Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”




Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


Monday, November 27, 2006

Isola Pulita Isola delle Femmine PULITA nella libera circolazione dell'INFORMAZIONE




AMBIENTE E SALUTE


Compito primario di un'organizzazione , di una Comunità, di una Società è stimolare i Cittadini a raggiungere il massimo livello di sviluppo e di consapevolezza di ciò che li circonda, la circolazione dell'informazione assume un ruolo importante per il perseguimento di una crescita umana, economica e sociale .
Notizie a proposito di GELA:
Dal dossier di Legambiente - La chimera delle bonifiche 2005 La situazione di GELA- 21 novembre 2006
“Su la sabbia di Gela colore della paglia mi stendevo fanciullo in riva al mare antico di Grecia con molti sogni nei pugni stretti nel petto” (Salvatore Quasimodo)
INQUADRAMENTO STORICO E TERRITORIALE
Un profeta musulmano, Iqbal, attraversò il Mediterraneo e incontrò nel suo viaggio nella Sicilia meridionale, un’antica città della Magna Grecia fondata, nel 688 a.C. dai coloni Rodii di Lindos e dai Cretesi. Affascinato dalla bellezza dei luoghi la descrisse come «la perla e l’onore del mare... che, da lungi spunti come una guida». Si trattava dell’antica Terranova che, successivamente prese il nome di Gela fondatrice della sub colonia di Agrigento. Gela, città in cui morì nel 456 a.C. il tragediografo Eschilo, custodisce un inestimabile patrimonio culturale, archeologico e architettonico spesso sconosciuto dagli stessi abitanti: l’acropoli greca, le mura militari greche di capo Soprano, la Torre e la necropoli di Manfria, i bagni greci e numerose chiese. Purtroppo la maggior parte di questo patrimonio, fatto di templi e necropoli, testimonianza della vita sociale e spirituale dell’antica città è stato depredato e sepolto per sempre sotto strade, opere pubbliche e il cemento abusivo delle centinaia di abitazioni di polveroso tufo che s’inerpicano, confondendosi, sulla piccola collina di Gela. A Nord, su un’immensa pianura alluvionale, sovrasta e vigila imponente il “Castelluccio”, un antichissimo ma niero in stile arabo normanno risalente al XIII secolo. Fino agli anni ‘50, Gela viveva di una prosperosa agricoltura, il mare era ancora trasparente e oltre ad essere meta estiva di un turismo locale, era anche molto generoso con i pescatori che continuavano la tradizione dei padri. Un grosso centro rurale e marittimo, dedito alla produzione di cotone e vino e all’esportazione di zolfo proveniente dall’hinterland. Tra le sue meraviglie contava il faggeto di Bulala, le masserie di Montelungo, il tempio di Bitalemi, l’immenso e inestimabile patrimonio storico, le bellissime spiagge e il lago Biviere oggi riserva naturalistica. Il cambiamento avvenne in pochi anni. Era il 1956 quando Gela, piccolo centro anonimo di provincia, divenne un caso nazionale. L’Agip scoprì tra i campi di cotone e le distese di frumento un giacimento di petrolio ed Enrico Mattei, Presidente dell’Eni, Ente nazionale idrocarburi, ci insediò uno stabilimento petrolchimico. Dopo i cartaginesi, i greci, i berberi, Federico II e il generale Eisenhower arrivò una nuova e più devastante invasione, quella dell’Eni. Gela subì un’ondata di uomini e l’arrivo di mostri meccanici che cancellavano boschi e spianavano antiche dune di sabbia. Agli inizi degli anni ‘60 la città diventò una grande cantiere: la costruzione dell’impianto di raffinazione, del villaggio residenziale per i dipendenti e i servizi primari furono le attività principali.Il mare divenne brulicante di navi, quasi a rievocarne lo sbarco degli americani a ponte Dirillo durante la seconda guerra mondiale. I contadini abbandonavano le campagne, i pescatori le barche, gli insegnanti le cattedre, per lavorare in fabbrica inseguendo il sogno di un nuovo sviluppo economico. Migliaia d’immigrati sbarcarono in una Gela paesana, che non poteva rispondere alle loro esigenze; mancavano le case, le strade, le scuole e l’acqua. Il progresso stava cambiando tutto. Sorgevano case con lucernai angusti da destinare agli operai, palazzi a sette piani per i quadri intermedi e villette alberate e protette da siepi per i dirigenti. All’ingresso della Città una scritta: “Proprietà privata”. Lo stabilimento avrebbe dovuto mettere in moto un profondo processo di miglioramento generalizzato delle condizioni di vita della popolazione. Ma non andò così. L’odore di appalti e subappalti attirò a Gela anche la mafia della vicina Riesi. La microcriminalità locale entrò in lotta con la potente Cosa nostra del Vallone Mussomeli - Vallelunga. Iniziarono le minacce, gli attentati, i morti nella guerra tra stiddari e ma fiosi per il controllo del territorio. La città crebbe, crebbe rapidamente e in maniera disordinata su una polverosa collina di terra ingiallita. Case in tufo senza facciate ad elevazioni irregolari spuntavano da ogni dove, dando l’impressione di essere accatastate l’una sull’altra. Le ciminiere della raffineria incominciarono a sputare fumi di anidride solforosa che a seconda del vento si disperdevano per oltre dieci chilometri emanando fastidiosi odori. Le speranze suscitate dalla febbre del petrolio iniziarono a svanire presto. Il greggio estratto era a grande profondità e molto denso: ciò rendeva il processo estrattivo molto costoso limitandone la commercializzazione a pochi prodotti. Negli anni settanta, lo stabilimento dava lavoro a 4mila persone e 6mila lavoratori dell’indotto. I contraccolpi della crisi petrolifera, l’automatismo e il basso assorbimento di manodopera non ebbe gli effetti straordinari previsti sul sistema produttivo. Anno dopo anno si ridusse progressivamente la forza lavoro fino ad arrivare agli attuali 1.500 lavoratori con un indotto di circa 600 persone, su una popolazione attuale di oltre 80.000 abitanti. La crescente conflittualità tra comunità gelese e industria portò l’Eni e l’Isvet, una società di ricerca del gruppo Eni, a chiedere a Marchioni e Hytten due studiosi di sociologia ed economia, di recarsi a Gela e studiare le cause della conflittualità per individuarne il modo di superarle. Marchioni e Hytten elaborarono una loro diagnosi che non piacque ai committenti, in quanto fu vista come uno strumento di destabilizzazione della politica aziendale. Ritenendo le loro osservazioni fonte di guai furono isolati, invitati a lasciar perdere e la loro attività non venne retribuita. Il saggio dei due sociologi riuscì ad essere divulgato nel 1970, dopo numerose pressioni a non pubblicare, dall’editore Franco Angeli con il titolo “Industrializzazione senza sviluppo: Gela, una storia meridionale”. L’intera tiratura di mille copie in poco tempo divenne introvabile nelle librerie. Misteriosi compratori acquistarono in blocco tutti i numeri. L’opera divenne una durissima accusa all’industrializzazione selvaggia, causa dell’aggravamento a Gela dellecondizioni di degrado del territorio e del lento e inarrestabile radicamento della mafia, prima inesistente. Nonostante sia un’opera di oltre trent’anni fa è ancora straordinariamente attuale. Descrive ciò che è Gela oggi, un insediamento che «possiede le dimensioni e le potenzialità per essere una città, ma le sue attrezzature arretrate, la mancanza di nuove strutture in tutti i campi, lo impediscono; e continua ad essere un grosso paese che ha visto moltiplicati i suoi antichi problemi ai quali si sono andati sovrapponendo i nuovi, derivati dalla crescita demografica, dall’insediamento industriale, dall’immigrazione, dalle nuove necessità». «Non occorre nemmeno essere economista - proseguono nel saggio i due studiosi - per capire che una moderna industria petrolchimica altamente automatizzata e quindi a basso assorbimento di manodopera (...) non può avere per sua natura degli effetti moltiplicativi più che marginali sul sistema produttivo della zona in cui viene impiantata».
BREVE DESCRIZIONE E STORIA DELL’INSEDIAMENTO
Il polo industriale di Gela ha un’area di 500 ha, occupata in prevalenza da raffinerie e stabilimenti petrolchimici, delimitata a nord dalla SS 115 Gela - Vittoria, a est da terreni agricoli, a sud dal demanio marittimo, dove un pontile con una diga foranea consente l’ancoraggio delle petroliere e a ovest dal fiume Gela. Le aziende che occupano l’area industriale sono: Isaf e Agricoltura (entrambe in fase di liquidazione con impianti inattivi), Agip petroli, Eni - divisione Agip, ex Enichem (ora divisa in polimeri Europa e Syndial) e Sviluppo Sardegna. Nel sito vi sono due impianti di distillazione atmosferica, un impianto di distillazione sottovuoto, un Gofiner, due Coking, un impianto per il cracking catalitico, uno di alchilazione e un Claus per il recupero dello zolfo. L’Agip Petroli ha una capacità di raffinazione di circa 6 milioni di tonnellate di greggio e produce benzine, gasolio, gpl e petcoke. La raffineria è alimentata da una centrale termoelettrica da 262MW che brucia diversi combustibili (olio combustibile Atz , Tar e Btz, metano algerino, etc.) tra cui il coke da petrolio, meglio noto come petcoke, una sostanza di scarto del processo di cracking. I fumi emessi dovrebbero essere trattati con il cosiddetto processo SNOx per rimuovere polveri, ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx). Le acque vengono trattate in un impianto di depurazione Tas/Cte. Un impianto biologico garantisce il trattamento delle acque di scarico oleose di raffineria e dei reflui urbani di Gela. Il complesso industriale utilizza 20 milioni di metri cubi d’acqua potabile provenienti da un dissalatore, costruito con il finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno e gestito dall’Agip, mentre per gli abitanti ne rimangono solo 9 milioni. L’impianto eroga una serie di servizi comuni, come vapore ed energia elettrica, dissalazione dell’acqua di mare, distribuzione di fluidi, ecc. Le sostanze chimiche trattate ed emesse dalle industrie di Gela includono biossido di zolfo, ossido di azoto e polveri legate ad attività di raffinazione; ammoniaca, fluoro, acido fosforico, dicloroetano e cianuri dallo stabilimento petrolchimico.L’ex Enichem produce etilene, ossido di etilene, soda fusa, propilene, buteni, benzine da cracking, acrilonitrile, polietilene. I fumi prodotti dall’area industriale producono odori nauseabondi che si percepiscono soprattutto la sera, quando cambia il vento. Le esalazioni che durante il giorno puntano sulla vicina Niscemi, la sera inondano la città e, soprattutto d’estate, creano un mix micidiale con l’umidità, rendendo l’aria irrespirabile e causa di frequenti disturbi alla cittadinanza. Alle emissioni in atmosfera si aggiungono gli scarichi nel suolo. Per tanti anni fanghi contenenti mercurio sono stati smaltiti direttamente sul terreno in prossimità della linea di costa. Ad affermarlo è la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della scorsa legislatura che, nel corso della visita all’impianto, ha giudicato inidoneo e poco sicuro il processo di inertizzazione dei fanghi effettuato dalla società Ecotherm del gruppo Agip. La Commissione ha segnalato anche «la particolare impressione suscitata dalla vista di un grande bacino di rifiuti oleosi maleodoranti che in attesa di trattamento e smaltimento, contribuiscono alla contaminazione della falda presente sotto il sito da tempo in atto». Nell’area industriale di fronte al petrolchimico, denominata Piana del Signore, sorge un centro di stoccaggio di oli con relative pipelines oltre ad alcune discariche industriali di rifiuti speciali pericolosi. L’analisi ambientale contenuta nel Piano di disinquinamento evidenziava la presenza di siti potenzialmente contaminati, uno all’interno dello stabilimento Enichem e l’altro costituito dalla discarica autorizzata nell’area industriale di Gela. I principali fenomeni d’inquinamento dell’ambiente marino costiero sono legati allo scarico diretto in mare tramite il fiume Gela, di acque di processo e di raffreddamento e a reflui civili non depurati. Gravi rischi si segnalano per le acque di falda facilmente contaminabili per l’elevata permeabilità del terreno sabbioso.
ASPETTI GIUDIZIARI E INDAGINI EPIDEMIOLOGICHE
Tra le inchieste giudiziarie quella che risale a novembre del 2003 ha portato al sequestro di ben 90 serbatoi del petrolchimico le cui perdite avrebbero inquinato le falde acquifere: una situazione determinata da una politica di non investimento in sicurezza ambientale e manutenzione degli impianti. Con l’azione penale dell’Autorità giudiziaria l’azienda è stata costretta ad effettuare le opere di manutenzione. La vicenda giudiziaria più clamorosa che ha coinvolto l’area industriale è stata però quella relativa al petcoke, sollevata dalla Procura di Gela nel 2002. Il petcoke è un residuo solido del processo di raffinazione del petrolio, prodotto dalla raffineria di Gela e accatastato all’aperto con pale meccaniche in attesa di essere bruciato ne lla centrale termoelettrica. Il Decreto Ronchi allora lo classificava tra i rifiuti ed è tuttora utilizzato come combustibile per alimentare la centrale elettrica dello stabilimento e venduto ai cementifici per le fornaci. Il Gip del Tribunale di Gela, con un decreto del 13 febbraio 2002, dispose il sequestro del petcoke in quanto la centrale di Gela, in base al decreto Ronchi, nonavrebbe avuto i requisiti per utilizzarlo. Un provvedimento che determinò di fatto il blocco dell’intero impianto per mancanza di energia elettrica. La reazione della popolazione gelese, preoccupata per la perdita del posto di lavoro, è sfociata nell’occupazione degli impianti e in due scioperi generali che hanno bloccato la città e portato a diversi momenti di tensione per l’ordine pubblico. Il governo nazionale è intervenuto clamorosamente con un decreto ad hoc, poi convertito in legge, che ne ha autorizzato l’uso del petcoke, trasformandolo da rifiuto a combustibile. La Procura ha dovuto quindi, emettere il decreto di disseque stro, con roventi polemiche da parte degli ambientalisti e non solo. Le vicende giudiziarie del polo petrolchimico non si sono esaurite con l’episodio del petcoke. Il 28 giugno del 2002 un incendio ha distrutto parte degli impianti topping della raffineria, evento che ha portato ad un ulteriore sequestro del forno dell’impianto di Acn gestito dall’allora Enichem perché non conforme alla legge. Il processo si è aperto il 22 luglio del 2004 e vede imputati i dirigenti della raffineria. L’accusa addebita loro l’incendio colposo in quanto le perizie hanno dimostrato che poteva essere evitato. Gli altri reati contestati riguardano le emissioni di sostanze inquinanti, lo sversamento di greggio in mare, lo smaltimento di rifiuti e gli scarichi senza autorizzazioni, l’inquinamento della spiaggia e del litorale, i danni alla flora e alla fauna. Nel corso degli ultimi anni si sono registrate nascite di feti malformi con una punta più alta nel 1995 con 45 casi. Scorrendo su internet i dati del registro I.S.MA.C sulle nascite malformi registrate in provincia di Caltanissetta tra il 1999 e il 2001, salta all’occhio in maniera assolutamente inaspettata che solo nelle caselle dell’Ospedale V. Emanuele di Gela i risultati sono pari a zero. Viene segnalata soltanto una nascita nel 2001, mentre dal numero di articoli che appaiono sulla carta stampata la percentuale è molto più alta. Solo nel 2002 ne vengono segnalate addirittura 46 su 919 nati, il valore più alto della provincia. L’Ufficio di Igiene e Sanità dell’allora Usl di Gela, nell’ambito di un’indagine epidemiologica sulla mortalità per patologie cancerogene, ha ottenuto il seguente risultato: la mortalità per neoplasie nel triennio 1983/85 è pari al 17,8% mentre nel triennio 1993/95 è pari al 23,9%; il tumore al polmone rimane la prima causa di morte con percentuali del 28,2%, mentre il tumore al fegato supera di 4-5 volte la media nazionale. Soltanto il rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità sullo stato di salute delle popolazioni delle aree ad elevato rischio ambientale, fornisce un quadro indicativo più chiaro sulla situazione sanitaria a Gela. Secondo il rapporto dell’Oms, nell’area del Comune di Gela si registrano tra le cause tumorali, eccessi significativi per il tumore allo stomaco e il tumore al colo n retto e al fegato, mortalità che risulta per tutti i tumori superiore all’atteso regionale. Per quanto riguarda le cause non tumorali, soprattutto negli uomini, si registrano le più alte percentuali di morte e comunque, si legge nel rapporto, «il profilo di mortalità dell’area è indicativo di uno stato di salute influenzato da numerosi fattori di rischio a carico dell’apparato digerente».L’Oms non si limita ad analizzare i dati, ma lancia anche un preciso allarme: «si registra nell’intera area, un aumento di rischio di contrarre un tumore polmonare tra gli uomini per le generazioni più giovani (...) per l’accumularsi di effetti sulla salute legati ad esposizioni professionali nei decenni passati». Infatti l’insieme delle esposizioni, che si verificano durante la raffinazione del petrolio, è stato classificato come probabile cancerogeno dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, soprattutto per quel che riguarda il tumore polmonare, quello linfoematopoietico, alla vescica e le leucemie. Il rapporto dell’Oms conclude dicendo che non è da escludere che le esposizioni ambientali possano avere conseguenze sulla salute, soprattutto tra i residenti più prossimi allo stabilimento o sottovento.
AVANZAMENTO DELL’ISTRUTTORIA DI BONIFICA
Nel dicembre del 1990 l’area è stata dichiarata ad alto rischio di crisi ambientale e con Dpr del 17 gennaio 1995 è stato approvato il Piano di disinquinamento per il risanamento ambientale. Con la legge 426/98 Gela diventa uno dei primi quindici siti di interesse nazionale del Programma nazionale di bonifica. All’interno del perimetro definito dal Decreto del ministro dell’Ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti un’area privata con un’estensione di circa 4,7 Km2 che comprende il polo industriale, i centri di stoccaggio oli e relative pipelines, la discarica di rifiuti speciali pericolosi, mentre le superfici a mare sono pari a 46 Km2 e comprese tra il torrente Gattano e Birillo. C’è poi anche l’area umida della Riserva del Lago Biviere e i torrenti presenti in zona. Sul fronte dei finanziamenti Gela ha avuto inizialmente oltre 20 milioni di euro, somma inserita nel Piano di risanamento ambientale (un programma dall’iter molto tormentato tanto da non riuscire a spendere i soldi per oltre cinque anni), che prevede un totale di 47 interventi, di cui 14 a carico delle aziende e 33 a carico dello Stato. Il piano di risanamento prevedeva interventi da parte dei privati, le società dell’Eni in particolare. L’azienda sostiene di averli fatti quasi tutti in questi anni: ammodernamenti e adeguamento di impianti alla legge 203/88, il mega-camino SNOx per l’abbattimento degli inquinanti dei fumi della centrale termoelettrica e qualche bonifica. La parte degli interventi pubblici più che alle bonifiche delle aree contaminate dalle attività industriali, ha puntato alla caratterizzazione e bonifica di un’ex discarica di rifiuti, alla realizzazione di fognature, al raddoppio di un depuratore di reflui, alla creazione di reti di rilevamento dell’inquinamento atmosferico. Nel 2000 il Piano è stato commissariato e la sua realizzazione affidata al Prefetto di Caltanissetta. Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha istruito l’iter sui progetti in messa in sicurezza delle situazioni di inquinamento in atto, sui piani d’indagine dello stato di contaminazione di falde e suolo e dei progetti di bonifica. La quasi totalità del sito è stata sottoposta ad indagini di caratterizzazione, il cui iter è stato rallentato per i problemi legati alla validazione delle analisi da parte dell’Arpa Toscana (che le ha fatte al posto di Arpa Sicilia), necessari per ladefinitiva approvazione della caratterizzazione e dei progetti preliminari. È stato approvato il piano di caratterizzazione delle aree marine realizzato dall’Icram e quello di Syndial sul suolo. L’intervento immediato, a detta della Società, è stato il tombamento degli scavi previo aggottamento e smaltimento delle acque affioranti. Un intervento contestato sia dal Servizio RI.BO. del Ministero, che ha richiesto la rimozione immediata del volume di suolo contaminato, e dalla Provincia di Caltanissetta, che con una nota ha dichiarato che alla data del 10 luglio 2003 non risultavano «in atto interventi di messa in sicurezza di emergenza e i rifiuti accumulati nel corso delle attività preliminari non risultano iscritti nel registro di carico e scarico». I risultati dell’attività di caratterizzazione della raffineria di Gela, esposti nella conferenza di servizi del 17 marzo 2003, «hanno mostrato una contaminazione diffusa da idrocarburi e puntualmente da arsenico e zinco, mentre all’interno di diversi pozzi è stata rilevata la presenza di surnatante che in alcuni punti raggiunge uno spessore pari a 80 cm». Nello stesso sito l’Arpa Toscana in sede di validazione delle analisi ha evidenziato la presenza di analiti non ricercati, come l’ammoniaca e il manganese, ritrovati in concentrazioni elevate nelle acque. Inoltre nel corso della conferenza di servizi del 15 luglio 2003 è emerso che nelle acque di falda nell’area K «è stata rilevata la presenza diffusa da composti organo alifatici clorurati cancerogeni (cloroformio, bromoformio, 1,4 diclorobenzene) e in tutti i campioni il superamento dei limiti per ferro e manganese». Dall’attività di caratterizzazione ambientale dei siti Eni è emerso che «dalla indagini condotte sulle acque di falda risulta evidente una contaminazione della falda da idrocarburi” in particolare sulla linea di costa. Inoltre “nel sito è stata riscontrata la presenza diffusa nel suolo di Pd, Zn, Se e nelle acque di falda di benzene». Più preoccupante appare il sito Isaf, dove esiste una discarica di 8 milioni di m2 di fosfogessi, interessata da un progetto di messa in sicurezza di emergenza. Le difficoltà della bonifica presentano difficoltà legate al rischio di radioattività del rifiuto, la cui entità dovrà essere quantificata. Le indagini di caratterizzazione hanno messo in evidenza la necessità di avviare la messa in sicurezza d’emergenza soprattutto per eliminare il prodotto petrolifero presente come surnatante nella falda ed impedire il deflusso dalla falda inquinata al mare con barriere impermeabili in cemento e bentonite o idrauliche, che si estendono dal petrolchimico verso il mare. Le acque di falda emunte dovrebbero poi essere trattate in un apposito impianto, per consentirne il riutilizzo ai fini industriali. Le opere già realizzate sono un diaframma plastico in cemento e bentonite di 1.700 m, una barriera idraulica con 22 pozzi mentre altre opere (altro diaframma impermeabile di 1.800 m e barriera idraulica di altri 14 pozzi) sono attualmente in fase di realizzazione. Per quanto riguarda il suolo, sono in atto interventi per la messa in sicurezza di varie isole e della discarica di fosfogessi presso il sito Isaf.La quasi totalità dei soggetti interessati ha presentato i progetti preliminari di bonifica, solo in parte approvati, mentre l’Eni divisione Agip e la Raffineria di Gela s.p.A. hanno presentato quelli definitivi rispettivamente sulle vasche 26 e 57 e vasca A zona 2, approvati con prescrizioni ed integrazioni. Nel marzo 2004 è stato approvato il progetto definitivo di bonifica della falda, presentato dalle aziende del sito (Raffineria, Syndial, Isaf e Polimeri Europa), ma non è stato ancora firmato il decreto interministeriale di approvazione. Nel sito Syndial è in corso la demolizione di alcuni impianti dismessi, come l’ossido di etilene, mentre nel novembre dello scorso anno l’ex Enichem ha ceduto alla raffineria gli impianti e le infrastrutture ancora attive.
VALUTAZIONE DELLE TECNOLOGIA ADOTTATE NELLA BONIFICA
Le aziende che operano nel siti di Gela, nelle varie conferenze di servizio con gli Enti hanno assunto l’impegno di utilizzare le più innovative tecnologie di risanamento ambientale al fine di raggiungere gli obiettivi e i limiti previsti dal Dm 471/99. Tra le tecnologie proposte dalle Società incaricate a redigere i progetti di bonifica c’è la cosiddetta “Enisolvex”, un procedimento di estrazione dal terreno di idrocarburi e inquinanti complessi mediante lavaggi ripetitivi con solventi, in particolare l’etilacetato. Quest’ultimo verrebbe successivamente recuperato e riciclato all’interno del sito produttivo. Il riutilizzo in situ del terreno bonificato è la metodologia più indicata e in linea con i dettami del Dm 471/99, secondo il quale vanno privilegiate le tecniche che favoriscono la riduzione della movimentazione, il trattamento in situ ed il riutilizzo del suolo, del sottosuolo e dei materiali di riporto sottoposti a bonifica. In realtà ciò nonavviene sempre. È stato segnalato che molto spesso nelle strade di Gela capita di incontrare camion con targhe del nord Italia, con la vasca posteriore chiusa da un telo di plastica, il segnale con la “R” (di rifiuto) su sfondo giallo e il pannello arancione indicante un trasporto di merce pericolosa, prelevare terreni di bonifica dal sito industriale e portarli via. Altre tecnologie proposte nei progetti preliminari di bonifica dell’area Syndial e Polimeri Europa, sono rispettivamente il Soil flushing e la tecnica dell’air sparging.
PROPOSTA DI RECUPERO TERRITORIALE ED ECONOMICO
Il territorio di Gela possiede enormi potenzialità per intraprendere la via per un nuovo sviluppo che miri a recuperare e valorizzare l’enorme patrimonio archeologico, ambientale e culturale che custodisce. Obiettivi che si raggiungono anche e soprattutto attraverso un piano regolatore, al momento inesistente, la realizzazione di un progetto di recupero, riqualificazione e riorganizzazione urbana e il ripristino della legalità e delle regole. L’impianto industriale deve attuare una nuova politica d’investimenti, effettuando la necessaria manutenzione e il miglioramento tecnologico dell’intero impianto. Le numerose inchieste giudiziarie dimostrano come proprio la mancanza di manutenzione (ad esempio serbatoi che perdono benzina nel terreno, ecc.) sta allabase del grave inquinamento del territorio. Investire in manutenzione e in nuove tecnologie per abbattere l’inquinamento, significa incrementare l’occupazione, creare economia, oltre a prevenire ulteriori contaminazioni.
EVENTUALI PROBLEMI O ELEMENTI SPECIFICI
Oltre ai problemi ambientali e sanitari direttamente o indirettamente riconducibili all’attività del petrolchimico, l’intero territorio di Gela è interessato da un fenomeno generalizzato di abbandono di rifiuti di varia natura. In totale, sono stati censiti 47 luoghi di abbandono abituale di rifiuti. Al degrado del territorio contribuisce anche la presenza di aree adibite ad estrazione abusiva d’inerti, luoghi che finiscono spesso per diventare zone di deposito incontrollato di rifiuti. In contrada Bulala, ad esempio, ad est dell’impianto petrolchimico, dove un tempo sorgevano alte dune, oggi esiste una cava che sventra giornalmente quello che rimane di un’antica duna consolidata. Un’area dunale, già per questo vincolata, sulla quale pendono ben sette vincoli (idrogeologico, paesaggistico, forestale, legge Galasso, inedificabilità assoluta, vincolo Sic e Zps, rispettivamente sito d’importanza comunitaria e zona speciale di protezione). Un territorio letteralmente blindato sulla carta, dove ogni attività dovrebbe essere preventivamente autorizzata e limitata dai titolari dei vincoli. In realtà lo spettacolo, dei rifiuti abbandonati (soprattutto teli in plastica utilizzati per la copertura delle serra) che appare a chi raggiunge la spiaggia è sconvolgente. A questo si aggiunge la serricoltura selvaggia che interessa tutta la zona meridionale del Biviere sino al mare. Gli insediamenti serricoli, oltre a deturpare il paesaggio e ad impedire gli accessi alla spiaggia pubblica, sono causa delle discariche incontrollate in tutta l’area. La mancanza di adeguati controlli e di una pianificazione, ha consentito l’occupazione incontrollata e disordinata, fin dagli anni settanta, d’interi territori demaniali (circa 80 ha nella sola contrada Bulala), interessando anche zone a vincolo idrogeologico. Serre che effettuano le coltivazioni in terreni sabbiosi, con l’impiego di quintali di pesticidi e fertilizzanti che filtrano velocemente nella sabbia raggiungendo le falde acquifere.
http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=1133
Gela, nata una bambina malformata
Il padre: “Chi ha sbagliato, paghi” di Daniele Ditta- 18 novembre 2006

La neonata vittima di una malformazione alla bocca non può alimentarsi per via orale, ma solo attraverso flebo. Si mobilitano le istituzioni: la Commissione ambiente della Camera, su proposta dell’ex vice-sindaco di Caltanissetta Angelo Lomaglio, ha attivato una serie di audizioni sul fenomeno.Ancora nascite di bambini malformati a Gela. Una neonata è venuta alla luce, sei giorni fa, con una malformazione all’interno della bocca, denominata "palatoschisi". Il difetto le impedisce una corretta alimentazione per via orale, per cui viene sostenuta con flebo endovena. La piccola, adesso ricoverata all’ospedale di Enna, è figlia di un operaio edile di 38 anni e di una casalinga di 36 anni, che vivono nel quartiere Sant’Ippolito, uno dei più popolosi di Gela. Il padre che ha denunciato pubblicamente la malformazione della figlia, ha dichiarato al quotidiano ‘La Sicilia’ che “bisogna fare chiarezza sulle cause di tante nascite di bambini malformati, per impedire che il fenomeno colpisca altre famiglie e perchè chi ha sbagliato, inquinando l’acqua, l’aria e il territorio di Gela, paghi il prezzo delle sue colpe". Intanto su iniziativa di Angelo Lomaglio, ex vice-sindaco di Caltanissetta, ora deputato alla Camera, la Commissione ambiente della Camera, presieduta da Ermete Realacci, ha deciso oggi di attivare le audizioni del Ministro della Salute, dell’Assessore regionale alla Sanità, dei responsabili dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana sui danni ambientali e sanitari prodotti dal Petrolchimico di Gela. “A Gela - dichiara Lomaglio - si nasce malati, a causa delle esalazioni di acido solforico, di ammoniaca ed a causa dell’amianto, del benzene, del benzolo e del mercurio che inquinano l’aria, l’acqua e la terra. In base a quanto rilevato dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana: dal 1991 al 2002 si sono verificati 520 casi di bambini malformati (soprattutto agli arti, all’apparato digerente ed ai genitali) su 13.060 nati, il doppio rispetto ai dati regionali e nazionali”. A Gela, pur ammalandosi più che altrove, non è mai stata attivata la sorveglianza epidemiologica, non ci sono dati di igiene industriale dall’avvio del petrolchimico, non c’è la medicina del lavoro e soprattutto non c’è un reparto di oncologia nel quale potersi curare.

Daniele Ditta (17 nov 2006)
www.isolapossibile.it

Saturday, November 25, 2006

Isola Pulita IL RESPIRO DI NOTTE NON SEMPRE E' EFFICACE ALLA SALUTE



INCREDIBILE MA VERO...............................


Casette di Baone: tanto verde, pochissimo traffico ma inquinamento come all'Arcella e alla Mandria.
ARPAV ha condotto, a partire dal 2005, una doppia rilevazione discontinua di 37 giorni totali in una località (Via Casette) del comune di Baone e l'ha confrontata con i dati di inquinamento di due località quali Arcella e Mandria del comune di Padova.
La località Casette si trova a circa due chilometri dal comune di Baone in direzione Monselice adagiata su un colle, vi risiedono pochissime famiglie, immersa nel verde collinare, in prossimità di un piccolo lago, attraversata da un'unica strada dove non possono circolare camion e con un traffico veicolare molto contenuto.
E' meta perciò di molti appassionati delle passeggiate, a piedi e in bicicletta, che amano aree verdi, silenziose, poco trafficate e sperano di essere lontani dall'inquinamento cittadino. Per contro le località Arcella e Mandria sono considerate da tutti le aree più inquinate del comune di Padova. Sono zone ad altissima densità abitativa, praticamente prive di verde pubblico, con un traffico continuo di decine di migliaia di auto al giorno, i cui abitanti, quando possono, fuggono alla ricerca di località più tranquille, come per esempio Casette di Baone, sperando, magari con una passeggiata a piedi o in bicicletta, di allontanarsi dall'inquinamento e dal rumore.
I risultati delle analisi che gli amanti delle passeggiate all'aria apertasi dovevano attendere erano dunque quelli che confermassero aria pulita a Casette di Baone con valori bassissimi degli inquinanti caratteristici dellacombustione causata da motori a benzina e diesel, motorini, caldaie agasolio ecc. tipici delle città.
Purtroppo ARPAV non ha potuto, anche se forse avrebbe voluto, rassicurare sulla bontà dell'aria di Casette di Baone perchè i dati delle analisi di anidride solforosa, ossidi di azoto, ozono, PM10 e tutti gli altri indicidell'inquinamento da combustione che sono stati trovati nella tranquilla località collinare hanno valori dello stesso ordine di grandezza di quelli di Arcella e Mandria .
Le aride rilevazioni evidenziano quindi che fare una passeggiata in questa verde e bella area dei Colli Euganei equivale, per quanto attiene la qualità dell'aria, a farla proprio nella trafficatissima via Tiziano Aspetti all'Arcella dove per l'appunto ¨ posizionata la centralina di rilevamento dell'Arcella.
Per chi preferisse un'aria solo di poco differente per polveri, ozono e metalli pesanti non ci sono grossi problemi, la potrebbe inalare facendo un giro in bicicletta alla Mandria. Che senso ha a questo punto, si dovrebbe chiedere un cittadino di Padova , preoccuparsi di trasferire macchina e famiglia (litigando spesso con moglie e figli che preferiscono il centro) per andare a fare una scampagnata a Casette di Baone quando gli stessi ingredienti respiratori li può trovare sottocasa?. Ovviamente la domanda di un abitante di Casette di Baone (e dintorni) dovrebbe essere diversa, molto più indignata e del tipo: come è possibile che vivendo in collina, lontano dal paese, circondato dal verde io sia costretto a respirare la stessa aria della via più ricca di traffico di unacittà di oltre 200.000 abitanti?
Purtroppo la risposta c'è¨ ed è¨ nota da tempo a tutti coloro che non vogliono ignorarla.
Con i dati di ARPAV si spera diventi chiara anche ai Cementifici della zona ed alle Istituzioni Pubbliche competenti e responsabili (per usare uneufemismo).
PS: La località Casette di Baone e comunque talmente bella e suggestiva checontinuerà a frequentarla.

Leandro Belluco

www.cittafutura.net


PM10 e Ozono: cocktail pericoloso
I ricercatori della USC, l'università del Sud della California, diretti da Michael Jerrett, specialista di medicina preventiva, hanno stabilito che il rischio di patologie cardiache e polmonari si manifestano con incidenza tripla nei soggetti sottoposti a esposizione cronica da PM10. Le polveri sottili, secondo la ricerca, grazie alla loro dimensione (un ottavo di ventesimo di capello umano) dopo essere entrate in profondità nei polmoni farebbero il loro ingresso nel circolo sanguigno favorendo seriamente la predisposizione anche per altre malattie. Diffuso negli USA, lo studio segue le dichiarazioni di Jerri Martin, portavoce dell'ente americano per la salvaguardia dell'ambiente (EPA): "Più la ricerca tecnolgica ci consente di conoscere le PM10 più si conferma la loro pericolosità" ricordando i progressi fatti riguardo lo studio degli effetti sulla salute del cocktail costituito da polveri sottili e ozono.I nuovi dati sulla pericolosità delle PM10 hanno indotto infatti il coordinatore dell'EPA Stephen L. Johnson a promuovere una revisione dei parametri tollerabili nell'aria adottati fino ad oggi negli USA. A dar man forte alla rinnovata attenzione sulla qualità dell'aria da parte delle autorità anche uno studio separato dell'USC condotto dalla endocrinologa Rebecca Sokol su un diverso inquinamento da ozono, che ha interessato la capacità procreativa di 5000 uomini. Niente di definitivo, ma la ricercatrice ha verificato che ad ogni aumento della presenza di gas nell'aria di 14 parti per miliardo corrisponderebbe un calo del 3% nella produzione di spermatozoi.

Tuesday, November 21, 2006

Isola Pulita Gela si mobilita per l'ambiente e la salute


"Un cementificio produce tanto Pm10 quanto 300.000 auto e gli stessi ossidi d'azoto di 180.000 veicoli che in un anno fanno 10.000 chilometri".
Gian Paolo Bozzo: Direttore del dipartimento provinciale dell'Arpav

Gela: l’epilogo del sogno svanito. di Michele Guarnieri- 18 novembre 2006
Doveva essere l’eldorado siciliano. Le risorse pertolifere promettevano il grande salto di qualità nello sviluppo economico di tutta la Sicilia. Doveva essere l’eldorado siciliano. Le risorse pertolifere promettevano il grande salto di qualità nello sviluppo economico di tutta la Sicilia. L’apertura del Petrolchimico di Gela nel lontano 1959 stava per il miraggio del benessere dovuto agli effetti beneficiari dell’oro nero. Oggi, il Comune di Gela con il sindaco Rosario Crocetta, si costituisce parte civile nei processi nati per le conseguenze del grave inquinamento ambientale. Un fondo di trecentomila Euro è stato istituito per aiutare le famiglie più bisognose a cui mancano i fondi per poter far fronte alle spese di cura per le malattie nate dall’inquinamento. Ed i casi sono tanti.Per un’indagine a campione, valida per gli 11 anni che vanno dal 1992 al 2003, il sostituto procuratore Alessandro Sutera Sardo si è avvalso delle perizie di Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr, e del genetista Sebastiano Bianca di Catania. Si è riscontrato così che Gela registra un tasso di mortalità maschile per i tumori allo stomaco, superiore del 57% rispetto alla media italiana, mentre il tasso di mortalità femminile per i tumori al colon retto supera del 74% la media nazionale. Valori notevolmente più alti rispetto alla media nazionale si individuano anche per altre patologie quali cirrosi epatica e malattie cardiovascolari. Ma è nelle malformazioni dei neonati che si aprono gli scenari più inquietanti. Su 13.060 nati vivi, 520 bambini ovvero il 4% rivelano malformazioni tra cui l’ipospadia, l’insufficiente sviluppo dell’uretra, ha una incidenza particolarmente alta. Nascono poi bambini con sei dita ai piedi o alle mani, bimbi con un orecchio solo o senza palato, idrocefali con teche craniche abnormi. E dato che non è stato possibile verificare le malformazioni di bambini nati morti o abortiti per gravi malformazioni riscontrate, si suppone che la percentuale di malattie genetiche dovute all’inquinamento sia parecchio superiore.Secondo la relazione agli atti della magistratura, ne sono responsabili la "contaminazione di metalli pesanti e/o solventi organoclorurati presenti nelle acque ad uso civico, piombo in aree contaminate, solventi organici in ambiente lavorativo o residenziale, composti fenolici, per l’esposizione materna e paterna a pesticidi e per la residenza vicina a discariche di rifiuti". In altre parole, attraverso l’aria e le falde idriche, le citate sostanze (ma anche mercurio, diossina, arsenico ed idrocarburi aromatici) entrano nel ciclo alimentare, modificando le funzioni ormonali dei soggetti.Per illustrare ulteriormente la drammaticità della situazione, basta considerare che nella falda sottostante gli impianti del Petrolchimico, nel 2003 giacevano quarantaquattromila tonnellate di gasolio infiltratosi a causa della perdita dei serbatoi, come accertarono il geologo Giuseppe Risotti ed il chimico Luigi Turrito. Allora la magistratura chiuse la fabbrica affinché si rifacessero i fondi alle cisterne, misura che avrebbe evitato ulteriori inquinamenti ma che nulla poteva contro l’inquinamento già avvenuto. In tale contesto, l’amministrazione comunale denuncia "l’assenza del governo della Regione Siciliana", colpevole di non sapere predisporre centri di prevenzione, presidi oncologici e centri per malattie genetiche. Annuncia inoltre, di voler "concordare con l’Eni un piano di massicci interventi per le bonifiche del sottosuolo, per la riduzione dell’inquinamento atmosferico e marino", già a partire dal prossimo 20 novembre.
http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=1062
Insistiamo a parlare di Gela per un dovere di informazione di conoscenza e di solidarietà nei confronti dei cittadini colpiti dalle gravi malattie nate dall'inquinamento ambientale. Il nostro proposito è quello di sollecitare gli organi preposti alla salvaguardia della Salute dei Cittadini di Isola delle Femmine ad attivarsi con la massima sollecitudine affinchè sia itituito nel nostro territorio un OSSERVATORIO CHE INDAGHI SULLE MALATTIE PIU' RICORRENTI AD ISOLA NEGLI ULTIMI 20 ANNI.

Comitato Cittadino Isola Pulita di isola delle Femmine

Isola Pulita I risultati delle analisi dell'Arpa alla Italcementi di Isola delle Femmine

Tuesday, November 21, 2006

La Italcementi, dopo aver ricevuto da parte del Comune di Isola delle Femmine, un atto di diffida, è costretta ad ammettere suo malgrado, le ragioni che sono a base delle motivazioni dell’atto di diffida:

Ø Il sito del deposito di pet-coke, zona ove era oggetto di attività estrattiva (quindi l’attivitàestrattiva è cessata dal momento che il comune aveva concesso licenza di deposito?) èmancante di una messa in sicurezza ;

Ø L'area esterna circostante con l'area di stoccaggio non è impermeabilizzata;

Ø Il terreno è di tipo calcareo;Ø Nella zona attigua alla vasca di raccolta acque vi è uno straripamento dell’acqua
stessa sull’area non impermeabilizzata;

Ø In maniera compatta ed estesa, su tutta la superficie del terreno, oltre a diversi pezzi di petcoke, il colore del terreno molto scuro denota dei segni evidente di contaminazione.

Sempre nel mese di marzo 2006, il Dipartimento dell’Arpa comunica alla Italcementi i dati relativi alla campagna di campionamenti e misure:-ad alcuni dei camini di emissione dello stabilimento,-e a misure di polverosità lungo le vie di corsa (lato Palermo e lato Capaci) del Capannone deposito Materie Prime.Le operazioni di campionamento e misura ai camini sopraelencati sono state effettuate nel mese di febbraio 2006.

Le operazioni e misurazioni si sono svolte alla presenza del personale della Italcementi Servizio Ecologia, e che per ciascuna delle operazioni effettuate sono stati redatti appositi verbali di campionamento e rilievi fotografici.

Le operazioni di campionamento e misura sono state condotte secondo quanto previsto dalle UNI 10169 2001, uni EN 13284-1 2003, e DM 25 agosto 2000, compatibilmente con le condizioni di marcia degli impianti e della disposizione dei punti di prelievo.

La Italcementi fa presente che le postazioni di prelievo di polvere sulle vie di corsa del capannone sono ambienti di lavoro ove vi è solo saltuariamente presenza di personale il quale, di norma, opera all'interno delle cabine delle gru.

In particolare la postazione lato Capaci è posizionata a ridosso delle celle del Capannone a 1,5 m circa dalla rotaia del carroponte.

La polvere presente in prossimità di tali postazioni, generata dalla movimentazione dei materiali nel capannone, è costituita da particelle grossolane la cui ricaduta interessa principalmente le vie di corsa del Capannone stesso e comunque gli ambienti interni la Cementeria.


ANCORA nel mese di Marzo l’ARPA trasmette il rapporto dì prova relativo al campione di pet coke effettuato dal DAP il 13 gennaio 2006 presso il porto di Palermo.

Il campione di pet coke, su cui, il DAP ha effettuato le analisi, è stato dal DAP stesso prelevato il 13 gennaio 2006 presso il porto di Palermo e proveniente dalla stiva della M/N Amber K, prelevato dalla benna di carico/scarico.

Il pet coke era destinato alla Ditta ITALCEMENTI S.p.A. di Isola delle Femmine (PA).Dai risultati delle analisi si rileva la presenza di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) di vanadio e di nichel.

L’Arpa fa inoltre presente che le emissioni diffuse determinate dalle operazioni di carico e scarico dovrebbero essere oggetto di adeguate misure sia per la tutela dell'ambiente che per la sicurezza dei lavoratori, visto il tipo di contaminanti che comunque vengono veicolati, come d'altronde l’ARPA aveva già evidenziato nel mese di Dicembre nella riunione tenutasi presso gli Uffici dell'Autorità Portuale di Palermo.Per competenza, conoscenza e denuncia l’ARPA ritiene opportuno informare oltre: la Italcementi di Isola delle Femmine; Assessorato Territorio ed Ambiente Regione Sicilia - Servizio 3 Palermo; Provincia Regionale di Palermo Area Tutela Ambientale e Difesa del Suolo Direzione Controllo Ambientale e Smaltimento Rifiuti Servizio Inquinamento Atmosferico;

ANCHE i seguenti enti: Autorità Portuaria di Palermo; Capitaneria di Porto Palermo; Direzione Generale ARPA SICILIA; AUSL 6 Palermo Dipartimento di Prevenzione Area Dipartimentale Igiene e Sanità Pubblica;AUSL 6 Palermo Dipartimento di Prevenzione Area Dipartimentale di Tutela e Sicurezza Ambienti di Lavoro – Palermo; Impresa Portuale NEW PORT Banchina Puntone Porto di Palermo; Agenzia Pietro Garbaro Palermo.

ARPACampione n° 20060113-378

PET COKECampione 2 Acenaphthylene- Risultato <0,01;>
Campione 5 Phenanthrene- Risultato 2,81;
Campione 6 Anthracene- Risultato 1,23;
Campione 7 Fluorantene- Risultato 0,45;
Campione 8 Pyrene- Risultato 2,15;
Campione 9 Benz a antracene- Risultato 2,72;
Campione 10 Chrysene- Risultato 3,12;
Campione 11 Benzo b+k+j fluoranthene- Risultato 1,29;
Campione 12 Benzo a pyrene- Risultato 3,52;
Campione 13 Indeno 1,2,3-co pyrene/- Risultato 0,50;
Campione 14 Dibenz a,h antracene- Risultato 0,79;

Campione 15 Benzo ghi pendene- Risultato 2,05;

Sommatoria (8,9,10.12.13,14.15)- Risultato 14,80 u.d.m.su s.s. mg/kg;ARPA Campione n. 20060113-378;

Tipologia: Petcoke:19/01/06;u.d.m. mg/kg s.s.Metodo Analisi: ISO 11466 + EPA 200.7; ICP - AES: *;

Parametro Vanadio (V)- Risultato 1092.0;Parametro Nichel (Ni)- Risultato 211.1;


Dichiarazione EPER Cementeria di Isola delle Femmineal 16/03/2006.15.46.28ITALCEMENTI SPA Cementeria di Isola delle FemmineVIA DELLE CEMENTERIE,10 ISOLA DELLE FEMMINE (PA)C Codice NACE 26.51; Descrizione Produzione di cemento;

Emissioni Scarico diretto nell'aria;

Mappa Interattiva Map;

Attività effettuate presso la Unità Locale Cementeria di Isola delle FemminePrincipale/SecondariaProcessi Fabbricazione di gesso, asfalto, calcestruzzo, cemento, fibre di vetro, mattoni, piastrelle o prodotti ceramici (Industria dei prodotti minerali che comporta processi di combustione);

Codice Annex 3 3.1/3.3/3.4/3.5 ;

Descrizione impianto Impianti destinati alla produzione di clinker (cemento) (>500t/g), calce viva (>50t/g), fibre di vetro (>20t/g), sostanze minerali (>20t/g) o prodotti ceramici (>75t/g);


Descrizione alternativa Cemento, calce viva, fibre di vetro, sostanze minerali o prodotti ceramici;


BREF applicabili Cemento e calce viva Fibre di vetro Ceramica;
Inquinanti emessiTipo emissione Scarico diretto nell'aria;
Inquinante inquinante Monossido di carbonio, CO;
CAS 630-08-0;
Emiss. in Aria? SI;
Val. limite Allegato 1 Aria 500000;

Metodo da misura;
kg/anno emissione 644000;Tipo emissione Scarico diretto nell'aria;
Inquinante inquinante Biossido di carbonio, CO2;CAS 124-38-9;
Emiss. in Aria? SI;
Val. limite Allegato 1 Aria 100000000;
Metodo da misura;
kg/anno emissione 559000000;
Tipo emissione Scarico diretto nell'aria;
Inquinante inquinante Ossidi di azoto, NOx;
Emiss. in Aria? SI;
Val. limite Allegato 1 Aria 100000;
Metodo da misura;
kg/anno emissione 1220000;
Tipo emissione Scarico diretto nell'aria;
Inquinante inquinante Ossidi di zolfo (SOx);
Emiss. in Aria? SI;
Val. limite Allegato 1 Aria 150000;
Metodo da misura;
kg/anno emissione 686000.

Thursday, November 16, 2006

ISOLA PULITA AMBIENTE SALUTE E ISTITUZIONI


FORSE PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE! O NO?
Ciazzecca........Ciazzecca ................................
Gela, un'altra piccola Chernobyl nella porzione di terra che il petrolchimico dell'Eni ha sottratto alla SiciliaE' impossibile che Gela non si interroghi sui 50 anni di industrializzazione e di inquinamento ambientale selvaggio che ha subito, alla luce dei tanti, troppi casi di bambini malformati, di tumore e di malattie renali, respiratorie e cardiovascolari, che in questa parte di Sicilia hanno un'incidenza doppia rispetto alla media nazionale. Il pensiero va subito ad un'altra città, sita sempre in quell'angolo di Sicilia, Augusta. E come è successo nel Siracusano, anche qui le accuse e i sospetti vengono rivolti al ''mostro'', come lo chiamano in tanti: il petrolchimico dell'Eni.Tre anni fa, il geologo Giuseppe Risotti e il chimico Luigi Turrito, incaricati allora dal sostituto procuratore della Repubblica, Serafina Cannatà, consegnarono una relazione secondo cui nella falda sottostante lo stabilimento giacevano 44 mila tonnellate di gasolio, proveniente dalle perdite dei serbatoi. Il magistrato chiuse allora la fabbrica per obbligare l'azienda a rifare i fondi alle cisterne.Oggi, altri dati allarmanti stanno venendo fuori dalle indagini svolte dai periti (Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr, e dal genetista Sebastiano Bianca, di Catania) nominati dal sostituto Alessandro Sutera Sardo, che sta indagando su malformazioni e tumori negli 11 anni presi a campione: dal 1992 al 2003.Le malformazioni neonatali accertate in questo periodo riguardano 520 bambini su 13.060 nati vivi, con una incidenza del 4%. Il riferimento ai ''nati vivi'' è indispensabile, perché non esistono fonti capaci di fornire indicazioni attendibili sulle malformazioni dei piccini nati morti o di quei feti malformati per i quali i genitori hanno deciso l'aborto, dopo l'accertamento di patologie genetiche durante i primi mesi di gestazione. Il ginecologo Giuseppe Turco, ha detto che ''i dati sulle malformazioni sono molto più gravi di quanto non emerga dallo studio ordinato dalla magistratura, perché alle statistiche sfuggono i casi che noi mandiamo presso strutture di altri centri''.Le malattie genetiche sarebbero causate dall'esposizione agli ''interferenti endocrini'' (prodotti chimici, policiclici aromatici, fenolici, metalli pesanti come il mercurio, pesticidi, solventi, ecc.) che entrano nel ciclo alimentare (verdure, pesci, ecc.) e fanno impazzire le funzioni ormonali dei soggetti che li ingeriscono. Particolarmente alta tra le malformazioni l'incidenza (una su sei) delle ''ipospadie'', ovvero l'insufficiente sviluppo dell'uretra. Ma si assiste anche alla nascita di bimbi con sei dita alle mani o ai piedi, senza un orecchio, senza il palato, idrocefali con teche craniche di dimensioni abnormi, ed altro.Ora che i dati sono stati resi noti sia dal magistrato inquirente sia dal sindaco di Gela, Rosario Crocetta, le famiglie dei bambini malformati si sono riunite in comitato, sollecitate da un pediatra, Antonio Rinciani (consigliere comunale della Rosa nel pugno e presidente della commissione consiliare alla sanità), che ha più volte denunciato una ''situazione da allarme''. Il sindaco ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nei processi per i casi gravi di inquinamento ambientale ed ha annunciato l'istituzione di un fondo di 300 mila euro per aiutare le famiglie povere di quei malati di tumore costretti ad affrontare spese insostenibili. Per il 20 novembre prossimo ha convocato una conferenza di servizi con autorità sanitarie, enti di controllo regionali (Arpa) e provinciali (Assessorato al Territorio e Ambiente) e l'Eni sulla questione della tutela dell'eco-sistema per uno sviluppo sostenibile, ma soprattutto per la riduzione delle emissioni e la bonifica del comprensorio.Il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Federico (Mpa) ha convocato per dopodomani, giovedì 16 novembre, una riunione monotematica sulla questione ambientale.Gela sembra così svegliarsi e scoprire in modo eclatante ciò che tutti sanno sul ''mostro'', che sbuca terribile e imponente praticamente davanti al centro abitato, ''palla al piede'' ormai per qualsiasi programma di rilancio del centro che da questo pesante insediamento non ha finito per avere quelle ricadute positive che le amministrazioni succedutesi nel tempo si attendevano.

http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=24110

A Isola delle Femmine cosa pensano di fare i nostri politici, visto le numerose richieste di convocazione di un Consiglio Comunale aperto sulle questioni ambientali?

Wednesday, November 15, 2006

Isola Pulita Importante risultato a CALUSCO D'ADDA e a Isola delle Femmine ?



LA POLITICA CON LA P DI PALLE, HA NEL SUO D.N.A. LA PRATICA DEL
CONFRONTO DELLA PARTECIPAZIONE DELLA PROPOSTA DELLA PROGETTUALITA'


UN ESEMPIO..................OSSERVATORIO TECNICO SCIENTIFICO PERMANENTE per il monitoraggio ambientale delle attività Italcementi in Calusco d’Adda

PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DELL’UTILIZZO DI COMBUSTIBILE DERIVATO DA RIFIUTI (CDR), NEL FORNO DELLA CEMENTERIA ITALCEMENTI DI CALUSCO D’ADDA

INDICE

PREMESSA 3

ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE 4

ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE 5

ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI 5

3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker 5

3.2 - CDR 6

3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker 7

3.4 - Parametri di funzionamento del forno 8

ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI 8

4.1 - Emissioni 8

4.2 - CDR 8

ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI 9

Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività. 9

ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR 9

6.1 - Condizioni di marcia degli impianti 9

ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI 10

ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI 10

ART. 9 - ASSUNZIONE DELLE SPESE 11

PREMESSA
Alla Ditta Italcementi S.p.A. è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi del D.Lgs. n°59 del 18 febbraio 2005 per l’impianto esistente sito in Calusco d’Adda (Decreto Regione Lombardia n° 9324 del 07/08/2006).
Tale autorizzazione prevede (lettera E. Quadro prescrittivo – E.1.4. Prescrizioni generali, punto I) che:“l’azienda utilizzi CDR per il coincenerimento nel forno di cottura in parziale sostituzione dei combustibili convenzionali”.
Al successivo punto II si precisa che: “l’utilizzo di CDR dovrà avvenire successivamente alla definizione del Protocollo d’intesa tra l’azienda e gli Enti interessati secondo le modalità operative che saranno in esso contenute”.
Al fine di monitorare il complesso delle ricadute ambientali derivanti dalle lavorazioni della Ditta Italcementi nel territorio di Calusco d’Adda, a seguito delle attività svolte nell’ambito del “Percorso partecipato promosso nell’ambito di agenda 21 dell’isola bergamasca allargato a rappresentanti dei comuni potenzialmente interessati dalle ricadute ambientali delle attivita’ italcementi ed a rappresentanti di organismi sindacali ed associazioni ambientaliste” si è costituito l’”Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente per il monitoraggio ambientale delle attività Italcementi”.
A tale Osservatorio è stato demandata dagli Enti territoriali locali la redazione del citato protocollo per la regolamentazione della sperimentazione dell’impiego di CDR. Tutto ciò premesso tra il Comune di Calusco d’Adda rappresentato dal Sindaco pro tempore a nome dell’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente e del Tavolo Politico costituito nell’ambito del citato “Percorso partecipato” ed espressione degli Enti e delle Associazioni del Territorio ([1]) e Italcementi S.p.A., al fine di definire un’attività di controllo finalizzato all’ottenimento delle più ampie garanzie per il rispetto dell’ambiente e della salute, si sottoscrive il seguente protocollo.

ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE

L’indagine è finalizzata ad accertare che le emissioni in atmosfera del forno di cottura della cementeria di Calusco d’Adda conseguenti all’utilizzo di CDR come combustibile alternativo siano conformi ai limiti di emissione previsti dalla normativa vigente e inoltre non venga superato il livello di inquinamento atmosferico generato dall’utilizzo dei soli combustibili convenzionali. L’indagine comprende la caratterizzazione dettagliata dei rifiuti utilizzati oltre che del complesso delle materie prime impiegate nel processo produttivo, dei combustibili dei prodotti ottenuti oltre alla composizione del clinker. A tal fine pur considerando comunque validi come prova “in bianco” i risultati delle indagini effettuate, tramite misure in continuo e discontinue, già disponibili alla data di inizio della sperimentazione, si intende eseguire, prima della sperimentazione con CDR, un periodo di approfondimento della marcia del forno con i soli combustibili convenzionali secondo la stessa metodica da impiegarsi per il controllo della sperimentazione. La definizione della situazione “di bianco” avrà luogo indicativamente nell’arco di due – tre settimane. Dopo il periodo di “bianco”, è prevista una fase dedicata alla messa a punto meccanica e tecnologica dell’impianto di ricezione e alimentazione di CDR, in ogni caso coperta dal monitoraggio in continuo delle emissioni e vincolata al rispetto dei limiti di emissione vigenti. Tale fase di messa a regime avrà la durata indicativa di due mesi. Al termine di questo periodo sarà avviato il vero periodo di sperimentazione, della durata indicativa di due mesi, al termine del quale, in assenza di elementi di criticità, l’attività proseguirà regolarmente con la tipologia e la frequenza dei controlli previste dalle norme vigenti. Di seguito vengono riportate le modalità esecutive della fase sperimentale; i risultati di tale indagine dovranno essere comunicati da Italcementi agli Enti preposti oltre che all’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente. Non appena disponibili i risultati analitici verrà effettuata la verifica del non peggioramento del contributo inquinante complessivo derivante dall’utilizzo di CDR rispetto a quello relativo all’utilizzo del solo combustibile solido convenzionale secondo le modalità di valutazione nel seguito descritte (art.7). Anche successivamente i risultati delle indagini periodiche previste dovranno essere comunicati ai soggetti di cui sopra. Tutte le risultanze della sperimentazione i successivi dati del monitoraggio saranno resi accessibili al pubblico attraverso un apposito “programma di comunicazione” che sarà messo a punto dall’Osservatorio.

ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE

L’emissione che sarà sottoposta ad analisi è quella del camino del forno, già dotato di monitoraggio in continuo e predisposto per le misure discontinue.

ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI

3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker

Verranno effettuati i seguenti controlli previsti dal D.Lgs. 133/05, recepimento della Direttiva CE/2000/76:q

In continuo:
· Polveri
· Biossido di zolfo (SO2)
· Ossidi di azoto (NOx espressi come NO2)
· Ossido di carbonio (CO)
· Carbonio organico totale (COT espresso come C)
· Acido cloridrico (HCl)q

In discontinuo:Composti inorganici
· Acido fluoridrico (HF)Metalli e loro composti:
· Cd, Tl· Hg· Sb, As, Pb, Cr, Co, Cu, Mn, Ni, V
· ZnDiossine e furani:
· PCDD + PCDF espressi come TEQ (2,3,7,8 TCDD equivalente) Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come somma di:· benzo(a)antracene, dibenzo(a,h)antracene, benzo(b)fluorantene,benzo(j)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(a)pirene,dibenzo(a,e)pirene, dibenzo(a,h)pirene, dibenzo(a,i)pirene,dibenzo(a,l)pirene, indeno(1,2,3–cd)pirene.

Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:q
In continuo:
· Ammoniaca (NH3)q

In discontinuo:
· Policlorobifenili (PCB espressi sia come peso totale che come T.Eq in termini di 2,3,7,8 TCDD)· Benzene

Le misure discontinue si intendono ripetute nel corso della fase di osservazione sia per le prove in bianco che per la sperimentazione con CDR secondo le seguenti modalità:
· prove in bianco – n° 8 campionamenti su due settimane indicative
· sperimentazione - n° 12 campionamenti su almeno tre settimane

3.2 - CDR
Saranno verificati i seguenti parametri, con riferimento alle specifiche previste dal DM 5 febbraio 1998:
· P.C.I.
· Umidità
· Cloro
· Zolfo
· Ceneri
· Pb (volatile)
· Cr
· Cu (composti solubili)
· Mn
· Ni
· As
· Cd+Hg
· ZnPer ciascuna partita di CDR deve essere certificata la temperatura di rammollimento delle ceneri.

Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:
· Tl
· Sb
· Co
· Vche vengono analizzati all’emissione del forno.

E’ prevista l’effettuazione di analisi complete di caratterizzazione del CDR una per ciascuna settimana in cui si effettuano le determinazioni analitiche delle emissioni.

3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker

Al fine di tentare un possibile bilancio di massa dei microinquinanti, i parametri analizzati al camino e nel CDR verranno altresì ricercati, con campionamenti rappresentativi dei periodi di indagine, nella miscela cruda e nel combustibile convenzionale alimentati al forno e nel clinker prodotto.Verrà pertanto determinata la presenza di:· metalli· cloro organico ed inorganico· IPA, PCB e diossine

Il totale delle determinazioni ammonta a:
· prove in bianco – n° 2 – 3 campionamenti in funzione delle settimane di indagine
· sperimentazione – n° 3 campionamenti durante il periodo di indagine

3.4 - Parametri di funzionamento del forno

I parametri di funzionamento del forno saranno disponibili dalle registrazioni automatiche del sistema operativo della sala centralizzata e dal sistema di supervisione del monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera.

ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI

4.1 - Emissioni

I seguenti parametri saranno determinati con apparecchiature automatiche di prelievo ed analisi, già installate e operative:
· Polveri analizzatore a back-scattering
· SO2, NOx, CO, HCl, NH3 spettrometria ND-IR multiparametrica
· TOC rilevatore FIDI seguenti parametri saranno rilevati con campionamento in campo e successiva analisi in laboratorio:
· Metalli (escluso Hg) metodo EPA 6010C (2000)
· Hg metodo VDI 3868(1995) parte 2 – MI/01 rev. 4
· HF metodo CNR IRSA 4100 Met B Vol 2 2003· PCDD/F metodo UNI EN 1948 parte 2 e 3
· PCB metodo EPA 1668 A 1999
· IPA metodo interno LRGC/LRMS
· Benzene metodo “Fondazione Maugeri IRCCS” in GC/MS

4.2 - CDRLimitatamente al periodo sperimentale sarà prelevato un campione rappresentativo di CDR per ogni mezzo in ingresso in cementeria.

Questi campioni andranno a costituire un campione medio settimanale che verrà analizzato secondo quanto sopra indicato. Alla fine del periodo di sperimentazione si saranno analizzati tre campioni medi.

ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI

I campionamenti per le analisi delle emissioni saranno effettuati da tecnici del laboratorio di analisi incaricato. I campionamenti del CDR saranno effettuati, all’arrivo di ciascun mezzo in stabilimento, a cura di personale Italcementi; sulla base dei campioni prelevati e temporaneamente stoccati presso l’insediamento produttivo, sarà predisposto, a cura del personale del laboratorio d’analisi, il campione rappresentativo da sottoporre ad accertamenti analitici.I campionamenti delle altre matrici da sottoporre ad analisi (combustibili convenzionali, materie prime e clinker) saranno effettuati da personale Italcementi. Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività.

ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR

6.1 - Condizioni di marcia degli impiantiI

l forno sarà condotto al di sopra del minimo tecnico, corrispondente circa il 70 % della potenzialità nominale. Tali condizioni sono caratterizzate dalle seguenti portate di alimentazione (stime):· alimentazione materie prime forno >175 t/h· CDR alimentato > 2 t/hLa sostituzione in calore è registrata in automatico dal sistema di gestione del monitoraggio in continuo ed è basata su un P.C.I. presunto di circa 4000 kcal/kg per il CDR.

ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI

I risultati analitici relativi alle emissioni saranno valutati secondo un duplice criterio:· 1° criterio - verifica del rispetto dei limiti di emissione· 2° criterio - verifica del non peggioramento del carico inquinante complessivo rispetto alla marcia con soli combustibili convenzionali.Per l’applicazione del 1° criterio si fa riferimento ai valori limite applicabili in accordo con quanto previsto dalle norme vigenti. Per applicare il 2° criterio si confronterà l’elaborazione statistica di:q medie semiorarie per gli inquinanti monitorati in continuoq valori determinati per ciascun campionamento in discontinuoLa valutazione sarà fatta esaminando l’andamento complessivo del confronto, pesando i diversi contributi inquinanti in relazione alla quantità e alla qualità delle sostanze emesse tenendo anche conto della significatività dei livelli emissivi e della variazione statistica dei risultati.Verranno altresì determinate e confrontate le emissioni di Gas Serra, in particolare la CO2, nelle due condizioni di marcia. Richiamando le intese già intercorse tra la Ditta e le rappresentanze locali di Enti ed Associazioni in merito alla necessità di conseguire esiti positivi della sperimentazione, prima di dar corso al pieno utilizzo di CDR nel forno della cementeria, si ribadisce che le valutazioni conclusive in merito al complesso delle attività svolte competeranno agli organismi rappresentativi delle istanze delle realtà locali (Tavolo Politico nell’ambito del percorso partecipato Agenda 21).

ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI

Sulla base degli esiti di una verifica condotta per la definizione del Soggetto da incaricare per l’effettuazione delle analisi delle emissioni, è emerso quale organismo di comprovata esperienza nell’ambito del panorama nazionale il Laboratorio Eco Research di Bolzano (http://www.eco-research.it/). L’Osservatorio riconosce a tale soggetto i necessari requisiti di professionalità e competenza.Per quanto attiene i combustibili le analisi saranno effettuate dal laboratorio della Stazione Sperimentale dei Combustibili di S. Donato Milanese. (www.ssc.it).

ART. 9 - EFFETTI DELLA SPERIMENTAZIONE

Le parti convengono, come indicato in documenti già approvati dalle medesime, che al termine della sperimentazione la valutazione, anche di una delle due parti, dell’esistenza di un peggioramento del carico inquinante complessivo comporterà la sospensione dell’utilizzo di CDR.


RT. 10 - ASSUNZIONE DELLE SPESE

Gli oneri derivanti dall’applicazione del presente Protocollo saranno assunti da Italcementi S.p.A.Letto, firmato e sottoscritto

DataFirmaComune di Calusco d’Adda Italcementi SpA[1]

Hanno sottoscritto i contenuti del presente protocollo:completare con elenco completo dei soggetti che sottoscriverannoposted by LEGAMBIENTE @ 3:32:00 AM 0 comments OSSERVATORIO TECNICOSCIENTIFICO PERMANENTE per il monitoraggio ambientale delle attività Italcementi in Calusco d’Adda PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DELL’UTILIZZO DI COMBUSTIBILE DERIVATO DA RIFIUTI (CDR), NEL FORNO DELLA CEMENTERIA ITALCEMENTI DI CALUSCO D’ADDA
INDICE

PREMESSA 3

ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE 4ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE 5

ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI 5

3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker 5

3.2 - CDR 6

3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker 7

3.4 - Parametri di funzionamento del forno 8

ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI 8

4.1 - Emissioni 8

4.2 - CDR 8

ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI 9

Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività. 9

ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR 9

6.1 - Condizioni di marcia degli impianti 9

ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI 10

ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI 10

ART. 9 - ASSUNZIONE DELLE SPESE 11

PREMESSA Alla Ditta Italcementi S.p.A. è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi del D.Lgs. n°59 del 18 febbraio 2005 per l’impianto esistente sito in Calusco d’Adda (Decreto Regione Lombardia n° 9324 del 07/08/2006).

Tale autorizzazione prevede (lettera E. Quadro prescrittivo – E.1.4. Prescrizioni generali, punto I) che:“l’azienda utilizzi CDR per il coincenerimento nel forno di cottura in parziale sostituzione dei combustibili convenzionali”.Al successivo punto II si precisa che:“l’utilizzo di CDR dovrà avvenire successivamente alla definizione del Protocollo d’intesa tra l’azienda e gli Enti interessati secondo le modalità operative che saranno in esso contenute”.Al fine di monitorare il complesso delle ricadute ambientali derivanti dalle lavorazioni della Ditta Italcementi nel territorio di Calusco d’Adda, a seguito delle attività svolte nell’ambito del “Percorso partecipato promosso nell’ambito di agenda 21 dell’isola bergamasca allargato a rappresentanti dei comuni potenzialmente interessati dalle ricadute ambientali delle attivita’ italcementi ed a rappresentanti di organismi sindacali ed associazioni ambientaliste” si è costituito l’”Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente per il monitoraggio ambientale delle attività Italcementi”. A tale Osservatorio è stato demandata dagli Enti territoriali locali la redazione del citato protocollo per la regolamentazione della sperimentazione dell’impiego di CDR.Tutto ciò premessotra il Comune di Calusco d’Adda rappresentato dal Sindaco pro tempore a nome dell’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente e del Tavolo Politico costituito nell’ambito del citato “Percorso partecipato” ed espressione degli Enti e delle Associazioni del Territorio ([1])e Italcementi S.p.A., al fine di definire un’attività di controllo finalizzato all’ottenimento delle più ampie garanzie per il rispetto dell’ambiente e della salute, si sottoscrive il seguente protocollo.

ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE

L’indagine è finalizzata ad accertare che le emissioni in atmosfera del forno di cottura della cementeria di Calusco d’Adda conseguenti all’utilizzo di CDR come combustibile alternativo siano conformi ai limiti di emissione previsti dalla normativa vigente e inoltre non venga superato il livello di inquinamento atmosferico generato dall’utilizzo dei soli combustibili convenzionali. L’indagine comprende la caratterizzazione dettagliata dei rifiuti utilizzati oltre che del complesso delle materie prime impiegate nel processo produttivo, dei combustibili dei prodotti ottenuti oltre alla composizione del clinker. A tal fine pur considerando comunque validi come prova “in bianco” i risultati delle indagini effettuate, tramite misure in continuo e discontinue, già disponibili alla data di inizio della sperimentazione, si intende eseguire, prima della sperimentazione con CDR, un periodo di approfondimento della marcia del forno con i soli combustibili convenzionali secondo la stessa metodica da impiegarsi per il controllo della sperimentazione. La definizione della situazione “di bianco” avrà luogo indicativamente nell’arco di due – tre settimane. Dopo il periodo di “bianco”, è prevista una fase dedicata alla messa a punto meccanica e tecnologica dell’impianto di ricezione e alimentazione di CDR, in ogni caso coperta dal monitoraggio in continuo delle emissioni e vincolata al rispetto dei limiti di emissione vigenti. Tale fase di messa a regime avrà la durata indicativa di due mesi.Al termine di questo periodo sarà avviato il vero periodo di sperimentazione, della durata indicativa di due mesi, al termine del quale, in assenza di elementi di criticità, l’attività proseguirà regolarmente con la tipologia e la frequenza dei controlli previste dalle norme vigenti. Di seguito vengono riportate le modalità esecutive della fase sperimentale; i risultati di tale indagine dovranno essere comunicati da Italcementi agli Enti preposti oltre che all’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente.Non appena disponibili i risultati analitici verrà effettuata la verifica del non peggioramento del contributo inquinante complessivo derivante dall’utilizzo di CDR rispetto a quello relativo all’utilizzo del solo combustibile solido convenzionale secondo le modalità di valutazione nel seguito descritte (art.7). Anche successivamente i risultati delle indagini periodiche previste dovranno essere comunicati ai soggetti di cui sopra. Tutte le risultanze della sperimentazione i successivi dati del monitoraggio saranno resi accessibili al pubblico attraverso un apposito “programma di comunicazione” che sarà messo a punto dall’Osservatorio.

ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE

L’emissione che sarà sottoposta ad analisi è quella del camino del forno, già dotato di monitoraggio in continuo e predisposto per le misure discontinue.

ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI

3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker

Verranno effettuati i seguenti controlli previsti dal D.Lgs. 133/05, recepimento della Direttiva CE/2000/76:q

In continuo:

· Polveri

· Biossido di zolfo (SO2)

· Ossidi di azoto (NOx espressi come NO2)

· Ossido di carbonio (CO)

· Carbonio organico totale (COT espresso come C)

· Acido cloridrico (HCl)q

In discontinuo: Composti inorganici

· Acido fluoridrico (HF)Metalli e loro composti:

· Cd, Tl· Hg· Sb, As, Pb, Cr, Co, Cu, Mn, Ni, V

· ZnDiossine e furani:

· PCDD + PCDF espressi come TEQ (2,3,7,8 TCDD equivalente)

Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come somma di:

· benzo(a)antracene, dibenzo(a,h)antracene, benzo(b)fluorantene,benzo(j)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(a)pirene,dibenzo(a,e)pirene, dibenzo(a,h)pirene, dibenzo(a,i)pirene,dibenzo(a,l)pirene, indeno(1,2,3–cd)pirene.Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:q

In continuo:

· Ammoniaca (NH3)q

In discontinuo:

· Policlorobifenili (PCB espressi sia come peso totale che come T.Eq in termini di 2,3,7,8 TCDD)

· Benzene

Le misure discontinue si intendono ripetute nel corso della fase di osservazione sia per le prove in bianco che per la sperimentazione con CDR secondo le seguenti modalità:

· prove in bianco – n° 8 campionamenti su due settimane indicative

· sperimentazione - n° 12 campionamenti su almeno tre settimane

3.2 - CDR

Saranno verificati i seguenti parametri, con riferimento alle specifiche previste dal DM 5 febbraio 1998:

· P.C.I.

· Umidità

· Cloro

· Zolfo

· Ceneri

· Pb (volatile)

· Cr

· Cu (composti solubili)

· Mn

· Ni

· As

· Cd+Hg· Zn

Per ciascuna partita di CDR deve essere certificata la temperatura di rammollimento delle ceneri.Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:

· Tl

· Sb

· Co

· V che vengono analizzati all’emissione del forno.

E’ prevista l’effettuazione di analisi complete di caratterizzazione del CDR una per ciascuna settimana in cui si effettuano le determinazioni analitiche delle emissioni.

3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker

Al fine di tentare un possibile bilancio di massa dei microinquinanti, i parametri analizzati al camino e nel CDR verranno altresì ricercati, con campionamenti rappresentativi dei periodi di indagine, nella miscela cruda e nel combustibile convenzionale alimentati al forno e nel clinker prodotto.

Verrà pertanto determinata la presenza di:

· metalli

· cloro organico ed inorganico

· IPA, PCB e diossine

Il totale delle determinazioni ammonta a:

· prove in bianco – n° 2 – 3 campionamenti in funzione delle settimane di indagine

· sperimentazione – n° 3 campionamenti durante il periodo di indagine

3.4 - Parametri di funzionamento del forno

I parametri di funzionamento del forno saranno disponibili dalle registrazioni automatiche del sistema operativo della sala centralizzata e dal sistema di supervisione del monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera.

ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI

4.1 - Emissioni

I seguenti parametri saranno determinati con apparecchiature automatiche di prelievo ed analisi, già installate e operative:

· Polveri analizzatore a back-scattering· SO2, NOx, CO, HCl, NH3 spettrometria ND-IR multiparametrica

· TOC rilevatore FIDI seguenti parametri saranno rilevati con campionamento in campo e successiva analisi in laboratorio:

· Metalli (escluso Hg) metodo EPA 6010C (2000)· Hg metodo VDI 3868(1995) parte 2 – MI/01 rev. 4

· HF metodo CNR IRSA 4100 Met B Vol 2 2003

· PCDD/F metodo UNI EN 1948 parte 2 e 3

· PCB metodo EPA 1668 A 1999· IPA metodo interno LRGC/LRMS

· Benzene metodo “Fondazione Maugeri IRCCS” in GC/MS4.2 - CDR

Limitatamente al periodo sperimentale sarà prelevato un campione rappresentativo di CDR per ogni mezzo in ingresso in cementeria. Questi campioni andranno a costituire un campione medio settimanale che verrà analizzato secondo quanto sopra indicato. Alla fine del periodo di sperimentazione si saranno analizzati tre campioni medi.

ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI

I campionamenti per le analisi delle emissioni saranno effettuati da tecnici del laboratorio di analisi incaricato.I campionamenti del CDR saranno effettuati, all’arrivo di ciascun mezzo in stabilimento, a cura di personale Italcementi; sulla base dei campioni prelevati e temporaneamente stoccati presso l’insediamento produttivo, sarà predisposto, a cura del personale del laboratorio d’analisi, il campione rappresentativo da sottoporre ad accertamenti analitici.I campionamenti delle altre matrici da sottoporre ad analisi (combustibili convenzionali, materie prime e clinker) saranno effettuati da personale Italcementi.Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività.

ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR

6.1 - Condizioni di marcia degli impianti

Il forno sarà condotto al di sopra del minimo tecnico, corrispondente circa il 70 % della potenzialità nominale. Tali condizioni sono caratterizzate dalle seguenti portate di alimentazione (stime):· alimentazione materie prime forno >175 t/h· CDR alimentato > 2 t/hLa sostituzione in calore è registrata in automatico dal sistema di gestione del monitoraggio in continuo ed è basata su un P.C.I. presunto di circa 4000 kcal/kg per il CDR.

ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI

I risultati analitici relativi alle emissioni saranno valutati secondo un duplice criterio:· 1° criterio - verifica del rispetto dei limiti di emissione· 2° criterio - verifica del non peggioramento del carico inquinante complessivo rispetto alla marcia con soli combustibili convenzionali.Per l’applicazione del 1° criterio si fa riferimento ai valori limite applicabili in accordo con quanto previsto dalle norme vigenti. Per applicare il 2° criterio si confronterà l’elaborazione statistica di:q medie semiorarie per gli inquinanti monitorati in continuoq valori determinati per ciascun campionamento in discontinuoLa valutazione sarà fatta esaminando l’andamento complessivo del confronto, pesando i diversi contributi inquinanti in relazione alla quantità e alla qualità delle sostanze emesse tenendo anche conto della significatività dei livelli emissivi e della variazione statistica dei risultati.Verranno altresì determinate e confrontate le emissioni di Gas Serra, in particolare la CO2, nelle due condizioni di marcia.Richiamando le intese già intercorse tra la Ditta e le rappresentanze locali di Enti ed Associazioni in merito alla necessità di conseguire esiti positivi della sperimentazione, prima di dar corso al pieno utilizzo di CDR nel forno della cementeria, si ribadisce che le valutazioni conclusive in merito al complesso delle attività svolte competeranno agli organismi rappresentativi delle istanze delle realtà locali (Tavolo Politico nell’ambito del percorso partecipato Agenda 21).

ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI

Sulla base degli esiti di una verifica condotta per la definizione del Soggetto da incaricare per l’effettuazione delle analisi delle emissioni, è emerso quale organismo di comprovata esperienza nell’ambito del panorama nazionale il Laboratorio Eco Research di Bolzano (http://www.eco-research.it/). L’Osservatorio riconosce a tale soggetto i necessari requisiti di professionalità e competenza.Per quanto attiene i combustibili le analisi saranno effettuate dal laboratorio della Stazione Sperimentale dei Combustibili di S. Donato Milanese. (www.ssc.it).

ART. 9 - EFFETTI DELLA SPERIMENTAZIONE

Le parti convengono, come indicato in documenti già approvati dalle medesime, che al termine della sperimentazione la valutazione, anche di una delle due parti, dell’esistenza di un peggioramento del carico inquinante complessivo comporterà la sospensione dell’utilizzo di CDR.

ART. 10 - ASSUNZIONE DELLE SPESE

Gli oneri derivanti dall’applicazione del presente Protocollo saranno assunti da Italcementi S.p.A.Letto, firmato e sottoscritto

Data Firma Comune di Calusco d’Adda Italcementi SpA[1]

Hanno sottoscritto i contenuti del presente protocollo:completare con elenco completo dei soggetti che sottoscriveranno

CALUSCO D' ADDA-LA NUOVA CALUSCO LEGAMBIENTE MERATESE Piazza Vittoria 8-23877 Paderno d'Adda Lecco -

legambiente@gmail.com

www.isolapulita.it

www.calusco.blogspot.com/