempo di vita stimato per un termovalorizzatore e cinque/dieci in più rispetto alle concessioni rilasciate in questi anni in Italia; il costo della termovalorizzazione degli RSU è stato definito mediamente in € 80 alla tonnellata, e cioè 160 delle vecchie lire al kilogrammo, che equivale a circa il doppio della tariffa stabilita nelle regioni in regime di commissariamento, come la Calabria e la Campania, o come quella stabilita per l’impianto che si trova nella città di Brescia.
Il Piano adottato dal Commissario Cuffaro il 18.12.2002, con ordinanza 1166, e trasmesso alla Commissione Europea, senza ricevere obiezioni, prevede di raggiungere entro il 2008 il 35% di Raccolta Differenziata (R.D.) e di costruire impianti di selezione dei RSU tal quali per 1.620.000 tonn./anno e di incenerirne 958.056 t/a a fronte di una produzione annua di circa 2.500.000 tonn. Nel 2004 in Sicilia si sono prodotte 2.531.000 t. di rifiuti e la R.D. si è attestata sul 5,4%, ed è rimasta praticamente stabile negli anni successivi.
Il Commissario Cuffaro ha dato esecuzione al Piano con quattro ordinanze sottoscritte con quattro Raggruppamenti di Imprese per gestire i rifiuti a valle della R.D. Esse prevedono: - la costruzione d'impianti per gestire 2.604.000 t. di rifiuti contro le 1.620.000 t. previste nel Piano e trasmesse a Bruxelles; - inceneritori per 1.617.000 t. contro le 958.056 t. previste nel Piano, cioè il 73% in più; - discariche per 27.230.107 mc contro i circa 15.000.000 mc previsti nel Piano vigente (e trasmesso alla Comunità Europea).
Altro contenzioso rilevante è quello che oppone il Commissario delegato alla Commissione Europea, che ha presentato ricorso alla Corte di giustizia della Comunità Europea contro la Repubblica Italiana per violazione della direttiva 92/50/Cee sugli appalti pubblici di servizi, per avere, in particolare, il Commissario stipulato le convenzioni senza la idonea pubblicazione dei bandi di gara. (CORTE DEI CONTI - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato [deliberazione n. 1/2005/] La gestione dell’emergenza rifiuti effettuata dai Commissari straordinari del Governo, pag,134). La Commissione Europea ha evidenziato che il bando è irregolare in quanto non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europea; esso, poi, non ha rispettato tutte le procedure previste per i bandi di questo tipo e, tra l’altro, è stato inquadrato come bando per l’acquisizione di servizi e non come appalto per la realizzazione di termovalorizzatori. Quindi l’aggiudicazione dell’appalto per la gestione del sistema integrato è stata effettuata in palese violazione ai principi della pubblicità e concorrenza e per questo lo Stato Italiano e per esso la Regione Sicilia è stata deferita alla Corte di Giustizia Europea (Proc.IP/05/44 del 14/01/05). La sentenza emessa il 18.07.2007 (causa C 382/05) condanna la Repubblica Italiana. Le spese saranno a carico dei contribuenti italiani.
Alle violazioni derivanti dall’ordinanza 3190 della Protezione Civile a firma dell’allora Ministro degli Interni Scajola, si aggiungono altre derivanti dalla successiva ordinanza commissariale del 18 dicembre 2002, n. 1166, con la quale il Presidente della Regione Sicilia, nominato Commissario delegato per l'emergenza rifiuti in base alla citata 2983/99, ha disposto l’adozione del piano regionale di gestione dei rifiuti; violando l'art. 19, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 22/1997 che attribuisce la competenza per l'approvazione del piano regionale per la gestione dei rifiuti all'Assemblea Regionale Siciliana. Infatti l'art. 8 del citato decreto legislativo 22/1997 prevede l'intervento, in via sostitutiva attraverso commissariamento, per la sola elaborazione del piano, riservandone l'adozione all'Assemblea Regionale. In aggiunta il Piano regionale adottato dal Commissario delegato non rispetta neppure i principi di massima partecipazione e adeguata pubblicità previsti dall’art. 22 del decreto legislativo 22 del 97 e dall’art. 25 della legge 241/1990.
Incoerente il punto 9.2 “Comunicazione, Condivisione e Consenso” (Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia capitolo 9 – pag 282):
“Ogni impianto deve essere progettato, realizzato e condotto secondo modalità che possano garantire la ricerca, l’acquisizione e il mantenimento del consenso della popolazione circostante, dove per ricerca e mantenimento del consenso si intende l’insieme delle azioni, delle documentazioni e dei rapporti informativi (generali, tecnici e pratici) inviati alla popolazione ed agli enti pubblici interessati atti a garantire la diffusione e la circolazione delle notizie e delle informazioni in merito alla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione dell’impianto. Risulta particolarmente significativa la ricerca di misure di attenzione, già in sede di pianificazione del territorio, attraverso un coinvolgimento, sin dalla fase di corretta individuazione dell’ubicazione degli impianti, che deve avvenire anche mediante una ricerca sulle situazioni critiche verificatesi per la tipologia impiantistica in argomento e su eventuali benefici o utilità apportati dall’impianto stesso alla comunità locale.
Le informazioni generali, al fine di garantire quanto più possibile il consenso, devono fornire, in primo luogo, una dimostrazione evidente, e non solo sottintesa, del piano e il puntuale rispetto della normativa vigente in materia ambientale anche per quanto concerne l’iter di approvazione del progetto e l’indicazione delle prescrizioni tecniche contenute nei provvedimenti amministrativi di approvazione.”
Tale piano ha finora incontrato la forte opposizione della popolazione e della sua rappresentanza parlamentare.
L’Assemblea Regionale si è occupata ripetute volte del problema del Piano Regionale dei Rifiuti e delle problematiche relative alla previsione degli impianti. La mozione 274 approvata all’unanimità dall’assemblea regionale non ha avuto il seguito auspicato e non si è dato corso alla formazione della Commissione che avrebbe dovuto esaminare le previsioni del piano.
La mozione 96 che impegna il governo a sospendere gli iter autorizzativi per tutti gli impianti che producono energia elettrica, eccetto quelli eolici e fotovoltaici, nell’attesa del piano energetico regionale, non è stata rispettata dall’indizione di questa conferenza dei servizi che prevede il rilascio dell’AIA.
La mozione 85 presentata il 2.10.2006 attende ancora la discussione e votazione in assemblea. Essa impegna il governo della regione a fermare la realizzazione dei quattro mega termovalorizzatori e di tutti gli impianti connessi che ostacolerebbero il corretto sviluppo di una gestione integrata dei rifiuti in Sicilia e costituirebbero un pericolo ambientale per la salute delle popolazioni interessate, come hanno già evidenziato i competenti uffici regionali; a revocare le convenzioni stipulate con i Raggruppamenti d'imprese dei quattro sistemi ai sensi dell'art. 14 (revoca per esigenze di pubblico interesse) ed a ritirare in autotutela tutte le ordinanze di autorizzazione alla realizzazione degli impianti suddetti; a procedere urgentemente ad un'approfondita rivisitazione del Piano regionale dei rifiuti che contenga nelle sue linee guida le seguenti priorità: uno studio economico che, prendendo in considerazione tutte le soluzioni, individui quella meno onerosa; l'attivazione, attraverso un'impegnativa programmazione di raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata coerenti con le direttive nazionali, del percorso virtuoso tracciato dal Decreto Ronchi e dalle Direttive europee per giungere, promuovendo azioni di riduzione, riuso e raccolta differenziata e riciclaggio ed infine recupero di energia dai rifiuti, a quella gestione integrata dei rifiuti che può trasformare ciò che oggi è solo un costo per la collettività in una grande occasione di sviluppo socio-economico; un ripensamento della suddivisione dei 27 ATO procedendo ad una drastica, nonché rigorosa e necessaria, riduzione degli stessi, ottimizzandone, altresì, i costi di gestione e rivisitando secondo criteri razionali la dimensione demografica, l'omogeneità territoriale ed infrastrutturale, la massima economicità, al fine della gestione a ciclo chiuso e prevedendo altresì che le eventuali nuove assunzioni avvengano applicando procedure di evidenza pubblica; la valutazione, alla fine di tale percorso, sulla base di dati oggettivi riguardo alla frazione residuale dei rifiuti, dell'eventuale utilità della realizzazione di impianti per il recupero energetico o di altri impianti che usino tecnologie meno costose e meno inquinanti.
L’Assemblea Regionale si è occupata anche delle preoccupanti irregolarità che si sono verificate presso l’ Assessorato Territorio e Ambiente. In seguito a tale irregolarità sono stati presentate denunce ed esposti presso la Procura del Tribunale di Palermo. Sono stati sollevati dall’incarico tecnici e dirigenti con qualifica tecnica ed esperienza idonea alle valutazioni di competenza per il rilascio dell’AIA, sostituiti da dirigenti con altre competenze (geologi) diverse da quelle richieste.
La Corte dei Conti ha sottolineato “le gravi anomalie connesse all'avviso pubblico per la stipula delle convenzioni per la realizzazione dei termovalorizzatori; il Commissario, infatti, non ha esperito la gara conforme alle direttive europee in tema di appalti pubblici, rivolgendosi direttamente ad operatori industriali disponibili ad impegnarsi in siti idonei o in propri impianti industriali, o di cui avessero la disponibilità gestionale, esistenti nel territorio della Regione;
in tal modo sono stati favoriti gli operatori che prima dell'avviso erano a conoscenza della
situazione fattuale e, probabilmente, avevano già preparato gli studi di fattibilità tecnicofinanziaria;
- l'urgenza, posta a base di scelte discutibili, sembra aver fornito un comodo alibi alla
restrizione della concorrenza nelle procedure di affidamento delle opere ma anche a modalità
operative improntate a carenza istruttoria, approssimazione e travisamento dei fatti
determinando una infinita serie di ricorsi col paradossale risultato di un rallentamento dell'attività che, seguendo le ordinarie procedure, sarebbe stato evitato;
il presupposto dell'urgenza ha comportato il disconoscimento del ruolo rilevante da attribuire, nell'adozione di scelte strategiche, ai comuni, alle popolazioni coinvolte, alle associazioni ambientaliste; il Piano è attualmente fermo, e la data di inizio attività, prevista inizialmente per il 31 marzo 2004, è inutilmente decorsa; a giugno 2006, si era arrivati alla cifra di ben 18 ricorsi amministrativi proposti contro il Piano; il ricorso più significativo è quello che la Commissione europea ha presentato alla Corte di Giustizia delle Comunità europee per violazione della direttiva 92/50/CEE sugli appalti di servizi relativamente alla omessa pubblicazione dei bandi di gara prima di procedere alla stipula delle convenzioni; la Corte rileva come l'ostinazione dell'amministrazione a non osservare i principi della concorrenza e trasparenza, con l'intento persistente di salvaguardare comunque gli affidamenti delle concessioni nonostante la palese contrarietà della Commissione europea, abbia determinato un contenzioso pluriennale, con il conseguente impegno di risorse umane e temporali ingenti”;

considerato, infine, che:
la Corte dei Conti non manca, poi, di stigmatizzare l'incompleta attuazione del Piano rifiuti
per quel che riguarda la situazione impiantistica:
dei 183 centri comunali di raccolta previsti solo 31 sono operanti, 35 sono gli impianti di compostaggio inseriti nel Piano ed uno soltanto è stato completato; nessuno dei 26 impianti di selezione della frazione secca è attivo, e uno solo è stato realizzato;
tale stato di cose spiega la bassissima percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti: il
conferimento in discarica rimane il sistema principale, se non esclusivo, di smaltimento di
rifiuti solidi urbani;
tutto ciò è avvenuto nonostante gli ingenti finanziamenti statali e comunitari: la Corte stima
in 154 milioni di euro le risorse finanziarie nazionali e in 240 milioni di euro quelle europee, le
somme erogate in funzione della raccolta differenziata.
Per affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti l’Europa s’è dotata di una politica detta delle 4 R: riduzione (della produzione di rifiuti), raccolta differenziata, riciclaggio, recupero di energia. Non si tratta d’una disorganica elencazione di obiettivi, né di fattori il cui ordine può essere cambiato arbitrariamente, quanto piuttosto dei punti essenziali d’una strategia costruita su precise priorità.
Bisogna dare prevalenza alle politiche di riduzione dei rifiuti e contestualmente riciclare il maggior numero di materie, sempre con l’obiettivo di risparmiare risorse (materie prime ed energia necessarie per produrre beni che poi si trasformerebbero in rifiuti). Il recupero di energia dai rifiuti (attraverso la combustione) è solo l’ultimo dei sistemi in ordine di priorità e deve riguardare esclusivamente quella frazione dei rifiuti che sfugge alla raccolta differenziata o che non può essere riciclata.


3 Inquinanti e malattie

Gli inceneritori sono classificati industrie insalubri: Classe 1
(Art.216 T.U. Leggi Sanitarie/ G.U. n 220 del 20/09/1994 s.o.n.129).

Gli impianti di incenerimento, bruciando materiali estremamente vari, emettono un gran numero di sostanze chimiche (ne sono state individuate più di 250), di diverso grado di pericolosità.
Il processo di combustione trasforma rifiuti relativamente innocui in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti (che richiedono costosi sistemi di inertizzazione e di stoccaggio).
Tra le sostanze emesse vengono segnalati metalli pesanti, composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili, diossine (policlorodibenzodiossine), furani (policlorodibenzofurani).

Le popolazioni residenti vicino agli impianti sono esposte ai composti chimici per inalazione di aria contaminata, consumo di prodotti agricoli inquinati (ad esempio verdure, uova, latte) oppure per contatto della pelle con suolo contaminato. Il problema non è circoscrivibile all'area attigua all'impianto, in quanto le particelle solide, i composti organici volatili e semivolatili (come diossine e PCB) possono essere trasportati per mezzo di correnti aeree anche a notevoli distanze dalla fonte d'emissione.

Numerosi studi sono stati condotti dagli anni ‘80 ad oggi per valutare l’impatto sulla salute umana degli impianti di incenerimento

Gli studi hanno riguardato la salute della popolazione residente in aree vicine agli impianti, condotti su lavoratori addetti agli impianti, su popolazione residente e lavoratori.
Alcuni studi evidenziano la presenza di biomarcatori e sostanze ad effetto mutageno (policlorodibenzodiossine-dibenzofurani, idrossipirene, tioteri) in liquidi biologici (sangue, urine), riscontrando eccessi significativi per la popolazione residente in prossimità degli impianti di incenerimento.
Non esistono filtri al mondo capaci di trattenere tutti i gas uscenti dai forni di combustione e dai camini, siano esse acciaierie, fonderie, cementifici ed inceneritori, soprattutto per quelli di ultima generazione che lavorano a temperature maggiori, vengono prodotte le polveri sottili ultra-fini PM2,5, PM1 e PM0,1, queste entrano nel nucleo della cellula intaccando il filamento di DNA.
Tanto più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, tanto più piccole sono le particelle derivanti, particelle inorganiche, non biodegradabili né biocompatibili.

Un aspetto fondamentale per valutare l’impatto sanitario delle emissioni è costituito dalla grandezza del particolato. E’ immediatamente comprensibile che minori sono le dimensioni delle polveri più esse hanno probabilità di sfuggire ai sistemi di abbattimento e di essere emesse all’atmosfera, costituendo una particolare – e grave – fonte di esposizione per l’uomo in quanto, una volta inspirati si installano nelle zone più profonde dei bronchi, a diretto contatto con i sistemi di scambio dell’ossigeno col sangue. E' importante notare che gli effetti sulla salute non sono tanto legati al peso del particolato per unità di volume, quanto al numero delle particelle presenti e del loro volume e alcuni dei dispositivi in uso per la riduzione delle emissioni possono facilmente raddoppiare il volume totale delle polveri emesse attraverso la produzione di particelle utrafini secondarie.
Il particolato è in grado di passare in un minuto dall’alveolo polmonare alla circolazione del sangue e da qui agli organi (le nanoparticelle sono in grado di passare nei globuli rossi), finendo così in reni, fegato, cervello…
Queste nanopolveri non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio e perciò non sono previste dai limiti di legge cui gli impianti devono sottostare. Inoltre a fronte di emissioni cancerogene identificate da tempo (diossine, furani, metalli pesanti) gli inceneritori emettono centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l’impatto sulla salute né sono noti gli effetti della combinazione di vari inquinanti..

Il 4° rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica ha chiarito che gli inceneritori di ultima generazione, con le loro alte temperature nei forni, contribuiscono grandemente alla immissione nell'ambiente di dette polveri finissime (in particolare di PM2,5 e PM1) che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle ormai conosciute polveri PM 10.

Sull'argomento, il 1° febbraio 2007, il "New England Journal of Medicine", la rivista più prestigiosa in campo medico, ha pubblicato i risultati di una ricerca svolta su 65.893 donne americane (in post-menopausa, senza precedenti di tipo cardiovascolare), abitanti in varie città, esposte alle particelle PM 2,5, dalla quale emerge che esiste una correlazione direttamente proporzionale e statisticamente significativa, tra i livelli di particelle fini inquinanti (PM 2,5) e le morti o le complicanze per malattie cardiovascolari (infarti) e cerebrovascolari (ictus).

Questa correlazione sembra dipendere dalla zona in cui queste donne hanno vissuto (più o meno esposta all'inquinamento ambientale). Ogni aumento di 10 µg per metro cubo nell'aria respirata è associato ad un aumento del 24% del rischio di malattie cardiovascolari e del 76% del rischio per infarto e ictus.

E ancora, due studi di coorte in America hanno mostrato che l'inquinamento atmosferico dovuto alle polveri fini (PM2,5) causa aumenti nella mortalità per tutte le cause, in quella per malattie cardiache e in quella per tumori polmonari, dopo correzione per altri fattori.

In uno degli studi le cardiopatie ischemiche erano responsabili di quasi una quarto delle morti ed erano fortemente correlate con il livello di polveri fini PM2,5. Un aumento di 24,5 mcg/m3 nell'inquinamento da polveri PM2,5 era associato con un aumento del 31% nella mortalità per cause cardiopolmonari.

E' stato anche dimostrato che aumenti a breve termine nelle polveri fini, come accade nella direzione del vento dagli inceneritori, causano aumenti significativi negli infarti del miocardio.

Paesi come la Francia, l'Olanda e la Germania, dopo aver preso atto del fatto che nelle aree adiacenti agli impianti esistenti si registrano i gravissimi problemi ambientali sopra descritti, testimoniati ad esempio dalla presenza di diossina nel latte, stanno disincentivando il ricorso agli inceneritori.

In Francia tassi allarmanti di diossina sono stati riscontrati nel latte prodotto in 34 dei 95 Dipartimenti del Paese. In tre Dipartimenti del Nord – l’area a maggiore vocazione lattiera – il tasso riscontrato è superiore a 3 picogrammi per grammo di grassi dei prodotti lattiero - caseari analizzati: il valore di riferimento non dovrebbe superare 1 picogrammo; la diossina dispersa nell’atmosfera, e presente nel latte, è dovuta all’attività degli inceneritori. Lo studio ha portato alla richiesta di blocco della costruzione di ulteriori inceneritori per non aggravare l’attuale contaminazione. Analoghe verifiche e probabili chiusure sono in corso in Belgio per l’impianto di Anversa e in Olanda per quelli di Weurt e Lathum. In Olanda l’inceneritore di Rotterdam fu spento nel 1989 e la produzione di latte del circondario distrutta per diversi anni per l’elevata presenza di diossine: questo inquinante ha interessato anche aziende di agricoltura biologica.

Oltre alla diossina anche furani, IPA, metalli pesanti possono inquinare i prodotti agricoli o danneggiare le coltivazioni intorno ad un inceneritore: infatti possono essere assorbiti dai vegetali e trasferiti, attraverso la catena alimentare, agli animali e all’uomo; ossidi d’azoto, poi, e ossidi di zolfo, cloro, acido solfidrico, CO2, possono reagire con pioggia e nebbia, dando origine a ricadute tossiche per le coltivazioni e in generale per l’ambiente.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che non esiste livello sicuro di PM 2.5.Non è possibile definire una soglia di concentrazione delle PM10 e delle altre polveri al di sotto della quale vi sia un effetto nullo sulla salute.

La circolare del 22 giugno 2005 dell' OMS calcola che ogni italiano abbia perso in media 9 mesi di vita in conseguenza di questo tipo di inquinamento nel 2000 e che l'Italia potrebbe risparmiare ben 28 miliardi di Euro all'anno riducendo le morti per inquinamento atmosferico.
Sono stati stimati degli indici di effetto sanitario in funzione della quantità delle particelle aerodisperse e alla grandezze delle stesse. Ovviamente tali effetti sono relativi a tutte le fonti emissive, comprensive quindi dell’effetto cumulativo che una sorgente puntuale (inceneritore o altro impianto industriale) può produrre unitamente a fonti "mobili" come il traffico stradale o la ricaduta delle emissioni provocate da aeromobili.
Tra i contaminanti sicuramente presenti nelle emissioni di un inceneritore compaiono, in particolare, una serie di sostanze per le quali è stata dimostrata la cancerogenicità per l'uomo; ricordiamo le principali secondo la classificazione della IARC:
1) sostanze cancerogene di gruppo 1 (sicuramente cancerogene: evidenza sufficiente per l'uomo): Arsenico e composti, Cromo esavalente, Fuliggini, Nichel e composti;
2) sostanze cancerogene di gruppo 2A (probabilmente cancerogene: evidenze limitate per l'uomo, evidenza sufficiente per l'animale): Benzoantracene, Benzopirene, Berillio e composti, Cadmio e composti, Dibenzoantracene;
3) sostanze cancerogene di gruppo 2B (possibile cancerogeno per l'uomo: evidenze limitate per l'uomo): Benzofluorantrene, Bifenili polibromurati, Clorofenoli, Dibenzopirene, Esaclorobenzene, Piombo e composti, 2,3,7,8 Tetraclorodibenzodiossina (TCDD); per quest'ultima di seguito entriamo nel dettaglio.

Come già accennato, le intrinseche proprietà tossiche delle diossine e dei furani, se possibile, sono ancor più insidiose per la salute umana a causa del fatto che questi composti, così come molti altri clororganici, non sono biodegradabili e si accumulano nei tessuti degli organismi viventi. Che la 2,3,7,8-TCDD sia un cancerogeno multiplo non è una novità, vista la sua potente e persistente azione di agonismo e antagonismo nei confronti degli ormoni.
Inoltre è stato evidenziato come i valori soglia stabiliti non possono essere considerati "protettivi" per la salute individuale e pubblica in quanto considerano l’effetto tossicologico di una sostanza alla volta, ma non valutano la realtà dell’esposizione umana e ambientale ad un insieme di sostanze con caratteristiche tossicologiche più o meno simili, comprensive degli effetti sinergici o cumulativi delle stesse. Un’ultima critica è stata avanzata in merito al fatto che i valori soglia per ogni sostanza non tengono conto della particolare reattività degli individui nella fase della crescita (neonati) che hanno forme di difesa dalle aggressioni esterne diverse e meno efficaci degli individui adulti.

Quindi le caratteristiche di persistenza ed accumulo delle diossine - come pure degli Idrocarburi Policiclici Aromatici e dei Poli-Cloro-Bifenili - fanno sì che il rispetto dei limiti di legge delle concentrazioni di queste sostanze nei fumi non garantisca di per sé la salute della popolazione, in particolare di quella infantile.
Gli esseri umani occupano una posizione ai vertici della catena alimentare, risultando così i più esposti all'accumulo dei composti clororganici. Questi, sebbene nella loro maggioranza possano resistere a qualsiasi tipo di escrezione ed alterazione biochimica naturale, possono essere eliminati dal corpo umano tramite il sangue, il liquido seminale e il latte materno.
I composti clororganici sono quindi trasferiti da una generazione all'altra, in dosi probabilmente maggiori. I feti ricevono significative quantità di sostanze clororganiche attraverso la placenta.
Una volta nati, essi ne ricevono dosi maggiori anche con il latte materno, perchè queste sostanze tossiche si sono accumulate nel corpo della madre seguendo differenti fattori di biomagnificazione.

Principali effetti tossicologici di alcuni contaminanti tipici degli impianti di incenerimento
Contaminante Principali effetti sulla salute
Particolato Tutti gli studi inerenti gli effetti dell’esposizione a polveri emesse da impianti di combustione hanno evidenziato incrementi nella mortalità correlati con incrementi nelle concentrazioni di polveri, in particolare le PM10. Le cause di morte correlate sono quelle dovute a malattie respiratorie, tumori polmonari e malattie cardiovascolari. Studi di lungo termine (esposizione cronica) tra popolazioni esposte a diverse concentrazioni in diverse aree hanno evidenziato incrementi in caso di maggiori esposizioni, in particolare con compresenza di elevati livelli di ossidi di zolfo. Sono state inoltre evidenziale correlazioni tra concentrazioni di polveri e incremento di ricoveri ospedalieri, incrementi di attacchi d’asma, assenteismi scolastici. Ovviamente nel caso del particolato le fonti di confondimento (leggi difficoltà di individuazione di una specifica fonte inquinante) sono elevate per le numerose e compresenti fonti che possono esistere in un territorio.
PCDD/PCDF Queste sostanze sono note per numerosi effetti sui sistemi di regolazione biochimici dell’organismo umano. In particolare : sono delle sostanze note come cancerogene correlate con sarcomi dei tessuti molli; sono sostanze in grado di indebolire il sistema immunitario; riducono la concentrazione degli spermatozoi con riduzione della fertilità, anche nella donna; producono dei danni all’apparato genitale sia maschile che femminile; incrementano la produzione di ormoni femminili; incremento il rischio di aborti spontanei; hanno effetti teratogeni ed in particolare possono ridurre lo sviluppo neurologico dei feti producendo delle deficienze cognitive nei neonati; alterano lo sviluppo sessuale dei feti; producono disfunzioni in diversi recettori ormonali con effetti diversi; incrementano il rischio di diabete, di alterazioni del metabolismo dei grassi e degli zuccheri, in generale disturbano l’azione degli enzimi.
La vulnerabilità è particolarmente elevata per i feti e i neonati.
Elevati livelli di esposizione (occupazionali o a crimini ambientali come quello di Seveso) hanno fatto registrare effetti acuti come la cloracne ed elevati effetti sul sistema endocrino. E’ certo l’incremento di tumori polmonari nelle esposizioni occupazionali


Metalli Pesanti
Piombo L’incremento nel sangue di composti del piombo è associato a disordini nel sistema nervoso, anemia, malattie cardiovascolari, disordini metabolici, nelle funzioni renali e riproduttive. Esposizioni a "bassi" livelli hanno effetti significativi sui bambini con effetti anche sullo sviluppo delle capacità cognitive. I suoi composti sono sostanze cancerogena associate al tumore allo stomaco, al rene e alla vescica.
Cadmio E’ una sostanza tossica anche per le piante, i maggiori effetti sono riscontrati a livello renale, correlati ad effetti depressivi di tipo enzimatico. Studi epidemiologici, per lo più occupazionali, a basse dosi hanno evidenziato deficienze nell’assorbimento del calcio (osteoporosi e simili), infiammazione dei bronchi fino all’enfisema, ipertensione. Principali effetti da esposizione acute (oltre alla morte) comprendono irritazioni delle vie respiratorie (tracheobronchiti e edemi polmonari). E’ una sostanza cancerogena e teratogena, in particolare correlata con tumori al polmone e alla prostata.
Mercurio Sostanza molto tossica. L’esposizione a elevati livelli comporta nausea, vomito, diarrea, incremento della pressione sanguigna, irritazione della pelle, degli occhi, bronchiti, polmoniti ed effetti sul sistema nervoso centrale (cd malattia di Minamata dovuta all’esposizione a pesce contaminato). Esposizioni croniche a bassi livelli comportano danni ai reni ed effetti diversi sul sistema nervoso. E’ un genotossico, sospetto cancerogeno; per la sua volatilità – se presente nella matrice incenerita – la quasi totalità viene emessa.
Arsenico I composti dell’arsenico sono cancerogeni ed associati ai tumori alla pelle (anche per assunzione da acqua contaminata) ma anche angiosarcomi epatici, tumori intestinali, vescicali e polmonari.
Cromo esavalente I composti del cromo esavalente sono cancerogeni, correlati in particolare con l’incremento dell’incidenza di tumori al polmone ma anche all’apparato gastrointestinale, allo stomaco e al pancreas.

Studi epidemiologici condotti su popolazioni residenti in prossimità degli impianti o in lavoratori addetti

Esiste una nutrita letteratura medica di studi epidemiologici condotti in popolazioni residenti in prossimità di tali impianti o in lavoratori esposti.

Comunque già il dato incontrovertibile della emissione di sostanze a documentato rischio oncogeno o comunque tossiche e nocive da tali impianti, dovrebbe, a nostro avviso, far desistere dal procedere in questa direzione, specie quando esistono alternative percorribili ed anzi raccomandate dalla Comunità Internazionale in merito allo smaltimento dei rifiuti: la ben nota Politica delle "R" (Riduzione, Recupero, Riciclo, Riuso, Raccolta differenziata).

Prima di passare in rassegna quanto emerge dalla letteratura medica in proposito è doveroso rammentare che la mancanza di evidenze di tipo epidemiologico non può in alcun modo rassicurare circa la reale assenza di rischi in quanto, come purtroppo l'esperienza insegna, la nostra capacità di prevedere conseguenze anche drammatiche per la salute è assolutamente deficitaria.

Non è poi fuori luogo rammentare che il cancro è una malattia complessa e multifattoriale, la cui latenza è spesso di decine di anni ed in cui il rischio rappresentato da una singola fonte si somma, spesso in modo sinergico, con altre fonti di inquinamento.
Il cancro ha mostrato una crescita inesorabile nel corso dell' ultimo secolo ed in classi di età sempre più giovani.

I dati dell' OMS hanno mostrato che l' 80% dei casi è dovuto ad agenti ambientali ed è direttamente correlato col livello di industrializzazione Il punto 6. della presente relazione evidenzia che il nostro territorio è afflitto da indici di mortalità da cancro ai massimi livelli sia in Regione che nel Paese.

Fra i numerosissimi studi epidemiologici condotti in lavoratori esposti o popolazione residente in prossimità di impianti di incenerimento per rifiuti, 46 sono stati oggetto di una recente revisione pubblicata sugli Annali dell' Istituto Superiore d Sanità nel 2004

Nelle conclusioni è scritto chiaramente che un aumento statisticamente significativo di Incidenza/Mortalità/Prevalenza di Cancro è stato riscontrato in 2/3 degli studi che hanno indagato tale relazione, in particolare per quanto attiene neoplasie di esofago, stomaco, intestino, fegato, sarcomi tessuti molli, linfomi Non Hodgkin, polmone, neoplasie infantili.

Particolarmente significativo il dato relativo a Neoplasie Polmonari, Neoplasie Infantili, Linfomi Non Hodgkin, Sarcomi delle Parti Molli, patologie che verranno pertanto qui di seguito analizzate in maggiore dettaglio.

Linfomi Non Hodgkin

I linfomi Non Hodgkin sono patologie di cui si registra un preoccupante aumento sia di incidenza che di mortalità in tutto il mondo ed anche nel nostro paese. Nella provincia di Modena l'aumento è nel periodo 1986-1997 di oltre il 3% /anno per quanto attiene l' incidenza e di circa il 2%/anno per la mortalità. Il ruolo che sostanze quali Policlorobifenili, Diossine, Composti organici Clorurati (tutte sostanze emesse anche dagli inceneritori!) hanno nell'aumento del rischio di tali patologie, è stato anche di recente evidenziato.

Per quanto attiene l'esposizione ad emissioni di inceneritori e rischio di linfomi Non Hodgkin, si riportano alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale relazione.
2003 Lo studio francese di Floret N. in cui è risultato un Rischio Relativo (RR) di incidenza di LNH pari a 2.3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per rifiuti.
2005 Mortalità doppia per LNH (14 casi osservati rispetto ai 7 attesi) è sta a riscontrata (Biggeri A, Catelan D.) a Campi Bisenzio in Toscana in conseguenza dell' inquinamento da diossine secondario alla presenza di inceneritore.
2006. Un eccesso di mortalità per LNH è stato riscontrato (Biggeri A, Catelan D.) nei residenti in Toscana ove erano attivi impianti di incenerimento.

Sarcomi dei tessuti molli

Sono neoplasie relativamente rare, per le quali non esistono però terapie efficaci.
2000 Aumentato rischio di tali patologie correlato ad emissioni di diossine in prossimità di un inceneritore in Francia (Viel JF, Ar eaux P)
2003 Un R.R. di sarcoma dei tessuti molli di 8.8 nei maschi e di 5.6 nelle femmine è stato riscontrato nei residenti entro 2 km di un impianto per rifiuti industriali a Mantova (Comba P, Ascoli V)

Neoplasie infantili

2004 Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, ma di cui si sta registrando un costante aumento in Europa (Steliarova-Foucher E), che non può non destare allarme: l'aumento è negli ultimi 30 anni in Europa dell'1%/anno da 0 a 14 anni e dell' 1.5%/anno da 14 a 19 anni, con trend in crescita. In prossimità di impianti di incenerimento è stato segnalato un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2 a 2.2 (Knox EG.) e la relazione fra cancro nei bambini e cancerogeni ambientali è stata anche di recente confermata (Knox EG.).

Neoplasie polmonari

Il RR di mortalità per neoplasie polmonari è risultato variabile da 2 a 6.7 in persone residenti in
prossimità di impianti o in personale addetto (Barbo e F, Bovenzi M) (Biggeri A, Barbon F). Si ricorda che la mortalità per neoplasie polmonari è risultata aumentata del 30% in aree giudicate ad alto rischio ambientale in Italia (Mitis F, Martuzzi M) e la correlazione di tali neoplasie con l' inquinamento ambientale e il particolato fine ed ultrafine è ampiamente documentata. Si calcola che ad ogni incremento di 10 microgrammi /m3 di PM 2.5 corrisponda un aumento di mortalità per carcinoma polmonare del 14% (Pope CA, Burnett RT, Thun MJ).

Occorre comunque ribadire che, anche se il rischio oncogeno per le emissioni legate agli impianti di incenerimento è sicuramente quello più documentato, negli studi esaminati sono stati riscontrati altri effetti nocivi sulla salute. Essi sono riduzione della funzionalità respiratoria, riduzione degli ormoni tiroidei nei bambini, problemi di accrescimento e sviluppo sessuale in adolescenti, eventi sfavorevoli della sfera riproduttiva (aborto spontaneo, basso peso alla nascita, malformazioni, mortalità perinatale), patologie ischemiche e cardiovascolari, dislipemia, alterazioni del sistema immunitario, allergie.

Il fatto che questi ulteriori effetti non raggiungano i livelli di evidenza riscontrati per il rischio oncogeno - vista anche la complessità di siffatti studi epidemiologici - non dovrebbe indurre comunque a trascurarli, soprattutto quelli legati alle diossine, di cui gli inceneritori rappresentano una delle principali fonti di emissione. E' bene ricordare che esistono categorie estremamente più vulnerabili rispetto alla popolazione adulta, che sono rappresentate da anziani, malati, persone caratterizzate da elevata sensibilità chimica, bambini e feti. Per questi ultimi in particolare si possono fare le seguenti considerazioni.

Il bambino non ancora nato è il membro più vulnerabile della popolazione umana. Il feto è suscettibile in modo senza uguali al danno tossico, ed esposizioni precoci possono avere conseguenze che cambiano la vita.

Nel luglio 2005, in uno studio innovativo, alcuni ricercatori di due importanti laboratori negli Usa esaminarono il carico complessivo di inquinanti nel feto. Trovarono una media di 200 sostanze chimiche industriali e inquinanti (su 413 esaminati) nel sangue del cordone ombelicale di 10 neonati scelti a caso. Tra queste sostanze 180 erano cancerogene, 217 tossiche per cervello e sistema nervoso, 208 responsabili di difetti alla nascita e 26 di sviluppo anormale negli animali.

Altrettanto preoccupante è il fatto che il latte materno, tanto prezioso per lo sviluppo e la salute futura del bambino, sia oggi il cibo più contaminato sul pianeta dal punto di vista degli inquinanti organici persistenti. Negli USA, studi sul latte umano hanno rivelato il fatto preoccupante che il 90% dei campioni conteneva 350 sostanze chimiche. La dose tossica assunta dal bambino in allattamento è 50 volte più alta di quella assunta da un adulto.

L'inceneritore aggiungerebbe ulteriori inquinanti al carico totale di sostanze chimiche presenti nel grasso della madre e quelle tossine che la madre ha accumulato nel corso della vita verrebbero a quel punto trasferite prima al feto e successivamente a neonato attraverso il latte. E' stato valutato, ad esempio, che sei mesi di allattamento trasferiscono al bambino il 20% del cloro organico accumulato dalla madre nel corso della sua vita.

I difenil-eteri-polibromurati (depb) sono sostanze chimiche tossiche che raddoppiano nel latte materno ogni cinque anni: essi stanno rapidamente aumentando anche nei rifiuti con cui si alimentano gli inceneritori, per la loro presenza in molte comuni merci elettriche ed elettroniche. I depb causano cancro, difetti alla nascita, disfunzione tiroidea e soppressione immunitaria.

Gli inceneritori non possono che aumentare il carico di inquinanti nel feto, nel neonato e nel bambino, con effetti devastanti dal momento che i sistemi in via di sviluppo sono molto delicati e in molti casi non sono in grado di riparare i danni fatti da veleni ambientali.

Ed è soprattutto pensando a queste categorie che il principio di precauzione dovrebbe essere applicato.

La scelta dell'incenerimento dei rifiuti fra tutte le alternative possibili, risulta la più costosa e la meno rispettosa dell'ambiente e della salute, specie se si tiene conto dei costi per la salute.

Recenti dati americani hanno mostrato, viceversa, che il controllo rigoroso dell'inquinamento dell'aria ha fatto risparmiare decine di miliardi di dollari l'anno in costi per la salute.

La diffusione degli inquinanti prodotti dagli inceneritori, in particolare PM2,5 e particolato ultrafine, diossine, furani, metalli pesanti non conosce limiti geografici sia perché fortemente influenzata da fattori meteorologici, sia perché, una volta a terra, è bioaccumulabile e si trasmette per via alimentare.

L'incenerimento riduce il volume dei rifiuti di soltanto il 30-50% e dà origine a grosse quantità di ceneri leggere, tanto più tossiche quanto più sono efficaci i metodi di riduzione delle emissioni in atmosfera. Non esistono metodi totalmente sicuri per lo smaltimento di queste ceneri.

La preoccupazione più grande proviene dagli effetti a lungo termine delle emissioni degli Inceneritori, in particolare sugli organismi in via di sviluppo (embrione, feto e neonato) con la possibilità di modificazioni genetiche trasmissibili alle generazioni successive.

Le esperienze del passato legate a disastri ambientali in conseguenza della emissione nell'ambiente di sostanze ritenute di assoluta innocuità (clorofurocarboni, policlorobifenili, pesticidi, tributil-stagno, asbesto.) dovrebbero fare riflettere chi è chiamato a prendere decisioni di tale rilievo e che, nella incertezza e nel dubbio non può - a nostro avviso - astenersi dall'applicare il Principio di Precauzione, introdotto in tutte le legislazioni ed accolto dall' Unione Europea, specie quando – si ribadisce - esistono alternative consolidate e di nessun rischio, quali quelle che abbiamo indicato, per risolvere il problema in oggetto.

La tutela dell' Ambiente è ormai riconosciuta come emergenza planetaria.

La stessa OMS, con documento del 16 giugno 2006 ha calcolato che il 25% di tutte le malattie degli adulti ed il 33% di tutte le patologie nei bambini al di sotto dei 5 anni, è dovuto ad inquinamento ambientale e che tutto ciò si traduce in 13 milioni di morti/anno che sarebbero pertanto evitabili.

Non sembri troppo enfatico concludere che nessuno di noi, tanto meno la classe politica e chi ha responsabilità tecniche pubbliche, potrà sottrarsi alla responsabilità di non avere preso coscienza dei problemi esposti - problemi che riguardano la sopravvivenza ed il futuro delle prossime generazioni - e di non avere cercato, con ogni mezzo e con tutte le proprie forze, di porvi rimedio.

Il Progetto europeo “Enhance Health” del 2007 riporta i risultati su di uno studio pilota eseguito in Italia, Polonia e d Ungheria con gli obiettivi di valutare lo stato di salute delle popolazioni residente in prossimità degli impianti di incenerimento, ed ha esaminato la relazione tra esposizione e inquinanti ambientali e specifici effetti sanitari.
I risultati per quanto riguarda il primo obiettivo sono sintetizzati nei seguenti punti:

- l’analisi della mortalità tra le donne mostra un eccesso della mortalità totale nell’area più vicina all’impianto, in gran parte per l’aumento di malattie cardio-vascolari. La mortalità per tumore al colon retto e per tumore alla mammella è più frequente nelle zone più vicine agli impianti

- l’analisi dei ricoveri ospedalieri mostra un aumento della frequenza di angina, BPCO e asma negli uomini residenti nell’area più vicina agli impianti. Nelle donne risulta aumentata la frequenza dei ricoveri per scompenso cardiaco e per infezioni respiratorie acute.

L’analisi dei dati che ha esaminato la relazione tra livelli di esposizione ed inquinanti ambientali (metalli pesanti- come indicatore tracciante della contaminazione ambientale derivante dagli impianti di incenerimento) e specifici effetti sanitari mostra:

-negli uomini un quadro di mortalità, di incidenza di tumori e di ricoveri ospedalieri non associato all’esposizione

-nelle donne, all’aumento del livello di esposizione, un aumento della mortalità per tutti i tumori, tumore allo stomaco, tumore del colon e della mammella.


E’ evidente che le emissioni degli impianti di incenerimento sono fortemente indagate di essere tra i principali (il principale) responsabili della contaminazione planetaria da alcuni microinquinanti (in primis PCDD e PCDF) ma anche alcuni metalli pesanti, anche se non ci sono ancora un numero sufficiente di indagini sanitarie e epidemiologiche che dimostrino una correlazione anche a livelli "ridotti" del mix di inquinanti che fuoriescono da tali impianti, gli studi e le conoscenze sono certamente sufficienti per evidenziare la necessita della fuoriuscita dalla pratica dell’incenerimento dei rifiuti di ogni genere (anche in relazione all’applicazione del "principio di precauzione"). (Peraltro il numero limitato di ricerche in questo campo è indice della voluta sottovalutazione, per non dire omissione ed occultamento, delle istituzioni politiche e sanitarie).

I sistemi di incenerimento dei rifiuti (così come la loro tumulazione in discarica) vanno respinti perchè intrinsecamente pericolosi per la salute pubblica e l'ambiente e perchè rappresentano gli anelli di una tossica catena che autoperpetua un sistema produttivo e sociale fortemente inquinante. Va demistificato il luogo comune che questi problemi sono risolvibili con il miglioramento tecnologico degli impianti. Sia chiaro, nessuno vuole negare i possibili miglioramenti, ma altro è il problema.
Infatti nessun sistema è in grado di far scomparire i contaminanti, ma solo di trasformarli e trasferirli nell’ambiente, in misura più o meno elevata, con le emissioni. Per non dire dell’inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle falde idriche causato dalle score e dalle ceneri originate dai processi di combustione e tumulate in discarica.
A tale proposito si vuole ricordare il diritto di ogni persona e della collettività a non subire alcuna esposizione a sostanze ed agenti tossico-nocivi. In altri termini va affermato, nella realtà, il rischio ZERO per la popolazione e l'ambiente, nello specifico rispetto ai reflui tossico- nocivi prodotti dall'incenerimento (solidi, liquidi e gassosi).
Questo diritto è chiaramente enunciato nella Carta Costituzionale della Repubblica Italiana (in particolare gli artt. 32 e 41) ove è esplicitamente sancita la "tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e della collettività" così come pone limiti alla iniziativa economica che " non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".


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Marco Caldiroli “Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti”, Centro per la Salute "Giulio A. Maccacaro"
Ing. Valentino Tavolazzi, Medicina Democratica Ferrara.


4 La qualità dell’aria a Palermo.
TERMOVALORIZZATORE, PIATTAFORMA DI BIOSTABILIZZAZIONE E DISCARICHE A BELLOLAMPO.

A Bellolampo, senza una procedura di impatto ambientale, si è deciso di localizzare un grande complesso industriale costituito da un inceneritore da 546.000 tonnellate anno, una piattaforma di compostaggio da 655.000 tonnellate anno e due nuove discariche per circa 9 milioni di metri cubi. La decisione è suffragata solo da un parere della Commissione per la VIA, (reso ai sensi dell’art. 2, comma 4 dell’O.P.C.M. n. 3334 del 23 gennaio 2004) reso complessivamente per tutto il sistema di smaltimento rifiuti della regione Sicilia. Volendo sorvolare su tutte le vie utilizzate dal Commissario per giungere alla quasi realizzazione dell’inceneritore di Bellolampo, è comunque necessario evidenziare come il sistema di trasporto delle materie prime per il funzionamento dell’impianto vada a compromettere ulteriormente la qualità dell’aria dell’intera città di Palermo.
Dalla Tabella 1 si evince la situazione del giorno 24 luglio 2007 in cui gli sforamenti di PM 10 hanno raggiunto valori record.
Dai dati ufficiali che annualmente vengono presentati alla Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici, risulta che a parità di energia prodotta, i termovalorizatori emettono più anidride carbonica rispetto alla media delle altre fonti energetiche.
Per la produzione netta di un kilowattora da rifiuti si emettono infatti ca 950 grammi di anidride carbonica, contro i 530 della media nazionale (che comprende anche la quota da rinnovabili) e i 650 della sola componente termoelettrica. Si tratta di emissioni più elevate di quelle delle fonti fossili: un impianto tradizionale a carbone emette ca 900 grammi di CO2 per KWh e uno a gas a ciclo combinato ca 370.

TABELLA 1




La Tabella 2 indica i superamenti del livello di guardia delle polveri sottili riferiti agli anni 2001/2007, con tendenza sempre in aumento per le inefficaci misure anti smog adottate dalle amministrazioni locali.
TABELLA 2 (i dati relativi al 2007 sono valutati al mese di Giugno)



Secondo un autorevole rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente del dicembre 2006 gli inceneritori sono causa in Europa del 23% delle emissioni di diossina, dell’11% di quelle di mercurio. Sulla base di questi dati in 11-12 Paesi ha monitorato punte massime del 5,8% di PM10 e del 7,3% di PM 2,5.
La premessa era necessaria per ricordare che nella scheda A – Identificazione dell’impianto, fra gli altri dati, alla Tabella D.4. Logistica di approvvigionamento delle materie prime, che si allega, è contabilizzato il numero e la frequenza dei movimenti dei vari mezzi di trasporto per assolvere a questo preciso compito. Sono indicati complessivamente 37.554 movimenti annui di autocompattatori, autocisterne ed autocarri. Trattasi di veicoli a gasolio dotati di motori ad accensione spontanea con fiamma in gran parte diffusiva, cioè, che si sviluppa prima del completamento del processo di miscelamento del combustibile (introdotto allo stato liquido e solo parzialmente evaporato al momento dell'iniezione) con il comburente .Nei gas di scarico dei motori Diesel (v. pag. 91 CTU) sono presenti concentrazioni significative di particolato - del quale i PAH (idrocarburi policiclici aromatici costituiscono circa lo 0,1 %) —costituito da particelle carboniose sulle quali sono adsorbite alcune sostanze organiche; il CO è presente in concentrazioni nettamente inferiori ai motori ad accensione comandata e così pure gli HC e la C02; gli NOx in frazioni paragonabili e gli SOx in misura un po' maggiore, in considerazione del maggior contenuto di zolfo nel combustibile; il benzene non è assente, ma risulta a livello dei motori a benzina catalizzati. Più in dettaglio i motori Diesel si distinguono per la conformazione della camera di combustione in motori a precamera (IDI) e motori ad iniezione diretta (DI).Le emissioni di particolato PM, di HC e di NOx dei primi sono inferiori, ma si tende ad abbandonarli a seguito dei troppo ristretti limiti di potenza e del più basso rendimento dei motori; vi sono, tuttavia, molti motori IDI ancora in circolazione. I costi di sviluppo della ricerca per i motori Diesel per un'efficace riduzione delle emissioni, sono ancora più elevati di quelli dei motori ad accensione comandata, mentre la sensibilità di tali motori ai parametri di "messa a punto" è grande. L'efficienza del motore condiziona, infatti, le emissioni. cosicché ogni deterioramento dello stesso che ne diminuisca la capacità di respirazione (valvole, fasce elastiche ed, in presenza di una turbina a gas di scarico, sovralimentatore), l'usura della pompa di iniezione, l'usura dei polverizzatori, lo stato di pulizia dei polverizzatori, incrementano drammaticamente il PM, l'HC ed il CO, essendo le emissioni, più ancora che negli altri veicoli, soggette ad aumentare (v. pag. 42 CTU) per malfunzionamenti e/o difetti di manutenzione.Va, ancora evidenziato che la fumosità dei motori Diesel, legata al PM diventa più evidente, allorquando essi denunciano problemi più o meno gravi e ciò costituisce una spia delle reali condizioni del veicolo.
Dalla tabella sottostante, ripresa dall’ultima “Relazione sullo stato dell’Ambiente” del comune di Palermo, si nota come in effetti i trasporti rappresentano i valori in percentuale più alti fra i vari settori se escludiamo per ovvi motivi il 52,8 % di NH3 in agricoltura ed il 20,2 % di SOX in industria.
Tab. 37 Emissioni comunali percentuali per settore - 2000

Agricoltura Industria Natura Rifiuti Riscaldamento Trasporti altro Trasporti strada Uso solventi Totale
CO 0,00% 0,10% 0,00% 0,00% 2,20% 9,80% 87,90% 0,00% 100,00%
COVNM 0,00% 4,40% 0,20% 0,10% 0,60% 11,60% 60,40% 22,70% 100,00%
NH3 52,80% 0,10% 0,10% 3,00% 0,00% 0,20% 43,80% 0,00% 100,00%
NOX 0,00% 5,30% 0,00% 0,00% 1,20% 32,20% 61,30% 0,00% 100,00%
PM10 0,00% 13,50% 0,30% 0,00% 9,00% 19,30% 57,90% 0,00% 100,00%
SOX 0,00% 20,20% 0,00% 0,00% 0,40% 73,70% 5,70% 0,00% 100,00%
Nella Tabella 3, sotto, uno studio dell’ARPAT Toscana sulle emissioni comunali ( espresse i tonnellate) nelle 24 aree urbane considerate e pesi percentuali rispetto alle relative province di appartenenza- anno 2003.
TABELLA 3


Comparando la tabella 12a, Allegato 1-Relazione Tecnica – Emissioni totali dell’impianto IPPC e la tabella 3 di questa relazione se prendiamo in considerazione gli stessi inquinanti si nota l’aumento delle percentuali di emissioni dopo l’eventuale realizzazione dell’inceneritore.

Emissioni attuali al 2003 – Palermo Emissioni da incenerimento Totale Incremento %
Pm 10 Tonnellate 564 (PM10) 35,1 t 599,1 6,22 %
- NOx Tonnellate 4752 (NOx) 701,6 t 5453,6 14,77 %
-(COVNM) Tonnellate 9782 (COVNM) 35 t 9817 0,36 %
-SOx Tonnellate 603 (SOx) 175,4 t 778,4 29,1
- NH3 Tonnellate 211 (NH3) 70,2 t 281,2 33,3 %
- C6H6 Tonnellate - (C6H6) - - -
- CO Tonnellate 35287 (CO) 175,4 t 35462,4 0,49 %

Come indicato nella tabella comparativa pur essendovi valori percentuali in forte aumento di tutti gli inquinanti, che hanno comunque conseguenze sull’ambiente, il valore più preoccupante, ed oggetto di questa relazione, è l’aumento di PM10 che con un incremento del 6,22 % riferito all’anno 2003 porterà Palermo con certezza ad aumentare il numero degli sforamenti giornalieri della concentrazione di questa sostanza. Ebbene le polveri sottili che saranno emesse dal nuovo inceneritore corrispondono a quelle che sarebbero emesse in un anno da 238.000 autovetture con percorrenza media di 7.500 Km/anno. Da qui il raffronto con gli spostamenti dei mezzi per il trasporto delle materie prime fa pensare alla città di Palermo come un futuro, enorme, bacino di malati di cancro con una più elevata percentuale di persone colpite da ictus cerebrale a causa delle polveri ultrafine emesse dal traffico veicolare consueto e dai mezzi di servizio al mega inceneritore e dall’inceneritore stesso.
Dall’ottobre 2006 l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha abbassato i limiti delle sostanze inquinanti nell'atmosfera e ha inoltre indicato il Pm2,5 e non più il Pm10 come misura di riferimento delle polveri sottili nell'aria, dopo che ci si è accorti che il Pm2,5 in Europa occidentale fa perdere agli abitanti quasi nove mesi di vita. Le linee guida propongono obiettivi temporanei e passi intermedi per raggiungere una migliore qualità dell'aria. L'Oms ha stabilito nuovi obiettivi a cui i Paesi membri possono fare riferimento per definire le loro politiche. «Per la prima volta le linee guida riguardano tutto il mondo, indicando obiettivi uniformi», ha spiegato Roberto Bertollini, direttore del Programma speciale salute e ambiente dell'Oms, Ufficio per l'Europa. «Tali obiettivi sono molto più severi dei limiti nazionali attualmente in vigore in molti Paesi e in alcune città consentirebbero di ridurre gli attuali livelli di inquinamento di oltre tre volte».
NUOVI LIMITI (ottobre2006)
- Pm10: In molte città, la media annuale dei livelli del particolato supera i 70 microgrammi per metro cubo. Secondo le nuove linee guida, per prevenire malattie questi livelli dovrebbero essere al di sotto dei 20 microgrammi per metro cubo
- ozono: il limite giornaliero viene ridotto da 120 a 100 microgrammi per metro cubo. Il raggiungimento di questi livelli sarà una sfida per molte città, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, e in particolare per quelle con molte giornate di sole, in cui le concentrazioni di ozono raggiungono livelli più elevati causando problemi respiratori e attacchi di asma
- biossido di zolfo: il livello è stato ridotto da 125 a 20 microgrammi per metro cubo. L'esperienza ha infatti dimostrato che azioni relativamente semplici possono abbassare rapidamente i livelli di biossido di zolfo con la conseguenza di diminuire i tassi di decessi e malattie infantili
- biossido di azoto: il limite resta invariato; tuttavia, il rispetto di questo limite, essenziale per prevenire le bronchiti, resta una grande sfida in molte aree in cui il traffico automobilistico è intenso.
PM 2,5: IL KILLER INVISIBILE - Il Pm2,5 ossia le polveri super sottili, provocano effetti sulla salute ben più gravi del più noto Pm10. Nell'Unione europea il Pm2,5 causa per il cittadino medio una perdita dell'attesa di vita di circa 8,6 mesi. Per alcuni tecnici il Pm2,5 potrebbe diventare a pieno titolo il riferimento più appropriato per misurare la frazione di polveri sottili al posto del Pm10. Un orientamento condiviso anche dall'Oms secondo la quale il Pm2,5 sembra essere più idoneo come indicatore di riferimento, «visto che si tratta delle polveri che hanno più incidenza sulla salute umana». Il riferimento al Pm10 può comunque essere un valido strumento - spiega l'Oms - per poter confrontare i dati attuali con quelli del passato. ( Corriere della Sera del 10 Ottobre 2006).
Le polveri sottili sono in grado di penetrare nell’organismo attraverso i bronchi; esse sono composte da un mix di metalli pesanti più o meno tossici (cadmio, zinco, piombo, antimonio, cromo, arsenico).Sono accertate (perché ampiamente studiate dal momento che le polveri sottili sono presenti continuamente nelle aree urbane per via del traffico) correlazioni fra l’aumento della concentrazione nell’aria e l’incremento di decessi
Non ultimo fra i fattori ambientali da osservare la presenza del vento. Da uno studio sui rilasci dei biogas della discarica di “Bellolampo” e gli effetti sulla qualità dell’aria urbana di Palermo, condotto in modo scrupoloso nel periodo 01/01/2002 – 31/12/2003, si è evidenziata una situazione a dir poco particolare. Sono stati analizzati i dati di direzione ed intensità del vento rilevati con cadenza oraria nel periodo anzidetto. Nelle stazioni della rete di monitoraggio dell’AMIA Belgio e Boccadifalco sono stati considerati i dati di concentrazione del metano relativamente alla frazione non captata dagli appositi impianti e che va a disperdersi nell’atmosfera. Dall’esame dei dati anemometrici si evince una netta prevalenza dei venti provenienti dai settori Est ed Ovest, direzioni strettamente legate alle caratteristiche morfologiche locali. Mentre nelle ore dalle 8.00 alle 20.00 si è notata la prevalenza di brezza marina nelle ore dalle 21.00 alle 7.00 e’ stata la brezza di terra a prevalere (cioè un andamento da Bellolampo verso la città). Si sono rilevati picchi di concentrazione di metano che in base alla direzione del vento hanno interessato, sia contemporaneamente che isolatamente, le due centraline di rilevamento
La conclusione dell’indagine, che comunque va approfondita, porta alla considerazione che la notte i fumi della combustione dell’incenerimento dei rifiuti saranno, in condizioni normali, portati dal vento su tutta la città con conseguente aumento della concentrazione delle polveri sottili , della diossina e di altri inquinanti dannosi per la popolazione. A questo si aggiunga che, per ben 200 giorni l’anno, il vento soffia in direzione Ovest Est quindi da Bellolampo verso Palermo.
I Palermitani non giovanissimi non hanno bisogno di sofisticati modelli matematici di diffusione: essi ricordano bene che, quando l’AMIA lasciava bruciare in modo incontrollato i rifiuti a Bellolampo, ogni giorno, all’ora dell’inversione termica, il pennacchio maleodorante della discarica si piegava sulla città ed invadeva Borgo Nuovo, via Michelangelo, e giù fino al mare. Se poi le condizioni meteo erano particolarmente stagnanti, il fumo piegava per giorni interi verso la città. C’è da aggiungere che, per ben 200 giorni l’anno, i venti soffiano su Palermo in direzione
La scelta di risolvere il problema rifiuti costruendo un “termovalorizzatore” asseconda più gli interessi industriali che quelli della collettività e getta la città di Palermo in una misera condizione di città industriale (con il paradosso di non avere la ricchezza che le industrie producono) e determina un sensibile aggravamento dei rischi per la salute dei suoi abitanti.
Oggi la cittadinanza sembra totalmente disinformata: è possibile però che con il progredire delle attività si attiveranno processi informativi più o meno corretti su quanto si sta decidendo di fare e ciò potrebbe determinare forti (e giustificate) reazioni negative che non gioveranno certo a coloro che hanno determinato tale scelta. Basterebbe solo rispettare le leggi in vigore per capire che al momento Palermo non necessita di un termovalorizzatore bensì di procedere ad una raccolta differenziata spinta, portata a livelli tali da farci allineare alle più moderne nazioni europee.


5 Diossine e CO2

Quante diossine emetterà giornalmente il termovalorizzatore di Bellolampo?
L’impianto di Bellolampo sarebbe in grado di trattare 1.659 tonnellate di rifiuti urbani al giorno e per bruciarli occorrerebbe l’ossigeno presente in circa dieci milioni di metri cubi d’aria che, dopo la combustione, per la legge di Lavoisier o della conservazione della massa, sarebbero immessi nuovamente in atmosfera come fumi dopo una loro adeguata depurazione.
Anche con i sofisticati sistemi di depurazione fumi dei moderni termovalorizzatori, l’aria che esce dal camino è comunque più inquinata di quella che è entrata nel forno del termovalorizzatore. E, per quanto riguarda la tutela della salute pubblica, nel caso di inquinanti persistenti e bioaccumulabili come le diossine, è irrilevante l’effetto di diluizione realizzabile con alti camini.
Se il termovalorizzatore di Palermo avrà le stesse caratteristiche tecnologiche di quello di Brescia, spesso portato a modello, in ogni metro cubo di fumi in uscita dal suo camino ci saranno 8 picogrammi di diossine. Questo valore è stato comunicato dalla ditta che gestisce il termovalorizzatore di Brescia e certamente, è rappresentativo delle migliori prestazioni di questo tipo di impianto. Si tratta, comunque, di una concentrazione di diossine almeno 40 volte superiore a quella che si può presumere sia presente nell’aria in ingresso all’impianto.
Più realisticamente, la concentrazione media di diossine, sul lungo periodo, nei fumi di questo come d’altri impianti simili, si attesterà sui valori medi registrati negli inceneritori tedeschi: 52 picogrammi per metro cubo di fumi emessi, valore riportato nell’Inventario delle Diossine in Europa e, comunque, ampiamente rispettoso dell’attuale limite alle emissioni di diossine stabilito dalla UE (100 picogrammi per metro cubo).
Pertanto, al meglio delle sue prestazioni, il termovalorizzatore palermitano, per ogni giorno di funzionamento, immetterebbe nell’ambiente 80.640.000 picogrammi di diossine. Se nel calcolo fatto in precedenza sostituissimo il fattore di 8 pg/m cubo con quello indicativo di 100 pg/m cubo del progetto del nostro inceneritore, la produzione giornaliera di diossine da parte dello stesso, sarebbe di 1.008.000.000 picogrammi (il progetto dice che i fumi che uscirebbero depurati dall’inceneritore di Palermo non potranno contenere più di 100 pg di diossina per ogni metro cubo) I valori finali, quindi, aumenterebbero di circa 12,5 volte

Quante diossine emette giornalmente il traffico veicolare di Palermo?
Nel già citato Inventario Europeo delle fonti di diossine, il fattore d’emissione minimo, per le autovetture catalizzate e per le autovetture diesel europee è, stimato, rispettivamente, di 3,5 e 23,6 picogrammi (pg) di diossine per litro di combustibile consumato.
I fattori d’emissione medi, sempre riportati nello stesso Inventario, per le auto catalizzate e le auto diesel, sono rispettivamente 43 e 48 pg/l.
Nella provincia di Palermo sono vendute ogni anno 267.024 t di benzina e 189.364 t di diesel. Pertanto l’intero parco autoveicolare della provincia produce 11.482,032.000 pg di diossina da benzina e 9.089.472.000 pg da diesel all’anno, in totale 20.571.504.000 pg all’anno e quindi 56.360.285 pg/giorno. Questi valori sono nettamente inferiori alla quantità minima e massima di diossine che emetterebbe giornalmente il termovalorizzatore di Bellolampo.

Di quanto aumenterebbero le diossine nell’aria con il nuovo inceneritore?
( Diossine da traffico + diossine da inceneritore )
Diossine emesse x giorno
Auto (benzina + diesel)nella Provincia di Palermo 56.360.000 pg/giorno.
Inceneritore di Bellolampo(emissioni minime) 80.640.000 pg/giorno
Totale 137.000.000 pg/giorno
Calcolando le emissioni minime dell’inceneritore di Brescia avremmo, con l’inceneritore di Bellolampo, un aumento del 143% di diossine giornaliere nell’aria.

Fattori massimi di emissione inceneritore (100 pg/mc)
Auto (benzina + diesel) 56.360.000 pg/giorno
Inceneritore 1.008.000.000 pg/giorno
Totale 1.064.360.000 pg/giorno
Considerando i valori massimi indicati nel progetto, l’inceneritore di Bellolampo immetterebbe 17,89 volte più diossine nell’aria dell’intero parco macchine di tutta la provincia; ovvero calcolando le diossine nell’aria in totale avremmo con l’inceneritore di Bellolampo un aumento delle diossine del 1.789% quindi 20 volte più diossine di quelle che abbiamo già nell’ambito provinciale.
Ciò significa che la quantità di diossine che sarebbero emesse giornalmente in atmosfera dal termovalorizzatore di Bellolampo equivarrebbe a quella prodotta giornalmente da quasi 13.000.000 di autovetture.
Questa stima è confrontabile con le stime di emissioni di diossine in Germania per l’anno 1995, riportati nell’ Inventario Europeo delle diossine.
In questo paese, dove nel 1995 già operavano gli inceneritori più moderni e, in anticipo di alcuni anni rispetto all’Italia, le nuove autovetture erano catalizzate, l’emissione annuale di diossine da inceneritori di rifiuti urbani ed ospedalieri è stata stimata pari a 157,28 grammi, a fronte di un’emissione di diossine, da parte di tutto il traffico su gomma tedesco, stimato pari a 4,14 grammi.
Pertanto, in Germania, la quantità di diossine da incenerimento era 17,2 volte maggiore della quantità di diossine prodotta dal traffico.
Nello stesso periodo (1995), per gli Stati Uniti, le stime dell’EPA, valutavano che i 130 inceneritori in funzione in tutti gli “States”, per incenerire circa 30 milioni di rifiuti l’anno, emettevano in atmosfera 1.758 grammi di diossine, a fronte di solo 39,1 grammi prodotte, annualmente, da tutte le auto catalizzate USA. Una differenza di oltre 40 volte!

CALCOLO EMISSIONI DIOSSINE PER MQ DI TERRENO INTORNO ALL’INCENERITORE
In Italia non c’è una legge che dice quanta diossina ci può essere per ogni mq di superficie. Si può prendere a riferimento la normativa del Belgio che ha fissato il limite massimo giornaliero di 3,4 pg di diossina per mq di terreno al giorno, dopo lo scandalo dei morti causati dai “polli alla diossina”.
1.008.000.000 pg/giorno di diossina: 3,4 pg/mq = 296.470.588 mq = 296,5 kmq
Per pura ipotesi (deposizione di diossina uniforme in tutte le direzioni) questo significa che per rispettare il limite di 3,4 pg/mq sarebbe necessaria una superficie di 296,5 kmq intorno all’impianto, con un raggio di quasi 10 km (9,72 km).
Molto più realisticamente (ma allo scopo si utilizzano appositi modelli matematici per calcolare la deposizione al suolo) si può dire che, considerando l’andamento predominante dei venti (dalle montagne verso Palermo), vi sarà una deposizione prevalente sulla città.(il porto, in linea d’aria dista meno di 10 km!).

CALCOLO DI DIOSSINE PER NUMERO DI ABITANTI (Dose massima stabilita dall’ OMS)
Dieci anni fa l’OMS fissava la dose massima di diossine in 14 pg/ kg di peso corporeo. Oggi
Il limite massimo, vista la pericolosità delle diossine, è fissato in 2 pg/kg di peso corporeo. Per cui la dose massima giornaliera per una persona di 60 kg è di 120 pg al giorno.
Considerando che l’inceneritore di Bellolampo emetterebbe 1.008.000.000 pg di diossine/giorno, dividendoli per la dose massima giornaliera stabilita dall’OMS, si può dedurre che Palermo dovrebbe avere 8.400.000 abitanti.
Pertanto, la quantità di diossina che sarebbe emessa quotidianamente dall’inceneritore di Bellolampo equivarrebbe alla dose tollerabile da una popolazione 9-10 volte superiore a quella della città di Palermo.

Esposizione sulle emissioni di CO2

Dai dati ufficiali che annualmente vengono presentati alla Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici, risulta che a parità di energia prodotta, i termovalorizzatori emettono più anidride carbonica rispetto alla media delle altre fonti energetiche.
Per la produzione netta di un kilowattora da rifiuti si emettono infatti ca 950 grammi di anidride carbonica, contro i 530 della media nazionale (che comprende anche la quota da rinnovabili) e i 650 della sola componente termoelettrica. Si tratta di emissioni più elevate di quelle delle fonti fossili: un impianto tradizionale a carbone emette ca 900 grammi di CO2 per KWh e uno a gas a ciclo combinato ca 370.

QUANTA CO2 SI EMETTE PER PRODURRE UN KWH ?

940 grammi da incenerimento rifiuti solidi urbani
900 grammi da impianto tradizionale a carbone
800 grammi da impianti a "carbone pulito"
720 grammi da olio combustibile
650 grammi valore medio Italia 2004 impianti termoelettrici(media da fonti fossili)
530 grammi valore medio Italia 2004 (tuue le fonti)
500 grammi da gas da impianto tradizionale
370 grammi da gas da impianto a ciclo combinato
0 grammi da eolico
0 grammi da solare fotovoltaico
0 grammi da biomasse
(da Comunicato Greenpeace Italia 06.10.2006)

Questo significa che i termovalorizzatori contribuiscono ad aumentare le emissioni di CO2,allontanandoci dal rispetto delle scadenze e degli impegni previsti dal protocollo di Kyoto.
In Italia le emissioni dei gas serra nel 2004 sono salite a 583,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti(Mt CO2 eq ) a fronte di un impegno di riduzione delle emissioni a 485,8, con una distanza dall’obiettivo del Protocollo di Kyoto pari a 97,7 Mt CO2 eq: un aumento del 13 per cento a fronte di un impegno di riduzione, entro il 2012, del 6,5 per cento (da Atto Camera – Risoluzione in Commissione 7-00103 ).
Il mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione di emissioni di gas serra per l’Italia comporterebbe un costo non solo ambientale, ma anche economico rilevante.
Supponendo un costo medio dei meccanismi flessibili pari a 15 Euro per tonnellata, se la distanza dall’obiettivo si confermasse intorno ai 100 milioni di tonnellate , l’Italia dovrebbe sborsare circa 1,5 miliardi di Euro all’anno.


6 "In natura nulla si crea e nulla si distrugge"
"In una reazione chimica la somma dei pesi delle sostanze che reagiscono è uguale alla somma dei pesi e delle sostanze che si formano"
(Antonio Lavoisier, 1785)
In parole più semplici questa legge può essere così enunciata:
"in natura nulla si crea e nulla si distrugge"

Questa precisazione prende spunto dalla constatazione che, nel dibattito in corso per risolvere il problema dei rifiuti, circolano con insistenza termini di fantachimica quali termodistruzione, emissione zero e altre simili amenità, quale quella che i termodistruttori permetteranno di fare a meno delle discariche.
L'applicazione della legge di Lavoisier al trattamento ad alta temperatura dei rifiuti (incenerimento) significa che il peso di tutto quello che entra in un inceneritore (rifiuti ed ossigeno atmosferico) lo si deve ritrovare, alla fine della combustione.
Le sostanze incombuste, pari al 20/30 per cento in peso rispetto alla massa originaria dei rifiuti, escono dall'impianto di incenerimento sotto forma di scorie.
Circa il 3 per cento della massa si trasforma, invece, in polveri fini che verranno trascinate come polveri volanti (fly ash) nei fumi. Opportuni filtri provvedono, tuttavia, a trattenerne gran parte, prima della loro immissione in atmosfera.
La massa rimanente, circa il 70 per cento, formata da composti gassosi o volatili, si troverà negli effluenti gassosi che dovranno essere ulteriormente depurati prima di essere immessi in atmosfera.
Applicando questo schema alle 546.000 tonnellate di rifiuti che annualmente dovrebbe trattare l'impianto di Bellolampo si conclude che, mediamente, alla fine del processo di ritroveranno:
• 145.000 tonnellate di scorie
• 38.000 tonnellate di ceneri volanti (fly ash), raccolte dai filtri (alle quali si aggiungono 50 kg di cementi speciali per ogni 100 kg e perciò diventeranno 59.000t) Pertanto l'inceneritore produrrà, sotto forma di ceneri e scorie volanti circa 183.000 tonnellate l'anno di rifiuti solidi a cui occorre trovare una sistemazione (in genere una discarica) tenendo conto del non trascurabile fatto che, a causa delle reazioni che avvengono nell'inceneritore, la quantità e la composizione dei metalli pesanti rende le ceneri volanti rifiuti tossico-nocivi.
A questo punto al bilancio di massa dei soli rifiuti in ingresso all'inceneritore mancano
363.000 tonnellate
che, in base alla legge di Lavoisier, inevitabilmente si ritrovano nei fumi (un volume annuo di oltre due miliardi di metri cubi) e che anche dopo opportuni trattamenti verranno immessi in gran parte in atmosfera sotto forma di:
Vapor acqueo; Anidride carbonica; Polveri fini °, ossido di carbonio °; Acido cloridrico °; Acido fluoridrico °; Anidride solforosa °; Metalli (piombo, cadmio, mercurio .. )°; Diossine °; Idrocarburi policiclici °
La quantità di composti immessi in atmosfera come l'acido cloridrico possono essere fortemente ridotti con opportuni trattamenti. Ma, anche in questo caso, niente sparisce o viene distrutto e la quantità totale di cloro presente nei rifiuti si ritroverà in gran parte alla fine della depurazione, sotto forma di rifiuto solido (Cloruro di calcio) e in atmosfera come Acido cloridrico e diossine.
E' da notate come le sostanze segnate con (°) sono tossico-nocive ed, in pratica, assenti nei rifiuti nella composizione chimica che si riscontra nei fumi e che li rende pericolosi per l'uomo e l'ambiente.
Inoltre l'Anididride carbonica, per la quota derivante da prodotti di sintesi (plastiche) contribuisce all'aumento della concentrazione atmosferica di questo gas, il cui effetto serra si prevede possa provocare modifiche del clima del pianeta.
Per una più puntuale informazione alleghiamo i dati sulle attuali emissioni annuali in atmosfera (dopo depurazione spinta) del moderno inceneritore di Copenhagen (impianto di Vestforbraending) che ogni anno tratta 325.000 tonnellate di rifiuti combustibili, preventivamente selezionati alla fonte, per ridurre la quantità di plastiche clorurate e metalli pesanti.
Tonnellate annue di emissioni in atmosfera dell'inceneritore di Copenhagen
Ossido di carbonio 43
Carbonio organico 3.7
Polveri 16
Acido cloridrico 3.9
Anidride solforosa 70
Piombo 0.4
Acido fluoridrico 0.5
Mercurio e Cadmio 0.08
In conclusione, se correttamente si considera che nell'intero processo di incenerimento si fanno reagire i rifiuti combustibili con l'ossigeno atmosferico e con altri reagenti (utilizzati per eliminare dei fumi composti tossici prodotti dall'incenerimento stesso) si deve inevitabilmente concludere che:
In un processo di ossidazione termica dei rifiuti il peso dei prodotti di reazione, solidi e volatili, introdotti nell'ambiente è maggiore di quello dei rifiuti trattati.

Fonti
Progetto presentato da PEA Ambiente
Testo da: DEMISTIFICAZIONE DELLA RETORICA A FAVORE DEGLI INCENERITORI SULLA BASE DELLA LEGGE DI LAVOISIER di Federico Valerio presidente della Sezione di Genova di Italia Nostra e chimico ambientale presso l'IST di Genova
Adattato all’inceneritore di Bellolampo dal Comitato Mondo Pulito aderente alla Rete per la Difesa dei Beni Comuni

7 Siti di Importanza Comunitaria e loro tutela

In Italia la Rete Natura 2000, ai sensi della Direttiva "Habitat", è costituita dalle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e dalle Zone di Protezione Speciale(ZPS). Attualmente la "rete" è composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale (ZPS), previste dalla Direttiva "Uccelli", e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC); tali zone possono avere tra loro diverse relazioni spaziali, dalla totale sovrapposizione alla completa separazione.
Come riscontrabile a seguito di un raffronto cartografico, parte dell’area individuata per la realizzazione degli impianti di trattamento dei rifiuti a Bellolampo, tra i quali è prevista anche la costruzione di un impianto di incenerimento degli stessi, ricade all’interno della zona pSIC denominata “ITA 020023 Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone di Sagana” ed individuata ai sensi della Direttiva n. 92/43/CEE "Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche" (generalmente denominata Direttiva "Habitat"); come peraltro riscontrabile negli elenchi contenuti nell’allegato A al Decreto 25 marzo 2005 (C.U 157 dell’8 luglio 2005 “Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea, ai sensi della direttiva 92/43/CEE”).
Il SIC oggetto di intervento presenta ben 7 habitat protetti dalla UE, di cui uno prioritario, alcune specie di Uccelli e di piante endemiche. Parte del citato sito pSIC può, invece, essere considerato come area seminaturale, ma ciò non pregiudica la necessità di una sua tutela, anzi, nello stesso titolo della Direttiva "Habitat" viene specificato l'obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali (quelli meno modificati dall'uomo) ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Con ció viene riconosciuto il valore, per la conservazione della biodiversità a livello europeo, di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell'uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra uomo e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l'agricoltura non intensiva.

A causa della specifica natura dell’intervento previsto, un impianto di incenerimento di rifiuti che produrrà fumi e polveri, la dispersione degli elementi volatili della combustione avverrà, per effetti meteorici e venti particolari, su di una superficie che va ben al di là dei meri confini del lotto di terreno all’interno del quale se ne prevede la realizzazione; questa dispersione potrebbe quindi avere possibili effetti negativi non solo sull’area sulla quale insisterà l’impianto e sulla limitrofa aerea pSic citata, ma sulle altre aree da sottoporre a tutela individuate nelle vicinanze ai sensi della Dir. 92/43/CEE, sia come pSic che come Zps; nello specifico sulle aree denominate rispettivamente:
pSIC
ITA 020006 Capo Gallo; che è anche Riserva Naturale Orientata/integrale;
ITA 020009 Cala Rossa e Capo Rama;
ITA 020012 Valle del fiume Oreto;
ITA 020014 Monte Pellegrino; che è anche Riserva Naturale Orientata
ITA 020026 M.Pizzuta, Costa del Carpineto, Moarda, che è pure Riserva Naturale Orientata
ITA 020044 Monte Grifone;
ITA 020021 Montagna Longa, Pizzo Montanello;
ITA 020030 Monte Matassaro, M.Gradara, e M. Signora;
ITA 020047 Fondali Isola delle Femmine, Capo Gallo; che è anche Riserva Marina;

e ZPS
ITA 020027 Monte Iato, Kumeta, Maganoce e Pizzo Parrino;
ITA 020013 Lago di Piana degli Albanesi.

Si ricorda inoltre che la necessità di sottoporre a tutela le aree Sic e Zps è stata recentemente ribadita sia da parte del Commissario dello Stato che da parte del Tar Sicilia: nel primo caso, il 27 aprile del 2007 il Commissario dello Stato ha impugnato il DDL 513 nella parte che indeboliva il sistema di tutela dei Siti di Importanza Comunitaria. Lo stesso giorno l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente emanava un decreto con il quale le Zone di Protezione Speciale e le Zone Speciali di Conservazione non venivano più considerate aree naturali protette e venivano sottratte al sistema di tutela fissato dallo Stato: decreto successivamente sospeso dall’ordinanza del 17 luglio 2007, a cura della Prima Sezione del TAR Sicilia – Sede di Palermo.

Come previsto dall’art. 5 comma 4 della L. 357/97, poi successivamente modificato ed integrato dal D.P.R. 120 del 12 marzo 2003: “Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n.349, e del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, e successive modificazioni ed integrazioni, che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione, […], la valutazione di incidenza è ricompresa nell'ambito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le finalità conservative previste dal presente regolamento, facendo riferimento agli indirizzi di cui all'allegato G.

Dai dati in nostro possesso la procedura di V.I.A. (che avrebbe dovuto includere anche la redazione della valutazione di incidenza), è stata innanzitutto avviata e valutata per una centrale termoelettrica e non per un inceneritore di rifiuti ed inoltre e soprattutto, per le modalità con le quali è stata realizzata, non è risultata coerente:
-né con le prescrizioni sulla partecipazione dei cittadini stabilite ai sensi dell’art. 6 della Convenzione di Aahrus;
-né con le modalità di partecipazione attiva previste dall’art. 6 della Direttiva 85/337/CEE 27 giugno 1985, e dalle relative modifiche apportate a seguito dell’emanazione delle direttive 97/11/CE (G.U.C.E 14 marzo 1997, n. L073) e 2003/35/CE (G.U.C.E 25 giugno 2003, n. L 156/17). Si fa in particolare riferimento al comma 4 del citato art. 6 laddove “Al pubblico interessato vengono offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alle procedure decisionali in materia ambientale di cui all'articolo 2, paragrafo 2. A tal fine, esso ha il diritto di esprimere osservazioni e pareri alla o alle autorità competenti quando tutte le opzioni sono aperte prima che venga adottata la decisione sulla domanda di autorizzazione”;
né con quanto previsto, per esempio, ai sensi dell’ art. 5, comma 3, trattini 3 e 4 dove è espressamente indicato che: “Le informazioni che il committente deve fornire a norma del paragrafo 1 comprendono almeno:
-i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sull'ambiente
Da quanto è possibile apprendere dallo stesso “Parere di compatibilità con prescrizioni” n. 590 del 10 giugno 2004 emesso dalla commissione per la valutazione di impatto ambientale:
-non sono, per esempio, presenti indicazioni riguardanti le emissioni inquinanti caratteristiche degli impianti;
-mancano le simulazioni per le emissioni di diossine, furani, IPA, metalli pesanti;
-non c’è traccia della valutazione sulla catena biologica e sulla salute umana derivante dall’emissione e dispersione nell’ambiente delle predette diossine, furani, IPA, metalli pesanti;
Si segnala che a parte l’evidente contrasto con qualsiasi normativa in materia e con l’applicazione del principio di precauzione, ciò è anche in contrasto con quanto previsto dal Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani, approvato con atto del Consiglio Comunale di Palermo n° 93 del 16/05/02, laddove, al punto E.1.1, è chiaramente indicato che “Il Comune promuove la definizione di idonee forme organizzative dei servizi di conferimento, al fine di favorire la selezione di materiali da destinarsi al reimpiego, al riciclaggio, al recupero, alla produzione di energia senza pericolo per la salute dell’uomo e senza pregiudizio all’ambiente ai sensi delle finalità dell’art. 2 del D. Lgs n. 22/97”. Se non esistono analisi sulle possibilità di trasmissione dei prodotti dell’incenerimento (fumi, polveri, residui), all’interno della catena biologica, come sarà possibile stabilire se l’impianto è o meno fonte di “pericolo per la salute dell’uomo” e causa di “pregiudizio all’ambiente”. E ciò non invalida la concessione dell’area di Bellolampo da parte del comune di Palermo all’Amia e da questa al gestore dell’impianto di incenerimento?
-non sono state utilizzate appropriate indagini geognostiche (il che è assai preoccupante anche dal punto di vista delle possibili conseguenze idrogeologiche alla luce della previsione di stoccaggio sulla medesima area dei residui di incenerimento).

-una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal committente, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale;
A differenza di quanto obbligatoriamente previsto non sono state neanche ipotizzate soluzioni tecniche di smaltimento né siti alternativi, e neppure il confronto con l’opzione zero, vale a dire la non realizzazione dell’impianto.

Sempre a proposito della valutazione di incidenza, la direttiva 92/43/CEE, art. 6 comma 3, stabilisce inoltre che “Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito (e non vi è ombra di dubbio che l’inceneritore sicuramente non serve per la gestione dell’aera pSIC) ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, PREVIO PARERE DELL'OPINIONE PUBBLICA”.

La mancanza di tutti questi dati non può che compromettere la redazione di corrette analisi di compatibilità dell’impatto e dell’incidenza dell’intervento previsto sia nei confronti dell’area pSic nella quale ricade o sulla quale ricadranno comunque polveri, emissioni e scarti di incenerimento, sia nei confronti delle pSic e Zps limitrofe.

Va inoltre evidenziato il fatto che nonostante l’iter autorizzativo non sia ancora concluso (ed infatti solo adesso si sta procedendo alla procedura di A.I.A) i lavori sull’area di Bellolampo sono stati già iniziati, ciò in palese contrasto con quanto dichiarato dal citato comma 4 dell’art. 6 “quando tutte le opzioni sono aperte prima che venga adottata la decisione sulla domanda di autorizzazione” ed in contrasto con le stesse prescrizioni del parere della commissione V.I.A. laddove si prescriveva la “realizzazione:
-di una Campagna di monitoraggio ante operam per la qualità dell’aria, per il rumore per uniformare i progetti esecutivi al DM 01/04/01 e salute pubblica, per i siti in cui ricadono i “termovalorizzatori”. E’ inequivocabile che l’espressione “ante operam” significa prima della realizzazione delle opere!

Inoltre, per potere procedere alla realizzazione dell’opera ed all’inizio dei lavori sarebbe stato necessaria ed obbligatoria l’emanazione, da parte del Ministero dell’Ambiente e previo parere da parte della commissione V.I.A., di un “Decreto di V.I.A.”; invece, come è possibile dedurre anche nell’Ordinanza Commissariale del 29 novembre 2004 (pubblicata in G.U.R.S. 21 Gennaio 2005 n. 3) il Ministro dell'ambiente e della Tutela del Territorio, con nota prot. Gab./2004/6534/B09 del 5 luglio 2004, ha trasmesso solamente il parere, favorevole con prescrizioni, n. 590 del 10 giugno 2004, reso dalla commissione per la valutazione di impatto ambientale. Che non sia stato emesso un Decreto di V.I.A. è oltremodo visibile anche attraverso la consultazione del sito del Ministero dell’Ambiente, laddove, all’indirizzo di seguito indicato non risulta incluso alcun Decreto riguardante l’impianto di Bellolampo:
http://www.minambiente.it/index.php?id_sezione=320&sid=a1b9ea845011bf9aa09d0de566e0e66e

Tale parere, come dichiarato nella citata Ordinanza Commissariale del 29 novembre 2004, è stato emesso ai sensi del comma 4, art. 2 dell'D.P.C.M. n. 3334 del 23 gennaio 2004 che stabilisce:
“Il commissario delegato, per la valutazione della compatibilità ambientale dei progetti relativi ai sistemi per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotti nei Comuni della Regione siciliana, da destinare agli impianti di termovalorizzazione, con recupero di energia, si avvale, in deroga rispettivamente all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, e successive modifiche ed integrazioni, agli articoli 1 e 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, e successive modifiche ed integrazioni, ed all'articolo 91 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6, e relativi regolamenti di attuazione, della commissione di cui all'articolo 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modifiche ed integrazioni, che si esprime entro quarantacinque giorni dalla richiesta.
Tale norma però, a nostro giudizio, non andrebbe applicata, in quanto derogando a tutta una serie di norme di recepimento ed applicazione di direttive comunitarie, risulta:
-in palese contrasto sia con il dovere di dare pieno e corretto adempimento agli obblighi comunitari, fondato sull'art. 5 del Trattato di Roma e sull'art. 11 della Costituzione,
ed inoltre:
-in palese contrasto con le considerazioni della sentenza della corte costituzionale n. 389 del 1989 ed il quasi concomitante pronunciamento della Corte di giustizia europea (sentenza 22 giugno 1989, in causa n. 103/1988): entrambe relativi al contrasto tra norma interna e norma comunitaria e che hanno riconosciuto che gli organi della pubblica amministrazione, (soggetti sforniti del potere di dichiarazione del diritto), sono vincolati a non dare applicazione alle norme interne confliggenti con quelle comunitarie ed inoltre che la "non applicazione" della norma interna confliggente con quella comunitaria non fa venir meno "l'esigenza che gli Stati membri apportino le necessarie modificazioni o abrogazioni del proprio diritto interno al fine di depurarlo da eventuali incompatibilità o disarmonie con le prevalenti norme comunitarie";
-in palese contrasto con quanto stabilito nella sentenza n. 384 del 1994 della Corte costituzionale, con la quale, nell'ambito di un giudizio di costituzionalità sollevato in via principale avverso una legge regionale (ma lo stesso, riteniamo, dovrebbe valere anche con una norma dello Stato), ha affermato l'esigenza di depurare l'ordinamento nazionale da norme incompatibili con quelle comunitarie, dichiarando inoltre l'illegittimità costituzionale di una legge della Regione Umbria ritenuta contrastante con norme di regolamento comunitario;
-in palese contrasto, infine, con le considerazioni espresse dalla sentenza della corte di Cassazione 2006 Ordinanza n. 1414 e con il rischio di pregiudizio degli obiettivi comunitari di salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente e di protezione della salute umana di cui all'art. 174 (ex 130 R) del Trattato CE e degli obblighi di leale cooperazione di cui all'art. 10 (ex 5) del medesimo Trattato;

Preme ancora una volta ribadire che i prodotti della combustione (diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici e metalli pesanti) che si manifestano sotto forma di milioni di metri cubi di gas e ceneri volanti (che escono dai camini e contaminano il mondo vegetale) e di milioni di tonnellate di ceneri di fondo (che si depositano alla base delle caldaie e devono essere “smaltiti” in discariche di rifiuti speciali, che provocheranno problemi di percolamento con conseguente avvelenamento delle falde idriche), avranno chiare ripercussioni su atmosfera, suolo ed acqua e di riflesso sia sulla salute umana, sia sulla presenza di Siti per i quale sussiste la necessità di garantire il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat di specie per la cui tutela sono state designate le zone di protezione speciale ai sensi delle citate direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CE.

Alla luce di tutte le manchevolezze evidenziate è consequenziale che se, nell’adempimento della valutazione di incidenza si fosse correttamente proceduto secondo:
-le modalità delineate nella guida metodologica "Assessment of plans and projects significantly affecting Natura 2000 sites. Methodological guidance on the provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EEC" (redatto dalla Oxford Brookes University per conto della Commissione Europea DG Ambiente, come indicato nel sito del Ministero dell’Ambiente);
-secondo quanto previsto ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, dei relativi Allegati e delle relative successive modifiche ed integrazioni (in part. il Decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n.120);
-ed infine anche ai sensi delle linee guida per la gestione dei siti Natura 2000, emanate con decreto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio del 3 settembre 2002 (G.U.R.I. n. 224 del 24 luglio 2002)
con ogni probabilità si sarebbe ottenuta una valutazione negativa.

Alla luce di tutte le considerazione fin qui fatte e tenuto conto che, a nostro giudizio, c’è stato sia un palese mancato rispetto della procedura di V.I.A. (e della valutazione di incidenza ad essa integrata), l’intera procedura deve essere dichiarata non valida e si richiede pertanto di desistere dal proseguimento dell’iter autorizzativo per l’impianto di incenerimento e di procedere alla bocciatura ed al blocco della realizzazione dell’opera.


8 Nuove discariche di rifiuti tossici

Con la costruzione degli impianti previsti la necessità di discariche non verrebbe superata, anzi l’inceneritore invierebbe in discarica una percentuale importante - circa il 29% del totale incenerito - che deve essere conferita in una discarica per rifiuti speciali.

L'inceneritore, infatti, produrrebbe ceneri cosiddette pesanti che comportano problemi di stoccaggio, ma - problema più grave – produrrebbe anche ceneri volanti, cioè quegli inquinanti che gli impianti di depurazione non immettono direttamente nell'atmosfera, ma trattengono nei filtri, rimangono quindi nell'impianto e devono essere smaltiti.
Gli inceneritori hanno quindi bisogno di discariche per sostanze pericolose dove depositare le scorie e le polveri prodotte dalla combustione.

Si tratta di rifiuti tossici, tanto è vero che la soluzione che la Germania, l’ Austria, ma anche l’Italia hanno adottato è quella di mandare questi rifiuti nelle miniere di salgemma tedesche -. Ad esempio le scorie e le polveri prodotte dall’inceneritore di Brescia sono depositate in miniere di salgemma in Germania, adatte per la loro stabilità geologica e sismica - finché i tedeschi ce le accoglieranno.

L’inceneritore di Bellolampo ha bisogno, quindi, di una nuova discarica per questo tipo di rifiuti speciali. Le ceneri provenienti dai filtri contengono diossine, metalli pesanti, furani, ecc sostanze cancerogene , che hanno inoltre la caratteristica di non degradarsi,ma di accumularsi per un tempo infinito.

Bellolampo è un sito sismico ed il suolo è altamente permeabile

L’area di Bellolampo, che ricade su terreno calcareo altamente permeabile, è da classificare, a norma di legge, come “zona di protezione” perché area di ricarica della falda acquifera per uso potabile di importanza fondamentale per la città di Palermo e per i comuni di Montelepre, Torretta, Carini, Cinisi, ecc.
Queste discariche potrebbero essere un enorme pericolo per l’inquinamento delle falde acquifere.

Per Bellolampo si avranno:
546.000 tonnellate/anno rifiuti bruciati = 500.000-546.000 tonnellate/anno di fumi immessi in atmosfera
157.000 tonnellate/anno di scorie e ceneri inertizzate da portare in discarica.

1) Scorie prodotte durante la combustione dei rifiuti
dallo Studio della PEA si legge che si producono 91.000 tonnellate all’anno di scorie di fondo da depositare in discarica.

2) Ceneri catturate dai filtri
dallo Studio PEA si legge che ogni anno si raccoglieranno 38.000 tonnellate di ceneri tossiche. Esse devono essere miscelate con cementi speciali: inglobate in questo materiale (inertizzate); esse possono essere depositate in discarica come materiale non pericoloso.
Per ogni 100 kg di polveri si devono aggiungere circa 50 kg di cementi speciali: 38.000 x 1,50 = 57.000 tonnellate/anno di polveri inertizzate da depositare in discarica.
Quindi ogni anno si depositeranno in discarica 91.000 + 57.000 = 148.000 tonnellate di scorie e ceneri pari a 157.000/546.000 = 28,75% dei rifiuti iniziali

Inoltre questa discarica riceverà le scorie e le polveri provenienti dall’inceneritore di Casteltermini: sono circa altre 80.000 tonnellate ogni anno.

.
In totale a Bellolampo ogni anno si depositeranno quindi:
228.000 tonnellate di rifiuti,

.Dunque un inceneritore non contribuisce a ridurre le discariche perché non solo queste continuano ad esistere, ma diventano discariche per rifiuti tossici-nocivi, quindi immensamente più pericolose delle vecchie discariche. E questi rifiuti tossici aumenteranno annualmente, stoccati come la nostra eredità per le future generazioni



9 Normativa europea e internazionale
Il 16 febbraio 2005 è divenuto operativo il Protocollo di Kyoto. Esso prevede che i Paesi industrializzati (quelli che tecnicamente vengono chiamati “Annex I”) riducano a livello mondiale del 5.2% -rispetto ai valori del 1990- e nel periodo che va dal 2008 al 2012 le emissioni dei gas serra, di quei gas cioè (in primis l’anidride carbonica, che funge da unità di misura anche per gli altri) che producono l’effetto serra che riscalda l’atmosfera del pianeta Terra provocando i cambiamenti climatici e le loro devastanti conseguenze: scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello dei mari, aumento degli eventi estremi come gli uragani e siccità, desertificazione, aumento delle malattie tropicali. A breve si procederà ad un “Kyoto 2”, che prevede una progressiva ma sostanziale diminuzione della CO2.
Il Rapporto dell’intergovernmental panel on climate change (IPCC) delle Nazioni Unite pubblicato nei mesi scorsi ha confermato la gravità delle minacce all’ambiente. Questo organismo conferma la necessità di contenere il surriscaldamento del pianeta per evitare effetti catastrofici, adottando misure urgenti in tutti i settori responsabili della produzione di gas a effetto serra.
Sui rischi relativi alla salute umana si era già incentrata la Convenzione per la Protezione dell’Ambiente Marino dell’Atlantico Nord-Orientale (la convenzione OSPAR). Essa riguarda 15 Stati della regione dell’Atlantico nord-orientale e dell’Unione Europea. All’incontro tenuto a Sintra nel giugno 1998, i Ministri dell’OSPAR si sono accordati su un chiaro impegno per la cessazione del rilascio di sostanze pericolose entro una generazione (per il 2020). E’ stato, cioè, posto un traguardo per la cessazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose (o i processi che le generano) e per la loro sostituzione con alternative non pericolose. Ciò significa uno spostamento dalle tecnologie sporche verso una strategia di produzione pulita ad emissioni zero.

In questa ottica si muove la Comunità Europea che, con il “Sesto programma europeo di azione per l’ambiente” ( 2001-2010) persegue l’obiettivo generale di raggiungere una qualità ambientale per la quale gli agenti contaminanti di origine antropogenica non debbano rappresentare un rischio per la salute umana, né produrre effetti negativi significativi. Esso prevede quindi una diminuzione della CO2 dal 20% al 40% al 2020 (sempre rispetto ai valori del 1990), e del 70% nel “lungo periodo”.
Questo segue al “Quinto programma di azione per l’ambiente” (1992-2000) che fissava l’'obiettivo della riduzione del 90 % nel 2005 (rispetto ai l ivelli del 1985) delle emissioni di diossine nell’atmosfera provenienti da fonti identificate.
Gli organismi europei così si esprimevano il 22 giugno2005:

Comunicato Stampa EURO/08/05
L’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM) accorcia in media la vita di ogni persona all’interno dell’Unione Europea (UE) di 8.6 mesi e i valori salgono per l’Italia: 9 mesi di vita nel 2000.
La Direttiva della Comunità Europea 99/30/EC stabilisce i valori limite per il PM10: 50 μg/m3 come media giornaliera e 40 μg/m3 come media annua. Le politiche vigenti per ridurre le emissioni di agenti inquinanti nell’atmosfera da qui al 2020 potranno salvare 3,2 mesi di vita per la popolazione dell’Unione Europea (UE) e 3,4 mesi di vita per la popolazione dell’Italia. Ciò equivale ad evitare 80,000 morti premature e a salvare più di un milione di anni di vita nei paesi della UE; in Italia questo significa circa 12.000 morti premature in meno e 170.000 anni di vita in più.
Nella UE, con la diminuzione della mortalità legata alla riduzione del PM fino all’anno 2020, si stima che si avrebbe un vantaggio monetario annuo compreso tra i 58 e i 161 miliardi di euro, mentre con la diminuzione delle malattie dovute al PM si risparmierebbero intorno ai 29 miliardi di euro l’anno. In Italia le cifre relative oscillerebbero da 9 a 23 miliardi di euro l’anno e fino a 5 miliardi di euro l’anno, rispettivamente. Calcolando insieme il costo degli anni di vita persi, si arriverebbe a risparmiare fino a 28 miliardi di euro l’anno
"Le misure volte a ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute e ad allungare l’attesa di vita già esistono e funzionano", dichiara Marc Danzon, direttore dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS.
L' OMS ha recentemente indicato, come linea guida, di porre sotto controllo le polveri PM2.5, non più solo le PM10: una chiara indicazione sul fatto che le particelle più sottili possono rappresentare un grave problema.

Nel 2000, l’Italia ha contribuito fino all’11% al totale delle emissioni primarie di PM10 nella UE, e fino al12% alle emissioni primarie di PM2,.5.
"La natura transfrontaliera dell’inquinamento da PM, richiede uno sforzo comune da parte di tutti i comuni, province e regioni per il benessere della popolazione italiana", commenta Roberto Bertollini, direttore del Programma Speciale per la Salute e l’Ambiente nell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS. "Il contributo di ogni comune e regione è essenziale a riguardo sia per proteggere la salute della popolazione locale, sia per contribuire alla riduzione dell’esposizione delle regioni confinanti, e dell’Italia tutta".
L’OMS e la Commissione Europea stanno lavorando insieme alla nuova strategia di lungo periodo sull’Aria Pulita per l’Europa (CAFE), volta a sviluppare una politica integrata per la protezione della salute e dell’ambiente contro gli effetti significativi e negativi dell’inquinamento atmosferico, e alla Convenzione sull’Inquinamento Atmosferico Transfrontaliero a Lungo Raggio, che servirà da base per le strategie nazionali per l’abbattimento dell’inquinamento (http://www.euro.who.int/air).
E ancora ( COM (2005)718 dell’11/1/2006 relativo ad una Strategia tematica sull’ambiente urbano): “… Se attuata a tutti i livelli, la strategia contribuirà a migliorare la qualità dell’ambiente urbano, rendendo la città un luogo più sano e più piacevole dove vivere, lavorare e investire e riducendo l’impatto ambientale negativo della stessa sull’ambiente nel suo complesso, ad esempio in termini di cambiamenti climatici. (punto 4) …… Le aree urbane svolgono un ruolo importante sia nell’adattamento ai cambiamenti climatici che nella riduzione delle emissioni di gas serra….. I piani per una gestione urbana integrata dovrebbero prevedere misure atte a limitare i rischi ambientali (6.1) …… L’attuale normativa sulla qualità dell’aria impone l’elaborazione di piani nei casi in cui i valori soglia sono o potrebbero essere superati. Si tratta di situazioni riscontrate in molte città, soprattutto per l’inquinamento da polveri sottili (PM10) , emesse principalmente dal traffico stradale e dagli impianti di combustione…. Per realizzare gli obiettivi comunitari relativi alla qualità dell’aria è necessario un approccio integrato che coinvolga le autorità cittadine. (6.3) …. La direttiva proposta a titolo della strategia tematica su prevenzione e riciclo dei rifiuti (COM (2005)667) sancisce l’obbligo per gli stati membri di elaborare programmi di prevenzione dei rifiuti al livello geograficamente più opportuno. Una gestione ambientale integrata dovrebbe pertanto contenere misure di prevenzione dei rifiuti a livello locale. (6.4)

Secondo la Comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento Europeo del 21/9/05 ( COM(2005) 446) “L’inquinamento atmosferico rappresenta un grave pericolo per la salute umana e per l’ambiente: problemi respiratori, morti premature, eutrofizzazione e degrado degli ecosistemi a causa della deposizione di azoto e sostanze acide sono solo alcuni degli effetti di questo problema che è al contempo locale e transfrontaliero.
Per quanto riguarda la salute, l’ozono troposferico e, soprattutto il particolato (in particolare le polveri sottili o PM2,5) sono le sostanze che destano maggiori preoccupazioni.
La strategia prescelta definisce obiettivi in materia di salute e di ambiente e di riduzione delle emissioni degli inquinanti principali.
Nel corso dell’elaborazione della strategia non è stato possibile definire un livello di esposizione al particolato e all’ozono troposferico che non presenti alcun rischio per l’uomo. Tuttavia una riduzione significativa di tali sostanze avrà effetti benefici per la salute oltre che per gli ecosistemi.
Sulla base della situazione accertata nel 2000, la strategia fissa obiettivi per il lungo termine (2020):
• una riduzione del 47% della perdita di speranza di vita dovuta all'esposizione al particolato;
• una riduzione del 10% dei casi di mortalità acuta dovuti all'ozono;
• una diminuzione delle eccessive deposizioni acide nelle foreste (74%) e sulle superfici di acqua dolce (39%);
• una riduzione del 43% delle zone i cui ecosistemi sono soggetti a eutrofizzazione.
Per conseguire tali obiettivi è necessario ridurre dell'82% le emissioni di SO2 , del 60% le emissioni di Nox, del 51% le emissioni di composti organici volatili * (COV), del 27% quelle di ammoniaca e del 59% quelle del PM2,5 primario (le particelle immesse direttamente nell'aria) rispetto ai dati del 2000.
L'attuazione della strategia comporterà costi aggiuntivi progressivi rispetto alle spese relative alle misure attualmente in vigore, che dovrebbero ammontare a 7,1 miliardi di euro per anno a partire dal 2020. In termini di sanità i risparmi realizzabili grazie a questa strategia sono stimabili in 42 miliardi di euro all'anno. Il numero di decessi prematuri dovrebbe passare da 370 000 nel 2000 a 230 000 nel 2020 (in assenza delle misure previste dalla strategia il numero di decessi nel 2020 sarebbe pari a 293 000).
Per quanto concerne l'ambiente non esiste un metodo unico riconosciuto per quantificare in termini monetari i danni causati agli ecosistemi e i benefici possibili grazie alla strategia. Le ricadute positive a questo livello dovrebbero comunque essere notevoli grazie alla riduzione delle piogge acide e dell'eutrofizzazione, fattori che dovrebbero consentire, tra l'altro, di proteggere meglio la biodiversità.

Analogamente il principio di precauzione è sempre stato alla base della strategia Comunitaria sulle diossine, i furani e i benfenili policlorurati: v. COM/2001/0593:
2. Gli obiettivi conseguiti.
In base all'Inventario europeo sulle emissioni relative alle diossine, realizzato su incarico della Commissione, nell'ultimo decennio sono stati compiuti notevoli progressi che hanno consentito di migliorare in generale la concentrazione delle emissioni nell'atmosfera, grazie in particolare all'abbattimento delle emissioni complessive attuato nella maggior parte degli Stati membri industrializzati. Questo miglioramento si traduce in una diminuzione delle concentrazioni di diossina nell'aria ambiente e dei depositi di tale sostanza. L'inventario di cui sopra presenta anche i risultati di una valutazione dell'evoluzione delle emissioni che riguarda il periodo compreso tra il 1985 e il 2005, prevedendo che per i processi industriali ritenuti all'origine della maggior parte delle emissioni si possa confidare in una riduzione del 90% delle emissioni di diossina nell'atmosfera entro il 2005. Questa riduzione è dovuta in gran parte alle efficaci misure poste in atto in riferimento alle principali fonti contaminanti, che rientrano in un'attiva politica di abbattimento dei livelli delle diossine avviata nel quinquennio 1985-1990.
2.1. Incenerimento dei rifiuti
Nel 1989 l'UE ha adottato per la prima volta un atto normativo con l'intento di ridurre le emissioni di diossina prodotta dall'incenerimento dei rifiuti municipali, stabilendo cosiddette condizioni operative che hanno consentito di ridurre in misura significativa le emissioni di tali sostanze. Vista l'incidenza dell'incenerimento dei rifiuti sulla produzione complessiva di diossine, la Commissione ha proposto una nuova direttiva sull'argomento che dovrà essere applicata agli impianti esistenti a decorrere dall'estate del 2005.

Ed ancora con la Decisione 2006/507/CE del Consiglio, del 14 ottobre 2004, relativa alla firma, per conto della Comunità europea, della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP):
Obiettivo della convenzione è la limitazione dell'inquinamento causato da inquinanti organici persistenti (POP). Essa definisce le sostanze interessate, pur mantenendo la possibilità di aggiungerne altre, nonché le norme relative alla produzione, importazione ed esportazione di tali sostanze.
Definizione
I POP sono sostanze chimiche persistenti dotate di alcune proprietà tossiche e che, contrariamente ad altri inquinanti, resistono alla degradazione e sono quindi particolarmente nocive per la salute umana e per l'ambiente. Si accumulano negli organismi viventi, si propagano per mezzo dell'aria, dell'acqua e delle specie migratrici, concentrandosi negli ecosistemi terrestri e acquatici. Il problema che essi determinano oltrepassa quindi le frontiere nazionali, rendendo indispensabile un intervento a livello internazionale.
Campo d'applicazione
La convenzione riguarda dodici POP prioritari, prodotti intenzionalmente o meno. La produzione non intenzionale di queste sostanze è legata a fonti di vario tipo, quali la combustione domestica o l'uso di inceneritori di rifiuti.
Questi dodici POP prioritari sono l'aldrin, il clordano, il diclorodifeniltricloroetano (DDT), il dieldrin, l'endrin, l'eptacloro, il mirex, il toxafene, i policlorurati (PCB), l'esaclorobenzene, le diossine e i furani.
In un primo tempo la convenzione mira a vietare la produzione e l'uso di nove POP, nonché a limitare la produzione e l'uso di una decima sostanza; per quanto riguarda invece gli ultimi due POP, essa mira a limitarne la produzione non intenzionale e le emissioni nell'ambiente.

Fondamentale anche la Risoluzione 2006/2175 (INI) approvata dal Parlamento Europeo, a larga maggioranza, il 15 febbraio 2007 in cui - tra le azioni principali – si “ sottolinea l’importanza centrale della gerarchia dei rifiuti, che stabilisce le seguenti priorità d’azione in ordine decrescente:
- prevenzione;
- riutilizzo;
- riciclaggio materiale;
- altre operazioni di recupero, ad esempio il recupero di energia;
- smaltimento
come regola generale della gestione dei rifiuti finalizzata a ridurre la produzione di rifiuti e le ripercussioni negative sulla salute e sull’ambiente (punto 15).”

La costruzione degli impianti a Bellolampo e nelle altre località siciliane previste si configura quindi come una inversione nella gerarchia del trattamento dei rifiuti quale indicata nella Risoluzione sopradetta, pur se in conformità con il testo unico ambientale italiano (D.Lgs 152/06) che procede - a nostro parere arbitrariamente - alla “ridefinizione delle priorità nella gestione dei rifiuti in conformità a quelle stabilite (già in precedenza) dalla normativa comunitaria, senza porre gradi di gerarchia fra il recupero di materia prima secondaria ed il recupero energetico. (art.181).

La scelta italiana di legiferare in modo autonomo al punto da inserire la “termovalorizzazione” dei rifiuti tra le “fonti di energia rinnovabile” viene così a contraddire gli orientamenti del Parlamento Europeo che ha a cuore – prima del recupero energetico – la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini/e europei/e (italiani/e compresi/e) privilegiando le fasi di prevenzione, riutilizzo-riciclaggio materiale.

La Risoluzione in esame chiarisce inoltre che non vale a modificare la gerarchia gestionale europea la modifica terminologica dei rifiuti stessi o delle operazioni di trattamento, opponendosi ad una “declassificazione generale dei rifiuti che possa condurre ad un trattamento ambientale inadeguato e all’assenza di tracciabilità dei flussi di rifiuti” (punto 10), come tenta di fare il testo unico italiano laddove i rifiuti industriali recuperabili diventano “materie prime secondarie”, “sottoprodotti”, “combustibili” o “prodotti” (art.181 e 183) rendendoli apparentemente meno venefici.
Il mancato adeguamento alla normativa europea anche nell’approvazione di un progetto conforme alla normativa italiana comporterebbe pesanti sanzioni che graverebbero anche finanziariamente sui cittadini/e italiani/e oltre che sulla loro salute (ad es. per i paesi che sforano le quote di emissione di CO2 è prevista una multa di 40 euro/ton. nel periodo 2005/2007; di 100 euro dal 2008 in poi).

Inoltre le nuove linee di indirizzo della U.E. (emendamenti alla COM (2005)0667) approvate il 13-3-07 vanno nella direzione del “riutilizzo” di prodotti direttamente dopo il consumo, senza quindi diventare mai “rifiuti” da trattare in discarica. Si definisce “riutilizzo: l’utilizzazione di prodotti o componenti, che si tratti o meno di rifiuti, per la stessa finalità per la quale sono stati concepiti, senza sottoporli ad altro trattamento che la pulizia o la riparazione”.

Progettare la costruzione degli impianti di Bellolampo , dato anche il sovradimensionamento, significa quindi palesemente ignorare le indicazioni europee in tema di trattamento dei materiali di risulta, in quanto non viene affatto incentivata la fase di ”riutilizzo”.


Gli orientamenti della comunità scientifica europea e mondiale si evolvono rapidamente – come ampiamente rilevato - in base a sempre nuove acquisizioni in termini di conoscenze (analisi ambientali, studi epidemiologici). Tale evoluzione è indirizzata invariabilmente in senso restrittivo per quanto riguarda le emissioni di sostanze nocive nel terreno e nell’aria degli impianti di trattamento. Tra questi i termovalorizzatori risultano da tutti gli studi del settore i più perniciosi. Né risulta che siano state adottate in questo specifico progetto le BAT (Best Available Technologies) che consentirebbero una ulteriore limitazione delle emissioni nocive.

Il termovalorizzatore in oggetto è da considerarsi a tutti gli effetti un inceneritore di vecchia generazione e come tale produttore di sostanze inquinanti, quando, secondo le ipotesi dell’accordo OSPAR gli inceneritori non possono mai essere classificati come tecnologia di produzione pulita perché non potranno mai raggiungere l’emissione zero. Questa tecnologia non va d’accordo con lo sviluppo sostenibile o con l’impegno politico già preso in Europa per cui l’incenerimento è diventato obsoleto.

Nonostante i previsti filtri numerose sostanze nocive verrebbero comunque immesse nell’ambiente, sovrapponendosi a quelle già prodotte da altre fonti urbane inquinanti al momento ineliminabili, quali primariamente il traffico automobilistico e gli impianti di riscaldamento. Verrebbe così superata qualsiasi soglia di rischio. Come già avviene a Palermo, dove il sindaco è attualmente indagato per non aver attuato le misure necessarie ad impedire il reiterato superamento della soglia di inquinamento atmosferico dovuto al solo traffico stradale.

Ciò dimostra che anche le indicazioni per una gestione integrata del territorio sono disattese sia a livello regionale che comunale. In tale contesto è evidente che qualsivoglia emissione di sostanze nocive - e di polveri sottili in particolare - da qualsiasi nuova fonte è da ritenersi improponibile.

Infine, considerate le evidenze scientifiche di potenziali pericoli per la salute derivanti dall'esposizione a polveri fini ed ultrafini emesse dagli inceneritori ed il fatto che la vigente normativa non preveda alcuna analisi e/o controllo su di esse (inferiori a PM10), riteniamo di poter invocare il principio di precauzione espresso dalla Commissione Europea nella comunicazione [COM2000-1] che di fronte all'incertezza scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, impone al decisore politico di valutare approfonditamente il livello di rischio "accettabile", adottando l'ipotesi più pessimistica.



10 Un altro piano è possibile
Lo smaltimento dei rifiuti in Italia è disciplinato dal decreto “Ronchi” (decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22), con varie successive modificazioni.
Tale decreto stabilisce chiaramente che il problema dei rifiuti solidi deve essere risolto, anche con adeguati finanziamenti, con i seguenti principali interventi (art. 4):

“reimpiego e riciclaggio” delle merci usate e dei rifiuti
“altre forme di recupero di materia prima dai rifiuti”
“misure economiche e condizioni di appalto che prevedono l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti”.
Per ultimo il decreto prevede la “utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia”.
Al comma 2 dello stesso art. 4 il decreto dice: ”Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima devono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero”

Ma quanto sopra, già avviene in Europa e in buona parte del nord Italia.
La “strategia “rifiuti zero” è basata sulla raccolta differenziata spinta. Come detto già presente nel nord Italia: es. provincia di Treviso dove si raggiunge il 70,01 % nei 22 comuni gestiti dal consorzio PRIULA; es. Asti con il 74% di raccolta differenziata; es. Torino e provincia con tutta una serie di valori superiori al 70% con punte dell’80%, valori raggiunti nell’arco di 2-3 anni. Tali esperienze hanno dimostrato che per arrivare a questi risultati non è un problema di colore politico (a Treviso domina la Lega, mentre Asti ha un sindaco di Rifondazione Comunista) ma di scelte intelligenti e di volontà politica.

Ai suddetti risultati si è arrivati applicando una serie di provvedimenti protocollati dal progetto “rifiuti zero”:
1) passaggio dal sistema di raccolta stradale a quello di raccolta domiciliare (porta a porta)
Viene distribuito in comodato gratuito un kit di piccoli contenitori carrellabili di vari colori, in genere tre: uno per i rifiuti umidi e putrescibili (che sono quelli che creano fonti di rischio per la salute e l’igiene pubblica), uno per i materiali riciclabili, uno per i materiali non riciclabili. A questi contenitori viene anche aggiunta una “borsa” per i materiali cartacei.
La frequenza di svuotamento dell’umido è di 2-3 volte la settimana e il ritiro avviene secondo giorni prestabiliti di fronte alle residenze. Gli altri due contenitori vanno ritirati su richiesta direttamente legata alla produzione dei rifiuti. Vengono pertanto eliminati i cassonetti stradali.
2) applicazione del passaggio da tassa a tariffa basata sulla quantità di rifiuto non riciclabile prodotto dalle singole utenze: il contenitore del non riciclabile è dotato di un trasponder che identifica e registra gli svuotamenti effettuati. In pratica paghi per quanto butti.

3) riduzione degli imballaggi:
innanzitutto bisogna attivare un tavolo con le categorie commerciali allo scopo di definire un accordo di programma per esempio indirizzato a pratiche di riuso dei contenitori (vuoto a rendere), utilizzo di bottiglie in policarbonato per il latte (un tipo di plastica riutilizzabile all’infinito), bottiglie multistrato per l’acqua e le altre bevande, progettazione e modalità di imballaggio più semplici ed utilizzando materiale riciclabile.

4) Impianti di comunità:
in tali impianti vengono portati tutti i tipi di elettrodomestici che si possono smontare e se possibile riassemblare per il riuso (mercatini dell’usato e centri di riparazione e riuso: creano personale specializzato e molti più posti di lavoro di un inceneritore).
Questi centri sono dotati di attrezzature dove è possibile un ulteriore screening del non riciclabile in genere a mezzo di nastri trasportatori che intercettano e separano per via elettro-meccanica e balistica ancora cartoni non contaminati, ulteriori metalli, vetri, plastiche, barattoli di vernice, pile, medicinali.
A questo punto il resto non riciclabile viene inviato in una linea di biostabilizzazione dove i residui a base organica (residui alimentari o vegetali, materiali cartacei contaminati) vengono trasformati in una frazione organica stabilizzata (F.O.S.) e quindi non pericolosa. Questa frazione F.O.S. può essere costipata in discarica per materiali secchi (rappresenta non più del 15-20% dei rifiuti urbani) in attesa che migliori prestazioni delle industrie permettano di raggiungere l’obiettivo di azzerare i rifiuti non riciclabili. In pratica le merci che non possono essere riutilizzate, riciclate e/o compostate sarebbe utile impedire alle industrie di produrle. In estrema sintesi si assume che non si devono produrre merci che non possano essere riutilizzate e riciclate.
Recenti studi della Federambiente dimostrano come, anche se i costi della raccolta porta a porta sono maggiori, alla fine la riduzione del 70% degli smaltimenti permette di ottenere un saldo fortemente positivo.
In conclusione con tale sistema l’umido viene trasformato in compost di qualità; la plastica, il vetro, la carta, le latte, il ferro, la gomma (copertoni), vengono riciclati; i rifiuti vegetali per es. quelli della della potatura trasformati in pannelli di truciolare, (di certo non si costruisce un inceneritore per biomasse. L’esempio viene da Reggio Emilia dove un impianto costruito annesso ad una discarica per rifiuti di potatura produce in atto 31.000 pannelli di truciolare al giorno.).
Sempre nella stessa tavola rotonda che Greenpeace, Italia Nostra e Legambiente hanno organizzato il 6 marzo 2004 a Genova è stata presentata una nuova tecnologia per il trattamento dei RSU:

La Biossidazione e la Biostabilizzazione
Il professor Fabrizio Adani del Dipartimento di Produzione Agraria dell’Università di Milano ha ampiamente illustrato queste biotecnologie che, sfruttando i normali microrganismi che vivono nel terreno, “ossidano” a bassa temperatura in apposite bio-celle, chiuse e termicamente isolate, con aria forzata ed in condizioni di umidità e temperatura controllate, la frazione putrescibile degli scarti urbani.
Il processo di biossidazione richiede circa 20 giorni, il calore sviluppato dai batteri durante la biossidazione degli scarti, riscalda la massa in fase di compostaggio a temperature fino a 60-70 gradi, a queste temperature non sopravvivono eventuali batteri patogeni, larve di mosche, semi di piante infestanti e quindi si realizza una vera e propria sanificazione del compost prodotto che rende sicuro il suo successivo impiego in agricoltura.
Per quanto riguarda i materiali post-consumo che non si è riusciti a raccogliere in modo differenziato, l’obbiettivo di certo non può essere quello di produrre un compost di qualità per uso agricolo a causa dell’inevitabile contaminazione di vetro, plastica, metalli, ma solamente quello di eliminare la frazione putrescibile e sfruttando al massimo il calore prodotto con la biossidazione di questa frazione ridurre drasticamente l’umidità dei materiali post-consumo (MPC).
Da questo materiale biostabilizzato con sistemi magnetici si recuperano facilmente i metalli e con sistemi meccanici si separano gli scarti inerti pesanti (pietre, vetro e ceramiche).
Dopo i suddetti trattamenti, si ha una perdita di massa complessiva che si aggira sul 40-50% rispetto alla massa originaria. Il materiale MPC così biostabilizzato e bioessiccato e ridotto di volume, è ulteriormente trattato per produrre il cosiddetto combustibile da rifiuto (CDR) che ha un ottimo potere calorifico (16.000-18.000 KJ/kg) confrontabile con quello di un buon combustibile fossile. Pertanto esso può essere utilizzato in parziale sostituzione di altri combustibili in impianti termici già esistenti (esempio: centrali elettriche, cementerie, ecc.) non già di certo come scusa per costruire inceneritori.
In ogni caso in assenza dei suddetti impianti, gli scarti biostabilizzati possono essere compressi e messi a discarica, nel pieno rispetto delle rigorose direttive dell’Unione Europea, sicuri che non creeranno alcun tipo di problema ambientale e sanitario. Questa tecnica è utilizzata nel Friuli per trattare il 37% degli RSU e in Umbria il 51%.
Come illustrato nella stessa tavola rotonda il professor Emilio Benfenati dell’Istituto Mario Negri di Milano, un termovalorizzatore al meglio delle sue prestazioni emette 2 picogrammi di diossina per m3 di fumi prodotti. In ogni m3 di aria che esce da un biossidatore il ricercatore del Mario Negri ha trovato solo 0,03 picogrammi di diossine, ancora meno di quelle che si trovano nell’aria della pianura Padana (0,2 picogrammi).
Altre interessanti caratteristiche della biossidazione che la rendono fortemente competitiva nei confronti della termovalorizzazione, sono i tempi di realizzazione degli impianti (14-18 mesi), i costi di realizzazione (24.000.000 di euro, per un impianto da 120.000 t/anno), i costi del trattamento (da 50 a 109 euro/tonn.).
Insomma, mentre un termovalorizzatore, inesorabilmente è un costoso impianto che inquina l’aria, crea ceneri che necessitano di discariche speciali, il biossidatore depura l’aria che lo attraversa grazie alla benefica azione di microrganismi che si sono specializzati nella degradazione biologica delle diossine.

Pertanto in Sicilia, come in altre parti d’Italia, un Altro Piano Rifiuti senza termovalorizzatore, se si vuole, è possibile e doveroso, al fine di salvaguardare la salute delle generazioni presenti e future.


11 Conclusioni:

Alla luce delle innumerevoli violazioni di legge; del gravissimo inquinamento ambientale e del danno per la salute dei cittadini che la costruzione degli impianti di Bellolampo costituirebbe;
per il fatto che non viene rispettato il “principio di precauzione”;
per il fatto che non è stata presa in considerazione un’alternativa o una “migliore tecnologia possibile”
CHIEDIAMO

che si interrompa – in autotutela - l’iter autorizzativo e non si proceda a rilasciare la certificazione AIA per gli impianti di termovalorizzazione.

CHIEDIAMO INOLTRE

- che venga denegata l'autorizzazione richiesta
- di essere tempestivamente informato sullo stato di avanzamento della procedura autorizzativa in esame e di partecipare a tutte le fasi dell'iter stesso come previsto anche dagli art. 6 e 9 della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale ( Convenzione di Aahrus del 25-06-1998, recepita nella normativa comunitaria dalla decisione 2005/370/Ce e ratificata in Italia con la Legge n.108/2001.
- che vengano rilasciati , ai sensi del D.Lgs 195/2005, copie in carta semplice dei seguenti documenti.
1) eventuali osservazioni presentate da altri soggetti interessati
2) eventuali controdeduzioni del gestore dell'impianto
3) eventuali modifiche all'impianto introdotte dal gestore
4) eventuali richieste d'integrazione e chiarimenti richiesti dal Comune e dalla Provincia, e conseguente documentazione fornita dal gestore
5) parere del Comune territorialmente competente
6) parere dell'ARPA
7) pareri previsti dalle normative di settore per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'art 5 comma 3 ,LR 21/2004
8) eventuali ulteriori pareri ed atti di assenso acquisiti
9) eventuali verbali di conferenze di servizi
10) eventuale schema dell'autorizzazione integrata ambientale trasmesso dalla Provincia al gestore
11) eventuali osservazioni del gestore circa lo schema di autorizzazione
12) eventuale AIA rilasciata al gestore o altro eventuale provvedimento conclusivo del procedimento.

Con ogni più ampia riserva di azione e tutela in tutte le sedi.

Comitato “Mondo Pulito”
aderente alla Rete per la difesa dei Beni Comuni

c/o Fausta Ferruzza Via Fondo Trapani 18
90146 Palermo
fax 091 323026
Palermo, 31 luglio 2007

Anonymous said...

New York e gli USA verso Obiettivo Rifiuti Zero
http://unimondo.oneworld.net/article/view/122231/1/4545
martedì, 15 novembre, 2005


inceneritori zero - da greenpeace.it
Rifiuti Zero, non è un'utopia ambientalista, è parte integrante della nuova rivoluzione industriale avviata dai paesi più avanzati, in particolare Giappone e Stati Uniti, negli anni '80. La parola d'ordine di questa rivoluzione è "Qualità Totale", in una visione "olistica" del sistema produttivo e "Rifiuti Zero" è parte di questo progetto. In base a questi nuovi valori guida, ogni tonnellata di rifiuti messi in discarica o inceneriti è la misura del fallimento e della inefficienza del sistema produttivo, equiparabile alla presenza di un difetto in un prodotto immesso nel mercato. E che "Rifiuti Zero" sia la nuova frontiera dei paesi industrializzati sta nei fatti.

E' comunque opportuno ricordare che questa scelta è anche il risultato di decenni di battaglie legali e culturali condotte, anche negli Stati Uniti, da comitati di cittadini, associazioni ambientaliste, associazioni a difesa dei consumatori, ricercatori indipendenti. A riguardo, significativo è quanto avvenuto nel New Jersey tra gli anni
'80 e '90, durante i quali, nonostante l'opposizione di numerosi comitati di cittadini, lo Stato Federale promuoveva la costruzione di diversi inceneritori. Questa scelta si dimostrò presto un disastro economico per il concomitante successo del riciclo e del compostaggio che sottraeva materiale da bruciare e per l'apertura di nuove discariche "low cost" negli Stati vicini che rendevano più economico esportare i rifiuti; ma il colpo di grazia venne dalla Corte Suprema quando questa aboliva le sovvenzioni statali agli inceneritori che, a questo punto, furono costretti a chiudere, ma prima chiesero, ed ottennero, il pagamento dei danni, per inadempimento degli accordi contrattuali: due miliardi di dollari, pagati dai contribuenti!

Situazioni analoghe si crearono in numerosi altri Stati, con la chiusura di diversi inceneritori e la cancellazione di centinaia di nuovi impianti in progetto, fallimento sottolineato dal Wall Street Jornal che, nella edizione dell'11 Agosto del 1993, in un suo lungo editoriale (http://www.village.it/italianostra/wsjincen.html) dissuadeva i suoi lettori ad investire negli inceneritori. A questo punto la risposta al problema rifiuti negli USA prendeva due strade, per diversi anni divergente: la California, con S. Francisco in testa, seguita da Los Angeles e San Diego, con la risoluzione del 13 novembre 2001, adottava l'obiettivo "Rifiuti Zero", preceduta, tre anni prima dalle città di Seattle e Portland.

Come conseguenza in queste città si è rinunciato alla realizzazione di inceneritori e si è puntato, in collaborazione con le aziende private, al riciclaggio e al compostaggio, con forme di raccolta differenziate domiciliarizzate anche in grandi centri urbani quale quello di San Francisco, che nel 2002 riciclava il 62% dei suoi materiali post consumo.

Importanti risultati nel riciclaggio sono stati raggiunti anche da Los Angeles (46%) e Seattle (43% nel 1999). Attualmente negli USA il riciclo e il compostaggio è il destino finale del 36% dei MPC e solo il 16 % è incenerito.
Negli ultimi anni, negli USA si è compreso che il riciclaggio ed il compostaggio da soli non sarebbero bastati per risolvere il problema dei rifiuti, di qui il progetto "Rifiuti Zero" che ancora una volta vede il significativo ruolo dei cittadini organizzati per vincere le resistenze delle amministrazioni pubbliche e delle potenti lobby dello smaltimento.

Ma a fianco di un vasto movimento di opinione pubblica a favore di questa politica si trovano anche numerose aziende (tra queste la Xerox) che hanno compreso come una politica di riprogettazione dei prodotti, finalizzata all'utilizzo di materiali riciclati come materie prime, ma ancor di più al riuso degli oggetti, sia la via vincente in un mercato competitivo in cui energia, materie prime e smaltimenti saranno sempre più costosi.

Una scelta diversa è stata quella di New York che fino ad alcuni anni fa, ha trovato più economico esportare fuori dallo Stato i suoi rifiuti. La città di New York, con otto milioni di abitanti, che arrivano a 12 milioni nelle giornate lavorative con i pendolari che lavorano in città, produce enormi quantità di rifiuti:13.000 tonnellate di rifiuti al giorno dai settori residenziali ed istituzionali e 9.900 tonnellate di scarti putrescibili, carta e imballaggi riciclabili dal settore commerciale. A questi rifiuti si aggiungono quantità ancora maggiori di macerie e scarti di lavori di demolizione prodotti dall'attività edile.

Dal 1970, fino a pochi anni fa, l'amministrazione di New York ha fatto resistenza passiva all'attivazione di una seria politica di riciclo e non ha nascosto la sua propensione a realizzare diversi inceneriori , per complessive 2000 t/giorno. La forte e qualificata resistenza dei comitati di cittadini che ha messo in difficoltà esperti profumatamente pagati, ha affossato questa ipotesi e oggi New York non ha più nessun inceneritore e non ha nessuna intenzione di realizzarne di nuovi. Sin dal 1997, quando fu annunciato che la discarica sull'isola di Staten era prossima alla chiusura, New York ha affrontato il problema esportando i suoi rifiuti a discariche ed inceneritori al di fuori dello stato, semplicemente perchè allora questo era il metodo più conveniente.

Nel 1996 il sindaco Giuliani, mal consigliato, affermava pubblicamente che il riciclo era "una moda capricciosa" e tagliava i fondi stanziati per il riciclo. Anche il suo successore Bloomberg per un pò ha pensato che la discarica
sarebbe stata più economica del riciclo. Se questo poteva essere vero durante il governo Giuliani, anche negli USA i costi di trasporto e smaltimento a discarica sono aumentati (del 91% a partire dal 2000) ed attualmente ammontano a 100 $ alla tonnellata. Le associazioni dei cittadini di N.Y. tornarono alla carica con nuovi conti, forti anche dell'appoggio di diverse aziende di riciclo che proprio a New York avevano avviato fiorenti attività, quali la VISY,
che a Staten Island ha realizzato una cartiera da 125.000 tonnellate/anno che tratta carta da macero al 100%, la Hi-Rise Recycling Company che realizza caditoie condominiali per la raccolta differenziata, la City Green Company che raccoglie e composta gli scarti umidi prodotti da hotel e ristoranti, la Great Harbor Design Center che ha realizzato a Broklyn un impianto che produce materiali da costruzione utilizzando vetro e cemento riciclato.

E queste sono solo alcune delle 4.257 aziende che, a New York hanno puntato sul riciclaggio dei materiali post consumo quale occasione di lavoro per 43.624 persone. I nuovi conti, ma ancor più i nuovi contratti a lunga scadenza con i riciclatori (che assicurano costi certi e molto più bassi) hanno convinto il sindaco Bloomberg che "Rifiuti Zero" può essere anche il futuro di New York.

E il 3 Giugno del 2004 ad una audizione della Commissione presieduta dai consiglieri comunali Serrano, Avella, Barron, Brewer, Comrie, DeBlasio, Fidler, Gerson, Katz, Liu, Martinez, McMahon, Monserrate, Moskowitz, Quinn, Rivera, Weprin, Felder, Jackson, Nelson, Gennaro, Koppell, Stewart, Lopez, Perkins e Palma è stata presentata la
risoluzione N°174 che invita la Citta di New York ad adottare una politica di Rifiuti Zero da raggiungere a lungo termine, grazie ad una autorevole e perseverante direzione e finanziamenti certi.
Se son rose..
E che fine hanno fatto quei "ferri vecchi" che ormai negli USA sono diventati gli inceneritori che in quel paese nessuno vuole più, principalmente a causa dei loro costi stratosferici? Come spesso è già successo, fin dal piano Marshall nell'immediato dopo guerra, sono riciclati nei paesi del terzo mondo.

di Federico Valerio, Italia Nostra

Anonymous said...

La Bio Ossidazione dei Materiali Post Consumo:
un’ alternativa all’ incenerimento.
di Federico Valerio
Nel nostro bidone dei rifiuti, l’unico scarto che può creare problemi per la salute e l’ igiene
pubblica è quello definito come frazione “putrescibile. Lasciata a se, questa frazione può
sviluppare cattivi odori, attrarre mosche ed animali (ratti, gabbiani, cani randagi..) e quindi
diventare una potenziale fonte di rischio.
E’ fuor di dubbio che occorre eliminare questi rischi, ma è altrettanto importante rendersi
conto del fatto che i materiali putrescibili sono, prevalentemente, scarti dei nostri cibi e
che, nei nostri cassonetti, essi rappresentano solo circa il 20 % di tutto quello che,
giornalmente, tentiamo di liberarci. Inoltre, più della metà del loro peso è fatto d’innocua
acqua.
L’unico vero problema del resto dei nostri scarti dentro i cassonetti, pari all’ ottanta per
cento in peso, è il loro ingombro.
Da qualche tempo a questa parte, dopo il loro uso, non sappiamo cosa fare di questi
scarti ingombranti: giornali, cartoni, vestiti, imballaggi in vetro, metallo, plastica.
La soluzione più semplice è diventata quella di disfarcene, facendoli diventare rifiuti da
smaltire.
Eppure, nessuno di questi materiali è pericoloso, come pure pile, lampade al neon,
computer obsoleti ed elettrodomestici giunti alla fine della loro onorevole carriera. Sono
tutti oggetti e materiali innocui durante il loro uso che continuano ad essere innocui, una
volta diventati materiali di scarto.
Tuttavia, sia questi materiali che gli scarti di cibo, (quest’ultimi innocui per definizione)
possono diventare pericolosi se sono smaltiti nel modo sbagliato.
E l’incenerimento è uno di questi modi sbagliati.
Da tempi remoti il fuoco è stato considerato, giustamente, un elemento purificatore e la
scelta, durante le tante epidemie che hanno tormentato l’umanità, di bruciare abiti infetti o
i cadaveri di appestati ha certamente limitato e circoscritto i danni di questi eventi tragici.
Ma se oggi, dopo la scoperta degli antibiotici, nessuno pensa più di cauterizzare con ferri
roventi una ferita infetta, forse occorre chiedersi se non esistano altre possibilità
d’inertizzare i nostri scarti putrescibili, senza le controindicazioni del fuoco (i fumi tossici
che inevitabilmente si producono con la combustione).
Ovviamente, questa soluzione esiste ed è stata “inventata “ fin dagli albori della vita su
questo Pianeta: la bio-ossidazione.
Dal punto di vista chimico si tratta di far reagire il carbonio e l’idrogeno presente negli
organismi viventi (piante ed animali) con l’ossigeno dell’aria. Questa reazione produce
anidride carbonica ed acqua e libera energia termica (calore) che gli esseri viventi
utilizzano per le loro funzioni. Si tratta dello stesso tipo di reazione (ossidazione) che
avviene con il fuoco, ma con l’importante differenza che gli esseri viventi hanno
imparato ad ossidare (bruciare) a bassa temperatura. E mentre noi umani, nelle nostre
cellule, ossidiamo i cibi di cui ci nutriamo a soli 37 gradi centigradi, per realizzare la
stessa ossidazione con il fuoco, in un inceneritore, la temperatura da raggiungere deve
essere di diverse centinaia di gradi (700 – 800 °C).
A queste alte temperature è inevitabile che avvengano reazioni incontrollate tra i diversi
componenti della miscela sottoposta ad incenerimento, con la formazione di composti
indesiderati in quanto tossici: ossidi di carbonio ed azoto, anidride solforosa, acido
cloridrico e fluoridrico, polveri, idrocarburi policiclici aromatici, diossine…
Questi composti non si formano, in nessun caso, nella bio ossidazione in quanto, a causa
delle basse temperature a cui questa reazione avviene, non sussistono le necessarie
condizioni chimico fisiche per la loro sintesi.
Esempi di bio-ossidazione: il compostaggio
E’ esperienza comune verificare come, nei boschi, gli spessi strati di fogliame che si
formano in autunno, nella primavera successiva sembrano scomparsi. Al loro posto si
trova un terriccio scuro, dal tipico profumo di sottobosco (di funghi!), ricco di una
complessa miscela di composti organici, a cui si da il nome di “humus”.
La trasformazione da foglia “putrescibile” ad humus avviene proprio grazie alla bioossidazione
effettuata da miriadi di micro-organismi (funghi e batteri) che si sono nutriti
delle sostanze organiche presenti nelle foglie morte.
Con il compostaggio l’uomo, fin da epoche remote, ha imparato ad utilizzare gli stessi
micro-organismi per bio-ossidare i suoi scarti “putrescibili”: stallatico, scarti di cibo e
dell’orto, potature di alberi, sfalci d’erba. E fin da epoche remote, lo stesso uomo ha
imparato che il compost, così prodotto, è un ottimo ammendante del terreno, nella
produzione agricola.
I trucchi per produrre compost senza complicazioni sono semplici: un’equilibrata miscela
degli scarti, una giusta umidità, tanta aria per i batteri.
Utilizzando esattamente gli stessi trucchi, la bio-ossidazione – compostaggio degli scarti
putrescibili si può realizzare in una piccola compostiera da poggiolo (quantità trattata
annualmente: 60 chili) o in un grande impianto di compostaggio industriale ( 70.000.000 di
chili all’ anno).
Nel primo caso, con ventilazione naturale ed occasionali rimescolamenti, ci vogliono circa
due mesi di trattamento. Nel secondo caso, all’interno di celle di compostaggio chiuse e
termicamente isolate, con aria forzata ed in condizioni di umidità e temperatura
controllate, il processo di compostaggio e di bio-ossidazione richiede circa venti giorni.
Inoltre, il calore sviluppato dai batteri durante la bio-ossidazione degli scarti, riscalda la
massa in fase di compostaggio a temperature fine a 60-70 gradi. Si tratta di un vero e
proprio recupero energetico della frazione putrescibile, con uno sviluppo di calore simile a
quello ottenibile dalla combustione della stessa quantità di materiale putrescibile (bioossidabile),
ma con un inquinamento atmosferico nettamente inferiore.
A queste temperature non sopravvivono eventuali batteri patogeni, larve di mosche, semi
di piante infestanti e quindi si realizza una vera e propria sanificazione del compost
prodotto che rende sicuro il suo successivo uso agricolo.
La Bio-ossidazione dei materiali post consumo indifferenziati.
Circa 15 anni or sono, ci si rese conto che la bio-ossidazione poteva essere una valida
alternativa per rendere inerti e stabili i materiali post consumo che non si era riuscito a
raccogliere in modo differenziato.
In questo caso, l’obiettivo non poteva essere quello di produrre compost per uso agricolo
a causa dell’inevitabile contaminazione di vetro, plastica, metalli ma quello di eliminare la
frazione putrescibile e fruttare al massimo il calore prodotto con la bio ossidazione di
questa frazione per ridurre drasticamente l’umidità dei MPC.
Si sono pertanto brevettati diversi metodi di bio-essiccazione (bio-ossidazione) che
sfruttano principi simili: reattori a celle chiuse (volumi da 60 a 300 m3) in cui è immessa
aria in pressione, impianti modulari con celle in parallelo, in numero idonee per trattare
le quantità necessarie di materiali post consumo (da 5 a 22), fase finale di trattamento ad
alta temperatura (80 °C) per ottenere la massima essiccazione, riciclaggio degli eluati e
dell’aria, massima automatizzazione.
Il materiale biostabilizzato, nella maggior parte dei casi, è ulteriormente trattato per
produrre il cosidetto Combustibile da Rifiuto (CDR).
Di solito, a questo scopo, con sistemi magnetici si recuperano i metalli (acciaio, alluminio)
e con sistemi meccanici si separano gli scarti inerti pesanti (pietre, vetro, ceramica).
Dopo questi trattamenti si ha una perdita di massa complessiva che si aggira sul 40-50 %,
rispetto alla massa originaria. A questa perdita contribuisce la riduzione dell’ umidità che
passa dal 35-40 %, a valori inferiori al 15 %, la bio-ossidazione della frazione putrescibile
(5-10%) con liberazione di anidride carbonica ed acqua, l’eliminazione dei componenti
inerti.
Il bio essiccato ha un ottimo potere calorifico (16.000- 18.000 kJ/kg) confrontabile con
quello di un buon combustibile fossile.
Nonostante ciò esistono difficoltà ad immettere sul mercato questo tipo di combustibile,
più per motivi tecnici e normativi che di compatibilità ambientale.
Ad esempio, le prime prove di utilizzo di pellet di bioessiccato nella centrale a carbone di
Fusina (VE) effettuate nel 2003, hanno avuti problemi tecnici a causa della plastica
presente nel bioessiccato. Attualmente questi problemi sono stati superati e sono in corso
ulteriori sperimentazioni, di co-combustioni di carbone con quote di bioessiccato pari a
circa il 10%. I risultati sembrano interessanti, anche dal punto di vista ambientale.
Rispetto al carbone la concentrazione di zolfo nel bioessiccato è nettamente inferiore a
quella della carbone. Anche molti metalli tossici, ad eccezione del piombo, sono a
concentrazioni molto più basse nel bioessiccato, rispetto al carbone.
Ciò significa sicuramente una emissione di ossidi di zolfo e di metalli inferiore da parte
delle esistenti centrali termoelettriche se utilizzassero una parte di bioessiccato di qualità
al posto del carbone. Anche le emissioni di ossidi di azoto sono risultate più basse e le
emissioni di diossine sono inferiori a 100 picogrammi per metro cubo, ossia entro i limiti
attualmente previsti per gli inceneritori di rifiuti urbani.
Tuttavia, non mancano esempi pratici di gestione dei Materiali Post Consumo che si
chiudono con la messa a discarica della frazione bioessiccata.
E proprio questa è la proposta delle associazioni ambientaliste liguri per la chiusura del
ciclo dei Materiali Post Consumo nella loro Regione, senza ricorrere a nessun impianto di
termovalorizzazione (http://www.village.it/italianostra/pianorif/index.html).
La Bio ossidazione e il rispetto degli accordi di Kyoto sulla riduzione delle emissioni
di gas serra.
Uno studio commissionato nel 2001 dalla UE alla AEA Technology-Environment, ed
intitolato: “Waste Management Option and Climate Change” ha messo a confronto
diverse opzione nel trattamento dei Materiali Post Consumo (MPC) per valutare quello
che comporta minori emissioni di “gas serra”, in particolare:
· Discarica MPC non trattati
· Incenerimento di massa con recupero di elettricità e/o calore
· Trattamento meccanico biologico (bio-ossidazione)
· Compostaggio
· Digestione anaerobica
· Riciclaggio
Lo studio ha dimostrato che la raccolta differenziata dei MPC, seguita dal riciclaggio di
carta, metalli e plastica e compostaggio o digestione anaerobica della frazione
putrescibile, produce il più basso flusso di gas serra, rispetto alle altre opzioni per il
trattamento dei MPC tal quale.
Sulla frazione residuale non sottoposta a raccolta differenziata, il sistema di trattamento
che precede la messa a discarica e che produce il minimo flusso di gas serra (-340 kg
CO 2 eq/ton MPC) è proprio il trattamento meccanico biologico (TMB) con recupero
dei metalli e messa a discarica degli inerti e del compost stabilizzato.
L’efficienza della filiera “TMB – discarica del bio essiccato”, al fine del contenimento delle
emissioni di gas serra, migliora se nella discarica si adottano le migliori tecniche per il
controllo della produzione di biogas.
Nel caso specifico, il bio-essiccato può essere compattato con le normali presse usate per
i MPC, con il raggiungimento di densità molto alte (1.5 ton/mc). In questo modo si
ottengono conduttività idrauliche molto basse (da 1 x 10-10 a 5 x 10 –9 m/s). Per la
conseguente bassa infiltrazione di acqua nel bio-essiccato compattato, si minimizza la
produzione di lisciviato e la quantità totale di azoto e carbonio presente in questo
lisciviato, in base a dati sperimentali, si riduce dal 95 all’ 80-90%, rispettivamente, rispetto
a quello che si trova nel lisciviato di discariche tradizionali.
Inoltre, l’emissione di bio-gas da questa discarica si riduce del 90 % rispetto ai rifiuti non
trattati.
Se il bio essiccato compattato è ricoperto con un primo strato di drenaggio permeabile
(gli inerti recuperati con la bioessiccazione ?) e con uno strato di bio-essiccato e/o
compost grigio non compattato di circa 0.8 metri di spessore, l’eventuale metano che si
libera dagli strati compatti potrà essere ossidato biologicamente durante l’attraversamento
dello strato superficiale che agisce da bio filtro.
Misure sperimentali hanno verificato che nel materiale compattato si sviluppano
condizioni di anaerobiosi (attività microbica in assenza di ossigeno che degrada i composti
organici a metano). ma la ridotta attività microbica nel materiale essiccato garantisce una
bassa produzione di bio-gas.
Complessivamente, il trattamento descritto rende stabile la discarica grazie alla ridotta
attività biologica dei materiali stoccati, evita la necessità di raccogliere il biogas formato,
riduce in modo significativo le emissioni di gas serra e riduce a valori minimi il lisciviato da
trattare.
E’ da sottolineare il fatto che la riduzione complessiva di massa che si ottiene con la
bioessiccazione (-50%) non è molto diversa da quella che si ottiene con l’ incenerimento
dei rifiuti indifferenziati (-70%) e che la densità del bioessiccato pressato (1,5 tonnellate
per metro cubo) può essere anche maggiore di quella delle ceneri prodotte da un
termovalorizzatore (da 0,90 a 1,2 tonnellate per metro cubo).
Pertanto, a parità di peso, il bio-essiccato compresso può occupare un volume inferiore a
quello delle ceneri. Il minor volume del bio-essiccato compresso, rispetto alle ceneri può
essere anche maggiore del 39 %.
Se i valori di densità del bio-essiccato compresso e delle ceneri di un termovalorizzatore
che tratta i MPC tal quali (ipotesi caldeggiata dall’AMIU- Azienda Igiene Urbana di
genova)) fossero confermati per la tipologia di MPC prodotti nella Provincia di Genova,
questo significherebbe che la stessa quantità di MPC avviati a trattamento di
termovalorizzazione e di bio-ossidazione, produrrebbe lo stesso volume di scarti
inerti da mettere a discarica.
Misure di diossine nell’aria immessa ed emessa da un bio-ossidatore
L’ Istituto Mario Negri di Milano, nel Novembre del 2002, ha effettuato una serie di misure
nell’ aria in ingresso ed in emissione da un impianto per la produzione di CDR, secondo la
tecnica della bio-essiccazione. Queste misure sono state finalizzate per dosare la
concentrazione di diossine e furani e per verificare se fosse vera l’ ipotesi che anche gli
impianti di bio-essiccazione sono una fonte di contaminazione da diossine.
Le misure hanno riguardato l’aria esterna, l’aria in ingresso nei biofiltri proveniente dall’
impianto di bio-essiccazione, l’aria in uscita dai biofiltri e l’aria in uscita dal reparto per la
preparazione del CDR a partire dal prodotto bio essiccato.
In sintesi, i risultati sono riportati nella tabella seguente.
Concentrazioni di diossine (TCDD equivalenti) nella linea aria di un impianto di bioessicazione
TCDD equivalenti
(picogrammi/Nmc)
Aria ambiente
(100 metri dagli impianti)
0.181
Aria monte Bio filtro 0.129
Aria Uscita Bio filtro 0,033
Aria uscita trattamento CDR 0.015
Come risulta dalla tabella, la concentrazione di diossine “naturalmente” presenti nell’
atmosfera, si riduce progressivamente, in particolare dopo l’uscita dal biofiltro.
Questo risultato è stato confermato da ulteriori misure ripetute a distanza di alcuni mesi,
ma non è inaspettato. Come già detto, le condizioni operative della bio-essicazione non
permettono in assoluto la sintesi ex-novo di diossine e furani.
Ricordiamo che le attuali normative europee prescrivono che nelle emissioni di un
termovalorizzatore la concentrazione di diossine deve essere inferiore a 100 picogrammi
per metro cubo e che le migliori prestazioni dei termovalorizzatori dell’ultima generazione
come quello di Brescia sono pari a 8 picogrammi per metro cubo di fumi emessi.
Ciò significa che un termovalorizzatore, al meglio delle sue prestazioni, inquina l’aria 242
volte di più di un bioossidatore.
I risultati del Mario Negri smentiscono l’ipotesi caldeggiata dagli amici dei
termovalorizzatori che nella bio-essiccazione l’insufflazione d’aria possa volatilizzare le
diossine presenti nei rifiuti e contaminare l’aria stessa a concentrazioni superiori a quella
prodotta dall’incenerimento di una pari quantità di MPC. Questa ipotesi, mai dimostrate
con seri metodi sperimentali, ignora il fatto che le diossine sono intrinsecamente poco
volatili e che, in presenza di matrici di natura organica e di particellato fine, come nel
caso dei bio essiccatori, si adsorbono a questi substrati e, grazie a questo tipo di
interazione, la loro volatilità si riduce ulteriormente.
L’effetto di abbattimento di diossine e furani a valle dei biofiltri, oltre ad una spiegazione
di natura chimico–fisica (adsorbimento da parte del bio-filtro) potrebbe essere attribuita ad
una vera e propria biodegradazione che ceppi di microorganismi sviluppati sui bio filtri
possono esercitare sui composti organici clorurarti.
Questa ipotesi deve essere confermata, ma in base a risultati sperimentali già disponibili,
essa è plausibile; infatti in terreni contaminati da diossine sono stati selezioneti ceppi di
micro–organismi capaci di degradare biologicamente le diossine.
Superfici occupate dagli impianti di bio-ossidazione
Tra le tante critiche che si sono sollevate per evitare che la bio-ossidazione possa
sostituire la termovalorizzazione c’è quella che, per trattare con la bio-ossidazione i MPC
sarebbero necessarie grandi superfici non sempre dispone.
Questa critica fa finta di dimenticare che la termovalorizzazione, per essere
economicamente sostenibile deve avvenire necessariamente in grandi impianti con
elevata occupazione di superfici.
E quello che è successo a Brescia con un termovalorizzatore nato per trattare 200.000
tonnellate di MPC all’anno, che dopo pochi anni è stato ampliato a 500.000 tonnellate e
ora si propone che possa arrivare a trattare 700.000 la dice lunga sul fenomeno del
“gigantismo” dei termovalorizzatori.
Invece la bio-ossidazione non ha questo limite, anzi il suo vantaggio è proprio la
modularità e la flessibilità che permette l’adattamento di questi impianti alle esigenze del
territorio.
Ad esempio, un impianto di bio-ossidazione di scarti di cucina e di giardino per la
produzione di compost di qualità, in grado di trattare la quantità di MPC putrescibile
prodotta da 65.000 abitanti (6.500 tonnellate/anno) richiede solo 5 celle di bio-ossidazione
ed una superfice complessiva (comprese le aree di stoccaggio) di 2.300 metri quadrati,
ossia quella occupata da un quadrato di 50 metri di lato!
Non molto diversa la superfice occupata da un impianto di bio-ossidazione per il
trattamento di 60.000 tonnellate/anno di MPC indifferenziato. Occorrono 2.500 metri
quadrati per la bio-ossidazione vera e propria ed altri 600 metri quadrati per gli impianti
di selezione e recupero dei metalli e degli inerti.
Complessivamente, 3.100 metri quadrati (un quadrato di 55 metri di lato) a cui, in
presenza di zone abitate, è opportuno aggiungere un’area di rispetto di ulteriori 5.500
metri quadrati.
In questo caso, gli 8.600 metri quadrati complessivamente necessari, corrispondono alla
superfice occupata da un quadrato di 92 metri di lato, con una fascia di rispetto tutt’
intorno, profonda circa 40 metri.
Ad esempio il Piano per la gestione dei rifiuti della provincia di Genova (470.000
tonnellate all’ anno, prodotti da 897.000 abitanti) prevede, la termovalorizzazione di
300.000 tonnellate di rifiuti (quello che resta dopo una raccolta differenziata ferma al 35%
e senza nessuna politica di riduzione alla fonte).
Per far fronte a questo carico bastano cinque impianti di bio-ossidazione, ciascuno della
taglia di 60.000 t/anno.
Ovviamente, nel piano per la gestione dei MPC proposto dalle associzioni ambientaliste
Italia Nostra, Legambiente, WWF, e che prevede la riduzione a monte del 15 % dei MPC,
(anche grazie al compostaggio domestico effettuato da almeno 40.000 famiglie) e il
riciclaggio minimo pari al 50 %, il quantitativo di MPC da bio-ossidare sarebbero molto
più basso, circa 200.000 t/a.
In questo caso, quattro impianti di bio-essiccazione in tutta la Provincia di Genova,
sarebbero più che sufficienti per chiudere il ciclo dei MPC, senza nessun
termovalorizzatore.
E il volume di discarica richiesto per lo stoccaggio delle ceneri dell’ inceneritore
provinciale sarebbe lo stesso del piano ambientalista per lo stoccaggio del bio
stabilizzato.
E ovviamente, nessuno vieta che un domani, quando saranno disponibili tecniche di
recupero più economiche ed efficienti di quelle attuali, gli scarti bio stabilizzati
opportunamente stoccati, possano essere ritrattati per recuperare altri materiali utili.

Anonymous said...

V CONGRESSO NAZIONALE CIRIAF
I RILASCI DI BIOGAS DELLA DISCARICA DI “BELLOLAMPO” E GLI EFFETTI
SULLA QUALITA’ DELL’ARIA URBANA DI PALERMO
S.Barbaro1, A.Bonanno2, M.L.Boscia3, G.Rizzo1, S.Aronica1
1Dipartimento di Ricerche Energetiche ed Ambientali (DREAM), Università di Palermo, Viale delle Scienze,
90128, Palermo, E-mail: gfrizzo@unipa.it, 2Istituto di ricerche sulle Risorse Marine e l’Ambiente, Sezione
dell’IAMC – CNR, Mazara del Vallo (Tp), Via Luigi Vaccara 61, 3Ingegnere Ambientale, Palermo.
SOMMARIO
Nel presente lavoro vengono riportati alcuni dei risultati di uno studio rivolto alla valutazione degli effetti della discarica
RSU di Bellolampo sulla qualità dell’aria urbana di Palermo. Nello sviluppo di tale studio si è scelto di rivolgere l’attenzione
sui picchi anomali di concentrazione di metano (concentrazioni ben al di sopra del valore medio in atmosfera) registrati in due
stazioni della rete urbana di rilevamento e monitoraggio della qualità dell’aria nel periodo Gennaio 2002 – Dicembre 2003.
Un’analisi di crosscorrelazione tra il fattore anemologico e gli eventi di picco ha permesso di mettere in relazione i due fattori
nel periodo di studio considerato. Lo studio ha, inoltre, permesso di formulare un modello euristico che consente di giustificare
la presenza di valori inusuali di metano registrati durante le ore notturne in alcune delle stazioni. L’approccio proposto
costituisce un primo tentativo per la definizione di un modello interpretativo delle relazioni fra i rilasci di inquinanti e la
qualità dell’aria urbana.
1 INTRODUZIONE
Gli studi sugli effetti collaterali dello smaltimento in
discarica sono sempre più focalizzati sull’importanza di
ridurre il più possibile la putrescibilità dei materiali da
smaltire. Infatti, la fermentazione della sostanza organica, in
condizioni anaerobiche, comporta la produzione di biogas e di
percolato ad elevato carico organico e azotato (De Poli e
Mincarini, 1999).
Questi rilasci, oltre ad ostacolare il risanamento dell’area e a
rappresentare un aspetto preoccupante sia per i gestori del sito
e sia per la popolazione che abita nei dintorni, costituiscono
una seria minaccia per la falda idrica e per l’atmosfera
(Vismara et al., 2000).
Tra l’altro il metano, presente solitamente nel biogas con una
concentrazione variabile tra il 45 ed il 60%, contribuisce
enormemente alla generazione complessiva dell’effetto-serra,
con un effetto di trattenimento del calore dell’atmosfera
terrestre circa venti volte superiore a quello della CO2
(Christensen, 1996).
La discarica RSU di Bellolampo (Palermo) è stata istituita
negli anni Sessanta come sito in cui gli abitanti dell’interland
palermitano conferivano i propri rifiuti senza alcun controllo o
limitazione. Soltanto verso gli anni Ottanta si è provveduto a
regolarizzare il sito attraverso la realizzazione di una discarica
controllata, metodo di smaltimento che prevedeva lo
stoccaggio dei rifiuti per strati sovrapposti, allo scopo di
facilitare la fermentazione della materia organica ed evitare
l'inquinamento dell'ambiente circostante.
Nei primi anni di vita della discarica i rifiuti, all’atto dello
scarico, venivano distribuiti in strati su una vasta area senza
subire compressione meccanica e, successivamente, ricoperti
solo con uno strato di materiale permeabile per permettere la
fuoriuscita e la dispersione nell'aria dei gas prodotti dalla
fermentazione. Tuttavia tale procedura di gestione richiedeva
l’impegno di superfici di notevole estensione, considerata
l’impossibilità di disporre più di 2 o 3 strati successivi in un
anno. Per tale motivo, si è ritenuto necessario, intorno agli
anni Novanta, realizzare la discarica controllata compattata,
secondo anche quanto previsto dal Decreto Ronchi (D.lgs.n.22
del 05/02/97) emanato in quegli anni. Questa tecnica
presentava dunque il vantaggio di richiedere l’impegno di
minori superfici e, a parità di volume disponibile, sarebbe
stato possibile smaltire una maggiore quantità in peso di rifiuti
per via del maggiore peso specifico ottenuto con la
compattazione.
Mentre la frazione solida sarebbe dovuta rimanere confinata
entro i limiti della discarica, gli altri due prodotti di discarica
(percolato e biogas) dovevano essere estratti con la massima
efficienza ed in modo controllato. Perché questo avvenisse era
necessario che la discarica fosse isolata dall’ambiente
circostante mediante un processo di impermeabilizzazione del
fondo, e che i flussi liquidi e gassosi che da essa provenivano
fossero convogliati verso l’esterno attraverso appositi canali
preferenziali.
Nell’ambito del presente studio si è scelto di rivolgere
l’attenzione ai processi connessi alla migrazione del biogas
dalla discarica. In particolare, ci si è occupati di quella
frazione di biogas prodotto e non captato dal sistema di
estrazione del biogas per la produzione di energia elettrica.
Dopo uno studio anemologico del sito di Bellolampo, si è
focalizzata l’attenzione sui picchi anomali di concentrazione
di metano registrati nel medesimo periodo in due stazioni di
rilevamento di parametri chimici e fisici, entrambe facenti
parte della rete di monitoraggio dell’AMIA (Azienda
Municipalizzata di Igiene Ambientale) che, per conto del
Comune di Palermo, esegue il monitoraggio della qualità
dell’aria in città.
2 MATERIALI E METODI
Nella discarica di Bellolampo il biogas, che si genera dai
processi di degradazione biologica della frazione organica,
viene captato ed utilizzato per la produzione di energia
elettrica mediante un impianto di valorizzazione (motore
Caterpillar LANDFILL-GAS3) costituito da cinque moduli di
generazione, ciascuno dei quali è in grado di produrre una
potenza di 1 MW. La frazione di biogas non captato dagli
appositi impianti passa attraverso i sistemi di protezione e
rivestimento della discarica, disperdendosi successivamente in
atmosfera. Al fine di poter studiare i processi di migrazione
dalla discarica verso la città di Palermo, sono state analizzate
le concentrazioni di metano (presente solitamente nel biogas
con una percentuale variabile tra il 45 ed il 60 %) rilevate da
due stazioni di monitoraggio dell’AMIA. L’Azienda ha
installato nel territorio urbano ed extraurbano di Palermo una
rete di monitoraggio (Figura 1) composta da:
• quattordici cabine di monitoraggio;
• un centro di raccolta, elaborazione ed archiviazione
dati (CRED);
• quattro punti remoti di accesso alla banca dati di cui
tre ubicati presso altri uffici Comunali e uno presso
gli uffici della Provincia di Palermo;
• due punti di diffusione delle informazioni al
pubblico.
Tutte le cabine, nonché i servizi decentrati ed i punti di
diffusione al pubblico, sono collegate tramite modem e linea
telefonica commutata ISDN al CRED sito nella sede AMIA.
Ciascuna cabina è dotata di un PC verso cui confluiscono i
dati rilevati dagli analizzatori e tutte le informazioni sul
funzionamento della stessa e delle apparecchiature (allarmi,
esito calibrazioni, etc.).
Fig. 1. Struttura della rete di monitoraggio dell’AMIA (2002).
Tale PC, alimentato da un gruppo di continuità, garantisce il
continuo collegamento con il CRED nonché la
memorizzazione di tutti i dati raccolti per un intervallo di
tempo al più pari a un mese (AMIA, 2002).
Tab. 1. Parametri rilevati nelle stazioni Belgio, Bellolampo e
Boccadifalco (AMIA, 2002).
Parametri rilevati Belgio Boccadifalco Bellolampo
Biossido di zolfo (SO2) x x
Ossidi di azoto (NO, NO2, NOx) x x
Ossido di carbonio (CO) x x
Polveri Totali Sospese x x
Polveri - PM10/2.5 x x
Idrocarburi totali x x
Metano (CH4) x x
Ozono (O3) x
BTX (benzene, toluene, xilene) x x
IPA ( idroc. policiclici aromatici) x x
Rumore x x
Temperatura x x
Pressione atmosferica x x
Umidità relativa x x
Velocità vento x x
Direzione vento x x
Radiazione solare totale x x
Radiazione solare diffusa x
Quantità di pioggia x x
Al fine di evidenziare quali potrebbero essere gli impatti
potenzialmente collegabili al fenomeno diffusivo, si sono presi
in esame solo alcuni dei dati disponibili e solo quelli relativi a
tre stazioni di monitoraggio. In particolare, la cabina installata
a Bellolampo rileva soltanto dati meteo e nel presente studio
sono stati analizzati i dati di direzione ed intensità del vento,
rilevati con cadenza oraria nel periodo compreso tra il giorno
1/1/2002 ed il giorno 31/12/2003. Nelle stazioni Belgio e
Boccadifalco sono stati considerati i dati di concentrazione del
metano. La tabella 1 riporta i parametri rilevati nelle tre
summenzionate stazioni.
Per lo stesso periodo nelle serie storiche delle stazioni Belgio e
Boccadifalco sono stati selezionati gli episodi in cui si sono
registrati picchi di CH4 rispetto alle condizioni di base.
Fig. 2. Direzioni azimutali delle stazioni Belgio e
Boccadifalco rispetto a Bellolampo.
Si è quindi effettuata un’analisi di crosscorrelazione al fine di
individuare un possibile rapporto causa-effetto tra il vento
registrato a Bellolampo e la presenza di picchi di metano nelle
altre due stazioni. In particolare l’analisi di crosscorrelazione è
stata svolta prendendo in esame le medie orarie delle
concentrazioni di metano e la componente del vento nella
direzione individuata dalle rette congiungenti Bellolampo-
Boccadifalco e Bellolampo-Belgio (Figura 2).
3 RISULTATI
Dall’esame dei dati anemometrici si evince una netta
prevalenza dei venti provenienti dai settori Est ed Ovest (Figg.
3 e 4). Si può senza dubbio ritenere che le direzioni rilevate
siano strettamente legate alle caratteristiche morfologiche
locali.
Durante il periodo estivo, maggio-settembre, per la presenza
degli elevati gradienti termici in gioco, si è osservato un
regime di brezza di mare proveniente dal quadrante Est
mediamente tra le ore 8.00 e le 20.00 circa ed un regime di
brezza di terra proveniente dal quadrante Ovest tra le ore
21.00 e le ore 7.00 circa.
Nel corso del periodo invernale, sempre in assenza di
perturbazioni a grande scala, il regime di brezza di mare, dal
quadrante Est, si osserva mediamente tra le ore 10.00 e le
17.00 circa.
Nelle ore notturne, invece, la circolazione prevalente è di tipo
brezza di terra con provenienza dal quadrante Ovest.
Fig. 3. Direzione prevalente del vento nella stazione di
Bellolampo nel periodo: 01/01/2002 - 31/12/2002
Fig. 4. Direzione prevalente del vento nella stazione di
Bellolampo nel periodo: 01/01/2003 - 31/12/2003.
L’analisi dei dati delle concentrazioni medie orarie del
metano, rilevati in modo continuo dal 01/01/2002 sino al
31/12/2003 nelle stazioni meteo di Belgio e Boccadifalco, ha
condotto alle seguenti considerazioni:
a) durante tutto il periodo esaminato, fatta eccezione per i
giorni in cui si sono verificati episodi di picco, si è
osservato che il valore medio orario della concentrazione
di metano varia tra 1.7 ppm e 2.2 ppm. In riferimento al
metano le normative nazionale e comunitaria non
stabiliscono livelli di soglia, pertanto nella scelta delle
condizioni di interesse per gli studi di seguito condotti si è
assunta come soglia limite un valore pari a 2.5 ppm;
b) gli episodi in cui la concentrazione di metano ha superato
la suddetta soglia si sono registrati soltanto nel periodo
notturno e tipicamente tra le 02:00 e le 06:00. A titolo di
esempio si riportano nelle Figg. 5 e 6 due episodi
caratterizzati da elevati valori di metano in
corrispondenza delle stazioni di Belgio e Boccadifalco;
c) nella stazione Belgio nell’anno 2002 sono stati rilevati 64
fenomeni di picco di concentrazione del metano mentre
per l’anno 2003 ne sono stati rilevati 72. Nella stazione
Boccadifalco negli anni 2002 e 2003 ne sono stati rilevati
rispettivamente 31 e 44;
d) in corrispondenza degli episodi di picco, si sono
considerati i dati di concentrazione di altri inquinanti
rilevati nelle medesime stazioni. In particolare,
considerando il fatto che i picchi di CH4 si sono
manifestati di notte, si sono tralasciati quegli inquinanti
che hanno origine da reazioni fotochimiche secondarie
che avvengono in atmosfera in presenza di radiazioni
U.V.
Per la stazione Boccadifalco si sono così presi in esame le
concentrazioni sia del benzene che del monossido di
carbonio mentre per la stazione Belgio soltanto del
monossido di carbonio in quanto il benzene non viene
rilevato.
Dall’analisi degli andamenti delle concentrazioni del
benzene si deduce che non esiste una corrispondenza
temporale tra gli eventi di picco del metano con quelli del
C6H6 e del CO (il picco di concentrazione del monossido
di carbonio che si registra quotidianamente tra le 8.00 e le
9.00 è legato al traffico veicolare);
e) i picchi di CH4 non sono legati alla pressione atmosferica
in quanto sono stati rilevati sia in condizioni di alta che di
bassa pressione.
0.00
1.00
2.00
3.00
4.00
5.00
13/1/02
14.24
13/1/02
19.12
14/1/02
0.00
14/1/02
4.48
14/1/02
9.36
14/1/02
14.24
14/1/02
19.12
Fig. 5. Andamenti delle concentrazioni medie orarie di
metano in corrispondenza della stazione Belgio (13
gen. 2002 ore 19 - 14 gen. 2002 ore 18)
0.00
1.00
2.00
3.00
4.00
5.00
6.00
14/6/02
14.24
14/6/02
19.12
15/6/02
0.00
15/6/02
4.48
15/6/02
9.36
15/6/02
14.24
15/6/02
19.12
Fig. 6. Andamenti delle concentrazioni medie orarie di
metano in corrispondenza della stazione
Boccadifalco (14 giu. 2002 ore 18 - 15 giu. 2002 ore
17).
Prendendo in esame anche i dati di vento si è osservato che gli
episodi di picco di CH4 sono stati registrati in corrispondenza
di velocità del vento inferiore a 1.5 m/s.
Inoltre, in corrispondenza dei picchi registrati nella stazione
Belgio si è notato che la direzione del vento rilevata a
Bellolampo ricadeva tra l’undicesimo ed il quindicesimo
settore della Rosa dei Venti (si tenga presente che la direzione
azimutale della stazione Belgio rispetto a Bellolampo è
approssimativamente pari a 80°), mentre in corrispondenza dei
picchi registrati dalla stazione di Boccadifalco si è notato che
la direzione del vento ricadeva tra il tredicesimo ed il primo
settore della Rosa dei Venti (la direzione azimutale della
stazione Boccadifalco rispetto a Bellolampo è circa pari a
150°).
L’analisi dei dati ha permesso inoltre di notare che se il vento
soffia con intensità inferiore a 1.5 m/s e in direzione del terzo
e quarto quadrante, allora il biogas, trasportato lungo la
direzione imposta dal vento, interesserà entrambi i siti (Belgio
e Boccadifalco). Di contro, ad intensità del vento maggiori
corrisponderà un rimescolamento dello strato più basso
dell’atmosfera e la conseguente assenza di picchi di metano.
Le considerazioni fin qui riportate ci hanno spinto a formulare
una probabile ipotesi che giustifichi la presenza dei picchi di
CH4 nei periodi notturni identificati. La sorgente di metano
sembra essere la discarica RSU di Bellolampo dal momento
che solo una tale sorgente può farne aumentare la
concentrazione locale.
Infatti, essendo il biogas (generato e non captato dagli
appositi sistemi di estrazione della discarica di Bellolampo)
composto in volume per il 45-60 % da metano, si ritiene che
solo un fenomeno di trasporto attraverso l’atmosfera può
giustificare gli elevati picchi di concentrazione di CH4 rilevati
nelle stazioni più prossime al sito della discarica.
Gli episodi di picco di metano sono stati quindi isolati e
sottoposti ad un’analisi di crosscorrelazione con i dati di vento
a Bellolampo. I risultati dell’analisi sono mostrati nelle Figg. 7
e 8. Per quanto riguarda la stazione di Boccadifalco, (vedere
Figura 7) le diverse distribuzioni di frequenza evidenziano
valori più elevati di crosscorrelazione in corrispondenza dei
Lag 0, 1 e 2; al crescere del Lag temporale i valori di
correlazione diminuiscono. Questa considerazione permette di
evidenziare un ritardo di circa un’ora tra la riduzione del vento
a Bellolampo e la rilevazione di valori elevati di metano a
Boccadifalco.
Distribuzioni di frequenza dei valori di
crosscorrelazione a LAG 0
0
1
2
3
4
5
6
7
-1-0,9-0,8-0,7-0,6-0,5-0,4-0,3-0,2-0,1
00,10,20,30,40,50,60,70,80,9
1
classe
frequenza
D is t ribuzio ni d i f re que nza d e i v a lo ri d i
c ro s s c o rre la zio ne a LA G 1
0
2
4
6
8
c lasse
D is t r ib u zio n i d i f re q u e n za d e i v a lo r i d i
c ro s s c o rre la zio ne a LA G 2
0
1
2
3
4
5
6
c la s s e
D is t r ib u z io n i d i f re q u e n z a d e i v a lo r i d i
c ro s s c o r re la z io n e a LA G 3
0
1
2
3
4
5
6
c lasse
Distribuzio ni di frequenza dei valo ri di
cro sscorrelazio ne a LAG 4
0
1
2
3
4
5
6
7
classe
Fig. 7. Risultati dell’analisi di crosscorrelazione tra le
componenti del vento e le concentrazioni di metano
durante i periodi di picco per l’anno 2003 (Stazione
Bocccadifalco).
Distribuzioni di frequenza dei valori di
crosscorrelazione a LAG 0
0
2
4
6
8
10
12
classe
D is t ribuzio ni di f requenza dei valo ri di
cro ssco rrelazio ne a LA G 1
0
2
4
6
8
10
classe
Distribuzioni di frequenza dei valori di
crosscorrelazione a LAG 2
0
3
6
9
12
15
-1-0.9-0.8-0.7-0.6-0.5-0.4-0.3-0.2-0.1
00.
10.20.30.40.50.60.70.80.9
1
classe
frequenza
Distribuzioni di frequenza dei valori di
crosscorrelazione a LAG 3
0
2
4
6
8
10
classe
Distribuzioni di frequenza dei valo ri di
crosscorrelazione a LAG 4
0
1
2
3
4
5
6
7
8
classe
Fig. 8. Risultati dell’analisi di crosscorrelazione tra le
componenti del vento e le concentrazioni di metano
durante i periodi di picco per l’anno 2003 (Stazione
Belgio).
Per quanto riguarda la stazione di via Belgio la Figura 8
evidenzia una situazione molto più complessa in quanto valori
elevati di correlazione (abbastanza frequenti) sono stati stimati
con intervalli che vanno dal Lag 1 al Lag 3.
Per ciò che riguarda i risultati relativi ai dati del 2002, sia in
corrispondenza della stazione di Boccadifalco e sia in quella di
Belgio, si ottiene una distribuzione di frequenza analoga a
quanto visto in ciascuna stazione nell’anno 2003.
Il diverso ritardo temporale registrato nei due siti
(Boccadifalco e Belgio) è principalmente associabile alla
diversa distanza tra la discarica e le due stazioni di misura. Nel
contempo, però, è opportuno sottolineare che mentre la
stazione di Boccadifalco, sita in un’area con bassa densità di
edifici, può ritenersi influenzata dalla sola orografia, la
stazione sita in via Belgio è sostanzialmente inserita nel
tessuto urbano di Palermo per cui è fortemente influenzata
dalla complessa circolazione all’interno della città.
4 CONCLUSIONI E DISCUSSIONE
I risultati ottenuti hanno permesso di individuare una sorta
di relazione causa - effetto che può essere così riassunta: nelle
ore notturne se la velocità del vento si porta al di sotto di 1 m/s
e la sua direzione giace approssimativamente lungo la linea
che congiunge la discarica con una delle due stazioni di misura
del CH4 (Belgio o Boccadifalco), allora si assisterà in tale
stazione alla registrazione di una concentrazione di metano
maggiore (>2.5 ppm) del livello tipicamente registrato in
atmosfera (1.7 ÷ 2 ppm). Il ritardo con cui si manifesta il
picco di CH4 nella stazione Belgio è di circa 2 ore, mentre in
quella di Boccadifalco è di circa 1 ora.
Se invece la direzione del vento non corrisponde a quelle delle
congiungenti le stazioni (Bellolampo-Belgio o Bellolampo-
Boccadifalco) o se la velocità del vento è maggiore della
soglia individuata, allora nella stazione verranno registrati i
tipici livelli di fondo noti in letteratura.
È noto che, in condizioni di alta pressione, durante la notte
nella parte inferiore dell’atmosfera si forma il cosiddetto strato
stabile notturno (Stull, 1991). Tale strato è caratterizzato da
aria staticamente stabile con sporadica turbolenza. Essendo la
discarica RSU di Bellolampo una sorgente di inquinanti situata
proprio all’interfaccia terra-aria, si può ritenere che il
cammino del biogas si svolga all’interno di uno strato che
dalla superficie della terra si estende fino ad una quota che
dipende da diversi fattori.
Quindi, una volta immesso in atmosfera, il biogas subisce una
iniziale diluizione verticale all’interno dello strato stabile
summenzionato. Nel contempo, e in condizioni di ridotta
velocità del vento, il biogas si muove all’interno dello strato,
raggiungendo uno dei due (o entrambi) i siti di misura del CH4
a seconda della direzione del vento.
L’indagine meriterebbe sicuramente ulteriori approfondimenti
attraverso lo svolgimento di campagne di misura con maggiore
risoluzione spazio-temporale, mirate all’acquisizione di dati e
integrate magari dall’uso di modelli di simulazione del sistema
di emissione e del meccanismo di diffusione, per prevedere le
concentrazioni in ogni punto del territorio.
Pertanto la ricerca svolta può essere ritenuta un primo risultato
da tenere in considerazione negli studi futuri di impatto
associati all’installazione nel sito di Bellolampo di eventuali
impianti industriali o di termovalorizzatori.
5 BIBLIOGRAFIA
1. AMIA spa - Il rilevamento dell’inquinamento acustico
ed atmosferico nel Comune di Palermo – 2002
2. Christensen T.H., Kieldsen P., Lindhart B. - Gas
generating processes in landfills - Chapman & Hall
Publishers, 1996.
3. De Poli F., Mincarini M. – Il recupero dei rifiuti per la
produzione di biogas - Istituto per l’Ambiente, Bollettini
di informazione normativa, 1999.
4. Stull R. - An introduction to Boundary Layer
Meteorology - Kluwer Academic Publishers, 1991.
5. Vismara R., Frangipane de Fraja E. - Gestione integrata
dei rifiuti solidi urbani, 50° Seminario di Aggiornamento
in Ingegneria Sanitaria Ambientale - C.I.P.A. s.a.s.,
2000.

Anonymous said...

Inceneritori in crisi negli Usa,
in Italia si cerca di costruirli con gli stessi criteri
bocciati vent’anni fa negli USA

http://www.cfa-monferrato.it/approfondimenti_dettaglio.php?ID=66

PASSATO E FUTURO DEGLI INCENERITORI
di Federico Valerio, Medici per l'Ambiente Genova

Chi sostiene che gli inceneritori siano la risposta più diffusa nei paesi moderni, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, dovrebbe conoscere e meditare sull'esperienza degli Stati Uniti.
Anche nel campo dell'incenerimento dei rifiuti gli Stati Uniti sono stati dei precursori, come in molti altri settori. Già alla fine degli anni '30, circa 70 città americane utilizzavano impianti di incenerimento. Dopo la seconda guerra mondiale, l'uso di inceneritori aumentò, con la tendenza a realizzare impianti di maggiore capacità, tuttavia le tecnologie utilizzate, pur adeguate ai tempi, ponevano scarsa attenzione all'efficienza della combustione e alla riduzione dell' emissioni inquinanti. Alla fine degli anni '70, gli inceneritori statunitensi adottavano sistemi "moderni" per l'abbattimento degli inquinanti (precipitatori
elettrostatici, filtri a maniche) ma, contemporaneamente, studi più attenti dimostravano come le ceneri emesse da questi impianti contenessero quantità
rilevanti di metalli tossici (piombo, cadmio, mercurio). Fu così necessario introdurre più efficienti impianti di abbattimento che, alzando i costi, rendevano meno vantaggioso, dal punto di visto economico, la costruzione di nuovi impianti. Questa situazione fu la causa di una progressiva chiusura di questo tipo di impianti: nel 1965 , negli Stati Uniti, erano operanti 289 inceneritori; circa dieci anni dopo , nel 1974, si potevano contare solo 114 impianti (1).
Nei quindici anni successivi la situazione non dava segni di miglioramento.
Infatti, nel 1990, risultavano in funzione 140 inceneritori, con una capacità di incenerimento di 92.000 tonnellate di rifiuti al giorno.
Tuttavia, tra il 1982 e il 1990, 248 progetti di inceneritori (con una capacità complessiva di trattamento pari a114.000 tonnellate al giorno) erano cancellati. E, se nel 1990 l'EPA prevedeva che nel 2000 gli Stati Uniti avrebbero incenerito il 26 % dei loro rifiuti, nel 1992 la stessa Agenzia abbassava la stima al 21 %. Nei fatti, il mercato degli inceneritori statunitensi mostrava andamenti anche peggiori delle previsioni; infatti, nel 1997, le statistiche verificavano che gli inceneritori avevano trattato solo il 16 % dei rifiuti prodotti in questo paese, a fronte del 35 % di rifiuti avviati al riciclaggio, tecnica di
smaltimento in forte e costante crescita, come confermano i più aggiornati obiettivi fissati da numerosi stati federali: riciclare il 50% dei propri
materiali post consumo, entro il 2000 (http://www.epa.gov/epaoswer/non-hw/muncpl/factbook ).
La spiegazione del perché gli USA abbiano relegato ad un ruolo marginale l'incenerimento dei rifiuti urbani é stata autorevolmente fornita dal "Wall
Street Journal" che, in un articolo, comparso nell' edizione del' 11 Agosto del 1993, avvertiva i suoi lettori che l'uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per il contribuente.
Riportiamo una sintesi dell'articolo del più importate quotidiano finanziario internazionale:
''Gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici dell'incenerimento dei rifiuti. In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento é terribile, in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia di milioni di dollari all'anno in più , rispetto ai costi per il trattamento tradizionale dei rifiuti (la discarica, n.d.t.). Infatti, il costo medio del trattamento rifiuti, tramite incenerimento, è di 56 dollari a tonnellata, il doppio del costo medio del trattamento in discarica. Il problema é questo: nei primi anni '80, città e comuni
statunitensi furono oggetto d' una pesante campagna di informazione sulla mancanza di spazi per nuove discariche e sull'incenerimento quale unica soluzione a questa carenza. Forti di questa emergenza, le compagnie che gestivano inceneritori proponevano contratti in cui si costringevano i governi locali, per tutto il periodo d' attività degli impianti (20 anni) o a garantire una quantità fissa di rifiuti da trattare nei loro impianti (a scapito del riciclaggio e di politiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, n.d.t.), oppure a pagare costose penali.
La crisi dei rifiuti - affermava il Wall Street Journal- era più fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i produttori di inceneritori. Ad esempio, nella costruzione d' impianti per la produzione di elettricità dai rifiuti, il settore pubblico s' accolla i rischi finanziari dell'operazione, mentre le compagnie che forniscono e gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme contrattuali "capestro", quali l'invio agli impianti di una costante quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato (ovviamente rimunerativo per le aziende; n.d.t.). Ma il futuro economico degli inceneritori -proseguiva il WSJ- potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi:
* Le città stanno affrontando costi crescenti per adeguare i loro impianti di incenerimento alle più stringenti norme anti inquinamento. Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti. In sintesi, un inceneritore é un impianto che, pur trattando materiali relativamente innocui (i rifiuti urbani), produce, con la combustione, numerose sostanze tossiche. I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui rifiuti.
* Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l'elettricità prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato. Mentre l'elettricità prodotta da petrolio e carbone costa da 1 a 3 centesimi a
kilowattore, l'elettricità prodotta da un inceneritore é fatta pagare dai 6 a 11 centesimi di dollaro .
* La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto pericoloso. Non esiste dubbio sul fatto che le ceneri siano effettivamente rifiuti pericolosi, in quanto contengono grandi quantità di metalli tossici (piombo, cadmio, arsenico,..). Il problema é che, negli anni ottanta, per agevolare (ancora una volta: n.d.t.) la costruzione di inceneritori, molti Stati hanno dichiarato le ceneri degli inceneritori "legalmente" non pericolosi. Questo accorgimento formale ha permesso un vantaggio economico a favore degli inceneritori, in quanto se le ceneri dell'inceneritore sono classificate come pericolose il loro smaltimento costerebbe dieci volte di più. Questo fatto costringerebbe gli inceneritori a triplicare le loro tariffe e questa circostanza significa nient'altro che la definitiva chiusura di molti altri inceneritori.
* La Suprema Corte si deve pronunciare anche sulla costituzionalità di un'altra agevolazione a favore degli inceneritori, ovvero obbligare i Comuni ad inviare i loro rifiuti al costoso inceneritore locale, piuttosto che ad una più economica discarica fuori comune. Per ovviare alla possibile bocciatura di questa norma, alcune municipalità hanno trovato la soluzione: mantenere bassi i costi dell' incenerimento, per attrarre clientela, ma raggiungere il bilancio aumentando altre tasse.
Per vincere la concorrenza delle più economiche discariche, gli inceneritoristi criticano l' EPA (Agenzia per la Tutela dell'Ambiente) per il favore che questo organismo di controllo dimostra nei confronti delle discariche, ma il Direttore della divisione rifiuti urbani ed industriali dell'EPA, Bruce Weddle, a tal riguardo, ha categoricamente ed autorevolmente affermato: "Gli inquinanti che un inceneritore manda nell'aria creano problemi sanitari a molte più persone di quante siano danneggiate dai reflui liquidi prodotti dalle discariche."
Sui tentativi di discredito nei confronti delle discariche é interessante l'azione della contea di La Crosse (Wisconsin) contro alcuni suoi consulenti. Costoro, per favorire la costruzione di un inceneritore, avevano "erroneamente" stimato che il volume dei rifiuti prodotti dalla contea fosse molto superiore alla capacità della discarica in uso, per cui, in base a queste loro stime, entro pochi anni non avrebbe potuto più ricevere rifiuti. Il giudice ha dato ragione all'amministrazione di La Crosse e costretto i consulenti "bugiardi" a pagare 2.6 milioni di dollari, come risarcimento danni."
A distanza di alcuni anni, il copione usato negli Stati Uniti per tentare di imporre gli inceneritori ai cittadini americani, descritto nel citato articolo del W.S.J, é riproposto in modo quasi identico, in Italia.
Nel nostro paese, a partire dalla metà degli anni '90, é in atto una sistematica campagna diffamatoria contro le discariche, ritenute cause di tutti i mali, dall'effetto serra alle ecomafie. Gli inceneritori invece, ribattezzati con il più tranquillizzante termine di termovalorizzatori, sono diventati la panacea per eliminare il problema rifiuti, risparmiare energia e denaro, riqualificare il territorio, creare occupazione.
In realtà, anche nel nostro paese, gli inceneritori sono un disastro economico i cui costi di esercizio non riescono ad essere coperti dai ricavi della vendita della poca elettricità che riescono a produrre. Ad esempio, l'impianto da 800 tonnellate al giorno proposto per Genova con la vendita dell'elettricità avrebbe ricavato solo 16 miliardi di lire all'anno a fronte di un costo di 23 miliardi necessari per la gestione ordinaria di questo impianto.
Inoltre, il problema delle ceneri é tutt'altro che risolto se il modernissimo e sponsorizzatissimo inceneritore di Brescia deve inviare le sue ceneri "volanti" nelle miniere di salgemma tedesche, unico luogo sufficientemente sicuro, a fronte della loro tossicità (da Venerdì di Repubblica).
E anche in Italia, come negli Stati Uniti, il pareggio economico degli inceneritori può essere raggiunto facendo pagare al contribuente 900 lire a chilowattora l'elettricità prodotta con i rifiuti, a fronte delle 300 lire pagate per l' elettricità prodotta con carbone e petrolio, insomma una tassa occulta sui rifiuti che non comparirebbe nei costi dell'incenerimento.
Ed é tutta italiana la giustificazione di questo regalo agli inceneritoristi: per legge, i rifiuti urbani diventano una fonte di energia rinnovabile anche se il migliore combustibile per gli inceneritori é la plastica che, anche i bambini sanno, si produce utilizzando una risorsa non rinnovabile quale il petrolio.
L' unica vera differenza tra gli Stati Uniti e l' Italia é una maggiore oggettiva difficoltà italiana (e più in generale europea) di trovare spazi idonei per le discariche. Comunque, ricordiamo che gli inceneritori non risolvono affatto questo problema. Infatti, ogni inceneritore ha sempre bisogno di una discarica
dove inviare le ceneri prodotte da questo impianto (pari al 30% in peso dei rifiuti inceneriti) e dove stoccare i rifiuti tal quali nei periodi in cui l' inceneritore é inattivo per manutenzione ordinaria e straordinaria. Per fronteggiare questo problema i paesi europei hanno adottato l'innovativa strategia di ridurre alla fonte la produzione di rifiuti, scelta, al momento trascurata dagli Stati Uniti.
In particolare, la Comunità Europea si é posto l' obiettivo, entro il 2001, di ridurre del 50 % la generazione dei propri rifiuti da imballaggi (2).
Pur con qualche difficoltà, questo obiettivo sembra raggiungibile. Ad esempio, tra il 1991 e il 1998, la Svezia e la Germania hanno ridotto rispettivamente del 20 % e del 13,4 % la loro produzione di rifiuti da imballaggio, pur in una situazione di crescita economica e quindi di maggiori consumi.
In Italia, la strategia di ridurre la produzione di rifiuti stenta a decollare, nonostante la buona adesione di aziende al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), organismo che dovrebbe incentivare i produttori a ridurre la quantità di imballaggi ( http://www.conai.org ).
In questo campo c'é ancora molto da fare: una capillare e costante informazione al consumatore, l'introduzione obbligatoria del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio domestico (http://www.village.it/italianostra/compostaggio/index.html ), l'introduzione della tariffa che premia economicamente chi produce meno rifiuti. A tal riguardo gli "amici" degli inceneritori enfatizzano gli alti costi della riduzione e del riciclaggio dei rifiuti, in particolare quelli in
plastica. Tale problema esiste, tuttavia, recentemente, l' Eco Istituto di Darmstadt (3) ha confermato i grandi vantaggi ambientali (minore inquinamento,
maggiore risparmio energetico, minore uso di risorse non rinnovabili) del riciclaggio della plastica rispetto al suo incenerimento, ma ha anche potuto verificare che i costi di queste due strategie per il trattamento dei rifiuti stanno convergendo. Attualmente in Germania la raccolta, la separazione e il riciclaggio di una tonnellata di contenitori di plastica di tipo diverso costa 2.100 marchi, a fronte di 1.080 marchi spesi se gli
stessi rifiuti sono inceneriti. Tuttavia l' Eco Istituto stima che entro il 2020 le due tecniche avranno lo steso costo (800 marchi per tonnellata). E,
a parità di costi, i netti vantaggi ambientali del riciclaggio trasformeranno gli inceneritori in oggetti interessanti solo come esempi di archeologia industriale. Peraltro, anche in Italia, il costo del riciclaggio della plastica sta diminuendo drasticamente. Da fonte COMIECO ( http://www.comieco.org ), nel 1996 il costo per il recupero di un chilogrammo di imballaggi in plastica era 2.194 lire, ma nel 2000 già bastavano 495 lire. E anche la raccolta differenziata dei materiali post consumo in plastica è in forte incremento: nel 1996, 225.000 tonnellate; nel 2000, 526.000 tonnellate, di cui 305.000 avviate al riciclo meccanico e 225.000 tonnellate incenerite. Il fattore critico che tra alcuni anni provocherà il crollo dei costi del riciclaggio potrebbe essere l'introduzione di sistemi innovativi per la separazione automatica dei diversi tipi di rifiuto. Un impianto con queste caratteristiche, denominato SORTEC 3, in grado di dimezzare il costo del riciclaggio della plastica era in funzione all'esposizione EXPO 2000 ad Hannover, dove sono state preannunciati i progressi tecnologici del terzo millennio (4).
E' significativo che nello stesso anno, a Sydney, il trattamento dei rifiuti prodotti dal grande villaggio costruito per i giochi olimpici si é basato solo su raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio, effettuati in un apposito centro di trattamento realizzato ai margini del Parco Olimpico, un mirabile esempio di cittadella dello sport realizzata seguendo le nuove regole della sostenibilità e del basso impatto ambientale.
Insomma, nonostante i numerosi ed agguerriti padrini nostrani, tutto fa prevedere che gli inceneritori non abbiano futuro.

BIBLIOGRAFIA
* T. Randall Curlee e altri. Waste to Energy in the United States (Westport, Connecticut: Quorum Books, 1994) ISBN 0- 89930-844-9
* Report from the Commission to the Council and the European Parliament, Interim Report according to Article 6.3 (a) of Directive 94/62/EC on packaging and packaging waste; Rep. 596,19/11/99; COM, European Commission: Brussels, Belgium,1999
* Dehoust,G. et all.Vergleich der rohstofflichen und energetischen Verwertung von Verpackungskuntstofen; Okoinstitut:Darmstadt/Essen, Germany,
Nov.1999
* SORTEchnology3.0, Duales System Deutschland AG; SYSTEC: Koln, Germany, Nov 1999. http://www.gruener-punkt.de

Anonymous said...

Carissimi, le notizie:

- dalla rete sul CIP 6 - Giovedì 19 luglio il Senato aveva accantonato l'emendamento alla Legge sul recepimento della direttiva europea (quindi anche il ritorno al testo originario di dicembre 2006, sui Cip6) ma sembra che la discussione ritorni in Senato Mercoledì prossimo, eccovi di seguito il resoconto delle sedute del 18 e del 19 luglio, che si prega di leggere attentamente;

- da Anna Giordano, un contributo di conoscenza sulla bocciatura dell'UE del Piano Cuffaro;
- da Carmoz Aimée Pierrette, considerazioni e importanti indicazioni su come si potrebbe procedere in seguito alla suddetta bocciatura (Aimée si conferma una grande amante dell'ambiente anche nelle piccole - ma sempre importanti - cose, leggetevi i suoi consigli per certi acquisti).

IL RELATORE
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 8. - 1. Ai fini della piena attuazione della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, con particolare riferimento all'articolo 2 della direttiva medesima, i finanziamenti e gli incentivi di cui al secondo periodo del comma 1117 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 sono concessi ai soli impianti realizzati ed operativi.
2. La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi di cui al comma 1118 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296, in via prioritaria per gli impianti in costruzione, è completata dal Ministro dello sviluppo economico inderogabilmente entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge».

Legislatura 15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 197 del 18/07/2007

…….PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 8 e degli emendamenti ad esso riferiti.

VEGAS (FI). L'emendamento 8.100 mira a sopprimere l'intero articolo proposto dalla Commissione che interviene in una materia, quella degli incentivi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, che è stata già regolata ed ampiamente approfondita nel corso dell'esame della legge finanziaria e su cui non è opportuno intervenire nuovamente. Coglie l'occasione per rimarcare l'assenza dall'Aula del ministro Bonino, che impedisce l'espressione chiara del parere del Governo sugli emendamenti posti in votazione. (Applausi dai Gruppi FI, UDC, AN e LNP).

PRESIDENTE. La Presidenza ha già sollecitato il vice ministro Danieli affinché contatti il ministro Bonino, per assicurarne la presenza in Aula.

MATTEOLI (AN). Chiede di aggiungere la propria firma all'emendamento 8.101 soppressivo dell'articolo 8, che interviene sul tema dei cosiddetti incentivi CIP6 già a lungo dibattuto nell'Aula del Senato. Dall'approvazione dell'articolo deriverebbe un forte aumento del costo dello smaltimento dei rifiuti, mentre le banche che hanno già finanziato i termovalorizzatori in via di realizzazione, venendo meno gli incentivi previsti, potrebbero decidere di rinegoziare i finanziamenti accordati o di negarli del tutto, creando così situazioni di enorme difficoltà nella gestione del ciclo dei rifiuti analoghe a quelle che si sono registrate in Campania. Inoltre l'obbligo del concerto tra il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'ambiente, in caso di disaccordo tra i due potrebbe paralizzare la concessione delle deroghe previste.

MANNINO (UDC). Concordando con le argomentazioni illustrate dal senatore Matteoli, ricorda in particolare la difficile situazione che si verrebbe a creare in Sicilia a seguito dell'approvazione della norma che impedirebbe la realizzazione di impianti già finanziati dal sistema bancario. Invita i senatori della maggioranza a rivedere il proprio orientamento su una modifica imposta dall'ala più radicale dello schieramento.

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). L'approvazione dell'articolo 8 potrebbe far registrare un ulteriore peggioramento della situazione emergenziale campana, dal momento che esso renderebbe più difficile anche il completamento e la messa in opera dell'inceneritore di Acerra. Chiede dunque alla maggioranza di riflettere su un articolo incoerente rispetto ad altre disposizioni precedentemente approvate, primo fra tutti il decreto-legge sull'emergenza rifiuti in Campania. (Applausi dal Gruppo Misto-Pop-Udeur).

BUTTIGLIONE (UDC). Dall'approvazione della norma potrebbero scaturire enormi difficoltà nella gestione dei rifiuti in Sicilia e in Piemonte, come si evince anche dalle dichiarazioni del sindaco di Torino. Ricorda inoltre che la legge n. 11 del 2005 ha dato al Ministro competente un significativo potere di coordinamento e forti responsabilità in materia di politiche europee e che dunque l'assenza del ministro Bonino in occasione della discussione sulla legge comunitaria rappresenta una vera e propria offesa al Senato, che ha il diritto di interloquire con un Ministro nel pieno dei propri poteri, che goda la piena fiducia della maggioranza a cui appartiene. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

PRESIDENTE. Annuncia il prossimo arrivo in Aula del ministro Bonino.

POLLEDRI (LNP). Dopo aver sottolineato che anche in Lombardia possono verificarsi problemi a seguito dell'eventuale approvazione dell'articolo 8, ricorda che un'interpretazione estensiva della norma sui cosiddetti incentivi CIP6 è stata utile per un rinnovamento del settore petrolchimico. Ora è opportuno che per il futuro vengano concessi finanziamenti solo agli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L'articolo in esame, però, incide negativamente anche sugli impianti di termovalorizzazione in via di completamento, cagionando così un danno alle società che li gestiscono e ai loro azionisti e rendendo più difficile lo smaltimento di rifiuti in alcune Regioni italiane. Per questo chiede di aggiungere la propria firma agli emendamenti soppressivi dell'articolo 8. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

SODANO (RC-SE). L'articolo 8 pone finalmente rimedio a quella che è stata definita una truffa legalizzata: l'utilizzo degli incentivi Cip6, cioè di contributi finanziati con la bollette e destinati ad impianti che utilizzassero fonti energetiche rinnovabili, per costruire invece impianti alimentati da fonti cosiddette assimilabili. La norma corregge un errore della legge finanziaria e la sua collocazione nell'ambito della legge comunitaria è giustificata non solo dagli obiettivi del protocollo di Kyoto ma anche dalle procedure di infrazione in corso per distorsione della concorrenza. La prevista potestà di deroga non sopprime gli impegni precedentemente contratti, ma rende finalmente applicabile una norma che pone fine ad un'anomalia italiana. (Applausi dal Gruppo RC-SE e SDSE. Congratulazioni).

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). L'articolo 8 consente di porre fine ad una situazione scandalosa, per la quale un ristretto numero di società ha beneficiato impropriamente di fondi destinati alle fonti di energia rinnovabili. La potestà di deroga non rappresenta una novità e consentirà di evitare i problemi paventati negli interventi critici nei confronti dell'articolo 8, che adegua la normativa italiana a quella europea. Peraltro è sempre più evidente che i termovalorizzatori non sono una valida soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti e che la costruzione di un impianto non implica la gestione efficiente dello stesso. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).

GIRFATTI (DCA-PRI-MPA). L'articolo 8 ripropone un vecchio emendamento, presentato dai senatori Sodano e De Petris e diretto contro il termovalorizzatore di Acerra. Le assicurazioni fornite dai colleghi rispetto agli impianti giù autorizzati non sono perciò convincenti. (Applausi dal Gruppo FI).

MUGNAI (AN). Per evitare disparità di trattamento ingiustificate, che sono destinate a generare un contenzioso oneroso per lo Stato, l'emendamento 8.103 prevede che per gli impianti autorizzati, compresi quelli in costruzione, continuano ad applicarsi i finanziamenti e gli incentivi previsti dalla legge. Ciò eviterà allo Stato di subire le conseguenze delle azioni giudiziarie che legittimamente intenterebbero le società danneggiate ed escluderà l'utilizzo arbitrario del potere di deroga da parte dei Ministri competenti in relazione a situazioni del tutto assimilabili. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Biondi).

STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Anche alla luce di iniziative preannunciate da esponenti Radicali per rendere più trasparente l'attività parlamentare, chiede che la seduta sia sospesa in attesa che giunga in Aula il ministro Bonino. (Applausi dal Gruppo FI e dei senatori Maffioli e Coronella).

PRESIDENTE. Il Governo può essere rappresentato in Parlamento anche da un Sottosegretario: la Presidenza ha già sollecitato l'intervento del Ministro, ma non può sospendere la seduta.

GRILLO (FI). Il fatto che in passato siano stati previsti contributi troppo generosi a favore di petrolieri non giustifica la possibilità di derogare alla legge. I termovalorizzatori sono realizzati con il project financing e la possibilità di revocare i contributi pubblici rischia di compromettere accordi già raggiunti e di provocare una crisi in una regione come la Calabria, dove il sistema di smaltimento di rifiuti ha funzionato fino ad oggi. E' perciò opportuno modificare l'articolo 8 per tutelare i contratti già sottoscritti ed evitare un contenzioso analogo a quello che si è prodotto nell'alta velocità. (Applausi dal Gruppo FI).

PRESIDENTE. Ricorda che i tempi della discussione sono stati contingentati e sono in via di esaurimento.

CICCANTI (UDC). Condivide le preoccupazioni già espresse sul trattamento diseguale di situazioni analoghe. Alcuni dei termovalorizzatori autorizzati utilizzano fonti di energia sostenibili e la revoca in corso d'opera dei contributi preventivati nell'ambito del project financing mina la credibilità delle istituzioni.

POSSA (FI). L'articolo 8 è estraneo alla legge comunitaria e lede i diritti degli imprenditori, che avranno titolo per rivalersi nei confronti dello Stato. La previsione di una deroga contrasta inoltre con la raccomandazione europea di varare norme trasparenti e non discriminatorie. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).

BATTAGLIA Antonio (AN). Se in Aula fosse presente il Ministro, il Governo potrebbe essere a conoscenza degli accordi che il Presidente del Consiglio ha preso con il Presidente della Regione Sicilia in ordine alla costruzione di termovalorizzatori. L'articolo 8, prevedendo il concerto con il Ministro dell'ambiente per l'esercizio della potestà di deroga, ha intenti meramente dilatori e fornisce una prova ulteriore del prevalere in seno al Governo delle posizioni della sinistra radicale. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LNP).

PASTORE (FI). L'inserimento delle disposizioni di cui all'articolo 8 tra i provvedimenti di natura comunitaria è un atto strumentale, che dovrebbe essere valutato dalla Presidenza sotto il profilo dell'ammissibilità. Peraltro la definizione del tipo di impianti interessati dai finanziamenti, che appare chiaramente restrittiva, è oggetto di interpretazioni estensive da parte degli esponenti di alcuni settori della maggioranza: chiede pertanto al relatore e al Governo (che però al momento non è presente con rappresentanti competenti in materia) di fare chiarezza. (Applausi dal Gruppo FI e dei senatori Stracquadanio e Polledri).

PRESIDENTE. Dispone l'accantonamento dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti, rammaricandosi per l'assenza dei rappresentanti del Governo competenti in materia.

Legislatura 15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 198 del 19/07/2007

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri sono stati accantonati gli emendamenti riferiti all'articolo 8 e il voto finale dello stesso articolo.
Dà lettura della lettera inviata dal ministro Bonino al Presidente del Senato, in cui si puntualizza che la sua assenza dall'Aula durante la seduta pomeridiana di ieri era dovuta ad inderogabili impegni istituzionali (v. Resoconto stenografico).
BONINO, ministro del commercio internazionale e ministro per le politiche europee. Conferma il contenuto della missiva, sottolineando l'importanza della sua presenza in qualità di Ministro del commercio internazionale nel pomeriggio di ieri alla riunione della Commissione mista Italia-Quatar (precedentemente rinviata per due volte), in cui si sono trattate rilevanti questioni, tra cui quella del rigassificatore di Rovigo. Tale impegno era stato programmato prima dell'inserimento all'ordine del giorno del disegno di legge comunitaria e ringrazia dunque i Sottosegretari che l'hanno sostituita in Aula, ricordando che nell'Esecutivo non c'è alcun Sottosegretario che abbia specifica competenza sulle politiche europee. (Applausi dai Gruppi Ulivo e IU-Verdi-Com).
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Chiede al Ministro se i motivi che hanno causato i due precedenti rinvii dell'incontro con la delegazione del Quatar fossero più importanti della discussione in Aula del disegno di legge comunitaria e rileva che il Governo avrebbe potuto essere rappresentato dalla Presidenza del Consiglio piuttosto che da Sottosegretari con deleghe non attinenti alla politica comunitaria. Il Ministro avrebbe inoltre potuto avvertire la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi del suo impegno pregresso, evitando così la calendarizzazione della legge comunitaria nella seduta pomeridiana di ieri. Si sta dunque tentando di mascherare una crisi politica all'interno della maggioranza, apertasi con il dissenso del ministro Bonino in tema di riforma previdenziale e testimoniata tanto dalla sua assenza nella seduta di ieri quanto dalle reiterate mancanze del numero legale all'inizio della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi DCA-PRI-MPA e FI).
VEGAS (FI). Vista l'assenza del Ministro nella seduta di ieri, sarebbe stata una scelta saggia interrompere il dibattito, in cui si è avvertita la mancanza di un contributo significativo da parte del Governo in sede di espressione del parere sugli emendamenti, tra l'altro riguardanti norme assai rilevanti come l'articolo 8 sui cosiddetti incentivi CIP6. (Applausi dal Gruppo FI).
BUTTIGLIONE (UDC). Pur prendendo atto dell'importanza dell'incontro con la delegazione del Qatar, ritiene che l'interlocuzione di un Ministro con il Parlamento debba avere priorità assoluta. Quanto accaduto dimostra invece che non viene dato il giusto rilievo al dibattito sulla legge comunitaria e sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, che viene considerata alla stregua di un mero adempimento burocratico, senza considerare l'incidenza della politica comunitaria su tutte le grandi questioni di politica nazionale, a cominciare dal tema previdenziale che ha visto protagonista negli ultimi giorni proprio il ministro Bonino. Si affaccia dunque il sospetto che l'assenza del Ministro fosse dovuta al suo imbarazzo nel rappresentare in Aula un Governo in palese difficoltà, con cui evidentemente non si sente in sintonia. (Applausi dal Gruppo UDC).
SCHIFANI (FI). La discussione del disegno di legge comunitaria ha sempre beneficiato di un confronto non conflittuale tra le parti politiche, per il comune e doveroso impegno nell'adeguamento dell'ordinamento italiano alla normativa europea. Per la prima volta purtroppo ciò non avviene, a causa del fatto che il testo risulta appesantito da norme di delega e da disposizioni di grande rilievo politico, ad esempio in materia ambientale, che sarebbe stato più corretto discutere ed approfondire in altra occasione, garantendo l'intervento delle Commissioni competenti. Se avesse avuto esatta contezza di tale situazione, in sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi avrebbe votato contro la calendarizzazione del disegno di legge: chiede dunque di espungere dal testo le norme che, per la loro specifica valenza, meriterebbero maggiore approfondimento parlamentare. (Applausi dal Gruppo FI).
POLLEDRI (LNP). Le qualità del ministro Bonino sono senz'altro apprezzabili, ma nella sua lettera vengono palesemente sottaciute le evidenti difficoltà della maggioranza, evidenziate anche dall'assenza dall'Aula all'inizio della seduta dei senatori di Rifondazione Comunista. Appare inoltre offensivo che il Ministro abbia preferito incontrare i rappresentanti di uno Stato estero sottraendosi al confronto con quelli dello Stato italiano, facendosi sostituire da Sottosegretari impreparati a sostenere un dibattito nel merito di un provvedimento che incide pesantemente sui diritti dei cittadini e in campo economico. Ricorda in particolare la rilevanza dell'articolo 31, che contiene una delega al Governo in materia di giustizia che limita il fondamentale diritto di proprietà e l'articolo 8, in materia dei cosiddetti incentivi CIP6. Chiede infine al ministro Bonino, che ha citato il proprio impegno a proposito del rigassificatore di Rovigo, perché non si registri la stessa solerzia nel risolvere una situazione analoga in Puglia. (Applausi dal Gruppo LNP).
MATTEOLI (AN). Premesso che il Ministro è stata cortese nel giustificare la propria assenza, rileva che nella seduta di ieri si è svolta una vivace discussione sull'articolo 8, il cui inserimento nella legge comunitaria ha provocato imbarazzo all'interno della stessa maggioranza. Questa mattina è stato distribuito il testo dell'emendamento 8.200 (testo 2), presentato dal relatore, che riformula l'articolo 8. Chiede alla Presidenza di sospendere la seduta per consentire ai senatori della opposizione di presentare subemendamenti. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

D'ALI' (FI). Chiede conferma alla Presidenza dell'avvenuto accantonamento dell'emendamento 5.0.60.
PRESIDENTE. L'emendamento 5.0.60 è inserito nel fascicolo delle proposte di modifica che sono state accantonate. Alla Presidenza del Senato non sfuggono gli elementi di difficoltà politica emersi durante l'esame della legge comunitaria, ma l'equivoco spiacevole della seduta di ieri, che ha comportato un rallentamento dei lavori, è stato chiarito dalla lettera del Ministro. Al senatore Schifani fa notare che il disegno di legge comunitaria è stato esaminato a lungo in Commissione e non è plausibile che i Gruppi non siano informati del suo contenuto.
Riprende l'esame degli articoli del disegno di legge comunitaria nel testo proposto dalla Commissione, passando all'esame dell'articolo 27 e del relativo emendamento





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From: a.giordano

To: Angelo Gallo

Sent: Saturday, July 21, 2007 10:24 AM

Subject: Re: INCENERITORI. 19



Due possibilità, o la regione sicilia se ne frega della sentenza e va avanti, salvo poi pagare, per mancata ottemperanza delle decisioni della UE, multe stratosferiche, oppure capisce che le multe sono cosa seria e grave e cambia rotta.

Gli effetti delle sentenze della Corte di Giustizia Europea (se di sentenza si tratta) hanno effetti a lungo termine, ma li hanno. Dipenderà dal senso di responsabilità (o meno) che avrà il governo regionale.

O evita la multa e rifà tutto l'iter per l'assegnazione degli appalti o va avanti, pagando poi le multe della UE.

A presto Anna Giordano



----- Original Message -----

From: Carmoz Aimee Pierrette

To: Angelo Gallo

Sent: Friday, July 20, 2007 3:55 PM

Subject: Re: INCENERITORI. 19



Cari, io credo che adesso tocca agli avvocati darci le precisazioni necessarie. Secondo me, di questa sentenza della corte europea, ne deve essere richiesta l'applicazione con istanza separata, come è successo a noi qui con un abusivo: nel piano paesaggistico un sito era segnato come importante, uno ha voluto costruirci qualcosa, ha avuto anche le autorizzazioni dal comune e dalla soprintendenza (e si purtroppo !!!) e abbiamo dovuto, privati e associazione, introdurre una azione giudiziaria (ricorso al TAR) per fare applicare la regolamentazione.

Sono questioni di diritto che non possiamo risolvere noi, ma che ci hanno spianato la strada nel modo più assoluto, dandoci ragione su ogni nostra pretesa.

Sia per l'irregolarità degli inceneritori, sia per l'inadeguatezza del piano rifiuti siciliano, la Corte Europea ha emesso una sentenza generale, verso l'Italia, i particolari adesso toccano a noi.

Come già avevo accennato, credo che dovremo andare incontro a delle spese. Bisogna consultarsi urgentemente con l'Avv. Gianrusso per sapere cosa ne pensa e come ci dobbiamo comportare. Ma bisogna farlo noi e rapidamente, perché non pensate, vero, che lo farà qualcuno per noi ?

E possibile che, con questa sentenza Europea, la procedura AIA possa essere invalidata immediatamente, nel caso in cui continuassero a provarci.

Per ogni loro mossa, ci vuole il ricorso al TAR nei tempi di Legge.

Io a Palermo conosco l'avvocato Nicola Giudice, che si è già insieme ad altri occupato di inceneritori. Lo potete contattare a nome mio per le informazioni e anche per sostegno a Gianrusso.

Ripeto, bisogna pagare, ci sono spese giudiziarie ecc.

Io mi offro per una partecipazione di 100 Euro, sono pensionata e ho pochi mezzi. Intorno ad ogni inceneritore proposto, bisognerebbe fare una riunione popolare, spiegare la situazione e raccogliere fondi. Che sia giusto o ingiusto non c'entra... data la situazione attuale, ci tocca fare da soli cose che non ci competono per nulla, inutile cercare o aspettare aiuto dal cielo o dalla politica o di chi avrebbe il dovere perché seduto ai posti di comando.



Qui sotto i negozi in Sicilia dove si trovano i detersivi alla spina.



SICILIA

Equonomia
Via Giovanni Bonanno, 92/94 - Palermo

Il piccolo principe
Piazza Vittorio Emanuele, 18 - Enna
0935 502307

Mondo a Colori
Piazza C. Battisti, 22 - Pozzallo (RG)

Ecomondo Associazione di Volontariato
Via Cefalù 9 - Acireale (CT)
095 7644587

Cari saluti, Aimée.



Un salutone

Angelo Gallo

Se vuoi far crescere questa lista INCENERITORI, segnala ai tuoi amici il mio indirizzo: angelo.g3@alice.it per chiedere l’escrizione, inviando una mail con oggetto: "ISCRIZIONE".

In qualunque momento è possibile chiedere la cancellazione da questa mailing list. E' sufficiente inviare una mail con oggetto: ”RIMOZIONE".

I messaggi in uscita sono controllati da antivirus.

Siamo in tanti - oltre 500 - e proviamo insieme a far diventare fatti concreti:

"IL DOVERE DI LASCIARE IL MONDO UN PO' MIGLIORE DI COME L'ABBIAMO TROVATO"

Ecco alcune cose che è bene sappiate:

- occorre che chi vuole pubblicare i propri scritti nella ML mi sia noto (a quelli che ancora non conosco, basterà per una volta indicarmi il proprio numero di tel. o cell. che m'impegno a non diffondere) e indichi il proprio nome in calce alle cose che scrive;

- per evitare spam e altro, non riporterò il Vs. indirizzo di posta elettronica;

- quanto a moderazione da parte mia, soltanto una regola, per evitare discussioni tra pochi (vedi polemiche o altro) a richiesta di eventuale persona citata polemicamente - che potrà rispondere soltanto una volta - fornirò l'indirizzo di posta elettronica di chi lo ha citato, così eventuali questioni personali saranno risolte in privato e non infastidiranno tutti gli altri;

- chi NON DESIDERA la pubblicazione di qualche mail che mi invia, me lo comunichi scrivendo: "Angelo, NON PUBBLICARE";

- le mail saranno riportate nella forma incorniciato, ordinate in ordine cronologico inverso e raccolte per periodi numerati, più o meno lunghi e seconda del peso;

- questa ML è uno strumento d'informazione, MA SOPRATTUTTO SERVONO AZIONI FORTI E COORDINATE, DA ORGANIZZARE AL MEGLIO E CON URGENZA, PER CUI, SONO PRONTO A ORGANIZZARE ML-Gruppi di lavoro CON TUTTI QUELLI TRA VOI CHE VOGLIONO IMPEGNARSI IN QUESTO SENSO.

FORZA! DOBBIAMO IMPEGNARCI FINO ALL'ULTIMO MINUTO E LA PARTITA NON E' FINITA!

PRESSO LA CORTE COSTITUZIONALE, LA CORTE DEI CONTI, IL TAR, IL CGA, L'ASSESSORATO REGIONALE AMBIENTE, LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, ecc. ESISTONO PERSONE CHE STANNO DALLA PARTE DELLA GENTE

Anonymous said...

Interrogazione a risposta scritta 4-03570
presentata da ANGELA NAPOLI venerdì 19 luglio 2002 nella seduta n.180

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

fin dal 1999 parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato atti ispettivi per richiedere interventi adeguati al ripristino della legalità, contro le infiltrazioni mafiose, presso amministrazione comunale di Isola delle Femmine;

nonostante fin dal giugno del 2000, dopo particolari indagini, siano stati comprovati rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori del comune in questione ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, il prefetto di Palermo non ha inteso disporre l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992;

con lettera datata 13 settembre 2001 l’Associazione «Nuova Torre», rappresentata nel consiglio comunale di Isola delle Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno pro-tempore le denunzie contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate da altri deputati di Alleanza Nazionale, dando notizia di appoggi malavitosi profusi nei confronti dell’attuale sindaco durante le ultime elezioni amministrative del 24 giugno 2001;

va ricordato che nella giunta comunale di quel comune c’è stato, con delega ai lavori pubblici, il cognato di un noto personaggio arrestato con l’imputazione di associazione mafiosa nel contesto di una indagine volta a ricostruire la nuova mappa delle cosche palermitane;

sembrerebbe che parenti dell’assessore in questione, poi dimessosi, e del presunto boss Pietro Bruno, individuato dagli inquirenti come capo zona di fiducia del boss superlatitante Bernardo Provenzano, dirigano presso il comune di Isola delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale, leva e segreteria, il che agevolerebbe l’assessore dimissionario ed il presunto boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti nella trattazione d’affari politiche edilizie;

con lettera datata 8 gennaio 2002, il gruppo consiliare «Nuova Torre» di Isola delle Femmine ha segnalato al prefetto di Palermo l’omissione posta in essere dal sindaco del comune in ordine al rilascio dell’illegittima autorizzazione edilizia ex articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo ed il cui carteggio è già in possesso della Prefettura;

sempre il gruppo consiliare «Nuova Torre» con lettera datata 6 giugno 2002 ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo, il prospetto di n. 10 concessioni edilizie rilasciate, in costante violazione delle norme vigenti in materia, in favore di assessori, componenti o parenti dell’attuale maggioranza consiliare;

al prospetto citato è possibile evincere il rilascio della concessione edilizia n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato procuratore Pomiero Giuseppe, e dalla concessione edilizia n. 13 del 2000 del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo Rosaria, ma i relativi provvedimenti della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali e del Genio Civile sono intestati a Pomiero Giuseppe;

i nomi di Pomiero Giuseppe, così come quello del citato boss Pietro Bruno, risultano tra i soggetti economici ai quali è stata effettuata la confisca di beni illeciti, il cui elenco generale è stato allegato alla relazione della Commissione Parlamentare sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura presentata alla Presidenza delle Camere il 16 aprile 1985 -:

se, verificate le gravi notizie esposte dall’interrogante, non ritengano necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine. (4-03570)
# posted by Anonimo : 12:22 AM
Se quelllo che a riferito il Direttore Gneerale del Comune di Isola delle Femmine sui VIgili Urbani è vero bisigna rifare un nuovo corpo dei vigli urbani senza raccomandati e parenti di amministratori perchè hanno perso autorevolezza ma se non è vero il direttore generale che si assume le responabilità di quello che scrive sia cacciato lui immediatamente
Ma gli amministratori sono incapaci di fare questo e pensano solo allo stipendio ogni mese e i vigili urbani sono sputati da tutti come l'armata brancaleone.
# posted by Anonimo : 9:45 AM
Prima di fare il Comamnadete dei vigili non è stato capace di fare il vigile.
# posted by Anonimo : 9:48 AM
ISOLA A TOCCATO IL FONDO
QUESTI DI ISOLA X TUTTI
SONO GLI EREDI DI BOLOGNA
# posted by Anonimo : 11:45 AM
E' vergognoso assistere in questo Comune ai litigi e dissapori tra chi vuole comandare e chi comanda. Forse i compromessi elettorali hanno montato la testa a qualcuno; Sarebbe ora che il direttore generale faccia le valigie perchè sembra avere le idee confuse;
Effettivamente dovrebbe dimettersi l'intera amministrazione comunale che ogni giorno non fà altro che dimostrare l'attaccamento alla poltrona e allo stipendio.
# posted by Anonimo : 3:08 PM
IL MALE DEI VIGILI URBANI STA NEL VICE COMANDANTE SE NON LO AVETE CAPITO
# posted by Anonimo : 8:25 AM
...é vero!!il male dei vigili urbani sta proprio nel vice -comandante......che ancora non si decide a fare "male" a qualcuno!!!!!
# posted by Anonimo : 1:36 PM
I TRADITORI DELLA PATRIA!!!!fanno i fannulloni e lavativi, si servono dei colleghi, indovina chi sono?Cip e Ciop!!!!La coppia più velenosa del Comando!!!!Oliveri-Ferrante!!!Tirano le pietre e poi si nascondono!!
# posted by Anonimo : 1:40 PM
I VIGILI URBANI SONO TUTTI DEI "QUAQUARAQUA'".ALTRO CHE UOMINI!NON RISPETTANO LE NORME E TANTOMENO LA GERARCHIA!NON SONO CAPACI DI FARE QUESTO MESTIERE PERCHE' IGNORANTI ALL'ORIGINE.SPECIALMENTE QUELLO CHE SI SENTE LA "MENTE" DEL COMANDO.CHE VADA A FARE IL VIGILE AL SUO PAESE:TORRETTA, AL POSTO DI STARE A ROVINARE LA REPUTAZIONE DELLA GENTE E FARSI "PESTARE" PER IL SUO CARATTERE ARROGANTE!
# posted by Anonimo : 1:53 PM
Convocato il Consiglio Comunale per la solidarietà ai Vigili Urbani!Era meglio il tribunale dell'inquisizione!VERGOGNA!
# posted by Anonimo : 1:56 PM
I Vigili Urbani sono lo specchio dell'Amministrazione Comunale!DISASTRATI più di loro!
# posted by Anonimo : 1:57 PM
..ed i Carabinieri di Isola delle Femmine, li dimentichiamo?Noooo!Invidiosi dei 20 sequestri di scooter da parte dei vigili, anche loro vorrebbere fare qualcosa.Ma dove si mettono?Nella statale, naturalmente!E il coraggio di mettersi in piazza?"Spetta ai vigili" rispondono dall'alto.bella collaborazione! A Senso Unico!
# posted by Anonimo : 2:57 PM
I vigili urbani sono il biglietto di come si presenta fuori del municipio l'amministrazione
portobello
# posted by Anonimo : 4:53 AM
Al caro amico anonimo/a che menziona l'operato dei carabinieri,rispondo dicendo che:
prima di fare delle affermzioni dovresti conoscere quali sono le competenze che spettano ai vigili urbani,e quelle che spettano ai carabinieri.
In seguito ti esorto ad avere un maggiore rispetto per le istituzioni, ricordandoti che quando chiami il 112 non sei tu che scendi da casa per fare l'intervento al cittadino, ma sei uno o una che magari guarda dalla finestra e si fa i cavoli suoi, guardandosi magari un bello spettacolo da cinema.
# posted by Anonimo : 7:45 AM
Il vice comandante fa solo opere di bene e come
# posted by Anonimo : 10:51 AM
Sappiamo che in Consiglio Comunale è stato votato all'unanimità il Codice Etico dell'amministratore. Meglio conosciuto come CODICE-ANTIMAFIA. Non Pensante che ci sia tanto da ridere su questa Vostra non coerenza? Forse non tutti sanno che alcuni nostri amministratori hanno avuto o forse hanno ancora rapporti di parentela con alcuni nomi eccellenti di famiglie mafiose. Non è ora che volontariamente si mettano da parte questi nostri signori amministratori capo gruppo consiliare responsabile di settore e cercano così di essere coerenti con quello che hanno votato? Questo può servire da esempio anche con qualche CONSULENTE-DIPENDENTE responsabile di settore del nostro comune.
# posted by Anonimo : 2:39 PM
Vorrei sapere se corrisponde al vero che il vicepresidente del consiglio del comune di Isola delle Femmine è stato rinviato a giudizio per aggressione al vigile urbano in servizio alla seduta del consiglio comunale?
Se corrisponde al vero come dice GRILLO non deve essere dimesso?
Grazie della risposta.
Un onesto cittadino
# posted by Anonimo : 2:45 PM
Tenente Maria Laura Bruno.


Esprimo la mia personale solidarietà al Comandante della Polizia Municipale di Isola delle Femmine, Cap. Antonio Croce, per quanto comunicato dal Direttore Generale durante l'ultimo Consiglio Comunale,in quanto, se questa era la sua intenzione, sicuramente non era nè il momento nè il luogo adatto.In parte è vero quanto comunicato ma tutta la situazione di disagio non è imputabile al Comandante della P.M. che in questi anni, nonostante tutto, è riuscito a svolgere la sua attività con impegno e professionalità e a tutelare sia il personale di questo Comando che la collettività.Rinnovo, quindi, nei suoi confronti, la mia solidarietà, stima e fiducia.

Il Vice-Comandante -

Tenente Maria Laura Bruno.
# posted by Anonimo : 3:31 PM
Caro onesto cittadino, devi sapere che GRILLO ,il quale ammiro tantissimo, prima di sparare cazzate, si DOCUMENTA. Comunque,e lo sanno già tutti, il Vice-presidente del Consiglio, Capitano Lucido Salvatore, stimato, amato e rispettato cittadino di Isola delle Femmine,non ha aggredito un vigile urbano durante il consiglio comunale.Interrogati dalla Procura della Repubblica di Palermo, almeno 20 delle persone, presenti al Consiglio Comunale,compreso Stefano Bologna,hanno dichiarato che il Vice-presidente del Consiglio, ha chiamato, FUORI dall'Aula Consiliare, l'Ag. Ferrante Graziano, rimproverandolo, a voce troppo alta.Quindi non c'è stata nessun tipo di aggressione, nè fisica nè verbale e l'Agente Ferrante, nella sua relazione di servizio pubblicata sul giornalino di Isola delle Femmine, non solo ha dichiarato il falso, ma ha reso pubblico un atto d'ufficio del Comando di P.M.!!,violando quindi il cosidetto segreto d'ufficio, che come tutti sappiamo, SCONOSCE in maniera evidente e per il quale ha subìto un procedimento disciplinare finito con un compromesso politico. SODDISFO,inoltre, ulteriormente la tua curiosità, aggiungendo che l'unico testimone che era fuori dall'aula consiliare e che quindi ha visto e sentito tutto è proprio il fratello dell'Agente Ferrante, che il Vice-presidente, per rispetto, non ha nemmeno menzionato!
# posted by amico del vice-presidente : 10:32 PM
Caro "onesto cittadino" SODDISFO ulteriormente la tua curiosità e ti aggiungo il perchè del rimprovero, in PRIVATO, del Vice-presidente del Consiglio all'Agente Ferrante, che purtroppo così è inquadrato e che non gode di certo del prestigio del Capitano Lucido Salvatore!Il perchè,purtroppo è chiaro e lampante, in quanto, da sempre e in pubblica piazza,(questo denota la scarsa professionalità e la bassezza morale dell'Agente Ferrante e qui mi fermo)il "Signor"(come lui stesso si definisce ma non gli altri)Ferrante Graziano ha sempre, comunque e dovunque, parlato "male" e sempre a sproposito, della moglie del Vice-presidente del Consiglio, Signora Bruno Maria Laura, nonchè suo diretto superiore nella qualità di Vice-Comandante della Polizia Municipale, che lui stesso, "sparapanzandosi" per l'intero paese ha sempre definito "AMICA SUA"!!!!Ma "amica".. di che?Purtroppo lui l'amicizia non sa proprio dove sta di casa!!e nessuno si potrà vantare mai di essere amico o amica sua. Lo conosciamo tutti chi è Graziano Ferrante:una persona POCO affidabile, POCO attendibile ....ecc. e qui mi fermo.No, continuo... e fosse pure l'ora che se ne andasse in pensione a curarsi l'arterioclerosi perchè quando apre la bocca non sa quello che dice e il danno che può fare agli altri e sopratutto a se stesso.Signor caro onesto cittadino spero di averti soddisfatto e comunque per ogni chiarimento puoi contattare i SIGNORI LUCIDO, sempre disponibili con tutti, al di là del credo politico e condizioni sociali.SONO VERAMENTE delle persone a posto.UNA COPPIA da invidiare!Purtroppo questo è il male del mondo:l'invidia è una brutta malattia difficile da debellare.A risentirci.
# posted by un amico del vice-presidente : 10:59 PM
Barvi e Complimenti per il Vostro Blog, anche se non condivido del tutto quello che scrivete, ma siete da ammirare per il coraggio che dimostrate nel denunciare le relazioni di parentele di alcuni nostri amministratori e qualche dipendente-consulente del comune, con nomi famosi di famiglie di mafiosi e i perticoli che questo dimostra per il buon funzionamento della pubblica amministrazione.
A proposito della denuncia del Segretario e del Sindaco di Voler Commissariare il corpo dei Vigili urbani (bisogna fargliela pagare a una delle tre Marie), ci sembra strano che il nostro ex sindaco non abbia fatto nulla in diefsa del comamndante dei vigili urbani da lui a suo tempo sponsorizzato per la carica. Forse vi era il timore che parlandone veniva fuori il Nome di Zuccarello o la SICAR come discarica di immondizia?
Si stiamp parlando dell'ex sindaco, quello dei trentasei alloggi popolari tra cui vi era il progettista Arch Licata e il Geologo Cutino e.....
# posted by Anonimo : 12:43 AM
Sigg.ri Isolani avete capito in quale stato hanno ridotto il Comune di Isola : Un Curtigghiu
Gente squalificata, arrogante, solo assetata di potere e di soldi e di Isola e degli Isolani se ne fottono sia il Sindaco Portobello l'ex sindaco Bologna il Comandate dei VV.UU. il Vice i Vigili Urbani e quelli dell'Ufficio Tecnico.
Speriamo che quanto prima tutte le porcherie vengono fuori e si scopre chi eraqno i ragazzi di Isola x tutti.....insieme per prendere il giro i cittadini in buona fede.
# posted by Anonimo : 5:17 AM
Cari ANONIMI, gente senza le cosidette "BALLS", purtroppo ci sono pure gli amici dei Vigili e dell'Amministrazione Comunale!Non bisogna fare di tutta un'erba un fascio!Mi dispiace contraddirvi ma gli Ufficiali della P.M. la professionalità e quant'altro ne hanno da vendere.E lo dimostrano ogni giorno e alcuni amministratori si impegnano sul serio e si mettono anche in discussione.DICIAMOLO!!!Il "curtigghio" fa crescere e fa passare il tempo a scrivere cazzate in botta e risposta.Il coraggio di criticare l'avete?Si, e dovete avere il coraggio di firmare.Fino ad ora l'unica firma è quella del Vice Comandante di P.M. (se è vera)
# posted by un amico : 12:19 PM
Signor nessuno che ti firmi by amico sei tu che non ti firma con nome e cognome non ai le .... tu e chi ti sta dietro scemo non hai capito che gli isolani hanno i....rotti di questi lupi fatti ad agnellini o agnelloni
# posted by Anonimo : 12:37 PM
Caro ANONIMO, intanto vai a farti un corso speedy di Italiano.Fai errori madornali!!E poi...Dietro me non ci sta nessuno.FORSE dietro te.....stai attento!FARE le comparse fa male.Ma ti dispiace tanto se faccio qualche complimento ai Vigili, ai carabinieri o all'Amministrazione?La malvagità ti rode la vita!Poveretto.Fai solo pena!Quella battuta sui carabinieri era uno scherzo ma chi ha risposto non ha capito il gioco.Comunque ho massimo rispetto delle forze dell'ordine ed esorto tutti ad averlo.Non posso firmarmi perchè scendo alle tue bassezze(ogni tanto) e comunque scrivo solo per dati di fatto non parole. Ma se hai un pò di intelligenza puoi capire chi sono, come io ho capito chi sei tu e gli altri anonimi!Non è difficile!Usa il calcolo della probabilità.Già...non sai scrivere in italiano figurati se capisci la matematica!By a friend.Ciao
# posted by A friend : 12:00 PM
Adesso il direttore generale il segretario comunale il sindaco saranno contenti dell'immagine che hanno dato a noi cittadini di isola delle femmine del glorioso corpo dei vigili urbeni di isola delle femmine.
grazie segretario
grazie sindaco
grazie direttore generale
# posted by Anonimo : 11:48 PM
Lancio una una idea forse lo scontro politico tra portobello e bologna è stato spostato sui vigili urbani che sono divisi tra bolognani e portobelliani?
# posted by Anonimo : 3:39 AM
Sarebbe interessante conoscere chi autorizzo la ditta Zuccarello ad usare l'area della Sicar come discarica a cielo aperto di immondizia senza preoccuparsi della salute pubblica. Forse la risposta può essere data dall'ex Sindaco Bologna o dall'attuale sindaco Portobello o dall'ex assessore all'ambiente Portobello oppure dal sempre segretario generale ed attuale direttore generale Signore Scafidi?
# posted by Anonimo : 9:34 AM