Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”




Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..






“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


Thursday, September 29, 2016

IL GIALLO DELLE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE CRISCI L’OPPOSIZIONE CONSILIARE CHIEDE CONVOCAZIONE URGENTE DI UNA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE



ANDREOTTI: “A parlar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina


ISOLA DELLE FEMMINE 29 SETTEMBRE 2016 Nella giornata di ieri pomeriggio la notizia corre in un baleno e diventa argomento di discussione, non solo nella piazza Umberto. Forse, addirittura,  a tavola per la cena sono stati spenti  i televisori per  discutere la notizia BOMBA: 

L’assessore Francesco Crisci si è dimesso!!!

Grande stupore! Ma non troppo: Si dice che la notizia circolasse già da qualche giorno. Ma ieri arriva la conferma dal giornale on line “Il Giornale di Isola”.

Parecchi Cittadini hanno appreso la notizia-conferma collegandosi al sito diretto da Eliseo Davì.

Bastano poche ore e la notizia diventa un GIALLO: alle 17,04  senza alcuna smentita il post delle dimissioni dell’Assessore Francesco Crisci SPARISCE!!!!!

Da un colloquio telefonico con il Direttore del Giornale e il sottoscritto mi si dice “ Pino guarda che la notizia della protocollazione delle dimissioni dell’Assessore Crisci è FALSA. Purtroppo si è verificato un errore nella pubblicazione che io avevo PROGRAMMATO per oggi senza verificare se effettivamente le stesse dimissioni fossero state protocollate. E la notizia è andata avanti ugualmente. Per un errore del server......“ 

A questo punto il Direttore de “Il giornale di Isola”,  mi chiede di oscurare la notizia dai nostri blogs di Isola Pulita.”. 

Per una correttezza PROFESSIONALE il post pubblicato sui blogs  di Isola Pulita si è riportato la fonte da cui proveniva la notizia. Ho dato la mia disponibilità ad oscurare il post  a condizione di ricevere una smentita dell’articolo pubblicato dal Direttore de “Il Gionale di Isola”.

Onde evitare possibili reati sulla diffusione di false notizie a carico della  fonte originaria dell’articolo delle dimissioni, il sottoscritto si è determinato ad oscurare dai blogs di Isola Pulita la notizia ripresa da “Il Giornale di Isola”

La MUTA risposta è stata di mettere il SITO in MANUTENZIONE: cioè non parlarne!














IL GIALLO DELLE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE CRISCI L’OPPOSIZIONE CONSILIARE CHIEDE CONVOCAZIONE URGENTE DI UNA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE 


BOLOGNA, CRISCI, CIMITERO,CONCESSIONE EDILIZIA 1 2010 LUCIDO ANTONINO CRISCI FRANCESC PIANO VOLUMETRICO SCALICI PUGLISI BALDASSARE PRATICA EDILIZIA 26 2001 EDIL CP, 

Tuesday, September 20, 2016

IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE PARTE CIVILE? Palermo, processo ai nuovi boss del pizzo. Imputati anche due imprenditori reticenti.

IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE PARTE CIVILE? 

Palermo, processo ai nuovi boss del pizzo. Imputati anche due imprenditori reticenti.


Richiesta di rinvio a giudizio per 45 imputati. Anche per il titolare del Bingo di via Amari e per il gestore del Lido Battaglia di Isola delle femmine. I pm: "Non hanno denunciato il pizzo e si sono rivolti al clan Porta Nuova"

Ancora una volta, come non accadeva da tempo a Palermo, sullo stesso banco degli imputati ci saranno i boss del racket ma anche alcuni operatori economici che non hanno denunciato e si ostinano a negare il ricatto delle estorsioni. La procura distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio per 45 persone: la lista si apre con il nuovo vertice del mandamento di Porta Nuova, composto da Paolo Calcagno e Teresa Marino, seguono i nomi di Massimo Monti, il titolare della società “Kursaal che gestisce il Bingo di via Emerico Amari, e di Maria Rosa Butera, la titolare del Lido Battaglia di Isola delle Femmine. Le indagini dei carabinieri del nucleo Investigativo dicono che non si sono limitati a restare in silenzio. Monti andò addirittura ad avvertire i boss dopo la convocazione in caserma: anche per questa ragione, il prefetto di Palermo Antonella De Miro ha fatto scattare un'interdittiva antimafia per l'imprenditore e la sala Bingo è stata chiusa. La titolare del lido di Isola delle femmine si era invece rivolta a un boss del clan Porta Nuova per ottenere uno sconto sul pizzo sollecitato dai boss di Partanna Mondello.



Eccola, l’ultima fotografia della lotta al racket, nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco. Palermo non sembra più la città che lasciò solo Libero Grassi, il coraggioso titolare della “Sigma” ucciso da Cosa nostra il 29 agosto di 25 anni fa, per il suo «no» ai boss del pizzo. Eppure, alcune ombre restano ancora: i due imprenditori adesso indagati hanno scelto la strada del silenzio nonostante l'evidenza delle intercettazioni, chiarissime. Nonostante le dichiarazioni dei pentiti, dettagliate. L'ultimo a parlare è stato Giuseppe Tantillo, il fratello del reggente del Borgo Vecchio, Mimmo.



La contabilità del racket gestito dai boss del centro città parla di 27 estorsioni: 18 consumate e 9 tentate. Tre sono state denunciate da piccoli imprenditori edili che stanno facendo lavori di ristrutturazione al Capo, non hanno avuto dubbi sul da farsi, si sono rifiutati di pagare. Tutti gli altri ricatti imposti dai boss del mandamento di Porta Nuova sono stati scoperti dai carabinieri attraverso intercettazioni e pedinamenti. A dicembre, erano finite in manette una quarantina di persone, fra capimafia ed estorsori, poi la procura ha disposto l’audizione  delle vittime. E adesso si apprende che ventidue fra imprenditori e commercianti convocati nella caserma di piazza Verdi hanno ammesso di aver pagato i boss. «Un segnale importante – dice l’avvocato Salvatore Caradonna, di Addiopizzo – in molti casi, a rompere il muro dell’omertà sono stati figli e nipoti, spezzando così una catena di silenzi e pagamenti che andava avanti anche da dieci o addirittura vent’anni».

Sunday, September 18, 2016

A Isola delle Femmine il fenomeno mafioso? - Video Dailymotion










Isola delle Femmine: Elezioni Amministrative Come la pensiamo 

Io sottoscritto Antonino Rubino, candidato Sindaco della lista Insieme per il Rinnovamento, sento forte il dovere di ringraziare tutti coloro che, con me, hanno lavorato e sperato di poter contribuire a migliorare Isola delle Femmine. 

Per anni, per mesi, giorno e notte, giovani e meno giovani si sono impegnati spontaneamente, mossi da un unico interesse: isolare gli affaristi che come avvoltoi continuano a gravitare sopra di noi, determinando le sorti politiche ed economiche del paese, grazie anche a tutte quelle persone che svendono la propria volontà. 

Un grazie di cuore poi a tutti coloro che ci hanno supportato ed incoraggiato e che continuano a farlo soprattutto in questo momento difficile per noi. 

segue su........ 



http://isoladellefemminelibera.blogspot.it/2009/07/isola-delle-femmine-elezioni.html
http://isoladellefemminelibera.blogspot.com/2009/07/isola-delle-femmine-elezioni.html

Saturday, September 17, 2016

Comuni: arriva la circolare ricattatoria. Amenta: “Scaricano sui sindaci le lore colpe” LA CIRCOLARE ASSESSORE LANTIERI PROT 13571 16 SETTEMBRE 2016



Comuni: arriva la circolare ricattatoria. Amenta: “Scaricano sui sindaci le lore colpe”


L’assessore alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri, avvisa i sindaci che in caso di mancata approvazione dei bilanci, secondo quanto prevista dalla nuova legge legge che entra in vigore oggi, scatterà lo scioglimento dei Consigli comunali e quindi si ritornerà alle urne. E’ questo l’obiettivo? La domanda è logica, visto che è proprio il Governo ad averli mandati sul lastrico…
Senza alcun pudore continua lo sporco ricatto della Regione contro i Comuni siciliani. Una circolare dell’assessore alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri, avvisa i sindaci che in caso di mancata approvazione dei bilanci, secondo quanto prevista dalla nuova legge elettorale per i Comuni che entra in vigore oggi, scatterà lo scioglimento dei Consigli comunali e quindi si ritornerà alle urne.
La domanda è: ma è proprio il ritorno alle urne l’obiettivo del Governo regionale? Così sembrerebbe, visto che sono tantissimi i Comuni che non possono approvare il bilancio e, se non possono, è perché il Governo Crocetta li ha lasciati a secco.
Ricordiamo che fino a qualche anno fa il Fondo regionale per le Autonomie locali (cioè i soldi che la Regione erogava per il 90% circa ai Comuni e per il 10% alle ex Province) ammontava a oltre 900 milioni di Euro. Oggi il Fondo regionale per le Autonomie locali è ridotto, sulla carta, a circa 300 milioni di Euro. Perché sulla carta? Semplice: perché quest’anno – e siamo già a Settembre – la Regione non ha erogato ai Comuni un solo Euro dei 300 milioni di Euro previsti.
E perché non li ha ancora erogati? Perché il Governo Crocetta non ha un euro. E perché non ha un euro? Perché ha regalato tutto il possibile al Governo Renzi: con gli accordi Stato-Regione (di quello firmato da Crocetta lo scorso Giugno, vi parliamo qui) che, oltre a regalare a Roma tributi che dovrebbe incassare la Sicilia (e che per la Corte dei Conti potrebbero aiutare i Comuni in crisi di liquidità), prevedono anche la rinuncia ai contenziosi con lo Stato, soldi, cioè, che la Sicilia potrebbe incassare grazie a pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, ma che invece il Governo regionale targato PD regala al Governo nazionale targato PD.
Per non parlare del contributo alla finanza pubblica che per la Sicilia è il più alto in assoluto. Ricordiamo ancora una volta che che la Sicilia dovrebbe incassare 7 miliardi di euro di tributi in più ogni anno. Soldi che invece Roma trattiene unilateralmente. Anche questo ammesso dallo stesso Baccei che, va da sé, essendo un inviato del Governo nazionale, non ha nessun interesse a cambiare le cose.
Quindi ricapitolando: il Governo Crocetta lascia a secco i Comuni per compiacere il Governo Renzi. Dopo averli lasciati a secco, ora li ricatta.
“E’ assurdo scaricare sui sindaci una colpa che non è nostra” dice Paolo Amenta, vice presidente dell’Anci Sicilia a Repubblica Palermo, ricordando che sono oltre 200 i Comuni che non hanno approvato il bilancio consuntivo e quello di previsione. 
Ce n’è abbastanza per scatenare una rivolta. Sempre che i sindaci del PD siano davvero al servizio dei territori e non siano invece complici di una politica che sta lasciando i cittadini dei Comuni privi di servizi essenziali.
Da aggiungere che l’assessore Lantieri, con il Governo di cui fa parte e sempre per i motivi di cui vi abbiamo detto sopra, ha lasciato senza soldi anche le ex Province. Si confermano ridicole le sue dichiarazioni in merito: “Mi batterò alla morte per salvare questi enti, dovremo concordare un percorso bilaterale Stato-Regione” (potete leggere qui l’articolo in questione). 
Intanto,non ha fatto nulla se non parlare di un ipotetico tavolo tecnico con un ministro renziano. E, probabilmente, per percorso bilaterale Stato-regione, intendeva i soliti percorsi del Governo Crocetta che si traducono in altri regali per il Governo Renzi alla faccia di Comuni e Province.

L’elenco dei Comuni siciliani che hanno dichiarato il dissesto finanziario

Anche per la Corte dei Conti per la Sicilia Comuni ed ex Province stanno fallendo…

Ex Province senza soldi: la pecora chiede aiuto al lupo. Siamo alla farsa!






Anche per la Corte dei Conti per la Sicilia Comuni ed ex Province stanno fallendo…


La Corte dei Conti per la Sicilia – Sezione di controllo – ha puntato i riflettori su Comuni ed ex Province della Sicilia. Per arrivare a una conclusione che, in verità, l’ANCI Sicilia – e non solo l’ANCI Sicilia – denuncia da oltre un anno: e cioè l’insostenibilità dei tagli di Stato e Regione. A dir la verità, dalla magistratura contabile la Sicilia si aspetta qualche parola in più: per esempio, sui crediti cancellati forse un po’ troppo frettolosamente dal Bilancio regionale. E, soprattutto, sul ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta e sugli effetti devastanti che provocherà in Sicilia
Incredibile: la Corte dei Conti per la Sicilia, dopo tre mesi di indagini, ha scoperto che i Comuni e le ex Province della Sicilia sono al collasso finanziario. Un’allarme che, in verità, l’ANCI Sicilia ha lanciato già un anno fa. In ogni caso, meglio tardi che mai.
Dunque, lo scenario economico e finanziario per i Comuni e per le ex Province sta precipitando. E i numeri sono lì a dimostrarlo.
Nel giro di qualche anno il Fondo regionale per le Autonomie locali è passato da 900 milioni di Euro all’anno a 300 milioni di Euro all’anno. Attenzione, sulla carta: siamo già a fine Agosto e dei 300 milioni di Euro di quest’anno che dovrebbero essere erogati in massima parte ai Comuni e, per una piccola frazione, alle ex Province, non si hanno notizie.
Il presidente Rosario Crocetta ha firmato un ‘Patto’ con Renzi. In cambio di incredibili penalizzazioni dovrebbero arrivare 550 milioni di Euro. Così abbiamo letto su tanti giornali.
In realtà, nel ‘Patto’ Renzi-Crocetta non c’è scritto questo. C’è scritto che questi soldi “sono accreditati in un sottoconto infruttifero della contabilità speciale di tesoreria unica intestata alla Regione”. E che “nel corso del 2016 la Regione non può utilizzare le predette risorse che restano depositate sulla contabilità speciale se non in carenza di altra liquidità disponibile per esigenze indifferibili legate al pagamento delle competenze fisse al personale dipendente…”.
Queste risorse finanziarie, oltre che a destinazione vincolata e con l’obbligo di essere reintegrate con il gettito delle entrate, non sono soldi nostri, ma un’anticipazione. Possono essere usati se finiscono gli altri soldi della Regione. E debbono, poi, essere reintegrati.
Morale: questi soldi, contrariamente a quello che hanno cercato di far credere i parlamentari dell’Ars – che tra lo scorso Luglio e i primi di Agosto si sono cimentati, a Sala d’Ercole, in un dotto dibattito su come utilizzare tali somme – non arriveranno mai ai Comuni.
Sul Giornale di Sicilia on line leggiamo il seguente passaggio:
“Le entrate riscosse dai Comuni, sono scese dal 2012 al 2015 da 4 miliardi e 381 milioni a 3 miliardi 933 milioni, un calo del 10% riconducibile in particolar modo alla diminuzione dei trasferimenti. Tasse, imposte e tributi incassati sono aumentati (da un miliardo e 708 milioni a 2 miliardi e 397 milioni), un calo drastico invece (pari all’80%) quello dei cosiddetti trasferimenti erariali (ossia i contributi dello Stato) che si sono ridotti da un miliardo e 308 milioni a soli 265 milioni. Una riduzione meno marcata quella dei trasferimenti regionali (da 906 a 829 milioni) e con una inversione di tendenza nell’ultimo anno, riconosce la Corte che però ha espresso ‘forti motivi di preoccupazione’ per la ‘prolungata fase di trattativa con lo Stato che per oltre metà esercizio’ ha impedito la spesa”.
Non ci convince il passaggio sui trasferimenti regionali che passano da 906 milioni a 829 milioni di Euro. Ebbene, 906 milioni era l’ammontare del già citato Fondo regionale per le Autonomie locali di qualche anno fa. Nel 2015 – cioè lo scorso anno – tale Fondo sarebbe stato pari a 829 milioni di Euro? A noi non risulta. A meno che, in questa cifra, la sezione di controllo della Corte dei Conti non consideri anche i soldi per pagare le rate di mutui (che nel 2015 sono stati 180 milioni di Euro) e i soldi per i precari dei Comuni (oltre 100 milioni di Euro). Più altre entrate non meglio specificate.
Però, se fatti così, i conti creano confusione e non danno la vera misura delle penalizzazioni che hanno colpito i Comuni siciliani, che sono di gran lunga più pesanti di quelle descritte dalla Corte dei Conti.
Un altro passaggio che non ci convince – lo riprendiamo sempre dal Giornale di Sicilia – è il seguente:
“Magistrati critici anche rispetto al pagamento delle rate di mutui e prestiti con i soldi del Fondo per gli investimenti (115 milioni nel 2015 per i Comuni, 30 per i Liberi Consorzi) e dei fondi Pac (115 milioni più altri 30)”. Per quest’anno, nei Comuni, i soldi per pagare le rate dei mutui non ci sono. Il ‘buco’ è di 165 milioni di Euro. Di questi, 115 milioni di Euro di fondi Pac non possono essere utilizzati perché così ha stabilito il Governo nazionale; gli altri 50 milioni di Euro dovrebbero essere presi dal Fondo pensioni dei dipendenti regionali (idea ‘geniale’ partorita dal Governo regionale, e, in particolare, dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei).
Solo che, anche su questi 50 milioni di Euro – iscritti nella legge regionale di stabilità 2016 insieme con i 115 milioni di Euro di fondi Pac – sono stati approvati ‘codicilli’ che fino ad oggi ne hanno impedito l’utilizzo.
Che significa tutto questo? Che i magistrati contabili, in questo caso, non hanno motivo di essere “critici”, perché i soldi non ci sono e basta. Tant’è vero che noi non abbiamo ancora capito come ha fatto il Consiglio comunale di Palermo a coprire il ‘buco’ di circa 20-25 milioni di Euro, provocato, per l’appunto, dall’impossibilità di utilizzare tali fondi.
Assolutamente corretto il rilievo mosso dalla Corte dei Conti all’esplosione dei cosiddetti debiti fuori bilancio dei Comuni. Parliamo di decine e decine di milioni di Euro (nel 2014 sono stati oltre 200 milioni di Euro).
Per il 2016 dovrebbero essere molti di più: solo il Comune di Palermo ha conteggiato 35 milioni di Euro di debiti fuori bilancio. Figuriamoci a quanto arrivano se contiamo i debiti fuori bilancio di tutti i quasi 400 Comuni dell’Isola…
Da qui una domanda: cosa aspettano a bloccare questa incredibile fonte di clientele?
Ultimo dubbio: le ex Province. Con i trasferimenti dello Stato che, secondo la Corte dei Conti, sono scesi da 184 milioni di Euro a 7 milioni di Euro.
Domanda: ma non è che mancano, anche, i soldi della Rc Auto che il Governo nazionale ha deciso di tenersi? Secondo noi, sì. Erano oltre 200 milioni di Euro con i quali le nove ex Province pagavano i circa 6 mila e 500 dipendenti. Che, non a caso, da qualche mese, non pagano più…
Insomma, tra rapine e tagli, si può tranquillamente parlare di una vera offensiva contro la Sicilia targata PD come potete leggere in questo articolo pubblicato su TimeSicilia.it. 
P.S.
Lo dobbiamo dire: noi dalla Corte dei Conti ci aspettiamo qualcosa in più: per esempio, sui 10 miliardi di Euro di crediti che sono stati frettolosamente catalogati come inesigibili e cancellati dal Bilancio regionale.
Per non parlare del ‘Patto scellerato’ atto II firmato da Crocetta e Renzi.
Cosa pensano i giudici contabili di questa storia? Cosa pensano che, in base a questo folle ‘Patto’, la Regione, nei prossimi due anni, dovrà tagliare altri 800 milioni di Euro circa di spese? E’ sostenibile una simile follia? 
Cosa pensano della seconda rinuncia ai contenziosi finanziari con lo Stato?





L’Agenzia delle Entrate affama la Sicilia: ecco la delibera della Corte dei Conti


Nella deliberazione di fine anno la Corte dei Conti Siciliana parla di risorse trattenute unilateralmente “che privano la Regione della liquidità necessaria ai pagamenti della PP.AA e alla chiusura dei programmi comunitari”. Pubblichiamo il documento integrale
E’ proprio vero: non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. In questo caso il ‘sordo’ è il Governo regionale che si ostina a non volere ascoltare i richiami della Corte dei Conti siciliana che, già nel giudizio di parifica dello scorso Giugno, aveva indicato nella slealtà dello Stato uno dei motivi principali delle difficoltà finanziarie che sta vivendo la Sicilia.
Ricordate? Come abbiamo scritto in questo articolo pubblicato su lavocedinewyork.comi magistrati contabili avevano accusato l’Agenzia delle Entrate di avere trattenuto 585,5 milioni di euro che spettavano alla Regione riversandole, con una procedura unilaterale, direttamente al bilancio dello Stato. “Un operato degli anzidetti Uffici statali – aveva dichiarato il giudice Diana Calaciura – che mal si concilia con il principio di “leale collaborazione” che deve presidiare i rapporti istituzionali tra Stato e Regione”.
Un’accusa che torna puntuale nella deliberazione della Sezione di controllo della Corte dei Conti Siciliana depositata lo scorso 23 Dicembre e che potete leggere per intero qui.
Nel documento, firmato dal presidente Maurizio Graffeo, innanzitutto si parla di una situazione economico-finanziaria che nel corso del 2015 si è aggravata al punto da rendere necessaria la convocazione della Sezione di controllo per una audizione dell’assessore all’Economia e dei vertici dei Dipartimenti delle finanze e della programmazione oltre che del ragioniere generale.
Insomma, lo stato comatoso dei conti regionali preoccupa non poco. Non a caso i giudici contabili parlano di “criticità” che incidono sulla tenuta dei conti pubblici e “suscettibili di compromettere gli equilibri”.
E a cosa sono dovute queste criticità? La risposta è chiara: “le criticità riguardano la progressiva riduzione delle entrate tributarie”.
E come mai questa diminuzione? La crisi? La Corte dei Conti in questa deliberazione fa solo un generico riferimento alla congiuntura economica negativa.
Ma parla nel dettaglio di entrate che sono state trattenute, in maniera unilaterale, dallo Stato. Once again, direbbero gli inglesi.
A pagina 7, ad esempio, si parla di entrate erariali di spettanza regionale trattenute, a titolo di concorso alla finanza pubblica, in maniera unilaterale dalla Agenzia delle Entrate “privando conseguentemente la Regione della liquidità necessaria per fare fronte alla chiusura del programma comunitario e ai pagamenti della PP.AA”.
Detto in altri termini, se i comuni sono sull’orlo del default lo si deve a codesti uffici statali.
Dai dati dei riversamenti al 31 Ottobre risultavano “trattenuti” (le virgolette sono della Corte dei Conti) già 747 milioni di euro. 
Nel documento si spiega che il contributo è fissato in 1,287 miliardi di euro: 613 milioni a carico del bilancio regionale, il resto a carico delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione che però ancora non sono state deliberate dal Cipe, quindi sono state prelevate in maniera forzosa dalle casse regionali. Per inciso va ricordato che il contributo della Sicilia alla finanza pubblica, per ammissione dello stesso assessore all’Economia, alias il pretoriano Alessandro Baccei, è il più alto d’Italia e che le risorse del Fondo di coesione andrebbero utilizzate per fare crescere la Sicilia non per ingrassare le casse romane. Ma tant’è.
Ancora, i magistrati contabili ricordano che la Sicilia attende il riconoscimento delle entrate relative alle ritenute sui redditi delle persone fisiche che hanno residenza fiscale nel territorio della Regione “venute meno per effetto delle disposizioni statali che hanno trasferito fuori dall’Isola il sostituto di imposta”. La compensazione fiscale è stimata in 300 milioni per il 2015 e 250 per il 2016. Ma non si è visto nulla.
Discorso simile per l’Ires: l’Agenzia delle entrate “ha incontrato difficoltà nella quantificazione degli importi da versare alla Regione”. Poverini! Pensate un pò, tanti scienziati che non riescono a definire quanto spetta alla Sicilia. Una risata sarebbe d’uopo se non si trattasse di cose serie.
Però, in base ad un accordo del 2013 (firmato da Alessandro Bianchi, altro romano inviato in Sicilia a guidare l’assessorato all’Economia) per il 2014 sono stati versati 50 milioni di euro, per il 2015 nemmeno un euro in attesa “della ridefinizione dei rapporti Stato – Regione”. 
Una mancia l’anno scorso, un bel niente quest’anno en attendant Godot.
Insomma, un quadro impietoso che parla, e non solo tra le righe, di risorse scippate alla Sicilia in maniera sleale.
Ma a nessuno importa.
Né al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta che deve tenersi buono il Governo Renzi in attesa di un ricollocamento, né al resto dei suoi assessori interessati alla carriera. Nè ai deputati dell’Ars, di tutti partiti, che dinnanzi a queste ingiustizie si limiteranno a qualche comunicato stampa che non metta però a rischio la loro poltrona (saremmo felici di essere smentiti). Idem per i deputati nazionali eletti in Sicilia che continueranno a fregarsene con coerenza. Né tantomeno a Davide Faraone, il sottosegretario renziano che pur di fare carriera cambierebbe pure residenza (d’altronde mancano le prove di un suo attaccamento alla Sicilia). Va da sé che non può importare nulla a Baccei,mandato in Sicilia proprio per fare in modo che tutto questo passi in silenzio.
E, intanto, la Sicilia muore. I Comuni sono in ginocchio, i servizi in tilt, oltre 30 mila persone sono rimaste senza stipendio e senza tredicesima. L’Irap rimane ai massimi livelli e chiudono pure i punti nascita per “risparmiare”. Il danno e la beffa.
NDR
OGGI 6 GENNAIO E’ L’ANNIVERSARIO DELL’ASSASINIO DEL PRESIDENTE PIERSANTI MATTARELLA. NELL’ARTICOLO SOTTO (CLICCATE SUL TITOLO IN ROSSO) RICORDIAMO LA SUA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA SICILIA E L’IPOCRISIA DI CHI LO HA COMMEMORATO

I politici tacciano su Piersanti Mattarella, strenuo difensore dell’Autonomia




Baccei conferma: lo Stato ruba 7 miliardi all’anno ai Siciliani


Questa domenica ci ha riservato una bella sorpresa. Incalzato da un bravo giornalista, l’assessore all’Economia quantifica in maniera corretta gli scippi delle imposte che spetterebbero alla Sicilia. Il tutto pubblicato da l’Espresso…
Che dire? Meglio tardi che mai, forse. Cominciamo ribadendo che in quelle occasioni in cui lo abbiamo incontrato, nel corso di rarissime conferenze stampa, non lo ha mai ammesso. E neanche lo ha fatto nell’Aula dell’Assemblea regionale siciliana. Al contrario, ha sempre tentato di ridimensionare la questione e ridurla a ‘poche’ centinaia di milioni di euro.
Adesso, finalmente, anche lui dice la verità. Parliamo di Alessandro Baccei,l’assessore regionale all’Economia inviato a Palermo da Palazzo Chigi. Che nel corso di una intervista a l’Espresso in edicola oggi, ammette che l’IVA e l’IRPEF che spetterebbero per Statuto ai Siciliani, ma che lo Stato (illegittimamente)  trattiene “valgono per la Sicilia circa 7 miliardi di imposte in meno”. 
Ecco spiegata la crisi di liquidità della Regione siciliana e le misure draconiane cui sono sottoposti tutti i settori dell’amministrazione pubblica: dalla sanità, ai Comuni e quindi a tutti i servizi per i cittadini.
Urrah, ci verrebbe da urlare. Finalmente un po’ di verità. Che poi a questa verità contribuisca anche Baccei, è già  una notizia. Va da sé che trattandosi di un assessore inviato da Roma non farà nulla per sanare questa pesantissima ingiustizia che costa alla Sicilia una crisi di liquidità mai vista prima. A meno, certo, di clamorose sorprese.
Cosa lo ha spinto a fare questo outing? Illuminato sulla via di Damasco? Ha studiato le carte? Non si è sentito di raccontare cose false ad un giornalista bravo, preparato  e onesto intellettualmente come Giuseppe Oddo che scrive per una testata importante? Sia quel che sia, è una vittoria per tutti quei Siciliani che da tempo si battono per ristabilire una verità e che per questo sono stati anche scherniti da certa pubblicistica asservita e superficiale.
Nell’articolo si parla anche del contributo alla finanza pubblica che dà la Sicilia:
“Questo contributo- scrive Oddo – nel 2015 ha sfiorato 1.3 miliardi di Euro ed è stato il secondo dopo quello della Lombardia che però ha un PIL notevolmente più grande”.
“Con una mano – scrive il giornalista – lo Stato concorre alla spesa sanitaria con 2,4 miliardi di euro l’anno alla Sicilia, e con l’altra se ne riprende il triplo”. 
In tema di stampa, certamente da segnalare questo scatto in avanti de l’Espresso e del già citato Giuseppe Oddo. Che, per redigere il suo articolo, ha studiato le carte, letto le reprimende della Corte dei Conti Siciliana sui trattenimenti illeciti dello Stato (di cui vi abbiamo parlato spessissimo in solitudine, qui ad esempio) e intervistato non solo la voce del Governo, nella persona di Alessandro Baccei, ma anche il professor Massimo Costa, che oltre ad essere leader del movimento Siciliani Liberi, è una grande esperto di materie economiche.
Un esempio di raro giornalismo corretto e professionale che ha, comprensibilmente, gratificato il lavoro di chi, con numeri alla mano, da anni denuncia i furti dello Stato. Non a caso, in questo post, Siciliani Liberi, oltre a raccontare i contenuti dell’articolo, sottolinea l’onestà intellettuale del giornalista in questione e il merito della redazione de l’Espresso che non ha censurato una verità scomoda per lo Stato italiano. Evento rarissimo che speriamo non resti unico.



Ex Province senza soldi: la pecora chiede aiuto al lupo. Siamo alla farsa!


Le dichiarazioni rilasciate dall’assessora Lantieri a Livesicilia farebbero ridere se non ci fossero in ballo persone e servizi. Dopo avere consentito scippi e rapine, ora il Governo siciliano batte cassa a Roma per risolvere l’emergenza. Dimenticando che il cappuccetto rosso non lo hanno mai indossato…
Se la notizia non fosse drammatica per tutti quei lavoratori rimasti senza stipendio da mesi, ci sarebbe da ridere. Possiamo, però, certamente affermare che ci troviamo dinnanzi ad una farsa tragica.
Parliamo della situazione pensosa in cui versano le ex province siciliane dove si registrano proteste eclatanti dei dipendenti, bollette non pagate nelle scuole, strade provinciali abbandonate, servizi in tilt.
Il quadro era già noto da tempo. Tant’è che, come vi avevamo raccontato qua,anche la Corte dei Conti siciliana, aveva chiaramente parlato di tracollo finanziario.
Fin qui la parta drammatica. La parta farsesca la recita invece l’assessore regionale alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri che su Livesicilia dichiara: “Mi batterò alla morte per salvare questi enti, dovremo concordare un percorso bilaterale Stato-Regione e spero che dopo l’incontro di stasera col ministro potremo avviarlo già la settimana prossima”. Insomma, intende battere cassa a Roma.
Dichiarazioni che, come abbiamo detto, farebbero ridere se in ballo non ci fossero persone e servizi essenziali.
Ma come? Prima vi fate fregare un sacco di soldi da Roma e ora battete cassa per salvare il salvabile? Ma a che gioco giocate?
Da dove cominciamo? Partiamo da un fatto che ricorda Livesicilia che riassume la situazione: il contributo alla finanza pubblica italiana che la Sicilia versa a Roma. Quanto sborsano le Province? 12 milioni- ricorda il quotidiano online- sono arrivati dal consorzio trapanese. Più di 13 quelli versati dal Consorzio di Agrigento.
Somme simili dalle altre Province per un totale, aggiungiamo, di 1.3 miliardi di euro che la Sicilia versa al Governo Renzi, solo come contributo alla finanza pubblica. Si tratta, come ha ammesso lo stesso assessore-commissario, Alessandro Baccei del contributo più alto di tutta Italia. Nessuna regione paga quanta noi. Quindi, il Governo siciliano impone ai suoi cittadini il sacrificio più pesante di tutta Italia per non dispiacere il Governo Renzi, ma ora pensa di chiedere ‘aiuto’ a Roma.
Sappiamo, purtroppo, che non è tutto.  Ci sono anche i vergognosi accordi con il Governo nazionale (di quello firmato da Crocetta lo scorso Giugno, vi parliamo qui) che, oltre a regalare a Roma tributi che dovrebbe incassare la Sicilia (e che per la Corte dei Conti potrebbero aiutare i Comuni in crisi di liquidità), prevedono anche la rinuncia ai contenziosi con lo Stato, soldi, cioè, che la Sicilia potrebbe incassare grazie a pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, ma che invece il Governo regionale targato PD regala al Governo nazionale targato PD.
E non ci serve ricordare la madre di tutte le questioni e cioè che la Sicilia dovrebbe incassare 7 miliardi di euro di tributi in più ogni anno che invece Roma trattiene unilateralmente. Anche questo ammesso dallo stesso Baccei che, va da sé, essendo un inviato del Governo nazionale, non ha nessun interesse a cambiare le cose.
E, allora, cara assessora Lantieri, ma di che aiuto stiamo parlando? Di quello della pecora che chiede aiuto al lupo?
Non ci pare che qualcuno nella Giunta siciliana indossi un cappuccetto rosso, né tantomeno lei. Alla sfida al lupo non crede nessuno. 
Al massimo, vi accontenterete di qualche briciola che non risolverà un bel niente. E che lascerà intatte tutte le emergenze che voi, con il vostro atteggiamento ovino, avete causato.
E, allora, continuate a pascolare felici a Palazzo d’Orléans, ma non prendeteci in giro. Qui nessuno è fesso.



Baccei conferma: lo Stato ruba 7 miliardi all’anno ai Siciliani


Questa domenica ci ha riservato una bella sorpresa. Incalzato da un bravo giornalista, l’assessore all’Economia quantifica in maniera corretta gli scippi delle imposte che spetterebbero alla Sicilia. Il tutto pubblicato da l’Espresso…
Che dire? Meglio tardi che mai, forse. Cominciamo ribadendo che in quelle occasioni in cui lo abbiamo incontrato, nel corso di rarissime conferenze stampa, non lo ha mai ammesso. E neanche lo ha fatto nell’Aula dell’Assemblea regionale siciliana. Al contrario, ha sempre tentato di ridimensionare la questione e ridurla a ‘poche’ centinaia di milioni di euro.
Adesso, finalmente, anche lui dice la verità. Parliamo di Alessandro Baccei,l’assessore regionale all’Economia inviato a Palermo da Palazzo Chigi. Che nel corso di una intervista a l’Espresso in edicola oggi, ammette che l’IVA e l’IRPEF che spetterebbero per Statuto ai Siciliani, ma che lo Stato (illegittimamente)  trattiene “valgono per la Sicilia circa 7 miliardi di imposte in meno”. 
Ecco spiegata la crisi di liquidità della Regione siciliana e le misure draconiane cui sono sottoposti tutti i settori dell’amministrazione pubblica: dalla sanità, ai Comuni e quindi a tutti i servizi per i cittadini.
Urrah, ci verrebbe da urlare. Finalmente un po’ di verità. Che poi a questa verità contribuisca anche Baccei, è già  una notizia. Va da sé che trattandosi di un assessore inviato da Roma non farà nulla per sanare questa pesantissima ingiustizia che costa alla Sicilia una crisi di liquidità mai vista prima. A meno, certo, di clamorose sorprese.
Cosa lo ha spinto a fare questo outing? Illuminato sulla via di Damasco? Ha studiato le carte? Non si è sentito di raccontare cose false ad un giornalista bravo, preparato  e onesto intellettualmente come Giuseppe Oddo che scrive per una testata importante? Sia quel che sia, è una vittoria per tutti quei Siciliani che da tempo si battono per ristabilire una verità e che per questo sono stati anche scherniti da certa pubblicistica asservita e superficiale.
Nell’articolo si parla anche del contributo alla finanza pubblica che dà la Sicilia:
“Questo contributo- scrive Oddo – nel 2015 ha sfiorato 1.3 miliardi di Euro ed è stato il secondo dopo quello della Lombardia che però ha un PIL notevolmente più grande”.
“Con una mano – scrive il giornalista – lo Stato concorre alla spesa sanitaria con 2,4 miliardi di euro l’anno alla Sicilia, e con l’altra se ne riprende il triplo”. 
In tema di stampa, certamente da segnalare questo scatto in avanti de l’Espresso e del già citato Giuseppe Oddo. Che, per redigere il suo articolo, ha studiato le carte, letto le reprimende della Corte dei Conti Siciliana sui trattenimenti illeciti dello Stato (di cui vi abbiamo parlato spessissimo in solitudine, qui ad esempio) e intervistato non solo la voce del Governo, nella persona di Alessandro Baccei, ma anche il professor Massimo Costa, che oltre ad essere leader del movimento Siciliani Liberi, è una grande esperto di materie economiche.
Un esempio di raro giornalismo corretto e professionale che ha, comprensibilmente, gratificato il lavoro di chi, con numeri alla mano, da anni denuncia i furti dello Stato. Non a caso, in questo post, Siciliani Liberi, oltre a raccontare i contenuti dell’articolo, sottolinea l’onestà intellettuale del giornalista in questione e il merito della redazione de l’Espresso che non ha censurato una verità scomoda per lo Stato italiano. Evento rarissimo che speriamo non resti unico.
http://www.inuovivespri.it/2016/05/22/baccei-conferma-lo-stato-ruba-7-miliardi-allanno-ai-siciliani/


DECADENZA SINDACO GIUNTA CONSIGLIO 2016 16 SETTEMBRE CIRCOLARE ASSESSORE LANTIERI INADEMPIENZA APPROVAZIONE BILANCIO 2016


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